Pietro Marchi

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Gli zoologi che parteciparono all'escursione a Helgoland nell'agosto del 1865. Pietro Marchi è in prima fila a destra, seduto accanto a Matthijs Salverda. In piedi da sinistra: Anton Dohrn, Richard Greef e Ernst Haeckel.[1]

Pietro Marchi (Firenze, 27 luglio 18331923) è stato un medico e naturalista italiano,[2] con prevalenti contributi scientifici in elmintologia e in entomologia, settore in cui si distinse per gli studi sul baco da seta e le sue malattie. A Firenze fu decano dei medici primari nell'Arcispedale di S. Maria Nuova, dissettore anatomico, assistente alla cattedra di zoologia dei Vertebrati e libero docente presso il R. Istituto di Studi Superiori, preside del R. Istituto Tecnico Galileo Galilei e ultimo direttore dell'Officina ceroplastica fiorentina.[3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Pietro Giovanni Marchi nacque da Francesco e da Teresa Silej,[2] e fu il secondo di quattro fratelli.[4]

Dalla laurea in medicina alla libera docenza in zoologia e anatomia comparata[modifica | modifica wikitesto]

Compiuti i primi studi a Firenze, Marchi si iscrisse alla facoltà di medicina della R. Università di Pisa, laureandosi nel 1855. Come medico chirurgo, avrebbe poi esercitato per trent'anni nell'Arcispedale di Santa Maria Nuova, raggiungendo il grado di decano dei medici primari.[5]

Il Chiostro delle medicherie nell'Arcispedale di Santa Maria Nuova a Firenze.

Intanto, durante gli anni universitari, aveva anche frequentato per passione i corsi di Storia naturale acquisendo una solida cultura naturalistica che, anche in assenza del titolo legale di studi, gli consentì poi di affermarsi sia in ambito scientifico come zoologo sia in quello professionale come insegnante e come libero docente universitario.[5]

Biblioteca medica del R. Istituto di studi Superiori di Firenze.

Nel 1861 ottenne, per concorso, il suo primo incarico. Al R. Istituto di studi superiori di Firenze fu nominato dissettore anatomico presso l'Officina delle Cere e aiuto alla Cattedra di zoologia dei Vertebrati del R. Museo di Fisica e Storia naturale.[6] Due anni dopo, divenne dissettore anatomico dei Vertebrati e degli Invertebrati, nello stesso R. Museo, prima presso Il Gabinetto di zoologia dei Vertebrati, diretto allora da Moritz Schiff,[7] e poi presso il Gabinetto di zoologia degli Invertebrati diretto all'epoca da Adolfo Targioni Tozzetti.[8]

Svolse l'incarico di dissettore fino all'estate del 1865 quando chiese ed ottenne un congedo per motivi di studio, essendo vincitore, per concorso, di un posto di perfezionamento in Germania.[9] Così per tutto l'anno accademico 1865-66, approfondì le sue conoscenze naturalistiche sotto la guida di Rudolf Leuckart alla Justus Liebig-Universität di Gießen, di Max Schultze alla Rheinische Friedrich-Wilhelms-Universität di Bonn, di Ernst Haeckel alla Friedrich-Schiller-Universität di Jena ed ebbe inoltre l'opportunità di frequentare altri illustri zoologi quali Anton Dohrn, Matthijs Salverda e Richard Greef.[4]

Tornato in Italia, nel dicembre del 1867 ottenne dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione la qualifica di Professore privato con effetti legali di Zoologia e di anatomia comparata[10] e, già nel 1868-69 tenne, nel R. Istituto di studi superiori, un primo corso libero di Elmintologia dell'uomo e degli animali domestici.[11] A questo corso, altri ne seguirono regolarmente, sulla stessa materia o su argomenti diversi di anatomia comparata e di zoologia dei Vertebrati.[12]

L'insegnamento nella scuola secondaria e la direzione del R. Istituto Tecnico Galileo Galilei[modifica | modifica wikitesto]

All'impegno accademico come libero docente, Marchi affiancò ben presto l'insegnamento nelle scuole superiori. Nel 1866 ottenne la cattedra di Storia naturale nell’Istituto Tecnico di Firenze[4] che, istituto nel 1853[13] come Imperiale Regio Istituto Tecnico Toscano dal Granduca Leopoldo II, era passato nel 1861 alle dipendenze del Ministero dell'agricoltura, dell'industria e del commercio. Nel 1884 Marchi fu nominato preside dello stesso Istituto[14] che, intanto nel 1872 era passato sotto la responsabilità della Provincia e, nel 1883, era stato intitolato a Galileo Galilei.[15][16]

Fin dalla sua istituzione, l'Istituto Tecnico Toscano aveva attribuito una fondamentale importanza alla componente pratica e applicativa nell’insegnamento tecnico-scientifico e si era dotato, già dal 1857, di un Museo Tecnologico, un grande contenitore di strumenti scientifici, reperti, modelli e oggetti vari di supporto all'insegnamento e utili all’apprendimento dei principali processi produttivi.[17]

