Venturino Venturi

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Venturino Venturi (Loro Ciuffenna, 6 aprile 1918Terranuova Bracciolini, 28 gennaio 2002) è stato uno scultore e pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

1918-1936[modifica | modifica wikitesto]

Venturino nasce il 6 aprile 1918 a Loro Ciuffenna, in provincia di Arezzo, dal padre Attilio, di professione scalpellino, e dalla madre Primetta Gori. Nel 1921 Attilio, di ispirazione socialista, è costretto a lasciare l'Italia e ripara in Francia, a Étain Meuse. Porta con sé poche cose, ma non rinuncia ad una copia della Divina Commedia e alle Avventure di Pinocchio; saranno i libri sui quali i figli impareranno la lingua italiana. Installatosi in una abitazione di fortuna, una baracca per operai, si fa raggiungere dalla moglie e dai primi tre figli (Venturino, Emilia e Giuseppa; Rina nascerà a Étain nel 1923). Buon lavoratore, Attilio riesce a mettere su una piccola impresa per lavorare la pietra per la decorazione degli edifici, ma ben presto decide di trasferirsi in Lussemburgo, a Esch-sur-Alzette, dove riprende l'attività di scalpellino. A Esch Venturino frequenterà tutto il corso degli studi sino alla scuola tecnica, diplomandosi. Appena dodicenne comincia a seguire il padre nei cantieri, ed a cimentarsi con la lavorazione della pietra.

Sono di questo periodo le prime opere, fra le quali il Fagiano sul ramo, eseguito appunto all'età di dodici anni in pietra di Savonnière, ed acquistato dal suo professore di chimica, il prof. Roger, drammaticamente scomparso nei lager nazisti. Finite le scuole tecniche Venturino valuta la possibilità di frequentare le scuole d'arte nella vicina Germania, ma la descrizione della natìa Toscana nei racconti del padre, grande narratore, suscitano nel giovane il desiderio di avvicinarsi ai luoghi che hanno visto nascere ed operare i grandi artisti del passato: Donatello, Michelangelo, Masaccio; tutti "nati a pochi passi da casa mia", come era solito dire Venturino.

Passaggio a Firenze[modifica | modifica wikitesto]

La passione per le arti lo porterà, quindi, nel 1936, a scegliere come sede formativa superiore Firenze, città in grado, in quegli anni, di proporre insegnamenti di qualità nell'ambito artistico.

Studia prima presso l'Istituto d'Arte di Porta Romana, allora diretto da Libero Andreotti, per poi frequentare l'Accademia delle Belle Arti di Firenze sotto la guida di Bruno Innocenti. L'ottimo conoscenza del francese, ma soprattutto del tedesco, entrambe lingue madri lussemburghesi, gli consentono di conoscere e frequentare gli studenti stranieri, coma la futura scultrice svizzera, recentemente scomparsa, Priska von Martin, alla quale Venturino si legò sentimentalmente per tutto il tempo delle prime frequentazioni fiorentine.

A Firenze Venturino era solito andare allo storico caffè Le Giubbe Rosse, ritrovo di artisti e letterati. Qui conobbe e frequentò Ottone Rosai, Dino Caponi, Vasco Pratolini, Alessandro Parronchi, Mario Luzi, Carlo Bo, Piero Bigongiari, Eugenio Montale, Enrico Pea, Giuseppe Ungaretti e molti altri. È questa anche l'epoca dei primi ritratti: Ottone Rosai (1938), Autoritratto (1939), Mia madre Beppina, Rina e Emilia (1943).

Questo primo "momento" fiorentino è segnato dall'intrecciarsi delle passioni amorose giovanili con l'attività artistica, quest'ultima comunque sempre in primo piano nella scala dei valori del giovane artista, con continue difficoltà economiche, costretto a vendere le prime opere ai bar e in strada.

La guerra[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1940 viene chiamato alle armi. Venturino accetta con un certo orgoglio questo gravoso obbligo, memore del comportamento eroico del padre sul fronte della prima guerra mondiale. Viene inviato in Albania, e le sue doti di abile disegnatore suggeriscono ben presto al Comando Militare di impiegare il giovane soldato nel pericoloso compito di rilevare il dispiegamento delle linee nemiche dall'alto di un rilievo.

Venturino alloggia con altri tre commilitoni all'interno di una baracca. È inverno e nevica molto. L'attività di rilevamento si svolge con estrema precisione e puntualità, tanto che il Comando emette un encomio solenne a suo nome. Purtroppo di lì a poco la postazione viene centrata in pieno da un obice. Venturino è l'unico superstite di un attacco al quale i soccorritori pensavano nessuno fosse sopravvissuto. Venturino passa una notte immerso nella neve, su una montagna, con la gamba destra quasi perduta, solo in mezzo ai miseri resti sparsi dei compagni con i quali solo poche ore prima stava dividendo alcune sigarette.

