Stele di Nora

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La stele di Nora

La stele di Nora è un blocco in pietra arenaria (alto 105 cm, largo 57) recante un'iscrizione che la quasi totalità degli studiosi ritiene eseguita in alfabeto fenicio. Fu rinvenuta nel 1773 inglobata in un muretto a secco di un vigneto in prossimità dell'abside della chiesa di sant'Efisio a Pula, centro urbano situato nella Sardegna meridionale che trae origine dall'antica città di Nora, una delle prime città sardo-fenicie. Il ritrovamento fuori dal suo contesto archeologico originale limita al suo contenuto le informazioni ricavabili dal documento. Conservata nel Museo archeologico nazionale di Cagliari, la stele svela il primo scritto fenicio mai rintracciato a ovest di Tiro: la sua datazione oscilla tra i secoli IX e VIII a.C.[1]. Il documento epigrafico è stato pubblicato all'interno del Corpus Inscriptionum Semiticarum sotto il numero CIS I, 144, e una parte degli studiosi ritengono che si tratti della parte minore (ed unica parte sopravvissuta) di un'iscrizione molto più lunga, distribuita su più pietre[2], sebbene manchi un consenso generale al riguardo[3].

Le teorie[modifica | modifica wikitesto]

Gli studiosi moderni non sono concordi sulla lettura epigrafica del testo e la sua traduzione[4]. Infatti a causa dello stato di conservazione, è possibile leggere con chiarezza circa metà delle lettere, mentre l'altra metà nonostante il competente intervento degli epigrafisti, rimane dubbia[5]. Ad ogni modo è possibile suddividere le varie opinioni in due blocchi in base al significato dato al documento: da un lato ci sarebbero coloro che ritengono si tratti della dedica commemorativa di una spedizione, dall'altro chi invece pensa al culto celebrativo di una divinità.

Commemorazione di una spedizione[modifica | modifica wikitesto]

La presenza fenicia in Sardegna
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sardegna fenicia e cartaginese.

Dopo una sporadica presenza fenicia nel Mediterraneo occidentale, iniziata attorno all'XI secolo a.C., nell'VIII secolo a.C., mentre la civiltà nuragica viveva la sua massima espansione, si nota in Sardegna uno sviluppo dei centri costieri che ben presto diventarono vere e proprie città. I Fenici, oltre che in Africa, si insediarono sulle coste della Sardegna e nell'area occidentale della Sicilia.

PhoenicianTrade.png

I villaggi nuragici costieri, situati nel meridione dell'isola, furono i primi punti di contatto tra i commercianti fenici e gli antichi Sardi. Questi approdi costituivano dei piccoli mercati dove venivano scambiate varie mercanzie. Con il costante prosperare dei commerci, i villaggi si ingrandirono sempre di più, accogliendo stabilmente al loro interno l'esodo delle famiglie fenicie in fuga dall'attuale Libano. In questa terra, esse seguitarono a praticare il loro stile di vita, i loro propri usi, le proprie tradizioni e i loro culti di origine, apportando in Sardegna nuove tecnologie e conoscenze. Tramite matrimoni misti e un continuo scambio culturale, i due popoli coabitarono pacificamente e i villaggi costieri divennero importanti centri urbani, organizzati in maniera simile alle antiche città stato delle coste libanesi. I primi insediamenti sorsero a Karalis, a Nora, a Bithia, a Sulci nell'isola di Sant'Antioco, a Tharros nella penisola del Sinis, poi a Neapolis presso Guspini, e a Bosa.

