Gaudeamus igitur

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« Gaudeamus igitur iuvenes dum sumus.
Post iucundam iuventutem
post molestam senectutem
nos habebit humus! »
(primi versi dell'inno)
Cartolina postale tedesca del 1898

"De brevitate vitæ" conosciuto maggiormente come "Gaudeamus igitur" o anche solo "Gaudeamus" è l'inno internazionale della goliardia. Il suo testo in latino ricorda da vicino le scanzonate considerazioni dei clerici vagantes medievali, studenti che celebravano una gioventù da vivere giorno per giorno in libertà. È tuttora considerato l'inno internazionale degli studenti universitari. Nel 1959 è stato scelto come inno dell'Universiade.

Gaudeamus igitur, iuvenes dum sumus (a seconda delle fonti, iuvenes può mutare in juvenes), generalmente abbreviato in gaudeamus igitur è una locuzione latina che letteralmente significa godiamo ordunque, mentre siam giovani. Gaudeamus è un congiuntivo di modo esortativo: l'espressione viene solitamente usata come conclusione di un ragionamento che esalti la gioventù e la felicità, e invita ovviamente a godere della vita ed essere felici finché si è nel fiore degli anni.

Origini e storia[modifica | modifica sorgente]

Il testo e la melodia dell'inno hanno origini distinte, e una storia controversa.

Il testo[modifica | modifica sorgente]

Presso la Bibliothèque nationale de France (Parigi) è conservato il manoscritto di un inno latino dal titolo Scribere proposui datato 1267, opera di Strada, vescovo di Bologna, in cui appaiono i versi 2-3 della prima strofa di Gaudeamus igitur, ma non ci è dato sapere quale dei due sia fonte dell'altro. Tale inno è provvisto di notazione melodica, ma non riproduce il profilo melodico a noi noto.

Il testo latino attuale è opera di Christian Wilhelm Kindleben che lo pubblicò nel 1781 in Studentenlieder, Halle, 1781, p. 52.

Egli raccolse come canovaccio gli appunti manoscritti da un quaderno dei suoi compagni di studi, datato tra il 1723 e il 1750, conservato oggi presso la Westdeutsche Bibliothek di Marburgo.

Tali manoscritti sono sensibilmente differenti dal testo finale di Kindleben.

Ma già nella "Sammlung Johann Christian Günthers" (Frankfurt und Leipzig, 1730) circolava un testo in tedesco datato 1717 (senza musica), che appare come traduzione del Gaudeamus igitur e che comincia con il verso "Brüder laßt uns lustig sein".

La melodia[modifica | modifica sorgente]

La prima stampa a noi nota dell'attuale melodia è in Lieder für Freunde der Geselligen Freude, Leipzig, 1788, p. 24, ed accompagna il testo tedesco di Günther.

Ma già nel 1782 la melodia doveva essere così nota che August Niemann, nell'Akademisches Liederbuch[1], adattò alla medesima metrica dell'inno altre tre poesie. La prima apparizione di testo latino unito alla melodia risale alla messa in scena dell'opera Doktor Faust di Ignaz Walter, eseguita nel 1797 a Brema: in essa degli studenti in una taverna cantano Gaudeamus igitur. La divulgazione della melodia presso il vasto pubblico ricevette un notevole contributo dalla sua inclusione nella "Akademische Fest-Ouverture" per orchestra di Johannes Brahms, pubblicata nel 1881.

Testo e traduzione[modifica | modifica sorgente]

Il testo qui riportato è quello di Kindleben (1781), di cui oggi circolano diverse varianti ed ampliamenti (nell'Inno della Goliardia Italiana, seconda e terza strofa sono invertite).

Gaudeamus igitur iuvenes dum sumus. [bis]
Post iucundam iuventutem
post molestam senectutem
nos habebit humus! [bis]

Ubi sunt qui ante nos in mundo fuere? [bis]
Vadite ad superos
transite ad inferos
ubi iam fuere. [bis]

Vita nostra brevis est, brevi finietur, [bis]
venit mors velociter,
rapit nos atrociter,
nemini parcetur. [bis]

Vivat academia, vivant professores! [bis]
Vivat membrum quodlibet,
vivant membra quaelibet,
semper sint in flore. [bis]

Vivant omnes virgines faciles, formosae! [bis]
Vivant et mulieres
tenerae, amabiles,
bonae et laboriosae. [bis]

Vivat et respublica et qui illam regit! [bis]
Vivat nostra civitas,
maecenatum charitas,
quae nos hic protegit. [bis]

Pereat tristitia, pereant osores! [bis]
Pereat diabolus,
quivis antiburschius,
atque irrisores. [bis]

(Strofe apocrife)

Quis confluxus hodie academicorum? [bis]
E longinquo convenerunt,
protinusque successerunt
in commune forum. [bis]

Alma Mater floreat quae nos educavit [bis]
caros et commilitones,
Dissitas in regiones
sparsos congregavit. [bis]

Godiamo dunque, finché siamo giovani.
Dopo l'allegra gioventù,
dopo la scomoda vecchiaia
ci riceverà la terra!

Dove sono quelli che prima di noi furono nel mondo?
Andate verso i cieli
passate per gli inferi
dove ora stanno.

La nostra vita è breve, in breve finirà
arriva la morte rapidamente
ci porta via atrocemente
non risparmierà nessuno.

Evviva l'accademia, evviva i professori!
Viva qualunque membro,
viva tutti i membri,
siano sempre in pieno vigore.

Viva tutte le ragazze, disponibili, attraenti!
viva anche le donne
tenere, amabili,
buone, laboriose.

Viva anche lo Stato e chi lo governa
viva la nostra civiltà
la generosità dei mecenati
che qui ci protegge

Alla malora la tristezza, alla malora chi ci odia!
alla malora il diavolo
chiunque sia contro gli studenti [è un termine inventato]
ed i denigratori



Che riunione di accademici c'è oggi?
Da lontano sono convenuti
e in breve si sono riuniti
in comune assemblea.

Evviva l'Alma Mater che ci educò
alla stima e alla collaborazione
sparsi in regioni
remote, ci riunì.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ August Christian NiemannAkademisches Liederbuch, Dessau e Leipzig, 1782 (2° volume: 1795)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • Dal sito del Maximus Ordo Torricinorum, portale della goliardia dell'Università di Urbino, una rassegna di canti goliardici.
  • Dal sito dell'Università di Siviglia è possibile ascoltare l'inno in formato MIDI, mp3, un estratto dell'Ouverture accademica di Brahms, e scaricare una partitura in formato PDF.