Proposta di direttiva sul diritto d'autore nel mercato unico digitale

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La proposta di direttiva sul diritto d'autore nel mercato unico digitale è una proposta di direttiva dell'Unione europea, indicata con il codice 2016/0280(COD), che ha l'obiettivo di armonizzare il quadro normativo comunitario del diritto d'autore nell'ambito delle tecnologie digitali e in particolare di Internet.[1][2][3][4] La commissione giuridica del Parlamento europeo ha approvato la proposta il 20 giugno 2018, con un ulteriore voto da parte di tutto il Parlamento necessario prima che diventi legge.[5][2]

Le proposte contenute nella direttiva europea includono, tra l'altro, la possibilità per gli editori di chiedere il pagamento per l'uso di brevi frammenti di testo,[6] che i siti web a scopo di lucro che ospitano principalmente contenuti pubblicati dagli utenti adottino misure "efficaci e proporzionate" per prevenire la pubblicazione non autorizzata di contenuti protetti da copyright e le eccezioni al diritto d'autore per l'estrazione di testi e dati da parte di istituti di ricerca scientifica.[3][7][8] Poiché sia le licenze che le eccezioni sono stabilite su base nazionale, gli articoli 11 e 13 frammenterebbero il mercato dell'UE in contrasto con l'obiettivo dichiarato della direttiva.[9] Il membro britannico del parlamento Stephen Doughty vorrebbe inoltre che certi filtri sulle pubblicazioni online venissero implementati anche per prevenire la comparsa di "materiale estremista" su Internet.[10]

Il 26 aprile 2018, 145 organizzazioni nei settori dei diritti umani e digitali, della libertà dei media, dell'editoria, delle biblioteche, delle istituzioni educative, degli sviluppatori di software e dei fornitori di servizi Internet hanno firmato una lettera di opposizione alla legislazione proposta.[11] Alcuni degli oppositori includono Electronic Frontier Foundation, Creative Commons, European Digital Rights, vari capitoli di Wikimedia, e, dal 29 giugno 2018, Wikimedia Foundation, proprietaria di Wikipedia.[11][12] Tra i singoli individui che si sono opposti alla direttiva si sono pronunciati Tim Berners-Lee e Vint Cerf, i quali hanno presentato le proprie preoccupazioni a proposito dei costi e dell'efficacia di tali filtri preventivi e dei loro effetti negativi sulla libertà di parola online.[3] In risposta alla direttiva proposta, è stata lanciata una petizione su Change.org che, a luglio 2018, ha raccolto oltre 860 000 firme.[13][2] Dall'altro lato, l'approvazione della direttiva è sostenuta da editori, gruppi di media e case discografiche, tra i quali David Guetta, tre tra le maggiori etichette discografiche e la Independent Music Companies Association.[14][15]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La direttiva è stata proposta dalla Commissione europea il 14 settembre 2016,[1] in seguito alla comunicazione del dicembre 2015 Verso un quadro normativo moderno e più europeo sul diritto d’autore, che auspicava un aggiornamento della normativa europea in materia di diritto d'autore.[16]

Il 25 maggio 2018, il Comitato dei rappresentanti permanenti del Consiglio dell'Unione europea ha approvato un testo. Un diverso testo è stato approvato dalla Commissione giuridica del Parlamento europeo (JURI) il 20 giugno 2018, con voto a favore di PPE, ALDE ed Europa delle Nazioni e della Libertà, la contrarietà di Verdi e Sinistra Europea e l'astensione dei Conservatori; si sono invece divisi tra favorevoli e contrari sia i Socialisti e Democratici che Europa della Libertà e della Democrazia Diretta.[17] Questa decisione deve essere confermata dal Parlamento europeo in una seduta plenaria, prevista per luglio 2018.

Il 5 luglio 2018, la proposta di direttiva è stata rigettata dal Parlamento europeo, con 318 contrari contro 278 favorevoli (e 31 astenuti), riaprendo la discussione e posticipandola a settembre 2018.[18][19] La votazione finale è prevista per dicembre 2018 o gennaio 2019.

Contenuto della proposta di direttiva[modifica | modifica wikitesto]

Il Consiglio europeo elenca, tra i propri obiettivi principali, la tutela delle pubblicazioni sulla stampa, la riduzione del "divario di valore" tra i profitti realizzati dalle piattaforme della rete Internet e dai creatori di contenuti, la promozione della "collaborazione" tra questi due gruppi e la creazione di eccezioni al diritto d'autore per l'estrazione di testi e di dati. Tra le proposte specifiche della direttiva figurano il riconoscimento agli editori della stampa del diritto d'autore diretto sull'uso delle proprie pubblicazioni da parte delle piattaforme on-line e degli aggregatori di notizie online (articolo 11) e l'obbligo per i siti web che ospitano principalmente contenuti pubblicati dagli utenti di adottare misure "efficaci e proporzionate" per impedire la pubblicazione non autorizzata di contenuti protetti da diritto d'autore o di essere responsabili per le azioni degli utenti (articolo 13). Come per tutte le direttive UE, le disposizioni su licenze ed eccezioni dovranno essere recepite dagli Stati membri dell'UE nei rispettivi ordinamenti giuridici nazionali.