Come afferma Gian Franco Chiai, professore alla Freie Universität Berlin[6]:

« non sempre da parte dei coloni si deve presupporre un atteggiamento di totale rifiuto nei confronti delle lingue locali. Lo prova [...] la presenza del termine SRDN nella suddetta stele in riferimento alla Sardegna. Ciò significa [...] che i Fenici erano consapevoli tra il IX-VIII sec. a.C. che la denominazione epicorica dell'isola era SRDN e questo potevano averlo appreso forse direttamente dagli abitanti del luogo. Sarebbe poi lecito supporre, ma questo solo in una seconda fase, che assimilato il nome, lo avessero poi adattato alla loro lingua. I Fenici nella fase precoloniale avrebbero preso contatto con le realtà locali utilizzando non solo interpreti, ma anche, quando serviva, apprendendo loro stessi i rudimenti della lingua del posto, anche in seguito ad unioni con le donne indigene. Ad ogni modo, il fatto stesso che la maggior parte dei toponimi dei centri fenici dell'isola sia di matrice locale, presuppone comunque un atteggiamento positivo e pacifico nei confronti delle popolazioni del posto e della loro lingua,in relazione ad una volontà di integrarsi nell'ambiente, rispettando in primo luogo le denominazioni indigene. Il dato linguistico in questo caso si integra bene con quello storico-archeologico. »

(Da Il nome della Sardegna e della Sicilia sulle rotte dei Fenici e dei Greci in età arcaica. Analisi di una tradizione storico-letteraria)

Nel 1972 l'orientalista J. Brian Peckham propose la sua interpretazione militare ritenendo la Stele completa e traducendo il testo[7]:

Trascrizione Traduzione dell'autore Traduzione in italiano
1
2
3
4
5
6
7
8
btršš
wgrš h'
bšrdn š
lm h' šl
m sb' m
lktn bn
šbn ngd
lpmy
From Tarshish
he was driven
in Sardinia
he found refuge
his forces found refuge:
Milkûtôn, son of
Šûbôn, the commander.
To Pmy
Da Tarshish
lui fu condotto,
in Sardegna
lui trovò rifugio,
le sue truppe trovarono rifugio:
Milkûtôn, figlio di
Šûbôn, il comandante.
A Pmy

Nel dicembre dello stesso anno Frank Moore Cross, professore all'Università di Harvard, pubblica un articolo[8] in risposta a Peckham, riprendendo alcuni punti dello studioso ma distanziandosene in altri. Cross ritiene ad esempio che nel testo non si parli di Tartessos, in Andalusia, ma di Tarsis in Sardegna. Inoltre afferma che nell'interpretazione del verbo grš andrebbe privilegiato il suo significato militare di "scacciare" rispetto a quello marittimo di "essere trascinato/condotto". Infine ritiene che Milkaton sarebbe un comandante di Pumayaton di Tiro (831-785 a.C.), conosciuto presso i greci come Pigmalione, qui presente con una forma abbreviata ipocoristica PMY abbastanza comune nel mondo fenicio.[9]

La sua traduzione (che integra le prime due righe del testo nella parte alta della stele) è la seguente:

Trascrizione Traduzione dell'autore Traduzione in italiano
a
b
1
2
3
4
5
6
7
8
hiltahim (?)
'itt šardina (?)
ba-taršīš
wa-garrišō hū'
ba-šardina ša-
-lim hū' šal-
im saba'ō mi-
lkatōn bin
šūbnā nagīd
la-pummay
He fought (?)
with the Sardinians (?)
at Taršīš
and he drove them out.
Among the Sardinians
he is [now] at peace,
(and) his army is at peace:
Milkatōn, son of
Šūbna (Shebna), general
of (King) Pummay
Lui combatté (?)
con i Sardi (?)
a Taršīš
ed egli li scacciò.
Tra le popolazioni sarde
lui è [adesso] in pace,
(e) il suo esercito è in pace:
Milkaton figlio di
Shubna (Shebna), generale
del (re) Pummay

In uno studio del 1991, l'archeologo William H. Shea, professore all'Andrews University, avanza un'integrazione parziale alla prima linea riprendendo il verbo grš e legge l'ultima LPNY (dal significato di "precedente" o "in precedenza") invece di LPMY[10]. Pertanto propose la seguente trascrizione e traduzione:[11]

Trascrizione Traduzione dell'autore Traduzione in italiano
1
2
3
4
5
6
7
8
[grš h'] btršš
wgrš h'
bšrdn š
lm h' šl
m sb' m
lktn bn
šbn ngd
lpny
[He drove out] at Tarshish
he drove out
in Sardinia.
He is safe.
His troops are safe.
Milkaton, son of
Shubon the previous
commander
[Egli scacciò] a Tarshish
egli scacciò,
in Sardegna.
Lui è al sicuro,
Le sue truppe sono al sicuro.
Milkaton, figlio di
Shubon il precedente
comandante.
Il quartiere punico di Nora.