Come appendice del Museo Tecnologico era stato anche istituito il Gabinetto di Storia naturale che annoverava collezioni naturalistiche di zoologia, botanica, geo-mineralogia e paleontologia utilizzate a fini didattici per facilitare la conoscenza delle materia prime naturali da trasformare in prodotti manifatturieri, con particolare attenzione agli aspetti applicativi sul territorio.[17]

Il Gabinetto di Storia naturale del R. Istituto Tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Quando Marchi inizio la sua attività di insegnamento all'Istituto Tecnico di Firenze, il Gabinetto di Storia naturale era cresciuto in dimensioni, varietà e valenza delle raccolte, comprendendo reperti naturalistici e modelli provenienti, per donazioni e acquisizioni, dai principali produttori, preparatori e nobili collezionisti dell'epoca.[18]

Tavola cerata di Egisto Tortori in cui sono illustrati alcuni aspetti dell'anatomo-morfologia del corallo rosso (Corallium rubrum Linnaeus, 1758). 1 - Polipi del corallo. 2 - Scorza (sarcosoma) e vasi sullo scheletro assiale (sclerasse). 3 - Organi genitali femminili. 4 - Organi genitali maschili. 5 - Spicule calcaree. 6 - Polipo femmina che rilascia una larva (planula).

Fu così che nel 1870 Marchi fu incaricato di riordinare tutte le numerose collezioni del Museo tecnologico e del Gabinetto di Storia naturale, con lo scopo di renderle disponibile al nuovo corso di studi. Marchi fu impegnato in questo lavoro per quindici anni.[19] Ma non si limitò alla descrizione, alla catalogazione e al riordino del patrimonio museale esistente. Fin dall'inizio del suo incarico, prima come insegnante e poi come preside, Marchi si adoperò per arricchire le collezioni, potenziandone la funzione didattica e formativa, tanto che nel 1879 il Gabinetto di Storia Naturale acquisì una propria identità istituzionale e, a seguito dello smembramento del Museo Tecnologico, finì anche per inglobare i saggi delle lavorazioni manifatturiere e industriali, che andarono a costituire la nuova “Sala delle Industrie”.[19]

Molte e di grande importanza furono le nuove acquisizioni volute da Marchi come preside dell'Istituto tecnico. Tra le più significate i modelli in cera di organografia vegetale di Egisto Tortori[20] e le sessantasei tavole murali da lui dipinte,[21] le riproduzioni in vetro di Invertebrati di Leopold e Rudolf Blaschka di Dresda,[22] i modelli di funghi in cera di Luigi Calamai,[23] i preparati in alcol di animali marini i Salvatdore Lo Bianco della Stazione zoologica Anton Dohrn[24] e l'erbario della marchesa Marianna Paulucci.[25]

Con il collocamento a riposo di Marchi nel 1907[26] ed il subentro alla direzione dell'Istituto Tecnico Galilei di Giacomo Trabucco, le collezioni del Museo Tecnologico e del Gabinetto di Storia naturale furono unificate e andarono a costituire la dotazione museale, ricca allora di oltre quarantacinquemila campioni, del Museo di Storia Naturale e Tecnologico, che sarebbe poi stato gestito dal 1987 dalla Fondazione Scienza e Tecnica di Firenze.[27]

Nomine, onorificenze e altri riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Marchi ottenne la sua prima onorificenza nel 1860 quando gli venne conferita la medaglia d'argento al valore militare «Per essersi distinto molto con zelo, coraggio ed umanità nell'esercizio delle sue funzioni curando sul campo e sotto il fuoco i feriti»[28] durante la seconda Guerra d'indipendenza italiana, alla quale aveva partecipato come tenente medico di reggimento.[29]

Il 5 giugno 1869 fu insignito del titolo di Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro[30] e, nel 1870, di quello di Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia.[31]

Fece parte, inoltre, di diverse associazioni scientifiche. Fu socio, fin dalla sua fondazione, della Società Entomologica Italiana di cui fu segretario delle corrispondenze dal 1869 al 1892;[32] nel 1863 fu ammesso come socio corrispondente all'Accademia dei Georgofili di cui divenne socio ordinario nel 1864, emerito nel 1885 e membro del Consiglio Accademico dal 1909 al 1918;[33] dal 1863 al 1891 fu socio effettivo della Società Italiana di Scienze Naturali;[34] dal 29 luglio 1867 fu socio corrispondente della Società Filotecnica di Torino[35] e, dal 1868, della Società medico-fisica fiorentina.[36]

Marchi fu l'ultimo direttore, fino al 1893, dell’Officina Ceroplastica Fiorentina e responsabile delle collezioni naturalistiche. Fu vice-segretario nel 1883 del Comitato Bacologico Internazionale presieduto da Louis Pasteur;[37] presidente dell'Accademia Valdarnese del Poggio di Montevarchi dal 1877 al 1879,[38] componente del consiglio accademico della R. Accademia Toscana di arti e Manifatture di Firenze[39] e consigliere della Commissione per il governo e per l'amministrazione del R. Conservatorio femminile delle Stabilite in San Pietro a Monticelli in Firenze dal 1880 al 1882.[40]

In segno di stima, Corrado Parona gli dedicò nel 1887 una nuova specie di tenia, la Taenia marchii e Antonio Porta nel 1910 una nuova specie di acantocefalo, il Corynosoma Marchii.[41]

Attività scientifica[modifica | modifica wikitesto]

Marchi fu autore di diversi contributi scientifici in vari settori specialistici quali l'elmintologia, la carcinologia e l'entomologia dove, in particolare. è ricordato per i suoi lavori sul baco da seta e le sue malattie.

