Santuario della Madonna dell'Angelo

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Santuario della Madonna dell'Angelo
Caorle santuario.jpg
Il santuario sul mare della Madonna dell'Angelo - Caorle
Stato Italia Italia
Località Caorle
Religione Cattolica
Titolare Beata Vergine Maria, San Michele Arcangelo
Diocesi Patriarcato di Venezia
Consacrazione prima consacrazione 7 gennaio 1523, dopo riedificazione 8 agosto 1751
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione VIII secolo
Completamento riedificata nel 1751
Sito web [1]

Coordinate: 45°36′00.65″N 12°53′34.87″E / 45.60018°N 12.89302°E45.60018; 12.89302

Il santuario della Madonna dell'Angelo è una chiesa di Caorle, ricostruita nella sua forma attuale nel XVIII secolo in riva al Mare Adriatico.

Storia e architettura[modifica | modifica wikitesto]

La prima costruzione della chiesa dell'Angelo è da attribuire alle prime trasmigrazioni dei concordiesi verso i territori costieri, in seguito alle invasioni barbariche dei territori dell'entroterra. Questo fa del santuario il primo edificio sacro costruito nella cittadina di fondazione romana. La prima costruzione era a pianta basilicale, a tre navate, di cui una costantemente minacciata dalla forza del mare; nel XVII secolo la chiesa era a sole due navate, separate da quattro pilastri e cinque archi[1].

Tradizione[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente la chiesa era intitolata a San Michele arcangelo, cui era dedicato l'altare maggiore della basilica. Ancora oggi, nel santuario attuale, è posta una statua dell'angelo, con bilancia e spada in mano, nell'atto di sconfiggere il diavolo; la statua è racchiusa da due piccole lesene sormontate da un timpano, ed è opera del 1500 dello scultore Andrea dell'Aquila e voluta dal vescovo Angelo Casarino. La tradizione narra che anticamente alcuni pescatori trovarono prodigiosamente il simulacro della Vergine galleggiante sul mare, mentre gettavano le loro reti per la pesca. Così trassero con le reti la statua verso la spiaggia vicina alla chiesa dell'Angelo, e la statua venne così titolata Madonna dell'Angelo. Sempre secondo la tradizione popolare, la statua galleggiante era posta sopra un pesante blocco di marmo, ancora oggi custodito nell'attuale santuario e, malgrado gli sforzi dei pescatori e del popolo accorso, nessuno era in grado di trasportare il simulacro all'interno del tempio. Fu il vescovo ad affidare il compito a dei fanciulli che, con la loro innocenza, riuscirono a sollevare la statua e a trasportarla in chiesa. Un altro evento quasi surreale scritto sulla pietra dello stesso santuario racconta che, durante un'inondazione la città fu allagata ma neanche una singola goccia entrò in questa chiesa.

Il santuario antico[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso del santuario della Madonna dell'Angelo

Nell'antico tempio la statua della Vergine era posta in una nicchia posta sopra l'altar maggiore, e protetta da una lastra di cristallo, seduta su un trono di legno dorato mentre due angeli di legno ai lati sorreggevano il velo. Dietro all'altare era posta una piccola sacrestia, alla quale si accedeva da due porte, sopra ognuna delle quali era posto un dipinto di angeli. Nella navata centrale era posta una croce in marmo, testimonianza della consacrazione della chiesa, avvenuta ad opera del vescovo Daniele De Rossi il 7 gennaio 1523; la croce, tutt'oggi conservata, è ora posta sul muro esterno retrostante del santuario.

Nell'unica navata laterale rimasta era posto un altare di legno dedicato a San Francesco d'Assisi, sul quale era posta una statua del santo. Inoltre erano appesi alla parete i dipinti di Santa Marta e San Valentino.

La chiesa era priva di porte di ingresso; era chiusa esternamente da un cancello, che permetteva a tutti i fedeli di vedere la statua della Vergine sia di giorno che di notte; la facciata era costruita da un porticato in legno dove erano posti alcuni sepolcri marmorei[2].

