Francesco Muttoni

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Disegni di Muttoni di Villa da Lezze a San Biagio di Callalta (TV) di Baldassarre Longhena (distrutta). Dai disegni a penna, inchiostro e acquerello che avrebbero dovuto costituire la base per le incisioni di Giorgio Domenico Fossati da includere nel volume decimo dell'edizione del trattato L'architettura di Palladio di Muttoni (Venezia, 1740-48); il volume decimo non fu mai pubblicato.

Francesco Antonio Muttoni (Cima di Porlezza, 1667Vicenza, 1747) è stato un architetto e studioso di architettura italiano della Repubblica di Venezia.

Compì estesi studi sulle opere di Palladio, a cui dedicò due trattati. Come progettista operò prevalentemente nel vicentino.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era nativo di Cima, villaggio del bacino italiano del Lago di Lugano (oggi unito a Porlezza, in provincia di Como).

Giunto a Vicenza, dopo un viaggio a Roma in cui era stato influenzato dalle opere del Borromini, rimase affascinato dai palazzi palladiani. Si iscrisse alla fraglia dei muratori e lapicidi e da quel momento operò prevalentemente in città, dove ricoprì la carica di architetto pubblico, e nel vicentino.

Compì estesi studi sulle opere del Palladio, cui dedicò il trattato Architettura di Andrea Palladio, pubblicato a Venezia a partire dal 1740 fino al 1748; l'opera era prevista in nove volumi, ma poté realizzarne solo due per la prematura scomparsa sua e del collega Giorgio Domenico Fossati. Questi studi gli diedero la possibilità di traghettare Vicenza fuori dalle secche dello stile severo, proponendo un nuovo linguaggio che reinterpretava, secondo il gusto del tempo e dopo l'esperienza barocca, le soluzioni palladiane. Egli fu così uno dei primi interpreti del rinnovamento culturale nel Settecento a Vicenza.

Suoi sono in città il Palazzo Repeta (poi sede della Banca d'Italia). Egli fece riferimento al Sammicheli, che nel Cinquecento aveva realizzato a Verona il palazzo Canossa, da cui trasse l'idea delle lesene che ritmano la facciata e dei finestroni che dialogano con la piazza; vi aggiunse l'esuberanza degli elementi decorativi, che si fanno vibranti e movimentano la facciata, e l'attico coronato di statue, che a sua volta verrà replicato nell'Ottocento nella ristrutturazione di palazzo Canossa.

Curò l'ampliamento del Palazzo del Monte di Pietà: la facciata su contrà del Monte con l'ingresso, gli interventi sull'ala che fu la sede originaria della Biblioteca Civica Bertoliana, l'ampliamento della chiesa di San Vincenzo). Progettò il Palazzo Velo nel Borgo di Porta Nova; ommissionato da Giacomo Velo nel 1706, ebbe come modello di riferimento il palladiano Palazzo Chiericati nel sovrapporre a una loggia porticata un elemento pieno; però le linee flessuose della facciata sono un chiaro riferimento all'architettura barocca, segno di una sensibilità per il linguaggio borrominiano. Progettò il Palazzo Trento Valmarana, in seguito parzialmente distrutto e ricostruito, di cui rimane intatta la facciata.

Quando gli furono commissionate ville di campagna, guardò a quelle del Palladio, che diventarono il modello generalizzato delle ville venete nel Settecento, con il pronao al centro che dialoga con la facciata[1], fornisce solennità e vuole ricordare la nobiltà delle origini del committente.

Uno dei suoi capolavori è la Villa Da Porto detta "La Favorita", commissionata da Giambattista Da Porto a Monticello di Fara e progettata nel 1715. Il modello è la tavola palladiana per la villa di Ludovico Trissino a Meledo, che non fu mai realizzata. Anche qui il dialogo del pronao con il resto della facciata e la colonna raddoppiata ai bordi.

Negli anni quaranta gli furono commissionati i Portici di Monte Berico - realizzazione di un'idea palladiana del Cinquecento – in cui il ritmo viene dato dalla ripetizione di 150 archi, simbolo del rosario[2].

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Nota: le date riportate si riferiscono al progetto delle opere, non necessariamente alla loro esecuzione.

Altre opere[modifica | modifica wikitesto]

Villa Monza del 1715, ora Municipio a Dueville (VI), è attribuita a Muttoni
Le scuderie di Palazzo Porto Colleoni Thiene a Thiene (VI)

Compì inoltre interventi su varie opere palladiane, tra cui:

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Architettura di Andrea Palladio vicentino di nuovo ristampata, Angiolo Pasinelli, Venezia, 1740-48, 9 voll.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'uso del pronao, utilizzato a villa Almerico Capra su tutte le quattro facciate, per permettere agli occupanti di guardare il paesaggio restando al riparo dal sole
  2. ^ Del progetto complessivo facevano parte anche l'arco di trionfo fatto costruire da Ottavio Bruto Revese, demolito negli anni trenta del Novecento, la sistemazione della fiera in Campo Marzo, con l'anfiteatro e la cavallerizza poi eretta da Enea Arnaldi
  3. ^ http://www.comune.orgiano.vi.it/paese/arte_1_1.asp

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • N. Grilli, Un archivio inedito dell'architetto Francesco Muttoni a Porlezza, Firenze 1991.
  • Lionello Puppi, Francesco Muttoni scenografo nel Teatro Olimpico e nel Giardino Valmarana, in "Venezia arti", 6, 1992, pp. 43-50.
  • Idem, Francesco Muttoni a Roma con Palladio. Un'inedita raccolta di disegni e di appunti dell'antico, in I disegni d'archivio negli studi di storia dell'architettura, Atti del convegno Napoli 1991, (a cura di) G. Alisio, G. Cantone, C. De Seta, M.L. Scalvini, Napoli 1994, 88-93.
  • Tommaso Manfredi, L'età del Grand Tour. Architetti ticinesi a Roma, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Roma nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, Edizioni Ticino Management, anno 8, numero 35, settembre-ottobre 2007, Lugano 2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]