Lo studioso ritiene che la stele testimoni le attività militari di "Milkaton" a "Tarshish" e in Sardegna.[12] Riguardo all'ubicazione di Tarshish, egli ritiene che si possa trattare di una località in Spagna; si starebbe pertanto parlando di una fallita (o parzialmente fallita) penetrazione in Spagna e quindi del necessario ritorno in una base meno occidentale (appunto la Sardegna). Il comandante inoltre con il verbo šlm (tradotto per la prima volta da Zuckerman come "salvo/al sicuro") intenderebbe che la spedizione in Spagna non avrebbe del tutto compromesso le possibilità di un'ulteriore azione.

Secondo Cross l'iscrizione documenterebbe la colonizzazione fenicia della parte meridionale dell'isola.[13] Secondo Russel E. Gmirkin invece, l'iscrizione testimonierebbe il periodo in cui i Fenici venivano sconfitti e in parte costretti ad emigrare verso occidente dall'avanzata assira.[14] In questo senso Tarshish non si riferirebbe ad una località spagnola o sarda ma a Tarso in Cilicia. Si tratterebbe pertanto della testimonianza della fuga di profughi approdati in Sardegna nella disperata ricerca di salvezza e pace. Concorda con questa interpretazione anche Delgado Hervàs[15], professoressa all'Universitat Pompeu Fabra di Barcellona.

Un riferimento a Tartesso?
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tartesso.

Gli studiosi che leggono nella prima linea supestite dell'iscrizione il toponimo TRŠŠ hanno offerto varie possibili identificazioni. Come afferma Peckham[16]:

« Tarshish may describe a type of ship, or refer to a complex set of trade routes, or designate a place »

(Da The Nora Inscription)

L'idea però che si tratti di un toponimo ha prevalso e tra le varie ipotesi l'andalusa Tartesso è sembrata a molti quella più probabile[17]. Bisogna comunque segnalare come afferma Antonelli[18] che:

« [...] Le testimonianze su Tarshish, al di là di ogni moderno tentativo di identificazione puntuale, sembrano contenere un'allusione generica: quella con cui il mondo semita faceva riferimento alle estreme regioni occidentali, meta dei primi traffici commerciali fenici »

(Da I Greci oltre Gibilterra)
Tartessos.svg

Ma anche un'identificazione regionale verso l'occidente iberico ha visto contrari diversi studiosi[19] e non mancano quindi interpretazioni alternative con località sarde[20] o asiatiche[21].

David Ridgway della University of Edinburgh ritiene che Tarsis non si riferisca né a Tarso in Cilicia, né a Tartessos in Spagna, ma indicherebbe una località mineraria in Sardegna.[22] In questa prospettiva l'iscrizione testimonierebbe la vittoria di un generale fenicio contro le popolazioni locali per il controllo delle miniere della zona. Anche Markoe[23], Dyson e Rowland[24] ritengono che la scritta testimoni una vittoria dei Fenici contro i Sardi.

