Black Stallion

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Black Stallion
Titolo originale The Black Stallion
Paese di produzione USA
Anno 1979
Durata 118 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Carroll Ballard
Soggetto Walter Farley
Sceneggiatura Melissa Mathison, Jeanne Rosenberg e William D. Wittliff
Produttore Fred Roos, Tom Sternberg
Produttore esecutivo Francis Ford Coppola
Fotografia Caleb Deschanel
Montaggio Robert Dalva
Musiche Carmine Coppola
Scenografia Aurelio Crugnola e Earl G. Preston
Interpreti e personaggi

Black Stallion (The Black Stallion) è un film del 1979 diretto da Carroll Ballard. Il film è tratto dal libro del 1941 scritto da Walter Farley intitolato The Black Stallion[1] e ispirato alle gesta di Man o' War, cavallo di razza purosangue inglese, campione negli Stati Uniti agli inizi del XX secolo. Il libro è il primo di una saga composta da 21 volumi[2] tra i quali una biografia dedicata proprio[1] al grande campione scritta nel 1962. Molte delle scene principali in esterni della prima parte sono girate nel nord Sardegna, tra Costa Paradiso e Rena Majore. A Costa Paradiso ricordano ancora l'arrivo di Coppola che chiedeva una location adatta alle scene più belle del film.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Alec è un bambino che sta viaggiando con il padre su una nave al largo della costa del Nord Africa. Sull'imbarcazione c'è anche uno stallone arabo nero e selvaggio, trattenuto da corde molto corte alla capezza. Alec, affascinato dall'animale, si avvicina spesso e furtivamente gli dà delle zollette di zucchero. Viene ammonito violentemente in arabo dal proprietario del cavallo che non vuole che nessuno si avvicini. Tornato nella sua cabina, il padre di Alec gli regala un coltello da tasca e una piccola statuetta in ferro di Bucefalo lo stallone di Alessandro Magno, raccontandogli la sua storia. Verso notte, l'imbarcazione subisce un'avaria e comincia a colare a picco. Il ragazzo viene sbalzato dalla sua cuccetta e si rende conto che anche il cavallo è in pericolo. Decide quindi liberarlo tagliando con il coltello le corde che lo costringevano legato. Lo stallone si getta in mare e il ragazzo lo segue, sbalzato dalle onde. Alec riesce a raggiungere l'animale e con le poche forze si aggrappa alle corde che sono ancora attaccate alla sua capezza. Il giorno dopo, il ragazzo si sveglia su una spiaggia deserta e mentre cerca di capire dove si trova, viene attaccatto da un cobra. Prima che riesca a reagire lo stallone imbizzarrito calpesta l'animale uccidendolo e scappando subito dopo. Con pazienza, Alec riesce ad avvicinare l'animale portandogli delle alghe da mangiare e facendogli capire che non deve temerlo. Passano alcune settimane in cui i due cominciano a cavalcare sulla spiaggia e a dormire vicini. Una mattina si avvicinano alla spiaggia un gruppo di pescatori che vedendo il bambino decidono di portarlo in salvo. Alec non vuole abbandonare lo stallone e i pescatori lo trascinano di forza, dato che il cavallo si imbizzarisce nel vederli. Mentre la barca si allontana, il cavallo si getta in acqua e li segue convincendo gli uomini a portarlo con loro. Alec viene restituito alla madre che decide di tenersi anche il cavallo dato che ha salvato la vita di suo figlio. Dopo qualche giorno, lo stallone aggredisce degli uomini entrati nel giardino e scappa per la strada allontanandosi. Alec lo segue e passa l'intera notte fuori casa, senza trovarlo. Addormentatosi vicino al porto, viene avvicinato da un uomo su una carrozza che gli dice di aver visto un cavallo dirigersi fuori città e Alec segue le indicazioni. Arrivato in prossimità di un granaio sente Black nitrire e si avvicina, trovandolo imprigionato in una stalla. Mentre sta per liberarlo, si avvicina Henry, il proprietario della stalla che gli intima di lasciarlo stare. Lo stallone reagisce violentemente verso di lui e, vedendo che il ragazzo riesce a calmarlo, si rende conto che non è un bugiardo e che l'animale gli appartiene. Gli propone quindi di poterlo tenere nella sua scuderia. Alec va spesso a trovare Black e un giorno per sbaglio, si imbatte in una stanza segreta in cui vede che Henry ha riposto diversi premi di ippica. Decide quindi di chiedergli se secondo lui il suo cavallo sarebbe in grado di gareggiare e l'uomo gli dice che la cosa è impossibile dato che Black non ha pedigree e non si sa da dove arriva. Per curiosità però, Henry decide di provarlo in pista una notte usando Alec come fantino. I due riescono a stabilire un tempo record ed Henry decide allora di tentare. Per convincere la commissione ad ammetterli decide di accattivarsi l'opinione del più grande cronista ippico, Jim Neville facendogli assistere ad una corsa notturna in solitaria durante un acquazzone. Il ragazzo e il cavallo stupiscono il cronista che il giorno dopo lancia una sfida al campione della costa orientale Cyclon istingando il proprietario a farlo gareggiare contro il "cavallo misterioso". Il proprietario di Cyclon accetta e Alec e Black vengono iscritti alla corsa denominata il duello del secolo in cui Black ha dei problemi alle gabbie e viene ferito ad una zampa dal calcio di un altro cavallo. Alec non si accorge della ferita e partiti con notevole ritardo rispetto agli altri, i due recuperano e vincono la corsa distanziando gli altri di due lunghezze. Alec ed Henry soddisfatti del premio, decidono di non provare più a gareggiare e ritornano alla vita di prima.

