Abbazia di Glastonbury

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Coordinate: 51°08′44″N 2°42′52″W / 51.145556°N 2.714444°W51.145556; -2.714444

Le rovine dell'abbazia di Glastonbury
Abbazia di Glastonbury
(Glastonbury Abbey)
Abbazia di Glastonbury
Stato Regno Unito Regno Unito
Regione/area/distretto Inghilterra Inghilterra
Località Glastonbury
Religione Cristianesimo
Consacrazione 1213
Inizio costruzione 712
Sito web http://www.glastonburyabbey.com/

L'abbazia di Glastonbury (in inglese: Glastonbury Abbey) è un complesso monastico medievale in rovina della cittadina inglese di Glastonbury (considerata la "culla della cristianità inglese"[1]), nel Somerset (Inghilterra sud-occidentale), fondato nel 712 dal re sassone Ine del Wessex e ricostruito dai Benedettini dopo un incendio (1184) tra il XIII e l'inizio del XV secolo.[1][2][3][4]

Nel luogo, sono sepolti vari re sassoni[5] e anche quelli che sono ritenuti i resti mortali di re Artù e della moglie Ginevra, i quali avrebbero vissuto qui (si dice che re Artù dormisse sotto i pinnacoli dell'abbazia assieme ai sui cavalieri[5]), in quella che è considerata la mitica Avalon, gli ultimi anni della loro vita.[1][2] Si troverebbe sempre qui anche il cenobio dove sarebbero morti san Patrizio e santa Brigida.[2]
Il luogo è inoltre legato al famoso "biancospino di Glastonbury", che fiorisce sia a maggio che a Natale e che - secondo la leggenda - sarebbe spuntato dal bastone di Giuseppe d'Arimatea (considerato - sempre secondo la leggenda - il fondatore dell'abbazia[4]), giunto qui intorno al 60 d.C. per convertire i Britanni al cristianesimo.[1][2]

L'abbazia, chiusa nel 1539 in seguito alla riforma protestante[1][2], ha rappresentato per anni un'importante meta di pellegrinaggio[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Robert de Boron, poeta francese della Franca Contea, è la fonte più antica fra quelle che colleghi il Graal a Glastonbury, dove nel V secolo sembra sia stato fondato il primo santuario cristiano in Britannia. Sulle rovine dell'antico e modesto edificio sorse una grande abbazia, distrutta però da un incendio nel 1184. Nel fuoco, oltre che gli edifici annessi, andarono perduti tutti i tesori della comunità (vasellame liturgico, paramenti sacri, preziosi codici miniati). L'immane impegno finanziario richiesto alla ricostruzione si sarebbe potuto affrontare solo con un'opera vasta e capillare di sensibilizzazione. Fra i resti umani rinvenuti nell'incendio (ossa maschili e femminili, fra i quali un enorme cranio con dieci cicatrici) ci sarebbe stata anche una treccia di luminosissimi capelli biondi. Alcuni studiosi ritengono che questi resti potessero appartenere ad Artù e Ginevra, sepolti proprio a Glastonbury. La notizia della scoperta, oltre ad alimentare un considerevole flusso di pellegrini e quindi di denaro (utile per la ricostruzione dell'abbazia) ebbe anche l'effetto di avvalorare il prestigio della corona inglese presso Gallesi e Bretoni. Sta di fatto che poiché la leggenda di Artù contemplava anche il suo trasferimento, ferito a morte, ad Avalon, questo luogo misterioso venne identificato con Glastonbury.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f A.A.V.V., Gran Bretagna, Dorling Kindersely, London - Mondadori, Milano, 1996
  2. ^ a b c d e A.A.V.V., Gran Bretagna, Touring Club Italiano, Milano, 2003
  3. ^ Glastonbury Abbey - Sito ufficiale - History & Archeology
  4. ^ a b Glastonbury Abbey - Sito ufficiale - Chronology
  5. ^ a b Somerville, Christopher, Le Guide Traveler di National Geographic - Gran Bretagna, National Geographic Society, New York - White Star, Vercelli, 2005, p. 150

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