Il campanile[modifica | modifica wikitesto]

La torre campanaria del santuario è in stile romanico, e risale al XIII secolo; inizialmente era costituito soltanto dalla canna quadrangolare, arricchito da lesene agli spigoli; successivamente viene posta la cuspide, a forma di piramide a base ottagonale, sorretta da un prisma sempre a base ottagonale. La struttura è completata da quattro bifore poste su ogni lato, e da alcune monofore. Sul basamento, nella parte anteriore, è ancora visibile un pluteo decorato con una croce in stile bizantino. Fino alla metà del secolo scorso la torre aveva anche funzione di faro del porticciolo posto adiacente alla chiesa, giacché la chiesa sorge su un piccolo promontorio; il faro era alimentato a gas acetilene fino a quando un'esplosione non causò il parziale crollo della struttura; quindi il faro fu dismesso fino agli ultimi anni, quando fu ripristinato a luce elettrica. Oggi il campanile è dotato di tre campane in bronzo.

Le campane[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile possiede un concerto di tre campane rifuse, dopo essere state requisite, nel 1919 le due maggiori e nel 1926 la piccola.

È significativo come anche le 3 campane del vicino duomo siano state fuse nei medesimi anni una "quinta musicale" esattamente sotto. Il suono dell'Angelus quotidiano, scandito dai entrambi i campanili con le relative campane maggiori, suonate in contemporanea, risulta quindi di effetto particolarmente piacevole e presumibilmente volutamente calcolato.

Le 3 campane del santuario
Nr.
 
Nome
 
Nominale
(1/16 Semitono-1/16)
Fonditore
 
Anno di Fusione
 
Diametro
(cm)
Massa
(kg)
Posizione
 
1 Grande Reb4 +5/16 Daciano Colbachini (Padova) 1919 67,5 ≈ 175 Verso il mare
2 Mezzana Mib4 +1/16 Daciano Colbachini (Padova) 1919 59,8 ≈ 120 Centrale
3 Piccola Fa4 +10/16 Daciano Colbachini (Padova) 1926 52,9 ≈ 85 Verso la città

Il rapporto fra il peso e la nota musicale emessa, in base ai parametri di riferimento mitteleuropei, consente di classificare la sagoma di queste campane nella categoria “ leggera ”.

Il sistema di montaggio e di suono è quello tradizionale a Slancio che nella variante del nord est italiano include la sincronizzazione dei rintocchi producendo scale discendenti distinte. Il sistema di suono a “slancio” consente la massima resa di suono delle campane grazie all'elevata velocità di oscillazione e ai battagli di tipo volante.

Il concerto di tre campane della Madonna dell'Angelo di Caorle risulta di media fattura, e con alcuni particolari difetti di fabbricazione, tipici dell'immediato dopo guerra, dove le fonderie erano impegnate con grandi moli di lavoro per restituire campane requisite. L'ascolto di queste campane, risulta complicato in quanto la timbrica, ma soprattutto l'accordatura non sono certamente delle migliori. Le 3 campane del santuario sono caratterizzate da una media qualità di suono, e da una struttura tonale poco precisa sebbene rientrino tutte all'interno della tipologia moderna di campana (sagoma “ottava”).

La riedificazione del santuario[modifica | modifica wikitesto]

Interno del santuario della Madonna dell'Angelo - Altare maggiore

A causa dei frequenti interventi di manutenzione richiesti dall'esposizione alla furia del mare, fu il vescovo Francesco Trevisan Suarez a far ricostruire totalmente il santuario, abbattendo i resti dell'antica struttura basilicale (ormai inagibile) ed edificandone una ad una sola navata. La nuova chiesa fu consacrata l'8 agosto 1751[3], dedicata all'arcangelo San Michele e alla Beata Vergine dell'Angelo. La statua fu posta nella stessa nicchia precedentemente usata nella chiesa antica, con sopra la statua dell'angelo sempre proveniente dal vecchio edificio; il coro venne separato dal resto della navata da una balaustra in marmo.