Nel 2012 questa interpretazione militare del documento è stata ripresa da Nathan Pilkington dell'Università di Columbia, il quale tuttavia esclude ogni riferimento a Tartesso. Egli infatti, a differenza di coloro che sostengono l'interpretazione militare, propone di dividere la prima linea in due parole: bt ršš. Queste due parole verrebbero tradotte con "Una casa che lui buttò giù". Il termine bt può significare sia "tempio", sia "casa"[25]. Il termine all'inizio dell'iscrizione potrebbe riferirsi alla distruzione di un villaggio nuragico sardo, forse il Nuraghe Antigori. L'identificazione si basa sull'uso di bt in iscrizioni contemporanee fenicie per indicare una casa reale, con il suo territorio e popolazione. Il significato di ršš come "buttar giù / distruggere" si ritrova una volta in ugaritico[26] e due volte in ebraico nella bibbia[27]. Pertanto la traduzione offerta è la seguente[28]:

Trascrizione Traduzione dell'autore Traduzione in italiano
1
2
3
4
5
6
7
8
bt ršš
wgrš h'
bšrdn š
lm h' šl
m sb' m
lktn bn
šbn ngd
lpny
A house he beat down.
And he drove out.
In Sardinia,
he is at peace;
his army is at peace.
Milkyton, son of
Shubon the commander.
For Pummay
Una casa lui ha buttato giù.
Ed egli scacciò.
In Sardegna
lui è in pace;
il suo esercito è in pace.
Milkyton, figlio di
Shubon il comandante.
Per Pummay.

Anche Richard Miles, professore alla Università di Sidney si è mostrato concorde affermando[29]:

« un voto di ringraziamento al dio Pumay dedicato da un alto funzionario fenicio di nome Milkaton, dopo che la sua nave e tutto il suo equipaggio erano riusciti a sopravvivere a una grande tempesta nel viaggio verso la terra di «Tarshish». Si è molto discusso sulla reale collocazione geografica di «Tarshish»; comunque, l'ipotesi più probabile è che si tratti di Tartesso, l'antico nome di quella zona meridionale della Spagna corrispondente all'incirca all'attuale Andalusia. »

(Da Carthago Delenda Est)

Celebrazione di una divinità[modifica | modifica wikitesto]

Una parte consisente degli studiosi ritiene tuttavia che la Stele si riferisca unicamente al culto celebrativo di una divinità e/o alla fondazione di un tempio.[30] L'orientalista francese Dupont-Sommer[31], escludendo l'esistenza di una lacuna nel testo e considerando quindi l'iscrizione completa, tradusse nel 1948 il testo in:

Trascrizione Traduzione dell'autore Traduzione in italiano
1
2
3
4
5
6
7
8
bt rš š
ngr šh'
bšrdn š-
lm h' šl-
m sr' m
lkt nrn[k]
š bn ngd
lpmy
Temple du Cap de
Nogar qui est
en Sardaigne. Pros-
père soit-il! Prospè-
re soit Tyr, mère
de Kition (et) Narna[ka]! (?)
Lequel (temple) a bâti Nogar
en l'honneur de Pumai
Tempio di Capo
Nogar che si trova
in Sardegna. Pros-
pero sia lui! Prospe-
ra sia Tyr, madre
di Kition (e) Narna[ka]! (?)
Il quale (tempio) ha costruito Nogar
in onore di Pumai.

L'interpretazione di bt rš š come "Kap-Tempel", "tempio di Capo", è accettata anche da Kurt Galling.[32] Lo storico e filologo francese Février[33], basandosi sul lavoro di Dupont-Sommer, avanzò nel 1950 qualche lettura alternativa e la tradusse:

Trascrizione Traduzione dell'autore Traduzione in italiano
1
2
3
4
5
6
7
8
bt rš š
ngr š h'
bšrdn š-
lm h' šl-
m sb' m-
lkt nbn[t]
š bn ngr
lpmy
Temple principal, que
NGR, qui est
à (en?) ŠRDN, a édi-
fié complètement. Lui a mené
à bout la tâche de l'oeu-
vre. Construction
qu'a construite NGR
en l'honneur de PMY.
Tempio principale, che
NGR, che è
a (in?) ŠRDN, ha cos-
truito completamente. Egli ha condotto
a compimento la realizzazione dell'ope-
ra. Costruzione
costruita da NGR
in onore di PMY.
Tempio e area urbana
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Nora.

