Basilica di San Saturnino

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Coordinate: 39°12′50″N 9°07′24″E / 39.213889, 9.123333

Basilica di San Saturnino
Basilica di San Saturnino
Città Cagliari
Regione Sardegna
Stato bandiera Italia
Religione Cattolica
Diocesi Arcidiocesi di Cagliari
Anno di consacrazione 1119
Architetto {{{Architetto}}}
Stile architettonico bizantino - protoromanico
Inizio della costruzione V secolo
Completamento XII secolo
Sito web
Note {{{Note}}}


La Basilica di San Saturnino è la chiesa più antica di Cagliari, dedicata al patrono della città. Si trova nel quartiere Villanova, in piazza San Cosimo. La chiesa e l'adiacente necropoli, che si estende anche sotto la vicina chiesa di San Lucifero, è uno dei più importanti e antichi complessi paleocristiani della Sardegna.

Indice

[modifica] Cenni storici

Il primo a menzionare la chiesa di San Saturnino fu il diacono Ferrando, biografo di san Fulgenzio di Ruspe, il quale soggiornò due volte, tra il 507 e il 523, nel monastero dotato di scriptorium da lui fondato iuxta basilicam sancti martyris Saturnini (presso la basilica di san Saturnino martire). Fulgenzio giunse a Cagliari insieme agli altri vescovi africani esiliati in Sardegna da re Trasamondo nel primo quarto del VI secolo ( forse in tale circostanza arrivarono nell'Isola le reliquie di sant'Agostino, che rimasero a Cagliari fino al 722).

La chiesa trovata da Fulgenzio era stata probabilmente eretta sul luogo dove la tradizione individuava il sepolcro del giovane cagliaritano Saturnino o Saturno, martirizzato nel 304 secondo il Passio sancti Saturni, un documento medievale che narra la vicenda del santo (tra l'altro molto simile alla storia di san Saturnino di Tolosa).

Nel 1089 il complesso viene donato ai monaci benedettini dell'abazia di San Vittore di Marsiglia (Vittorini) dal giudice Costantino Salusio II di Cagliari. I Vittorini restaurarono la chiesa secondo i canoni del romanico provenzale. La rinnovata basilica venne consacrata nel 1119.

Nel 1324, durante l'assedio del Castello da parte degli aragonesi, il monastero di San Saturnino venne danneggiato. Nel 1363 re Pietro IV concesse il sito ai Cavalieri di San Giorgio de Alfama.

Seguì un lungo periodo di decadenza, in cui si collocano gli scavi che interessarono la necropoli paleocristiana intorno alla basilica dal 1614, allo scopo di ritrovare i cosiddetti Corpi Santi (reliquie di martiri o presunti tali), e , nel 1669, l'asportazione di materiali che vennero riutilizzati nella ristrutturazione barocca della Cattedrale.

Nel 1714 la basilica venne concessa all'ordine dei Medici e Speziali e fu per questo intitolata anche ai santi medici Cosma e Damiano. Nel 1943 la chiesa venne danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Riparata nel dopoguerra e restituita al culto, veniva spesso scelta dai cagliaritani per la celebrazione dei matrimoni. Nel 1978 la chiesa venne chiusa per svolgere nuovi restauri. I lavori durarono fino al 1996, anno in cui la basilica venne riaperta alle visite. Il 30 ottobre 2004, festa di San Saturnino, la basilica dotata di un nuovo altare e di un ambone veniva riconsacrata e riaperta al culto dall'arcivescovo di Cagliari Giuseppe Mani.

[modifica] Descrizione

Prospetto ovest
Prospetto ovest

La Basilica di San Saturnino si trova all'interno di un area recintata, in cui è inclusa una necropoli paleocristiana tutt'ora interessata da scavi archeologici, ubicata tra la piazza San Cosimo e la via Dante. In realtà ci è pervenuta solo una parte dell'antica basilica, originariamente a pianta a croce greca e transetto con cupola emisferica all'incrocio dei bracci, tutti e quattro a tre navate; infatti l'attuale tempio è costituito unicamente dal vano cupolato, la parte più antica dell'edificio (V - VI secolo), e dal braccio orientale, trinavato e concluso dall'abside semicircolare orientata.

La facciata occidentale, semicrollata, presenta la divisione in tre specchi. I due specchi laterali conservano i portali architravati e sormontati da lunette a tutto sesto. Oltre la facciata si accede al piano di calpestio dello scomparso braccio ovest, oltre il quale si trova l'attuale accesso alla chiesa, aperto su una vetrata a specchio sostenuta da intelaiatura in metallo scuro. Questa soluzione, impiegata nei restauri tra il 1978 e il 1996, è stata applicata per chiudere i tre arconi mediante i quali i tre bracci scomparsi si univano al corpo centrale cupolato; per fare questo sono state demolite le mura innalzate nel 1947 per tamponare le arcate.

Il braccio orientale si presenta esternamente ornato ai fianchi da archetti pensili, mentre l'abside si presenta con pietrame a vista in quanto ha perduto il paramento esterno in calcare di Bonaria. All'interno il braccio è diviso in tre navate da archi a tutto sesto su colonne. La navata centrale è coperta da volta a botte, mentre le navatelle laterali, costituite da due campate ciascuna, hanno volte a crociera.

[modifica] Bibliografia

  • Roberto Coroneo. Architettura Romanica dalla metà del Mille al primo '300. Nuoro, Ilisso, 1993. ISBN 88-85098-24-X

[modifica] Voci correlate


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