Tra gli obiettivi dichiarati figurano un maggiore accesso transfrontaliero ai contenuti disponibili online, un migliore funzionamento del mercato dei diritti d'autore, un equilibrio finanziario tra i creatori di opere originali e gli editori di siti web che utilizzano i contenuti e una migliore collaborazione tra coloro che creano contenuti e sono titolari dei diritti d'autore e i fornitori di piattaforme online che dipendono dai contenuti caricati dagli utenti.[20]

Articolo 3[modifica | modifica wikitesto]

L'articolo 3 "Estrazione di testo e di dati" propone un'eccezione al diritto d'autore per l'estrazione di dati e testi a fini di ricerca scientifica.[21] La versione del COREPER ha un'estensione sia obbligatoria che facoltativa.[22]

A seconda che riconosca o meno lo status di dominio pubblico di fatti e informazioni, l'articolo 3 potrebbe aumentare o diminuire le restrizioni rispetto allo status quo.[23]

Articolo 4[modifica | modifica wikitesto]

L'articolo 4 "Utilizzo di opere e altro materiale in attività didattiche digitali e transfrontaliere" propone un'eccezione obbligatoria per l'uso di opere protette dal diritto d'autore nell'ambito delle "attività didattiche digitali e transfrontaliere". L'articolo, una volta attuato, chiarirebbe che gli istituti di istruzione possono fare un uso non commerciale delle opere protette dal diritto d'autore a fini illustrativi.

Il settore dell'istruzione teme che l'eccezione proposta all'articolo 4 sia troppo restrittiva. Ad esempio, il settore propone di ampliare il campo di applicazione degli "istituti di istruzione" per includervi gli istituti per la conservazione dei beni culturali. La parte più dibattuta dell'articolo è l'articolo 4, paragrafo 2, in base al quale l'eccezione non sarebbe disponibile se vi fossero "licenze adeguate" disponibili sul mercato.[24]

La versione del COREPER è stata modificata per riflettere le argomentazioni del settore dell'istruzione, ma include ancora l'articolo 4, paragrafo 2, di cui si è discusso.

Articolo 11[modifica | modifica wikitesto]

L'articolo 11 "Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale" obbliga le piattaforme online che pubblicano link o snippet a pubblicazioni di carattere giornalistico a munirsi preventivamente di una licenza rilasciata dal detentore dei diritti.[25][26] In virtù del successivo articolo 12, il detentore può quindi "reclamare una quota del compenso previsto per gli utilizzi dell'opera",[27] simile alla link tax spagnola.[28]

Diversi commentatori hanno però segnalato che questa legislazione avrebbe effetti negativi per i siti di notizie in termini di traffico e di visibilità online, poiché le piattaforme come Google o Facebook potrebbero decidere di non pagare il compenso per determinati siti o articoli, diminuendo drasticamente il traffico in entrata verso di essi.[28]

Articolo 12[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo dell'articolo 12 è "Richieste di equo compenso", mentre nel testo inglese è fair compensation. Ad essa sono collegati la riparazione o indennizzo di un danno[29], stimabile con il fair value e oggetto di un fair payment[30] (altrimenti chiamato anche fair value payment).

La licenza nel diritto anglosassone è riferita all'esistenza di uno scopo di lucro, ed è nell'ordinamento italiano qualificabile come un contratto di licenza d'uso fra il titolare dei diritti e il prestatore di servizi. Il disposto contrattuale è a sua volta oggetto di interpretazione, anche in considerazione degli elementi extratestuali.
La Proposta di Direttiva non menziona le licenze Creative Commons né per gli utilizzi privi di scopo di lucro identifica una qualche licenza d'uso standard (non personalizzabile e non adattabile) ai singoli casi e situazioni, in cui siano a priori nulle le eventuali clausole, limitazioni ed eccezioni introdotte fra le parti, al fine di escludere l'onere di interpretazioni contrattuali (ed extracontrattuali) e di limitare il contenzioso in merito alle richieste di equo compenso.

La norma apre indirettamente ad una determinazione del compenso "secondo gli usi o secondo equità", non regolata da criteri valutativi fissati per legge.
L'equo indennizzo è rimesso alla valutazione discrezionale della parte contraente e del giudice: sia per il quantum determinato secondo gli usi o secondo equità, che per l'an basato su un disposto contrattuale della licenza d'uso che è assoggettabile anche ad interpretazione extratestuale.

