Glaucomys

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Glaucomys[1]
Glaucomys volans.jpg
Glaucomys volans
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Rodentia
Sottordine Sciuromorpha
Famiglia Sciuridae
Sottofamiglia Sciurinae
Tribù Pteromyini
Genere Glaucomys
Thomas, 1908
Specie

Glaucomys Thomas, 1908 è il genere di roditori della famiglia degli Sciuridi che comprende le uniche due specie di scoiattoli volanti originarie del Nordamerica. Il nome del genere, in greco, significa «topo grigio-bluastro».

Tassonomia e distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Il genere comprende le seguenti specie[1]:

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Nei glaucomi la lunghezza testa-corpo è di 22–26 cm e quella della coda di 9–18 cm. Il glaucomio del sud è la specie più piccola. La pelliccia è di colore grigio o marrone chiaro sulla superficie superiore e biancastra su quella inferiore. Nell'aspetto sono molto simili allo scoiattolo volante siberiano (Pteromys volans). È impossibile distinguere le due specie in base alla colorazione, in quanto essa è molto variabile in entrambe. Carattere distintivo principale da prendere in considerazione, invece, è la coda, lunga quanto il resto del corpo nel glaucomio del nord, ma molto più breve in quello del sud.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Così come molti altri abitanti della foresta, anche entrambi i glaucomi hanno abitudini notturne. Il glaucomio del nord vive quasi esclusivamente nelle foreste di conifere, mentre quello del sud si può incontrare in tutti i tipi di foresta, dalla foresta boreale alla foresta pluviale tropicale. G. volans nidifica nelle cavità degli alberi o in nidi abbandonati di picchio, ma talvolta può costruire anche veri e propri nidi. In estate G. sabrinus costruisce sempre nidi ancorati ai rami, che possono raggiungere un diametro di 30–40 cm.

I glaucomi tollerano molto più la vicinanza dell'uomo dei loro parenti eurasiatici. Soprattutto in inverno, cercano rifugio nelle soffitte, nei granai o nei nidi artificiali posti per gli uccelli (che però non utilizzano mai per la nidificazione). Nonostante siano abbastanza numerosi e privi di timore, vengono avvistati solo raramente, poiché sono attivi solo di notte. Non cadono in ibernazione, ma durante i mesi invernali, in particolare i glaucomi del sud, riducono fortemente i periodi di attività.

La loro dieta è costituita da noci, bacche, frutta, ramoscelli e funghi. A volte mangiano anche insetti. Quando le fonti di cibo sono particolarmente numerose, immagazzinano provviste per l'inverno.

I glaucomi sono animali sociali. A volte, in inverno, all'interno dello stesso nido se ne possono trovare fino a 50 esemplari. Diversamente dallo scoiattolo volante siberiano, nel quale questi raggruppamenti sono costituiti da esemplari dello stesso sesso, i gruppi di glaucomio sono misti. Dopo un periodo di gestazione di 40 giorni, le femmine partoriscono due o tre piccoli. Il glaucomio del nord si riproduce un'unica volta all'anno, mentre quello del sud, talvolta, può avere anche due nidiate all'anno.

Conservazione[modifica | modifica sorgente]

Attualmente, entrambe le due specie di glaucomio sono molto numerose. Tuttavia, tre sottospecie di glaucomio del nord sono particolarmente minacciate a causa della deforestazione:

  • il glaucomio della Carolina (G. s. coloratus), diffuso sulle montagne degli Appalachi ad altitudini superiori a 1500 m;
  • il glaucomio della Virginia (G. s. fuscus), anch'esso diffuso nelle foreste montane degli Appalachi oltre i 1500 metri;
  • il glaucomio dell'isola Principe di Galles (G. s. griseifrons), endemico dell'isola omonima, presso le coste dell'Alaska.

La IUCN classifica i primi due tra le specie vulnerabili e il terzo tra quelle in pericolo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Glaucomys in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005. ISBN 0-8018-8221-4.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Nowak, Ronald M. 1999. Walker's Mammals of the World, 6th edition. Johns Hopkins University Press, 1936 pp. ISBN 0-8018-5789-9

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