Brabham BT49

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Brabham BT49
Piquetmonaco.jpg
La Brabham BT49
Descrizione generale
Costruttore bandiera  Brabham
Categoria Formula 1
Squadra Parmalat Racing Team
Progettata da Gordon Murray
Sostituisce Brabham BT48
Sostituita da Brabham BT50
Descrizione tecnica
Meccanica
Telaio Monoscocca in alluminio
Motore Ford Cosworth DFV
BMW M12/13 1.5 L4 T (muletto)
Trasmissione Hewland / Alfa Romeo
Dimensioni e pesi
Passo 2743 mm
Peso 590 kg
Altro
Carburante ELF Aquitaine
Agip
Pneumatici Goodanno
Risultati sportivi
Debutto Gran Premio del Canada 1979
Piloti 5./6./1. Nelson Piquet
5./6. Ricardo Zunino
6. Hector Rebaque
2. Riccardo Patrese
Palmares
Corse Vittorie Pole Giri veloci
37 7 6 4
Campionati piloti 1 (1981)

La Brabham BT49 (con la variante BT49B e le successive evoluzioni BT49C e BT49D) è stata una monoposto di Formula 1 ad effetto suolo realizzata dal team inglese Brabham ed ha preso parte ai Campionati Mondiali dal 1979 al 1982. Nelson Piquet si laureò campione del Mondo Piloti nel 1981 al volante di una BT49C.

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

La BT49 fu un modello molto semplice, costruito in alluminio attorno al motore Ford Cosworth DFV V8. Il telaio monoscocca in alluminio e carbonio derivava da quello impiegato sulla precedente BT48 (due telai di tale modello vennero inizialmente riadattati) e la struttura del mezzo era stata impostata in maniera tale da accentuare il più possibile l'effetto suolo. Viste le minori dimensioni del V8 rispetto al V12 Alfa Romeo precedentemente equipaggiato, si rese possibile un rimpicciolimento del serbatoio.

Nella prima metà della stagione 1980 fu approntata la BT49B, usata contemporaneamente al modello originale fino al GP d'Olanda, che faceva uso di uno specifico cambio trasversale Weismann dalle dimensioni molto ridotte, equipaggiabile con 5 o 6 rapporti, che permetteva un miglior flusso dell'aria sotto la vettura, alla ricerca di un maggiore effetto suolo[1][2], consentendo l'uso di una sospensione posteriore con le molle montate dietro alla scatola del cambio, riducendo ulterriormente le interferenze aerodinamiche[3]. A causa della sua inaffidabilità venne accantonata, in favore del precedente modello dotato del più tradizionale e ingombrante cambio Hewland[4][5][6]

Tra il 1980 e il 1981 un'esemplare modificato e denominato BT49T fu impiegato come muletto per i primi collaudi del motore BMW quattro cilindri da 1,5 litri dotato di un singolo turbocompressore KKK che avrebbe equipaggiato poi la BT50 e che era accreditato di oltre 550 CV[7].

Nel 1981, per conformarsi al nuovo regolamento, la BT49 venne sviluppata ed fu ottenuta così la versione C. Dotata di numerose componenti in carbonio per alleggerire il peso complessivo, la BT49C era equipaggiata con delle sospensioni idro-pneumatiche che avevano il compito di massimizzare il carico aerodinamico della vettura, permettendo alla monoposto di correre molto vicino al suolo in gara e poi superare tranquillamente le verifiche ai box per la distanza minima regolamentare di 6 cm del fondo vettura dal suolo[4].

Nel 1982 la BT49 venne ulteriormente sviluppata e portata così alla versione D. Oltre ad essere più leggera delle precedenti, era dotata di freni raffreddati ad acqua, con il liquido presente in un apposito contenitore da circa 50 litri che veniva spruzzato contro i dischi freno[8]. Proprio questo sistema, col liquido da rabboccare a fine gara per rientrare nel peso limite regolamentare, fu uno dei motivi che portò alla squalifica di Piquet al GP del Brasile.[8]

In gara[modifica | modifica wikitesto]

La BT49 debuttò al Gran Premio del Canada 1979 nelle mani di Nelson Piquet con la nuova livrea bianca e blu. Niki Lauda partecipò alle prove libere, ma decise prima della gara di ritirarsi improvvisamente per dedicarsi alla fondazione della sua compagnia aerea Lauda Air. Nel 1980 la vettura fu sviluppata meglio, permettendo a Piquet di battersi senza fortuna per il titolo con Alan Jones.

Nel 1981 venne utilizzata la versione BT49C e Piquet diventò Campione del Mondo con tre vittorie, soffiando il titolo mondiale a Carlos Reutemann su Williams.

La versione BT49D

In previsione dell'impiego in pista della erede BT50 motorizzata BMW turbo, tra il 1980 e il 1981 venne realizzato un muletto per i collaudi accoppiando la BT49 con il propulsore BMW M12/13, che fu denominato BT49T[9].

Con il passaggio alla nuova vettura turbocompressa, la BT49 fu usata di rado durante la stagione 1982, con Riccardo Patrese che conquistò l'ultimo successo a Montecarlo.

La BT49 fece sue in totale sette vittorie, sei pole-position e 135 punti mondiali in carriera.

Attualmente alcune BT49 corrono ancora in campionati di auto storiche.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) BRABHAM F1 RACECARS - WEISMANN TRANSAXLES, www.weismann.net, 2007. URL consultato il 18 maggio 2014.
  2. ^ Henry (1985) p.219
  3. ^ Jenkinson, Dennis Motorsport (May 1980) p.662
  4. ^ a b Wouter Melissen, Brabham BT49C Cosworth, 16 novembre 2012. URL consultato il 17 maggio 2014.
  5. ^ Nye (1986) p.110
  6. ^ Denis Jenkinson, Notes on the cars at Zandvoort in Motor Sport, vol. 10, Motor Sport Magazine Ltd., ottobre 1980, p. p.1488.
  7. ^ Henry (1985) pp.243–244
  8. ^ a b Wouter Melissen, Brabham BT49D Cosworth, 28 ottobre 2012. URL consultato il 17 maggio 2014.
  9. ^ (EN) Alan Henry, Brabham, the Grand Prix Cars, Osprey, 1985, ISBN 0-905138-36-8.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

libri
  • (EN) Blunsden John, The Power to Win, New York, Harper Perennial, 1983, ISBN 0-900549-77-7.
  • (EN) Paul Haney, Braun, Jeff, Inside Racing Technology, TV Motorsports, 1995, ISBN 0-9646414-0-2.
  • (EN) Alan Henry, Brabham, the Grand Prix Cars, Osprey, 1985, ISBN 0-905138-36-8.
  • (EN) David Hodges, A-Z of Formula Racing Cars 1945–1990, Bay View libros, 1998, ISBN 1-901432-17-3.
  • (EN) Mike Lang, Grand Prix!, vol.4, Sparkford, Foulis, 1992, ISBN 0-85429-733-2.
  • (EN) Andrew Noakes, The Ford Cosworth DFV, San Francisco, Ignatius Press, 2007, ISBN 978-1-84425-337-1.
  • (EN) Doug Nye, Autocourse history of the Grand Prix car 1966-85, Hazleton publishing, 1986, ISBN 0-905138-37-6.
Riviste
  • (EN) Andrew Frankel, Track Test— Brabham BT49, Motor Sport, maggio 1999, p. 46–49.

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