La direttiva non accenna ad un diritto di rivalsa che il prestatore di servizi Internet possa far valere nei confronti degli utenti del sito. Tuttavia, il soggetto che materialmente pubblica opere o altro materiale, fa scaturire il diritto dell'autore ad un equo compenso. Gli utenti possono a loro volta essere tenuti a sottoscrivere termini e condizioni di una licenza d'uso dal prestatore di servizi Internet.

Il D. Lgs. 21 febbraio 2014, n. 21, in attuazione della Direttiva 2011/83/UE (vigente), all'art. 45 definisce come contratto a distanza: "qualsiasi contratto concluso tra il professionista e il consumatore nel quadro di un regime organizzato di vendita o di prestazione di servizi a distanza senza la presenza fisica e simultanea del professionista e del consumatore, mediante l'uso esclusivo di uno o più mezzi di comunicazione a distanza fino alla conclusione del contratto, compresa la conclusione del contratto stesso".

La nozione di contratto a distanza differisce da quella dei contratti di vendita e di servizi, anche per l'assenza di un obbligo di pagare. L'art. 3 comma 1 dovrebbe definire le parti contraenti: "consumatore" e "professionista"[31].

Articolo 13[modifica | modifica wikitesto]

L'articolo 13 "Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricati dagli utenti" riguarda le piattaforme online con contenuto generato dagli utenti ed impone misure "adeguate e proporzionate", atte a evitare la violazione di copyright.[32] In particolare, questo articolo prescrive che i contenuti caricati online all'interno dell'UE debbano essere verificati preventivamente, in modo da impedire che possano essere messi online materiali protetti dal diritto d’autore.[28]

Tali misure si concretizzano in filtri preventivi,[26] più o meno simili alla funzionalità "Content ID" di YouTube che, tramite un riconoscimento automatico dei video, verifica se il filmato caricato ha contenuti protetti da copyright e, nel caso, lo elimina dal sito o lo mostra solo con pubblicità, in modo da condividere i ricavi con gli effettivi proprietari del diritto d'autore.[28]

Secondo i critici, tale controllo sarebbe contrario ai principi di apertura e libera circolazione delle informazioni su Internet.[28]

Posizioni[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni punti della proposta di direttiva hanno suscitato proteste da parte dell'opinione pubblica,[33][34] poiché potrebbero cambiare il modo in cui viene usato Internet e, secondo i maggiori detrattori, portare a un controllo sulla libera circolazione delle informazioni online.[28]

Gli articoli contestati sono, in particolare, l'11 (Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale) e il 13 (Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricati dagli utenti).[26]

Critiche e opposizioni[modifica | modifica wikitesto]

Ad opporsi agli articoli 11 e 13 della direttiva è stata gran parte della comunità scientifica,[9] e la proposta è stata accolta da critiche diffuse[35][36] ed ha ricevuto forti opposizioni da parte di autori, giornalisti,[9] editori,[37][38] agenzie informative,[39] studiosi di legge,[40][41][42] esperti di internet,[43] istituzioni culturali,[44] utenti, organizzazioni per i diritti civili,[45][46] UNHCR,[47] legislatori[48] e studi dell'Unione Europea.[49] Sono stati pubblicati resoconti assai critici nei confronti della proposta da parte delle maggiori testate giornalistiche in Austria,[50] Danimarca,[51] Finlandia,[52] Francia,[53] Germania,[54][55] Irlanda,[56] Italia,[57][58] Paesi Bassi,[59] Polonia,[60] Spagna,[61] Slovacchia,[62][63] Svizzera[64] e Regno Unito.[65][66]

Il 26 aprile 2018 145 organizzazioni europee operanti nei campi dei diritti umani, libertà di stampa, ricerca scientifica e industria informatica (tra cui la Electronic Frontier Foundation, Creative Commons e diversi capitoli Wikimedia) hanno firmato una lettera contro questa proposta di direttiva.[67]

Successivamente, a giugno 2018, 70 ricercatori e studiosi informatici, inclusi Tim Berners-Lee (inventore del World Wide Web), Vint Cerf (uno dei "padri di Internet"), Jimmy Wales (cofondatore di Wikipedia) e Brewster Kahle (fondatore di Internet Archive), hanno scritto una lettera al presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, chiedendogli di opporsi in particolare all'articolo 13, poiché porterebbe alla "trasformazione di Internet da una piattaforma aperta alla condivisione e innovazione a uno strumento per la sorveglianza automatizzata e il controllo degli utenti".[68]

Proteste di alcune versioni linguistiche di Wikipedia[modifica | modifica wikitesto]