Sulla parete destra venne posto l'altare di San Francesco proveniente dall'antica basilica, mentre sulla parete sinistra venne eretto un altare dedicato a San Giuseppe, sormontato da una pala nella quale era raffigurata la scena della morte del santo.

Ai piedi del coro, fuori della balaustra, è posto interrato il sepolcro del vescovo Suarez, che oltre a spendersi totalmente per la riedificazione del santuario, donò diverse opere, come una pala raffigurante la Sacra Famiglia, oggi perduta.

All'esterno, in luogo dell'antico porticato, fu eretto un atrio; due colonne e due pilastri, sormontati da capitelli corinzi, sorreggono una struttura ad arco sopra la quale sono oggi poste tre statue di santi, un tempo conservate all'interno; frontalmente è posta una lastra che riporta in latino la memoria della consacrazione della chiesa. La facciata è completata da una finestra e da un timpano, nel quale è posto un piccolo rosone.

Il santuario attuale[modifica | modifica wikitesto]

Crocifisso e "pozzetto" - Cappella laterale destra, santuario della Madonna dell'Angelo, Caorle

In seguito a un voto solenne emesso il 2 gennaio 1944 dal parroco monsignor Felice Marchesan e dalla comunità tutta, il santuario fu restaurato nel 1948. Nelle ultime fasi della Seconda guerra mondiale, il comando militare tedesco con sede a Venezia stabilì che l'intero territorio costiero a nord della laguna dovesse essere sommerso, per ragioni strategiche, per una distanza di dieci chilometri; dunque la città di Caorle sarebbe andata completamente distrutta. Le ragioni e le suppliche della comunità e del parroco non valsero a cambiare l'ordine; così fu deciso di riunirsi ai piedi della Madonna dell'Angelo, per supplicare il suo intervento e porre fine alla pericolosa situazione; pochi giorni dopo l'arciprete recava da Venezia la lieta notizia della revoca dell'ordine precedentemente stabilito. In memoria di quel fatto, oltre al restauro della chiesa, ogni anno, il 2 gennaio la popolazione (o meglio, negli ultimi tempi una piccola parte di essa) si ritrova nel santuario per scogliere il voto.

In seguito ai lavori di restauro l'altar maggiore fu sostituito con l'altare del Santissimo proveniente dal duomo: su un paliotto in marmo rosso è scolpito un calice con l'ostia raggiante; sopra il tabernacolo (contenuto in una struttura ornata di piccole colonnine in stile corinzio) è posta la residenza, dove è contenuta la statua della Vergine, protetta da una lastra di vetro antiproiettile. A concludere la struttura dell'altare, sorretto da quattro colonne in marmo rosso e stile corinzio, vi è la statua che raffigura Dio Padre che sorregge il mondo, circondato da angeli; sotto due angeli sorreggono una corona in legno dorato. Sopra la struttura è posta l'antica statua dell'arcangelo Michele. Dopo il Concilio Vaticano II fu realizzato un altare posticcio, con paliotto che ricalca la forma di quello originale. L'intero coro è decorato con decine di ex voto, testimoni delle innumerevoli grazie concesse dall'intercessione della Vergine; sul lato sinistro una porta conduce nella piccola sacrestia.

Volta che ricopre il soffitto del santuario - Scena del ritrovamento del simulacro

Agli angoli delle pareti destra e sinistra, prima del coro, sono poste le statue di San Gilberto e Santa Margherita, compatroni di Caorle, provenienti dall'antico altar maggiore della cattedrale. Sulla parete sinistra si apre una nicchia sormontata da un angelo dipinto, che reca la scritta Tota pulchra es Maria; all'interno è posto un altare marmoreo dedicato a San Pio X, che da patriarca di Venezia fu molto legato a Caorle, alle sue devozioni e tradizioni. Sopra l'altare una pala raffigura il papa benedicente, sullo sfondo la città di Caorle, dipinta nel 1956 dal pittore M. Bressanin. Sulla parete destra una analoga nicchia, sormontata da un angelo dipinto con la scritta Ora pro nobis Deum, contiene il cosiddetto Pozzetto, ossia il basamento dove, racconta la tradizione, fu trovato il simulacro della Vergine galleggiare sul mare. Su un basamento in marmo è scolpita la storia della reliquia mentre sullo sfondo, circondato da due lesene e un timpano, è posto un Crocifisso ligneo.