In passato si riteneva che la Stele di Nora testimoniasse essa stessa l'esistenza di un centro urbano fenicio o sardo-fenicio. Recenti ricerche archeologiche[34] hanno però postdatato la necropoli, il Tophet e il quartiere artigianale alla fine del VII secolo e alla prima metà del VI a.C.. Pertanto il tempio presumibilmente citato nella Stele andrebbe contestualizzato all'intero di un emporio, un centro di scambi commerciali in una fase precoloniale, segnata maggiormente dalla presenza di altre popolazioni, non solo fenicie o indigene.

Nel 1966 Jean Ferron[35], rileggendo criticamente il lavoro di Février, propose invece la seguente traduzione:

Trascrizione Traduzione dell'autore Traduzione in italiano
1
2
3
4
5
6
7
8
bt rš š
nqdš h'
bšdrn š
lm h' šl
m sb' m
lkt wbn
š bn nr'
lpmy
(Ce) Temple (est) le premier qui
a été consacré
en Sardaigne. Qu'il soit (conservé)
intact! Que soit (conservée)
intacte l'ouvre de ma-
çonnerie et d'architecture
qu'a edifiée Nora
en l'honneur de Poumai!
(Questo) Tempio (è) il primo che
è stato consacrato
in Sardegna. Possa essere (conservato)
intatto! Possano essere (conservate)
intatte la muratura
e l'architettura
che Nora ha costruito
in onore di Poumai!

Il filologo Giovanni Semerano avanza un'ulteriore interpretazione del testo:[36]

Trascrizione Traduzione dell'autore
1
2
3
4
5
6
7
8
et rš š
ngr š ea
b šrdn š-
lm et šm
sbt m-
lk t nb nš
bn ngr
lpn j
Accanto è il sacello, quello che
l'ambasciatore di Ea
in Sardegna ha
edificato: questa memoria
esprime il voto che
il re per iscritto espone: elevi
la costruzione l'ambasciatore
davanti all'isola.
Rovine dell'antica città di Tharros.

Salvatore Dedola invece avanza alcune letture alternative. Alla riga 2 sostituisce N a W, alla riga 7 R a D e infine alla riga 8 N a M. Dopo questi interventi viene proposta la seguente traduzione:[37]

Trascrizione Traduzione dell'autore
1
2
3

4
5
6
7
8
bt rš š
ngr š h'
bšrdn š-

lm h' šl-
m sb' m-
lktnbn š
bn ngr
lpny
[Questo è] il tempio principale
di Nora che io
in Sardegna ho onorato in segno di pace
[o: compiendo un voto sacrificale, un olocausto].
Io che onoro in segno di
pace sono Sb' [Saba]
figlio di Milkaton
che ho costruito Nora
di mia propria iniziativa.
Moneta del Sardus Pater con corona piumata e giavellotto

Nel 2009 il pubblicista sardo Gigi Sanna[38] ha ritenuto che l'iscrizione si riferirebbe alla divinità indigena ABA SRDN[39], in seguito nota come Sardus Pater. Nella sua interpretazione tršš significherebbe Tharros e grš Cornus. La sua traduzione è la seguente:

Trascrizione Traduzione dell'autore
a
1
2
3
4
5
6
7
8
[nr yh]
btršš
w grš h 'a
b šrdn š
lm h 'a šl
m sb'a m
lkt nrn l
bn ngr
lphsy
Luce di YH
in Tharros
e in Cornus Lui A-
BA SHARDAN
Shalom Lui Toro
Shalom SABA
Dono di Nora
per il figlio di NOGAR
LEPHISY.

