Trichiana

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Trichiana
comune
Trichiana – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Belluno-Stemma.png Belluno
Amministrazione
Sindaco Fiorenza Da Canal (lista civica Lavorare per Trichiana) dal 26-5-2014
Territorio
Coordinate 46°04′28″N 12°08′04″E / 46.074444°N 12.134444°E46.074444; 12.134444 (Trichiana)Coordinate: 46°04′28″N 12°08′04″E / 46.074444°N 12.134444°E46.074444; 12.134444 (Trichiana)
Altitudine 347 m s.l.m.
Superficie 43,96 km²
Abitanti 4 868[1] (31-12-2015)
Densità 110,74 ab./km²
Frazioni Campedei, Carfagnoi, Casteldardo, Cavassico Inferiore, Cavassico Superiore, Confos, Frontin, Morgan, Niccia, Pialdier, Pranolz, San Felice, Sant'Antonio Tortal
Comuni confinanti Cison di Valmarino (TV), Limana, Mel, Revine Lago (TV), Sedico
Altre informazioni
Cod. postale 32028
Prefisso 0437
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 025061
Cod. catastale L422
Targa BL
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti trichianesi
Patrono S. Maria Assunta e San Felice Martire
Giorno festivo 15 agosto e 14 gennaio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Trichiana
Trichiana
Trichiana – Mappa
Posizione del comune di Trichiana nella provincia di Belluno
Sito istituzionale
Il "Brent dell'Art", in località Sant'Antonio Tortal

Trichiana è un comune italiano di 4 868 abitanti[1] della provincia di Belluno in Veneto.

Il comune è posto al centro della Valbelluna, tra le Prealpi Bellunesi e le rive del fiume Piave, tra i torrenti Limana e Ardo. Il punto più elevato è la cima del Monte Cimone (1290 m), il più basso, presso il Ponte di San Felice (290 m).

Il comune appartiene all'Unione Montana Val Belluna; pur essendo vicino a Belluno, il territorio trichianese appartiene alla Diocesi di Vittorio Veneto.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è attraversato dal fiume Piave nel suo tratto subito dopo l'abitato di Limana, distante pochi km dalla confluenza del Cordevole. I corsi d'acqua più importanti all'interno del territorio sono:

  • Torrente Ardo
  • Torrente Tuora
  • Torrente Limana

Orografia[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è inserito nel sistema montuoso delle Prealpi Bellunesi, affacciate direttamente sulle Dolomiti e aperte sulla Pianura Padana.

Nelle vicinanze di Sant'Antonio Tortal sono presenti, lungo il torrente Ardo, i cosiddetti Brent dell'Art che costituiscono un sito geologicamente molto interessante della Sinistra Piave bellunese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini del nome

Il toponimo è citato per la prima volta nel 1172 come Terkeana, diventa Tricana nel 1237 e assume l'odierna forma Trichiana nel 1286. Secondo Giovanni Battista Pellegrini è un prediale derivato dal personale latino Tarquius o dal personale celtico Tricco, Triccus. Improbabile una derivazione da santa Tecla, titolare di una chiesa oggi scomparsa[2].

Origini[modifica | modifica wikitesto]

L'uomo comparve nell'attuale territorio di Trichiana già in epoca preistorica, come ha dimostrato la campagna di scavi condotta al Pian Grande di Nareon. I reperti testimoniano una presenza umana costante dal mesolitico (10 000 a.C.) sino alla fine dell'età del bronzo (1 000 a.C.) e, in particolare, il ritrovamento di selci adatte a un falcetto fanno pensare a una comunità dedita all'agricoltura.

Si colloca nel mesolitico recente (6 000-5 500 a.C.) il sito di Col di Varda presso Sant'Antonio Tortal, che fa pensare a una frequentazione del passo San Boldo già in epoca antica.

Al Museo civico di Belluno si conserva una chiave rituale in bronzo rinvenuta sul monte Nenz presso Noal, databile all'età del Ferro (VII secolo a.C.) e vicina ai manufatti della cultura di Hallstatt, in Austria. Il reperto potrebbe aver avuto un significato magico-religioso e fa pensare all'esistenza di un luogo sacro; inoltre, rivelerebbe degli scambi tra le civiltà della Valbelluna e quelle dell'Europa centrale[2].

Epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

Come per tutto il Veneto, l'arrivo dei Romani nel Bellunese fu graduale e pacifico. I nuovi arrivati costruirono città, realizzarono strade, diedero al territorio un'organizzazione amministrativa e imposero lingua e cultura. Nel corso del I secolo a.C. Belluno e Feltre divennero municipi, ovvero città dotate di una propria struttura amministrativa, con propri governanti e un territorio annesso.

Risale al I secolo d.C. un'urna cineraria individuata all'interno della scomparsa chiesa di Santa Tecla e oggi conservata nel palazzo comunale. Come riporta l'iscrizione sulla stessa, la sepoltura fu realizzata da Precellia Procura per conservare i resti del marito Caio Durenio Secondo, abitante di Oderzo, dove aveva ricoperto cariche amministrative. Il fatto che sia stata specificata l'origine del defunto, fa pensare che la zona non appartenesse al municipio di Oderzo, come si è a lungo pensato, ma che orbitasse già allora attorno a Belluno.

Diversi, inoltre, i ritrovamenti di monete: nel 1912 fu rinvenuta sul passo San Boldo una moneta di un Tolomeo; nel 1944-45 emerse dalla ghiaia del torrente Limana una moneta cartaginese (IV secolo a.C.), usata forse durante la seconda guerra punica per pagare un mercenario celtico; nel 1967 fu rinvenuto un "tesoretto" con 42 denari d'argento del III secolo d.C., che fu forse messo da parte durante l'introduzione di un nuovo conio per conservare vecchie monete più preziose.

Tracce molto più evidenti della presenza romana sono date dai toponimi, che dimostrano l'organizzazione agraria del territorio attraverso la centuriazione e l'assegnazione di poderi: oltre al già citato Trichiana, si ricordano Cavassico (da un proprietario chiamato Capatius o Cavasius), Carfagnoi (da un Carfanius) e Frontin (da Frontinus). Sempre legati alla centuriazione sono alcuni cippi confinari individuati a Col di Frontin, Cavassico Inferiore e Villanova[2].

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Nel medioevo, pur facendo parte della diocesi di Ceneda con sede in territorio trevigiano, Trichiana rimase sottoposta alla città di Belluno, che alla fine del XII secolo si era costituita in Comune. Fu tuttavia un periodo di grave instabilità politica, che vide anche l'alternarsi di varie signorie (Caminesi, Scaligeri, Carraresi, Visconti), sino al definitivo arrivo della Serenissima.

Di quest'epoca va ricordata la distruzione del Casteldardo, durante la battaglia che oppose i Bellunesi e i Trevigiani per il controllo delle contee di Cesana e Zumelle (fine XII secolo). L'esatta collocazione del fortilizio non è nota, ma doveva trovarsi nei pressi dell'omonima frazione, secondo Giorgio Piloni su un dirupo a picco sul torrente Ardo. L'evento riveste importanza anche dal punto di vista letterario: alla presa del castello si riferiscono i quattro versi del cosiddetto "ritmo bellunese", una delle più antiche testimonianze del volgare locale.

Quest'epoca vide anche la formazione, nel contado, delle cosiddette Regole, con cui veniva garantita ai villaggi una forma di autogoverno mediante i capifamiglia riuniti in assemblea. Un documento del 1424 ci offre un elenco delle regole che facevano riferimento alla pieve di San Felice: Pialdier, Cavassico, Trichiana, Casteldardo, Carfagnoi, Frontin e Morgan[2].

Epoca veneziana[modifica | modifica wikitesto]

La prima dedizione di Belluno alla Repubblica di Venezia risale al 1404. Ne seguì una breve parentesi in cui governò il futuro imperatore Sigismondo d'Ungheria, ma tornò alla Serenissima nel 1420, rimanendovi ininterrottamente sino al 1797.

Venezia insediò a Belluno un proprio podestà, ma mantenne buona parte delle cariche e degli statuti locali, comprese le Regole: nell'Archivio notarile di Belluno si conservano ancora i manoscritti con la "carta di Regola" di Cavassico (1577) e di Pialdier (1601).

Con la fine della guerra della Lega di Cambrai, iniziò un lungo periodo di pace e relativa prosperità che si protrasse sino alla caduta della Repubblica[2].

Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

I primi dell'Ottocento videro l'avvicendarsi delle amministrazioni austriaca e francese, che portarono nuove organizzazioni amministrative. Con il Decreto Napoleonico del 1807 venne istituito l'odierno comune di Trichiana, inquadrato nel dipartimento della Piave, nel distretto di Belluno e nel cantone di Belluno.

Con il congresso di Vienna il Veneto tornò definitivamente austriaco. Fu istituita la provincia di Belluno, suddivisa in otto distretti (Trichiana dipendeva da quello di Mel). Nel 1866, al termine della terza guerra d'indipendenza, anche Trichiana entrò a far parte del Regno d'Italia[2].

Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Durante la Grande Guerra, il momento più difficile fu quello seguito alla disfatta di Caporetto. Le truppe italiane, ritiratesi sul monte Grappa e al di là del Piave, lasciarono la Valbelluna all'occupazione degli Imperi Centrali. I soldati austro-ungarici si abbandonarono al saccheggio: depredarono ville e abitazioni, occuparono chiese, spogliarono i negozi e requisirono opere d'arte. La liberazione giunse solo l'anno successivo, con la battaglia di Vittorio Veneto.

Nel 1930 venne inaugurato il ponte San Felice che, superando il Piave presso l'omonima località, permise un collegamento più rapido tra Trichiana e la riva opposta. Prima di allora esisteva solo un traghetto, che già nei tempi più antichi era parte del percorso che collegava la pianura veneta all'Europa centrale attraverso il passo San Boldo.

Durante la seconda guerra mondiale, dopo l'armistizio di Cassibile, la provincia di Belluno fu annessa al Terzo Reich. Grande fu il sacrificio del comune, che vide molti dei suoi abitanti giustiziati e deportati nei lager, mentre altri prendevano parte alla Resistenza partigiana. A memoria di questi sacrifici, nel 1973 vennero consegnate le medaglie d'argento al valor militare ai quattro fratelli Felice, Gervasio, Antonio e Giuseppe Schiocchet e nel 1987 la medaglia di bronzo al valor militare all'intero comune.

Il Novecento fu anche il secolo dell'emigrazione, iniziata già alla metà dell'Ottocento attratta dai cantieri stradali e ferroviari dell'Impero Austro-Ungarico. Il fenomeno continuerà, a più riprese, sino al secondo dopoguerra, quando i flussi si indirizzavano verso la Svizzera e altri paesi europei[2].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«La popolazione del comune di Trichiana, intrepida e generosa, minacciata di forzato esodo, confermava ancora una volta le alte tradizioni patriottiche, ergendosi decisa contro la tracotanza nazista.

Il territorio del comune era centro e base offensiva di agguerrite formazioni partigiane che avevano il compito di interdire importanti vie di comunicazione alle forze tedesche, in durissime ed impari lotte, opponeva alla morsa inesorabile di vari ed imponenti rastrellamenti il valoroso sacrificio dei suoi figli e della stremata popolazione.

Le rappresaglie, le deportazioni, le impiccagioni e gli eccidi sofferti dalla gente e dai partigiani del luogo, costituiscono un valido contributo di sangue e di eroismo dati alla Lotta di Liberazione.»
— Trichiana, 9 settembre 1943 - 1° maggio 1945

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Il centro di Trichiana si articola attorno alla piazza dedicata a Tina Merlin, dove si affacciano la chiesa di Santa Maria, originaria del 1400 ma di fattezze odierne risalenti alla fine del Settecento, e il palazzo comunale del 1870.

Chiesa di Santa Maria Assunta e San Felice[modifica | modifica wikitesto]

È la chiesa parrocchiale di Trichiana, dipendente dalla diocesi di Vittorio Veneto (ex diocesi di Ceneda).

La storia ecclesiastica di Trichiana è nota a partire da un documento 1204, quando viene nominata la pieve di San Felice. Questa, tuttora esistente, si trova nell'omonima frazione, nei pressi del guado sul Piave posto lungo l'itinerario che, attraverso il passo San Boldo, collegava la pianura veneta all'Europa centrale. In quello stesso documento i Trevigiani rivendicano per sé i territori della pieve in quanto, pur trovandosi nel contado bellunese, dipendeva dal punto di vista ecclesiastico dal vescovo di Ceneda.

