Villa publica

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Nell'antica Roma, la Villa publica era il luogo dove si stabilivano i generali in attesa del trionfo, perché essi non potevano oltrepassare il pomerium (confine virtuale) dell'Urbe come comandanti in capo di un esercito. All'epoca del trionfo giudaico, come testimonia Flavio Giuseppe, le legioni si acquartierarono nell'area tra la Villa publica e i Saepta, non lontano dal tempio di Iside.[1] Per sacralizzare questo luogo che aveva visto il trionfo del padre e del fratello, Domiziano vi fece costruire al suo posto, dopo l'incendio dell'80, un porticus Divorum.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I romani ricorrevano alla precauzione di proibire l'ingresso in armi degli eserciti in Roma per evitare un colpo di Stato da parte di qualche generale vittorioso. Si può ricordare, a questo proposito, che Gaio Giulio Cesare nel 60 a.C., di ritorno con parte del suo esercito dalla penisola iberica dove era stato propretore, dovette rinunciare a celebrare il trionfo per potere entrare a Roma e presentare personalmente la sua candidatura al consolato. Nella Villa publica c'era anche la sede dei censori e vi si svolgevano le operazioni di leva e di censimento quinquennale dei cittadini. Al suo interno c'era un tempietto dedicato alla dea Flora (o delle Ninfe), forse distrutto da Clodio nel 57 a.C.

Planimetria del Campo Marzio meridionale



Note[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]