Interpretazione passata[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1941 l'archeologo americano William Foxwell Albright ha ritenuto che l'iscrizione (distribuita forse su più pietre per un'altezza che doveva raggiungere almeno i due metri e sopravvisuta ad oggi solo nella sua parte in basso a destra) andasse fortemente integrata e interpretata come un decreto cittadino di ostracizzazione[40]:

Trascrizione Traduzione dell'autore Traduzione in italiano
1
2
3
4
5
6
7
8
btršš [.......w]
ngrš h'[dm h' lšt(?)]
bšrdn š [......h']
dm h'š l['.....bn]
msb' m[hnt wbn mm]
lkt wbn[skn (?) w'n y]
šb wngr [š h'dm h']
bymy
In (from?) Tarshish
that m[an] shall be banished [for a year(?)]
from Sardinia [... that]
man who hath n[ot ... whether]
(he be) commander of a h[ost or (he be) ki]ng
or (he be [governor (?). And if he shall]
return, then [that man] shall be banish[ed]
for his life-time(?).
A (da ?) Tarshish [... e]
quell'u[omo] deve essere esiliato [per un anno(?)]
dalla Sardegna [... quell']
uomo che non ha [... che]
(lui sia) comandante di un os[pite o (lui sia) r]e
o (lui sia) [governatore(?). E se lui dovesse
tornare, allora [quell'uomo] sia esilia[to]
per tutta la sua vita(?).

L'interpretazione non ha trovato seguito nel mondo accademico in primo luogo per i numerosi problemi epigrafici offerti tanto dalla lettura delle lettere visibili, quanto dalle dubbie integrazioni proposte. In secondo luogo si ritiene che l'insediamento fenicio nel periodo a cui risale la stele di Nora fosse sostanzialmente un emporio e non un certo urbano di dimensioni tali da pubblicare decreti e prevedere norme costituzionali quali l'ostracismo. Nonostante la propria interpretazione risultasse isolata, Albright è rimasto fermo sulle proprie posizioni sostendole ancora nel 1967.[41]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

La stele è stata esposta dal settembre 2004 al gennaio 2005 al Metropolitan Museum of Art di New York, all'interno della mostra temporanea Assyria to Iberia at the Dawn of the Classical Age, Dall’Assiria all’Iberia all’alba della civiltà classica.[42]

