Calcantite

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Calcantite
Chalcanthite-cured.JPG
Classificazione Strunz VI/C.04-40
Formula chimica CuSO4·5(H2O)
Proprietà cristallografiche
Gruppo cristallino trimetrico
Sistema cristallino triclino
Classe di simmetria pinacoidale
Parametri di cella a = 6.12, b = 10.7, c = 5.97
Gruppo puntuale 1
Gruppo spaziale P1
Proprietà fisiche
Densità 2,2-2,3 g/cm³
Durezza (Mohs) 2,5
Sfaldatura imperfetta secondo {110} e {110}
Frattura concoide
Colore Azzurro, tendente al verdastro
Lucentezza Vitrea
Opacità Trasparente
Striscio Blu pallido-incolore
Diffusione assai rara
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La calcantite è un minerale, un solfato idrato di rame appartenente al gruppo omonimo.

Il nome deriva dal greco χαλκός = rame e ᾶνθος = fiore, per l'aspetto dei suoi cristalli.

Descritta per la prima volta da Wolfgang Xavier Franz Baron von Kobell (19 luglio 1803 – 11 novembre 1882) mineralogista tedesco, nel 1853.

Abito cristallino[modifica | modifica wikitesto]

I cristalli sono tavolette spesse o prismi tozzi tabulari.

Origine e giacitura[modifica | modifica wikitesto]

La sua genesi è secondaria, come prodotto di ossidazione dei solfuri di rame nei giacimenti cupriferi. Per la sua elevata solubilità in acqua, tali giacimenti sono situati in regioni a bassissima umidità.

Inoltre è stato osservato in prossimità di fumarole vulcaniche e in gallerie di miniere come incrostazione di minerale appena formato.

La paragenesi è con brochantite, gesso, melanterite, pickeringite ed epsomite.

Forma in cui si presenta in natura[modifica | modifica wikitesto]

Ha una morfologia poliforme: da cristalli a masse compatte, da stalattiti ad incrostazioni, infine in venuzze granulari e fibrose o in aggregati reniformi.

Caratteri fisico-chimici[modifica | modifica wikitesto]

È molto solubile in acqua, ha sapore sgradevole (è addirittura velenosa se ingerita). All'aria si disidrata e si altera in superficie per dare aggregati polverulenti bianco-verdastri; per questo va conservata in contenitori stagni o sottovuoto. Per riscaldamento produce SO3.

Località di ritrovamento[modifica | modifica wikitesto]

A Rammelsberg e Goslar, in Germania; a Chuquicamata e Quetena, nel Cile; a Špania Dolina, in Slovacchia e presso il Rio Tinto, in Spagna.

In Italia forma concrezioni nella miniera Servette, nel comune di Saint-Marcel, in Val d'Aosta; in stalattiti invece si trova nella miniera di Libiola, nel comune di Sestri Levante, in provincia di Genova. Infine è stata trovata anche sul Monte Argentario, in Toscana.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Partendo da una soluzione di solfato di rame satura, si può facilmente ottenere la calcantite per via artificiale in grandi e bellissimi cristalli peraltro di fattura migliore di quelli naturali più piccoli purché vi sia mancanza di impurità nel solfato di rame di partenza.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mineralogia - Cornelis Klein - Zanichelli (2004)
  • Le rocce e i loro costituenti - Morbidelli - Ed. Bardi (2005)
  • Minerali e Rocce - De Agostini Novara (1962)
  • Guida al riconoscimento dei minerali - Borelli e Cipriani - Mondadori (1987)
  • I minerali d'Italia - SAGDOS - 1978
  • Minerali e Rocce - Corsini e Turi - Enciclopedie Pratiche Sansoni (1965)

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