Four Lions

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Four Lions
Four Lions.jpg
I protagonisti in una scena del film
Titolo originale Four Lions
Lingua originale inglese
Paese di produzione Regno Unito
Anno 2010
Durata 94 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1.85 : 1
Genere commedia
Regia Chris Morris
Sceneggiatura Chris Morris
Sam Bain
Simon Blackwell
Produttore Mark Herbert
Derrin Schlesinger
Casa di produzione Optimum Releasing
Distribuzione (Italia) Videa-CDE
Fotografia Lol Crawley
Interpreti e personaggi
Premi

Four Lions è un film del 2010, debutto alla regia del comico e scrittore britannico Chris Morris.

Il film narra le vicissitudini di un gruppo di jihadisti dello Sheffield, in Inghilterra, che si improvvisano terroristi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Quattro giovani musulmani dello Sheffield aspirano a diventare martiri facendosi esplodere con delle bombe. I giovani sono Omar (Riz Ahmed), il capo del gruppo, che critica fortemente la società occidentale; Waj (Kayvan Novak), l'amico meno brillante; Barry (Nigel Lindsay), un inglese convertito all'Islam dal temperamento irascibile, che ama predicare e aver ragione in tutto; l'ingenuo Faisal (Adeel Akhtar), che cerca con scarso successo di insegnare ai corvi a portare bombe sui bersagli.

Durante l'assenza di Omar e Waj, che si sono recati in Pakistan in un campo di addestramento per terroristi, Barry recluta un quinto elemento, il giovane Hassan (Arsher Ali). L'addestramento al campo pakistano finisce male e si conclude con un grave incidente, durante il quale Omar, nel tentativo di colpire un drone con un bazooka, colpisce per sbaglio i suoi compagni jihadisti uccidendoli tutti. Ritornati in Inghilterra, però, Omar e Waj mentono a Barry e gli altri riguardo alla loro esperienza in Pakistan, ostentando autorità e competenza per progettare un attentato in patria.

Il gruppo inizia così a produrre esplosivo in casa, senza però trovare un accordo sugli obiettivi degli attentati. Barry vorrebbe far esplodere la moschea locale per dare la colpa agli infedeli e "radicalizzare i moderati", ma Omar considera la cosa idiota. Nel trasportare l'esplosivo a una nuova sede, Faisal urta accidentalmente una pecora e muore nell'esplosione. Questo fa allontanare temporaneamente Omar dal gruppo, il quale ritiene i compagni troppo stupidi per una simile missione. Il gruppo si ricostituisce però poco dopo, e decide di preparare un attentato suicida durante la Maratona di Londra.

Qui termineranno le tragicomiche avventure degli aspiranti martiri. Due di loro, Barry e Faisal, si faranno saltare in aria per errore. Waj, che si è asserragliato in un negozio di musulmani ed è indeciso se farsi esplodere, verrà dapprima "salvatato" dai poliziotti inglesi che, durante un'irruzione, spareranno all'ostaggio scambiandolo per il terrorista, e quindi Waj si farà esplodere insieme ai poliziotti. Omar, l'ultimo sopravvissuto, ormai solo e braccato, entra nel primo negozio che trova aperto (una farmacia) e si fa esplodere.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Morris ha impiegato tre anni facendo ricerche per questo progetto, intervistando esperti di terrorismo, esponenti della polizia e dei servizi segreti, nonché diversi imam e cittadini musulmani.[1] In un'intervista Morris ha affermato di aver iniziato a documentarsi prima degli attentati del 7 luglio 2005 a Londra.[2]

Con la sceneggiatura completata nel 2007, il film è stato proposto sia alla BBC che a Channel 4, che hanno entrambi rifiutato giudicando il progetto troppo controverso. Assicurati i fondi nell'ottobre 2008, le riprese del film sono iniziate nello Sheffield nel maggio 2009.

Durante la produzione, il regista ha inviato una copia della sceneggiatura a Moazzam Begg, ex-detenuto britannico-pakistano del campo di prigionia di Guantánamo. Begg ha accettato la consulenza, riferendo dopo aver letto il testo di non aver trovato nulla che sarebbe potuto risultare offensivo per i musulmani britannici. Begg è anche stato invitato ad una speciale proiezione del film appena concluso, dichiarando di essersi divertito.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Chris Morris, The Absurd world of Martin Amis, The Observer, 25 novembre 2007. URL consultato il 14-05-2011.
  2. ^ (EN) Xan Brooks, Chris Morris: 'Bin Laden doesn't really do jokes', The Guardian, 1 maggio 2010. URL consultato il 14-05-2011.
  3. ^ (EN) Arifa Akbar, The Diary: Moazzam Begg; [...], The Independent, 30 aprile 2010. URL consultato il 14-05-2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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