Tutto il soffitto è affrescato con motivi decorativi e soggetti sacri; il soffitto della navata contiene la scena del leggendario ritrovamento della statua della Madonna dell'Angelo ad opera dei pescatori, mentre ai quattro vertici delimitanti si riconoscono i quattro evangelisti, accompagnati dai loro simboli. Il soffitto del coro, invece, riporta in quattro medaglioni la rappresentazione (con didascalia latina) di alcuni titoli della Vergine Maria delle Litanie Lauretane: Turris Eburnea, Domus aurea, Ianua coeli e Stella Matutina. Lungo tutte le pareti, il soffitto è terminato da un nastro dove sono riportati alcuni versi di preghiere mariane:

Sub tuum praesidium confugimus
Sancta Dei Genetrix
Nostras deprecationes ne despicias
in necessitatibus
sed a periculis cunctis
libera nos semper
Ave Regina coelorum

Devozione e culto[modifica | modifica wikitesto]

Altare dedicato a san Pio X - Cappella laterale sinistra, santuario della Madonna dell'Angelo, Caorle

La devozione dei caorlotti alla Madonna dell'Angelo ha origini antichissime; la leggenda del simulacro rinvenuto dal mare risale addirittura all'VIII secolo, quando forti erano le spinte contrarie da parte del movimento iconoclasta di Leone III Isaurico. Nel tempo la statua venne sicuramente rinnovata; ma l'antica origine del culto è confermata dalla datazione del perimetro dell'edificio sacro precedente, rinvenuto con gli ultimi grandi restauri del 1945.

Molti furono nei secoli i miracoli attribuiti alla materna intercessione della Vergine dell'Angelo da parte dei pellegrini che si recavano in pellegrinaggio al santuario, come testimoniano le numerose offerte votive esposte nel coro della chiesa[4]; inoltre si ricordano diversi fatti prodigiosi, come nella disastrosa alluvione del 1727; il mare distrusse la diga di contenimento, inondando così la città per un'altezza di più di un metro. In quell'occasione, come testimoniano delle lapidi poste ai lati della porta d'ingresso, l'acqua non invase il santuario, neppure con una goccia, sebbene l'entrata fosse protetta soltanto da una cancellata esterna.

Il 31 gennaio 1923 ignoti ladri, nell'atto di trafugare gli ori e i suppellettili che adornavano la statua e l'altare appiccarono, forse accidentalmente, il fuoco e bruciarono il simulacro della Vergine. Grande fu il dolore degli abitanti di Caorle, che fecero scolpire da scultori della Val Gardena un nuovo simulacro ligneo (quello attuale) che avesse le sembianze di quello andato distrutto. Il 19 luglio 1923 la statua fu benedetta nella Basilica della Madonna della Salute a Venezia dal cardinale patriarca Pietro La Fontaine, ed inseguito trasportata con una nave a Caorle, dove arrivò ricoperta di reti, rifacendosi alla tradizione del prodigioso ritrovamento. La statua mostra Maria seduta in trono, incoronata, con in braccio Gesù bambino con in mano il globo terrestre sormontato dalla croce; con il braccio sinistro la Vergine indica il Cristo.
Il 10 ottobre 2007 un altro furto spaventò la comunità cittadina; due ladri sfondarono parte del vetro di protezione del simulacro, strappando ogni sorta di gioiello e le corone. I ladri lasciarono la città senza lasciare traccia, fino a quando, il successivo 4 novembre uno dei due, pentitosi, collaborò perché fosse recuperata più di metà della refurtiva.

