Stadio di Domiziano

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Coordinate: 41°54′01.3″N 12°28′22.8″E / 41.900361°N 12.473°E41.900361; 12.473

Stadio di Domiziano
Piazza navona - stadio di Domiziano 2152-7st.JPG
Arco Antico ingresso porta Nord dello Stadio di Domiziano visibile da P.zza di Tor Sanguigna - Accesso Area Archeologica in Via di Tor Sanguigna, 3
Civiltà Civiltà romana
Utilizzo Stadio
Epoca I secolo
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Roma
Dimensioni
Larghezza 1.000 mq
Scavi
Data scoperta 1511
Date scavi 1868, 1936
Amministrazione
Ente Sovrintendenza Capitolina di Roma Capitale
Responsabile Mkt121 srl
Visitabile
Sito web [www.stadiodomiziano.com ]

Lo Stadio di Domiziano (Circus Agonalis) è il primo esempio di stadio in muratura dell'antichità greco-romana, riservato a competizioni atletiche (corsa, lotta, pugilato).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu fatto costruire nel Campo Marzio tra l'85-86 d.C. da Domiziano, sia per offrire al popolo un'ulteriore sede di festa (e di lode dell'imperatore), sia per soddisfare l'imperiale passione per l'atletica[1].

La localizzazione presso il Tevere ripete quella di uno stadio di legno, provvisorio, fatto costruire da Augusto negli ultimi anni del I secolo a.C. e ricordato da Dione Cassio (Storia romana, LIII, 1)[2]

Lo stadio aveva una capienza di circa 30.000 spettatori. Fu restaurato nel III secolo da Alessandro Severo - e da questo gli derivò il nome di Circus Alexandrinus, che mantenne per tutto il medioevo - e restò in uso fino al V secolo.

Durante il medioevo sulle strutture del circo crebbero prima costruzioni povere e successivamente palazzi e chiese che ne utilizzarono i materiali e ne seguirono il perimetro; lo spazio dell'arena tuttavia, benché si andasse lentamente interrando per effetto dei crolli ma anche delle alluvioni del Tevere, non fu mai occupato stabilmente, ed è oggi Piazza Navona. Il piano di calpestìo antico, come si vede dall'affaccio alle arcate su Tor Sanguigna, è più basso di circa 5 metri rispetto a quello moderno, e tuttavia le murature imperiali rimasero sempre parzialmente note, seppur considerate grotte, e con esse la memoria del circo: la chiesa di Sant'Agnese in Agone, ad esempio, era denominata S. Agnese de cryptis Agonis.

Dopo i primi scavi delle cripte nel 1511, che produssero basi e fregi scolpiti, anche il Circo agonale divenne una cava di materiali edili di pregio: Pio IV fece demolire un settore della fiancata su Corso del Rinascimento verso Palazzo Madama per costruire il suo casino nei giardini vaticani; materiali dell'altra fiancata servirono man mano per la costruzione di S. Nicola dei Lorenesi, del Palazzo Pamphilj di piazza Navona, del Palazzo Braschi.

Nel 1936, demolendo le costruzioni sul lato nord della piazza, fu infine riportato alla luce un ampio spicchio della curva nord al piano terreno dello stadio, comprendente murature, pilastri, scale alle gradinate superiori. Sopra lo spazio liberato fu costruito un unico ampio immobile dell'INA, ma le murature antiche vennero salvate e rimasero parzialmente visibili dall'esterno e accessibili alle visite. Dal 2014 la valorizzazione e l'uso dello spazio archeologico sono stati affidati a privati; il sito è normalmente visitabile e sede di mostre.

Il resto dell'impianto imperiale giace ancora nelle cantine dei palazzi sovrastanti.

Planimetria del Campo Marzio centrale

Plan champ de mars centre.png

Stagnum ?
Insulae

d'epoca

adrianea
Magazzini
?
Magazzini
?
Magazzini
?
Caserma della
I coorte
dei Vigiles
Via Recta
Portico e tempio
del Bonus Eventus
Portico di
Meleagro


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tre sono, infatti, gli stadi voluti da Domiziano - oltre a questo nel Campo Marzio, lo Stadio palatino, come parte delle residenza imperiale, e un altro nella sua villa Albana.
  2. ^ Così il Lanciani in Rovine e scavi citato:
    Un ricordo di quest'ultimo fu scoperto nel 1547 in piazza S. Apollinare, di fronte al palazzo del card. Ridolfi; erano due basi di marmo che commemoravano i giuochi votivi degli anni 13 e 7 a.C. per il ritorno di Augusto dalle campagne ispanica e gallica. Vi si trovarono anche cinque maschere teatrali di marmo, dello stile di quelle che vediamo nel teatro di Ostia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rodolfo Lanciani, Rovine e scavi di Roma antica, Roma, Quasar, 1985, pp. 429-431.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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