Il comunicato della comunità di Wikipedia in italiano

A partire dalla mattina del 3 luglio 2018, l'enciclopedia online Wikipedia in italiano, per protesta, ha temporaneamente bloccato l'accesso alle proprie pagine al fine di sensibilizzare sul tema, lasciando intendere che la nuova direttiva avrebbe potuto comportare persino la chiusura della stessa piattaforma.[69][70] Al posto di mostrare la pagina cercata, ogni voce dell'enciclopedia (ad eccezione della pagina sulla direttiva europea stessa) reindirizzava a un comunicato informativo da parte della comunità italiana di Wikipedia riguardante la protesta in corso.[71]

Cionondimeno, un articolo del Corriere della Sera, pubblicato il 3 luglio 2018, ha affermato che la direttiva non riguarderebbe le enciclopedie no-profit online, così come tutti i siti web non commerciali, secondo quanto scritto nell'articolo 2 della direttiva.[72] Tuttavia, secondo l'eurodeputato Julia Reda, tale esenzione non sarebbe certa, perché anche se Wikipedia è di per sé un sito no-profit (oltre che un'enciclopedia online) il materiale in essa contenuto ha una licenza d'uso che permette il riutilizzo a scopo commerciale. Inoltre, sempre secondo Reda, tale eccezione ad hoc sembrerebbe nascere come esca per nascondere la limitazione della libertà di espressione per altri soggetti meno noti.[73]

A partire dal 4 luglio 2018, hanno temporaneamente bloccato l'accesso alle loro pagine anche Wikipedia in spagnolo, Wikipedia in lettone e Wikipedia in estone,[74] seguite da Wikipedia in catalano, Wikipedia in polacco,[75] Wikipedia in galiziano e Wikipedia in basco e, durante la notte precedente il voto, Wikipedia in portoghese.

Le proteste in ogni caso sarebbero giustificate dalle modifiche che queste comporterebbero per gli altri siti web, soprattutto in relazione all'estrazione di testi e dati (Text and Data Mining) e al pagamento per la pubblicazione di link. Le modifiche potrebbero portare a un decremento della performance di siti come Google o Facebook e le compagnie digitali europee che gestiscono portali online potrebbero subire un danno di competività in confronto a imprese americane, cinesi o estere in generale, i cui governi non implementano tali misure.[76]

Favorevoli all'approvazione della direttiva[modifica | modifica wikitesto]

L'approvazione della direttiva è sostenuta da editori, grandi etichette musicali, società degli autori,[77] giornalisti, gruppi musicali, autori, creatori ed artisti. Ritengono che uno dei principali vantaggi delle direttive sia la possibilità di far valere i propri diritti anche nei confronti di grandi fornitori di piattaforme online, spesso statunitensi, che dipendono per i loro profitti dai contenuti caricati dagli utenti. Una campagna organizzata dal Gruppo Europeo delle Società di Autori e Compositori ha raccolto oltre 32.000 firme di creatori, tra cui David Guetta, Ennio Morricone, Jean-Michel Jarre e gli Air.[14] Altri sostenitori includono i musicisti Paul McCartney e James Blunt,[78] l'autore Philip Pullman (diretore della Società degli Autori),[77] l'Associazione delle Società Indipendenti di Musica,[79] e l'editore tedesco Axel Springer.[80]

Tra i membri del Parlamento europeo favorevoli figura l'eurodeputato Axel Voss[15][81][82], che ritiene esagerate le critiche alla direttiva,[2] e sostiene che l'articolo 13 è stato concepito principalmente per le piattaforme che monetizzano contenuti non autorizzati e che è stato rivisto per restringerne il campo di applicazione.[83]

Un gruppo di editori[79][84] sostiene che sia in corso una "campagna di disinformazione" da parte di gruppi tra cui Google,[85] che nel 2016 avrebbe speso 5,5 milioni di euro in attività di lobbying in Europa[86] ed è tra gli sponsor della Electronic Frontier Foundation, un altro dei principali oppositori.[87] I sostenitori della riforma riferiscono che le caselle elettroniche degli eurodeputati sono state inondati da così tante e-mail contrarie alla direttiva sul copyright che non possono più svolgere il loro lavoro.[79][85] Essi sostengono che i fornitori di contenuti su licenza come Spotify e Netflix sono anche influenzati negativamente dall'attuale regime del copyright, che a loro avviso va a vantaggio delle piattaforme user-driven come YouTube e Facebook.[88]

In un articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 3 luglio 2018 si afferma che la direttiva non riguarderà le enciclopedie on line senza scopo di lucro o altri siti web non commerciali[89]. I sindacati italiani Cgil,[90] Cisl e Uil hanno auspicato il voto favorevole alla proposta di direttiva europea sul copyright, al fine di tutelare la cultura e l'industria creativa contro l'ingente sfruttamento economico operato dalle piattaforme multinazionali.[91] Forza Italia e il Partito Democratico si sono detti favorevoli alla riforma introdotta dalla nuova direttiva.[92]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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