Centaurea benedicta

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Cardo santo
Centaurea benedicta - Köhler–s Medizinal-Pflanzen-043.jpg
Centaurea benedicta
Koehler's Medizinal-Pflanzen, 1897
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asteraceae
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Centaureinae
Genere Centaurea
Specie C. benedicta
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Carduoideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Centaureinae
Nomenclatura binomiale
Centaurea benedicta
(L.) L., 1763
Sinonimi

Cnicus benedictus L.
Carbenia benedicta (L.) Arch.,
Calcitrapa lanuginosa
Carduus benedictus

Nomi comuni

Cardo santo,
Cardo benedetto,

Il Cardo santo (Centaurea benedicta (L.) L., 1763) è una pianta erbacea, annuale, appartenente alla famiglia delle Asteracee.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Originaria dei paesi del bacino del Mediterraneo; comune in Italia soprattutto in pianura, in particolare nelle zone tirreniche. Predilige terreni profondi, sciolti e fertili.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Portamento[modifica | modifica sorgente]

Alta 20–40 cm, in condizioni favorevoli può anche arrivare al metro; radice gracile e fistolosa, fusti e rami angolosi grigio-rossastri, tutta pubescente, con peli più o meno lunghi e fitti, quasi lanosi. Il caule è eretto e i rami più lunghi del fusto principale, ridotto spesso ad un capolino.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie inferiori sono brevemente picciolate, grandi e pennatofite, a lobi triangolari, dentati; i lobi e i denti finiscono in una spina. Le caulinari sono lunghe fino 10 cm, larghe la metà, sessili, un po' scorrenti sul fusto, sinuato-dentate, spinose, leggermente coriacee, con nervature bianche anastomizzate. Le ultime in alto sono lunghe 3–5 cm, larghe 1–3 cm, e avvolgono del tutto un capolino solitario e puntiforme, lungo 3 cm, largo alla base un po' meno di 2 cm. Il periclinio con numerose brattee, le esterne simili alle foglie caulinari ovali, lanceolate e verdi, le mediane larghe fino a mezzo centimetro e terminano in un'appendice spinosa, breve e semplice; le altre sono più strette ed hanno l'appendice spinosa lunga e pennata, rossiccia, diretta in fuori. Tutte sono glabre e verdi sulla faccia esterna, bianche lucenti sulla parte opposta, al posto della spina si trovano inseriti peli lunghissimi che avvolgono il capolino.

Fiori[modifica | modifica sorgente]

I fiori sono tubulosi, con corolla gialla e nervature violacee, gli esterni sono sterili e con una corolla sottile, gli interni ermafroditi. Stami con filamenti papillosi, e antere terminanti in una lunga appendice ottusa, con due auricole semplici alla base. Stimma brevissimo circondato alla base da una coroncina di denti.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto è un achenio cilindrico, lungo quasi un centimetro e largo 3 mm, bruno, lucente e con fitti solchi paralleli longitudinali, tagliato obliquamente alla base, con ilo laterale. Il pappo è in tre serie distinte, l'esterna di 10 denti lunghi mezzo mm, incurvati in dentro, la seconda di 10 setole lunghe poco più di 1 cm, l'interna di 10 setole lunghe 2 mm e pannate.

Semi[modifica | modifica sorgente]

I semi sono lunghi meno di mezzo millimetro e sottili.

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Il genere Centaurea appartiene alla tribù delle Cardueae (da alcuni autori indicata come Cynareae), tribù che il Sistema Cronquist assegna alla sottofamiglia Cichorioideae e che invece la classificazione APG colloca nella sottofamiglia Carduoideae[1]

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

Può essere confusa con:

  • Silybum marianum ha le squame dell'involucro terminante anche ai margini in un'appendice spinosa, ma verde e larga, triangolare e non ha intorno al capolino l'involucro di foglie.
  • In generale si distigue dagli altri cardi come Onopordum acanthium o Cirsium arvense che non hanno per la presenza di foglie intorno al capolino, né le appendici pennate sulle squame, inoltre hanno un achenio molto più piccolo e corto.

Principi attivi[modifica | modifica sorgente]

Contiene glucosidi amari quali cnicina, olio etereo, zuccheri, mucillagini, sostanze tanniniche, resinose e gommose, lascia abbondanti ceneri con presenza di salli di potassio, calcio e magnesio.[2]

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Viene utilizzata in fitoterapia, la pianta essiccata intera (tolte le parti più grandi e del fusto) e fiorita, ha con proprietà amare, toniche, stimolanti, emagoghe, diuretiche, diaforetitiche, il sovradosaggio provoca bruciori tracheo-esofagei, vomito e coliche accompagnatte da diarrea. È sconsigliata in chi soffre di ipercloridria o con lesioni renali. Viene inoltre utilizzata anche in liquoreria.

Raccolta[modifica | modifica sorgente]

Un tempo anche coltivata, con semina ad aprile in file con sesto di 60–70 cm x 30 cm. Le piante venivano tagliate all'inizio fioritura in estate, con possibilità di effettuare un secondo sfalcio in autunno.[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  2. ^ Giovanni Negri, Erbario Figurato.
  3. ^ Giuseppe Lodi, Piante Officinali Italiane.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Lodi, Piante Officinali Italiane, Bologna, Edizioni Agricole Bologna, 1957, pag. 791.
  • Giovanni Negri, Erbario Figurato, Milano, Ulrico Hoepli Editore Milano, 1979, pag. 459, ISBN 88-481-1542-X.
  • Enrica Campanini, Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, Settimo Milanese, Tecniche Nuove, 2004, pag. 635, ISBN 88-203-0279-9.
  • (EN) Robert Christison, A dispensatory, or commentary on the pharmacopoeias of Great Britain, Londra, Adam and Charles Black, 1842, pag. 978.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • Centaurea benedicta in The Euro+Med PlantBase - the information resource for Euro-Mediterranean plant diversity.
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