Dall'aprile all'ottobre del 2016 l'iscrizione è stata invece offerta ai visitatori del Museum und Park Kalkriese in Germania, museo sorto nel probabile luogo della battaglia di Teutoburgo, all'interno della mostra temporanea Gefahr auf See – Piraten in der Antike, "Pericolo sul mare - Pirati nel mondo antico".[43]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dussaud, 1924, p. 147; Albright, 1941, p. 20; Amadasi, 1967, pp. 83-87; Delcor, 1968, p. 352; Cross, 1972, p. 18; Amadasi, 1990, p. 92; Shea, 1991, p. 244; Aubet, 1993, p. 179; Fantar, 1993, pp. 48 ss.; Bernardini, 1993, pp. 54 ss.; Fox, 2008, p. 120; Fantauzzi - De Vincenzo, 2013, p. 9
  2. ^ Albright, 1941, pp. 18-19
  3. ^ Amadasi, 1967, p. 85
  4. ^ Per una disamina recente delle varie posizioni si rimanda a Del Castillo, 2003, pp. 3-19.
  5. ^ Il colore rosso o violetto è stato tracciato, talvolta con errori, nell'Ottocento, nel tentativo di facilitare la lettura.
  6. ^ Chiai, 2002, pp. 129-131
  7. ^ Peckham, 1972
  8. ^ Cross, 1972, pp. 13-19
  9. ^ Cross, 1972, p. 17; Müller, 1988, pp. 192-205
  10. ^ Shea, 1991, p. 242
  11. ^ Shea, 1991, p. 243
  12. ^ Shea, 1991, pp. 243-244
  13. ^ Cross, 1987, p. 71
  14. ^ Gmirkin, 2006, pp. 275-276
  15. ^ Delgado Hervàs, 2008, p. 368
  16. ^ Peckham, 1972, p. 459
  17. ^ Wagner, 1986, pp. 201-228, Shea, 1991, p. 243, Ferrer, 2010, p. 37 n. 2, Miles, 2012, p. 94
  18. ^ Antonelli, 1997, p. 21
  19. ^ Blázquez, 1975, p. 21, Täckholm, 1986, pp. 59-71
  20. ^ Tharros o Tarsis, forse una località mineraria: Covey-Crump, 1916, pp. 280-290, Cross, 1972, pp. 13-19, Ridgway, 1992, p. 27, Sanna, 2004, pp. 316-321, 533-538
  21. ^ Tarso in Cilicia:Gmirkin, 2006, pp. 275-276, Delgado Hervàs, 2008, p. 368
  22. ^ Ridgway, 1992, p. 27
  23. ^ Markoe, 2000, p.178
  24. ^ Dyson - Rowland, 2007, p. 106
  25. ^ Tomback, 1978, p. 58;Krahmalkov, 2000, p. 129
  26. ^ Halayqa, 2008, p. 290
  27. ^ In Jer 5:17 e in Mal 1:4
  28. ^ Pilkington, 2012, p. 47
  29. ^ Miles, 2012, p. 94
  30. ^ Lipiński, 2004, p. 236 non è convinto dall'ipotesi né che la stele sia un decreto pubblico, come ipotizzano alcuni studiosi, né che essa sia un'iscrizione commemorativa per un generale fenicio; al contrario, ritiene si tratti di una dedica al dio Pummay da parte di un alto ufficiale fenicio. José Luis Maya Gonzàlez, 2001, p. 130 e della Universitat de Barcelona e María Eugenia Aubet, 1993, p. 206 dell'Universitat Pompeu Fabra e ritengono sia un'iscrizione commemorativa per la costruzione di un tempio dedicato al dio PMY. Opinione condivisa in anni recenti anche da Fantauzzi - De Vincenzo, 2013, p. 10 e da Garbati, 2014, p. 213
  31. ^ Dupont-Sommer, 1948, p. 15
  32. ^ Galling, 1972, p. 10
  33. ^ Février, 1950, p. 126
  34. ^ Botto, 2007, pp. 110-112 e pp. 123-132
  35. ^ Ferron, 1966, p. 285 e p. 288
  36. ^ Dove?
  37. ^ La stele di Nora, Linguasarda.com. URL consultato il 30 giugno 2016 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
  38. ^ Sanna, 2009
  39. ^ Secondo Sanna ABA SRDN significherebbe "padre/signore-giudice". Sanna (L'unione Sarda del 17 dicembre 2008, p. 44) accosta la Stele di Nora ad un coccio nuragico rinvenuto a Orani negli anni novanta, il quale conterrebbe la stessa tipologia di scrittura fenicia e lo stesso contenuto sintattico e lessicale, mentre un ciondolo, rinvenuto ad Allai, recherebbe in scrittura fenicia arcaica (considerando entrambe le facce dell'oggetto) la scritta "bd" /'ab šrdn che significherebbe appunto servo del padre signore-giudice.
  40. ^ Albright, 1941, pp. 17-20
  41. ^ Delcor, 1968, p. 327 riporta una lettera di Albright datata al 30 ottobre 1967 in cui si legge: My objection to currently accepted renderings is based on the fact that no formal inscription of funerary or dedicatory type could have been inscribed in such large characters with no margins, no vertical alignment of the beginning of lines and in such barbaric Phoenician, especially since few scholars now reject a ninth-century date
  42. ^ Federico Fonnesu, Un pezzo di Sardegna a New York, la stele di Nora esposta al Metropolitan, sardiniapost.it/. URL consultato il 1º giugno 2018.
  43. ^ Andreas Böcker, Museumsblog 08. September 2016, kalkriese-varusschlacht.de/. URL consultato il 24 aprile 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) William Foxwell Albright, New Light on the Early History of Phoenician Colonization, in Bulletin of the American Schools of Oriental Research, nº 83, 1941.
  • M.G. Amadasi, Le iscrizioni fenicie e puniche delle colonie di Occidente, Roma, Istituto di Studi del Vicino Oriente, 1967.
  • M.G. Amadasi, Le iscrizioni fenicie e puniche in Italia, Roma, 1990.
  • Luca Antonelli, I Greci oltre Gibilterra, Roma, L'Erma di Bretschneider, 1997, ISBN 88-7062-957-0.
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