Nel XV secolo si ha la prima notizia di un oratorio intitolato a Santa Maria, collocato presso la villa di Trichiana. Data la posizione più centrale, col tempo cominciò ad assorbire le funzioni della vecchia pieve di San Felice e nel 1510 risulta essere pieve a pieno titolo. Tuttavia, a causa delle sue anguste dimensioni, verso la metà del Seicento se ne decise la ricostruzione. I lavori si protrassero a lungo: non era ancora completa nel 1787 e solo il 25 settembre 1825 venne inaugurata con la consacrazione officiata dal vescovo Jacopo Monico. In questa occasione, assunse i titoli di entrambe le chiese.

All'interno dell'edificio sono conservate numerose opere di pregio. Tra tutte, spicca la pala dell'altare maggiore, con la Madonna con Bambino tra i santi Tiziano e Bernardino è di Giovanni da Mel (1543), mentre sugli altri altari si trovano le pale raffiguranti la Madonna con i santi Pietro e Paolo di Antonio Federici (uno dei maestri di Valentino Besarel, XIX secolo), la Madonna con san Giovanni Battista e un santo vescovo e la Madonna del Rosario con san Domenico e santa Rosa (entrambe di anonimo settecentesco). Si ricordano, inoltre, una statua marmorea di Sant'Ignazio di Loyola (di ignoto, datata 1728), già esposta nella chiesa del collegio dei Gesuiti di Belluno, e gli affreschi sul soffitto della navata, con la Gloria della Vergine e di san Felice e le Quattro virtù cardinali, attribuiti a Giambattista Canal (inizi XIX secolo). Gli arredi lignei, in noce, sono stati realizzati nell'Ottocento su disegno dell'architetto Giuseppe Segusini e di grande interesse è anche il fonte battesimale, realizzato in marmo con copertura in legno, dallo scultore zumellese Lorenzo Brisighella (fine Cinquecento). Lavori più recenti sono gli affreschi di Lino Dinetto (1949) e le statue di Raffaele Piazza (Otto-Novecento)[3].

Ville Venete[modifica | modifica wikitesto]

I dintorni di Trichiana sono caratterizzati dalla presenza di numerose ville venete tra le quali:

  • Villa Montalban a Pialdier del XVIII sec.,
  • Villa Alpago Novello a Frontin del XVIII sec.,
  • Villa Agosti a Villanova del XVIII sec.,
  • Villa Piloni a Casteldardo del XVI sec.,
  • Villa Piloni a Carfagnoi del XVII sec.,
  • Villa Girlesio a Sant'Antonio Tortal del XVII sec.

Nei pressi della località Casteldardo si può visitare Villa Piloni, costruita accanto ai ruderi dell'antico castello; poco distante lungo la strada provinciale si innalza una torretta medievale testimone dell'antico maniero.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Persone legate a Trichiana[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Alpago Novello (Feltre, 1889 – Frontin, 1985), architetto, urbanista e storico - È deceduto a Frontin nella villa Alpago Novello, da sempre proprietà della sua famiglia.
  • Francesco Zucchetti (Cernusco sul Naviglio, 1902 – Trichiana, 1980), ciclista - Ha vissuto gli ultimi anni della sua vita a Trichiana. Nel 2016 le sue spoglie sono state traslate dal cimitero di Trichiana a quello della città natale[5].
  • Tina Merlin (Trichiana, 1926 – Belluno, 1991), partigiana, giornalista e scrittrice - È nata al civico 50 di via Luigi Bernard.
  • Aldo Brancher (Trichiana, 1943), politico
  • Wanda Sandon (Trichiana, 1952), ex cestista

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il paese è raggiungibile dalla S.P. 1 della Sinistra Piave e dalla S.R. 635 del Passo San Boldo.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2004 2009 Fiorenza Da Canal lista civica sindaco
2009 26 maggio 2014 Giorgio Cavallet lista civica sindaco
26 maggio 2014 in carica Fiorenza Da Canal lista civica Lavorare per Trichiana sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2015.
  2. ^ a b c d e f g Monica Frapporti, Notizie storiche su Trichiana, Comune di Trichiana. URL consultato il 14 gennaio 2017.
  3. ^ Monica Frapporti, Chiese e chiesette, Comune di Trichiana. URL consultato il 14 gennaio 2017.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Ciclismo e magia: la storia di Francesco Zucchetti, oro olimpico nel 1924, riconsegnata alla città, Comune di Cernusco sul Naviglio. URL consultato il 14 gennaio 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN245452787