Riferimenti storici[modifica | modifica wikitesto]

  • Durante il film il personaggio interpretato da Mickey Rooney racconta ad Alec le gesta di George Woolf un fantino soprannominato "l'uomo di ghiaccio" che tra il 1932 e il 1945 divenne uno dei campioni più rinomati nei circuiti ippici.
  • Il nome del cronista del film Jim Neville è un riferimento al vero cronista Neville Dunn, editore sportivo del Lexington Herald che nel 1937 fece la radiocronaca di una gara ippica in cui War Admiral (figlio di Man o' War)[3] vinse una gara distanziando gli avversari di sei lunghezze.
  • La corsa del cavallo del film denominata "il duello del secolo" è un riferimento ad una vera competizione avvenuta il 1º novembre 1938 al Pimlico Race Course di Baltimora, Maryland (USA) tra War Admiral e Seabiscuit, evento sportivo seguito da 40 milioni di ascoltatori radio[4].

I cavalli del film[modifica | modifica wikitesto]

Lo stallone che interpreta il ruolo di Black è un campione di razza araba di nome Cass Ole trovato dai produttori del film Tom Sternberg e Fred Roos in una scuderia del Texas. Il cavallo era stato allevato come animale da show e quindi abituato ad eseguire le acrobazie richieste dalla sceneggiatura[5]. Lo stallone è stato un campione nazionale di morfologia in più di 50 concorsi tra il 1975 e il 1976. Cass Ole partecipò anche al seguito del film intitolato Il ritorno di Black Stallion del 1983. Per le acrobazie più pericolose venne utilizzato un altro stallone arabo di nome Fae Jur. I cavalli sono stati preparati per la pellicola in un ranch nella primavera del 1977 e l'allenamento è durato undici settimane[6].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2002 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[7]

Sequel e serie televisiva[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1983 venne realizzato un sequel del film intitolato Il ritorno di Black Stallion diretto da Robert Dalva e prodotto da Francis Ford Coppola e nel 1990 venne realizzata una serie televisiva di tre stagioni intitolata Le avventure di Black Stallion che vedeva sempre protagonista Mickey Rooney nel ruolo di Henry Dailey.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) The Black Stallion_Ispirato da Man o' War.
  2. ^ (EN) Books: The Series, The Black Stallion Original Site. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  3. ^ (EN) Cavalli Purosangue da corsa_Biografia di War Admiral.
  4. ^ (EN) Bryan Field, 40,000 Watch Seabiscuit Defeat War Admiral at Pimlico in New York Times, novembre 1938, p. 29.
  5. ^ (EN) The Movie: The Black Stallion (1979), The Black Stallion Original Site. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  6. ^ (EN) Behind the Scenes Arabian-Horse-World, April 1978, The Black Stallion Original Site. URL consultato il 16 dicembre 2009.
  7. ^ (EN) Librarian of Congress Adds 25 Films to National Film Registry, Library of Congress, 17 dicembre 2002. URL consultato il 6 gennaio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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