Tratto in salvo la mattina successiva, viene trasferito in Italia dove inizierà una lunga degenza presso l'Ospedale di Careggi a Firenze, dove la gamba verrà recuperata all'uso con una serie di ventiquattro operazioni abilmente condotte allo scopo di ricostruire le parti ossee lese. È il dicembre del 1940.

Venturino riesce comunque a partecipare ad alcune importanti rassegne nazionali indette tra il 1940 e il 1943, a Bologna, Milano e Firenze.

La prima personale e il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1945, a pochi giorni dalla liberazione di Firenze, allestisce la sua prima personale nella Galleria La Porta, ove espone sculture, dipinti, bozzetti e disegni, sintesi di dieci anni di lavoro.

Nel 1947 lascia Firenze per Milano, dove conosce gli artisti più versati nelle ricerche formali tra i quali Lucio Fontana, che lo invita ad aderire al Manifesto dello Spazialismo. A tale invito Venturino oppone un deciso rifiuto, in quanto a suo sentire tale scelta lo porterebbe ad uno "schieramento" e ad una collocazione nel panorama artistico italiano assolutamente non in linea con la sua continua ricerca e sperimentazione.

Il biennio 1947-49 è ricco di riconoscimenti, vince nel 1948 a Milano il premio Emilio Gariboldi per la scultura con un Autoritratto in pietra, partecipa al concorso per il premio Forte dei Marmi, vince quindi il premio St. Vincent.

I primi anni Cinquanta lo vedono molto presente a Firenze, dove esegue il ritratto di Fiamma Vigo del 1950, che testimonia la sua frequentazione della galleria fiorentina Numero. Venturino si reca però periodicamente in Lussemburgo, dove lascia alcune importanti opere.

Pinocchio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Parco di Pinocchio.

Nel 1953 Venturino partecipa al concorso internazionale per un Monumento a Pinocchio, indetto dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi, a Collodi di Pescia (PT). Con gli architetti Renato Baldi e Lionello De Luigi presenta il progetto per una piazzetta mosaicata, che negli originari intenti doveva aprirsi verso Villa Garzoni continuandone idealmente il percorso che scende dalla fontana e consentire l'accesso al Parco tramite un ponte sul torrente Pescia.

Venturino vince il primo premio ex aequo con lo scultore Emilio Greco, ideatore della statua dedicata alla Fatina, oggi posto all'ingresso del Parco. Dal 1954 al 1956 lavora senza sosta nella realizzazione della sua Piazzetta, che nella versione finale risulterà diversamente orientata.

L'opera, inoltre, a causa dell'ex aequo con lo scultore Emilio Greco, era destinata a rimanere incompleta, prevedendo il progetto, al centro della piazzetta, un Pinocchio gnomone che non fu mai realizzato. Ciononostante l'opera apparve subito originale e innovativa, sia per la tecnica utilizzata, sia per l'impianto narrativo, con la storia di Pinocchio raccontata attraverso un libero giuoco di rimandi fantastici.

Terminata l'impresa nel 1956, Venturino ha continuato la sua riflessione su Pinocchio, approfondita durante il forzato soggiorno fiorentino nell'Ospedale Psichiatrico di San Salvi, dove venne ricoverato per una gravissima depressione. Durante il periodo di degenza, infatti, a Venturino fu consentito di eseguire alcuni grandi disegni a pastello e tempera che sono tra le sue opere più significative, sui quali l'artista riproduceva spesso la figura di Pinocchio, che si trasfigurava in un'effigie umana ora gioiosa ora sofferente.

L'artista è uno dei più sensibili interpreti del testo collodiano, sapendone cogliere l'esemplare messaggio letterario e poetico, dove si rispecchia, per singolare consonanza, la sua anima. Il 1957 è il solo anno durante il quale Venturino non produce alcuna opera. Subito dopo riprende la sua attività. Partecipa nel 1959 alla VIII Quadriennale di Roma e nel 1960 la Galleria La Strozzina di Firenze gli dedica un'importante antologica per la cura di Mario Bergomi, mentre l'anno successivo Carlo Ludovico Ragghianti presenta i suoi Monotipi al Gabinetto Disegni e Stampe dell'Università di Pisa.

Dal 1960 al 2002[modifica | modifica wikitesto]

Nei decenni successivi Venturino realizza molti lavori in Italia e all'estero: sculture, monumenti, mosaici e murales.

Gli anni Sessanta in particolare lo vedono partecipare a rassegne nazionali ed internazionali.

Il 1961 vede Venturino impegnato di nuovo nel Lussemburgo, a Schifflange, nella realizzazione di uno dei più grandi mosaici europei: una Crocifissione nella zona absidale della locale chiesa. Il mosaico è stato rintracciato nel 2009, nascosto dietro una controparete in marmo, ed è in attesa di venire nuovamente svelato. Sempre nel 1961 alcune opere dello scultore giungono negli USA, nella Nicole Galerie di New York, oggi non più attiva.