Manifestazioni religiose[modifica | modifica wikitesto]

Il simulacro della Madonna dell'Angelo all'interno della cattedrale

Numerose sono state e sono tuttora le manifestazioni religiose in onore della Beata Vergine dell'Angelo; si ha notizia di una festa in occasione di un voto emesso dalla comunità civile cittadina, guidata dal podestà, nel 1741, per la minaccia che arrivava dal governo centrale della Repubblica Serenissima di perdere i diritti di pesca, unica fonte, a quel tempo, del sostentamento degli abitanti del litorale. Dopo numerosi rifiuti dell'autorità dogale, quando un anno dopo furono definitivamente sanciti i diritti della cittadina, il vescovo fissò alla domenica successiva alla festa della Natività di Maria una celebrazione annuale di ringraziamento, con la processione verso il duomo. Oggi, nella domenica successiva all'8 settembre, la festa dell'antico voto è stata sostituita da quella della Madonna dei Fagotti (in cui i pescatori chiedevano la grazia di restare sicuri durante il lungo inverno in cui si trasferivano con il fagotto dalla città ai casoni per la pesca); la festa in onore della Vergine dell'Angelo fu spostata dal cardinale patriarca Giuseppe Luigi Trevisanato alla seconda domenica di luglio, con l'accordo di papa Pio IX, data in cui ancora oggi si celebra. Fu proprio Pio IX ad incaricare il patriarca Trevisanato di incoronare il simulacro il 7 maggio 1874; per questo ancor oggi la festa annuale di luglio è conosciuta anche come Festa dell'incoronazione.
Anche in occasione del voto del 1944 fu svolta un'imponente processione che portò l'immagine di Maria fino alle frazioni più lontane della città, un tempo territorio della diocesi.
Una particolare importanza ha un'altra manifestazione in occasione della quale il sacro simulacro viene portato in processione via mare, con un corteo acqueo dal porticciolo interno della città, attraverso il fiume Livenza nel mare e con approdo sulla spiaggia vicino al santuario. Questa manifestazione veniva inizialmente svolta ogni 25 anni; inizialmente l'immagine era traslata in cattedrale, dove la domenica successiva si svolgevano imponenti festeggiamenti; successivamente era riportata al santuario. La tradizione del corteo acqueo si afferma nel settembre del 1949, a conclusione dei restauri promessi con il voto del 1944, e ripetuta nel 1958, in occasione del primo centenario delle apparizioni di Lourdes, con un corteo acqueo che portò la Madonna dell'Angelo dal santuario al rione vicino di Santa Margherita alla presenza del cardinale patriarca Angelo Giuseppe Roncalli; il futuro papa rimase molto colpito dalla devozione dimostrata in quella circostanza dai fedeli (come testimonia una lettera inviata all'arciprete: Folla sempre devota e pia: giovinezza vibrante di schietta devozione appresa in casa e portata su dallo zelo sacerdotale[5]), tanto da volerne la ripetizione non più in venticinque anni, ma ogni cinque. Così ad oggi ogni cinque anni (la prossima nel 2020), la settimana che comprende l'8 settembre, si ripetono questi imponenti festeggiamenti, che richiamano una folla numerosa di fedeli da tutta Italia e dai vicini stati confinanti, i cui abitanti sono soliti scegliere Caorle come meta turistica.
La devozione è confermata e tramandata anche con canti caratteristici della comunità caorlotta; a partire dalla famosa Madonnina del mare per arrivare al canto popolare: Salve o eccelsa imperatrice, Vergin dell'Angelo (testo del cardinale Pietro La Fontaine) e O bella mia speranza (testo di Sant'Alfonso Maria de Liguori).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Trino Bottani, Saggio di Storia della Città di Caorle, 1811.
  2. ^ Giovanni Musolino, Storia di Caorle, 1967.
  3. ^ Giovanni Musolino, Storia di Caorle, 1967.
  4. ^ Paolo Francesco Gusso e Renata Candiago Gandolfo, Caorle sacra, 2012.
  5. ^ Giovanni Musolino, Storia di Caorle, 1967.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Musolino - Storia di Caorle - La tipografica, Venezia

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]