Rajkoke

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Rajkoke (in russo Райкоке; in giapponese 雷公計島, Raikoke-tō) è un'isola russa che fa parte dell'arcipelago delle Isole Curili ed è situata tra il Mare di Ochotsk e l'Oceano Pacifico settentrionale. Amministrativamente fa parte del Severo-Kuril'skij rajon dell'oblast' di Sachalin, nel Distretto Federale dell'Estremo Oriente. Il suo nome viene dalla lingua ainu e significa "porta dell'inferno". L'isola è disabitata.

Rajkoke
Райкоке
Raikoke Landsat.jpg
Immagine di Rajkoke vista dallo spazio
Geografia fisica
LocalizzazioneMare di Okhotsk
Coordinate48°17′N 153°15′E / 48.283333°N 153.25°E48.283333; 153.25Coordinate: 48°17′N 153°15′E / 48.283333°N 153.25°E48.283333; 153.25
ArcipelagoIsole Curili
Superficie4,6 km²
Dimensioni2,5 km
Altitudine massima551 m s.l.m.
Classificazione geologicavulcanica
Geografia politica
StatoRussia Russia
Circondario federaleDistretto Federale dell'Estremo Oriente
Oblast'Sachalin Sachalin
RajonFlag of Severo-Kurilsk (Sakhalin oblast).png Severo-Kuril'skij
Demografia
Abitanti0
Cartografia
Kuriles Raikoke.PNG
Mappa di localizzazione: Distretto Federale dell'Estremo Oriente
Rajkoke
Rajkoke
voci di isole della Russia presenti su Wikipedia
Eruzione del vulcano Raikoke del 2019.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Rajkoke si trova nella parte centrale delle isole Curili, 70 km a sud-est di Šiaškotan, al di là dello stretto di Krusenstern (пролив Крузенштерна). Nello stretto, 50 km a nord di Rajkoke, si trovano gli scogli Lovuški (скалы Ловушки; in italiano "scogli trappole"), (48°33′10.72″N 153°51′43.75″E / 48.552978°N 153.862153°E48.552978; 153.862153). A sud lo stretto di Golovnin (пролив Головнина) la separa da Matua.

L'isola è la parte emersa di uno stratovulcano attivo; è praticamente rotonda con un diametro di 2-2,5 km ed è alta 551 m s.l.m. Il cratere ha una profondità di 60 m. La sua superficie è di 4,6 km². Sull'isola non c'è acqua potabile ed è quasi priva di vegetazione.

Attività registrate del vulcano risalgono al 1760[1], un'eruzione esplosiva nel 1778, poi nel 1924[2], e l'ultima nel 2019.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

Raikoke è una delle cinque più importanti colonie di leoni marini di Steller sulle isole Curili e ospita una delle più numerose popolazioni di fulmaro. Il capitano Henry James Snow[3] riferì che nel 1883 circa 15.000 callorini dell'Alaska popolavano l'isola. Nel 1890 fu registrata la cattura di solo poche decine di esemplari, quasi certamente dovuta al sovrasfruttamento da parte dei cacciatori di pellicce. Attualmente il callorino dell'Alaska non si riproduce su Raikoke.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Al momento del contatto con gli europei, l'isola era visitata dalle tribù degli Ainu nelle loro battute di caccia e pesca, ma non aveva una popolazione permanente. L'isola appare su una mappa ufficiale dei territori del clan Matsumae, un dominio feudale del periodo Edo in Giappone (1644)[4], domini confermati ufficialmente dallo shogunato Tokugawa nel 1715. Successivamente la sovranità passò all'Impero russo, in base ai termini del Trattato di Shimoda nel 1855[4][5], poi all'Impero del Giappone, secondo il Trattato di San Pietroburgo (1875)[6], insieme al resto delle isole Curili. Amministrativamente l'isola faceva parte della sottoprefettura di Nemuro, nella prefettura di Hokkaidō.

Dopo la seconda guerra mondiale, l'isola passò sotto il controllo dell'Unione Sovietica e attualmente fa parte della Federazione Russa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (RU) SVERT Sakhalin Volcanic Eruption Response Team
  2. ^ (EN) Global Volcanism Program Raikoke
  3. ^ Notes on the Kuril Islands
  4. ^ a b (EN) The Kurile Islands Dispute Archiviato il 9 giugno 2012 in Internet Archive.
  5. ^ Giappone, isole Curili e pudore di Stalin. [collegamento interrotto], su javelina.altervista.org. URL consultato il 9 novembre 2017.
  6. ^ Le Isole Curili – la vecchia contesa tra la Russia e il Giappone, su jointhewip.com. URL consultato il 13 aprile 2012 (archiviato dall'url originale l'8 novembre 2017).

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Mappa russa: M-56 (JPG), su maps.vlasenko.net. URL consultato l'8 novembre 2017.