Nel 1962 partecipa alla III Biennale Internazionale di Scultura di Carrara e, nel 1963, alla Mostra Mercato Internazionale di Arte Contemporanea di Palazzo Strozzi a Firenze, per la quale disegna il manifesto. Sono anche gli anni di importanti opere pubbliche, e tra queste il Monumento per le Vittime del Nazismo del 1963 oggi in P.za Tasso a Firenze.

I successivi anni Settanta trascorrono tra la realizzazione di importanti opere pubbliche e una intensa attività espositiva in gallerie private e presso istituzioni pubbliche. Tra le più importanti realizzazioni si ricordano il San Francesco e la lupa di Arezzo, del 1973, e il Monumento alla Resistenza di Loro Ciuffenna, del 1978.

Gli anni Ottanta si aprono con il Monumento ai Caduti di tutte le guerre di Chitignano e l'importante antologica di San Giovanni Valdarno del 1983, cui seguì nel 1988 la mostra tenutasi ad Arezzo e dedicata in gran parte alla sua produzione grafica. Il 4 luglio del 1991, alla presenza del Presidente Giorgio Napolitano, viene inaugurato a Castelnuovo dei Sabbioni il grande Murale alla Memoria (oltre 60 metri) voluto dall'allora Sindaco di Cavriglia Enzo Brogi, che richiama i valori del lavoro, della libertà e ricorda l'eccidio nazifascista perpetrato a quella comunità nel luglio del 1944. Nel 1993 viene aperto il Museo Venturino Venturi di Loro Ciuffenna; nel 1999 viene allestita nella Sala d'Arme di Palazzo Vecchio a Firenze l'importante mostra antologica, ma non si esaurisce la partecipazione dell'artista ad importanti esposizioni d'arte: nel 2002, pochi giorni prima della sua scomparsa, un importante nucleo delle sue opere viene esposto a Palazzo Strozzi nell'ambito della rassegna "Continuità. Arte in Toscana 1945-1967", per la cura di A.Boatto.

Gravemente sofferente, viene ricoverato presso la RSA di Terranuova Bracciolini (AR), che già aveva frequentato per alcuni periodi di riabilitazione motoria. Qui muore il 28 gennaio 2002, dopo avere eseguito gli ultimi disegni a penna, fra i quali uno dedicato alla tragedia delle "Twin Towers" di New York.

Venturino Venturi nei Musei[modifica | modifica wikitesto]

Musei Vaticani

Galleria degli Uffizi

Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti

Museo degli Argenti di Firenze

Museo del Novecento di Firenze

Museo Diocesano di Milano

MNHA di Città del Lussemburgo

Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Arezzo

Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi a Pisa

Museo di Arte Sacra di Prato

MAON di Cosenza

Museo di Santa Croce a Firenze

Venturino Venturi nelle Collezioni[modifica | modifica wikitesto]

Abbazia di Vallombrosa (FI)

Palazzo Vescovile di Prato

Seminario Arcivescovile di Fiesole

RAI Firenze

Banca Generali (Milano)

Cassa di Risparmio di Firenze

Monte dei Paschi di Siena

Banca Etruria (Arezzo)

Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia

Banca del Valdarno (Credito Cooperativo di San Giovanni Valdarno - AR -)

Banca del Chianti Fiorentino di San Casciano VP (FI)

L'Atelier Venturino Venturi[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2004 è attivo l'Archivio Venturino Venturi, denominatosi nel 2015 Atelier Venturino Venturi, che ha sede nella casa-atelier che appartenne all'artista, nel paese natale di Loro Ciuffenna. L'Archivio ha iniziato ad organizzare importanti mostre monografiche dal 2006, con "Impronte di Materia. Venturino Venturi: matrici, monotipi, disegni e sculture dal 1948 al 1986", per la cura di Micol Forti e Antonino Caleca nelle sedi del Ministero dei Beni Culturali (Roma), Museo di San Matteo (Pisa), Casa Masaccio (San Giovanni Valdarno). L'impegno è proseguito nel 2007 con la mostra "Volti. Uomini e donne del Valdarno nei ritratti di Venturino Venturi", per la cura di Lucia Fiaschi, nella sede di Palazzo Concini a Terranuova Bracciolini (AR). Le più recenti datano al 2012, ricorrendo il decennale della scomparsa dell'artista: "Venturino Venturi. Il dono dell'Assoluto", a Fiesole dal 12 aprile al 30 maggio, "Venturino 1958", a Pontassieve dal 14 aprile al 3 giugno e "Venturino Venturi. La Via Crucis e il Vangelo di Prato", presentazione delle acquisizioni permanenti del Seminario Vescovile di Prato (20 aprile). La prima mostra antologica milanese è prevista dal 3 ottobre al 24 novembre 2013 presso il Museo Diocesano di Milano[1].

L'Archivio è attualmente impegnato nella catalogazione generale dell'opera dello scultore, del primo volume del quale è prossima la pubblicazione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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