I primi lavori sul baco da seta[modifica | modifica wikitesto]

I primi lavori di zoologia di Marchi sono del 1863 e trattano dell'atrofia parassitaria del baco da seta (Bombyx mori Linnaeus, 1758). Alcuni anni prima questa grave malattia, detta anche pebrina o mal delle petecchie, si era diffusa dalla Francia in Italia e aveva assunto i caratteri di una epizoozia causando ingenti danni alla bachicoltura.

A sinistra un uovo sano di baco da seta: nel campo sono visibili le sferule tondeggianti (A), formate dalla normale materia grassa del tuorlo. A destra un uovo deposto da una femmina affetta da atrofia parassitaria: assieme alle sferule tondeggianti di materia grassa sono visibili i corpuscoli oscillanti di Cornalia (B) (immagine tratta da Marchi, 1864a, p. 27, fig. III e IV).

In due brevi note, lette all'Accademia dei Georgofili e poi pubblicate negli Atti,[42] Marchi espose i risultati delle sue ricerche su alcuni allevamenti comparativi, tendenti a verificare l'efficacia del solfito e dell'iposolfito di sodio nella prevenzione o nella cura dell'infezione, arrivando alla conclusione che non erano entrambi di alcuna utilità nella lotta al «terribile flagello».[43]

Successivamente, in una lunga memoria,[44] fece il punto sullo stato delle conoscenze sulla malattia. Discusse delle cause e della natura del morbo, confermandone il carattere ereditario ma non contagioso. Ne espose i sintomi e descrisse le alterazioni anatomo-morfologiche riscontrate negli insetti infetti nei tre stadi di sviluppo di larva, di crisalide e di farfalla, con particolare attenzione all'organo serico che, o restava allo stato embrionario o, se si sviluppava, non produceva la sua normale secrezione. Si soffermò sui caratteri microscopici e sulla natura dei corpuscoli oscillanti di Cornalia,[45] la cui presenza era sintomo patognomonico della malattia e segno certo per la diagnosi di seme[46] infetto. Concluse infine la memoria discutendo dei rimedi proposti di prevenzione e cura dell'infezione.

Negli anni successivi Marchi si occupò ancora del baco da seta e delle sue malattie[47] sulle quali, ai Georgofili, «intrattenne l'Accademia con dotte memorie»,[33] l'ultima delle quali pubblicata nel 1867 come seconda edizione della precedente del 1864.[48]

Gli studi sui vermi parassiti[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli studi di perfezionamento a Gießen, Marchi approfondì le sue conoscenze sugli elminti con Rudolph Leuckart, «il primo degli elmintologi moderni».[49] Proprio in quel periodo, nel dicembre del 1865, nel villaggio di Hederlsleben presso Magdenburgo, in pochi giorni. morirono oltre cento persone per un'infezione che, scambiata inizialmente per colera, fu poi diagnosticata correttamente come trichinosi. Per riferire sulla grave parassitosi e «per destare l'allarme contro il pericolo»,[50] Marchi scrisse e inviò una nota all'Accademia dei Georgofili nella quale trattò del nematode responsabile dell'infezione, la Trichina spiralis, e riferì sulle ricerche di Leuckart e Zenker sul ciclo vitale del parassita. Nello stesso lavoro Marchi si occupò anche delle due tenie[51] che parassitano l'uomo e descrisse il loro ciclo vitale dallo stato di cisticerco o di cenuro, in ospiti diversi, fino allo stato perfetto. Discusse infine delle cure proposte contro l'infezione di questi parassiti e delle norme che le autorità avrebbero dovuto seguire per impedirne le infestazioni.[52]

Preparati microscopici di alcune fasi dello sviluppo migratorio, completamente parassitario, della S. obtusa quando è ospite della larva del T. molitor (immagine tratta da Marchi, 1871a, Tav. II, fig. 11-13).
Fig. 11 - Ciste non ancora completa, a pareti non ancora ben delimitate, contenente l'embrione per gran parte trasformato in larva.
Fig. 12 – Ciste completa, con le terminazioni di più rami tracheali, e la larva tipicamente disposta in spirale.
Fig. 13 – Larva uscita dalla ciste.

Questa nota non fu il primo lavoro elmintologico di Marchi, qualche mese prima si era occupato di una zoonosi minore pubblicando un articolo sulla cenurosi cerebrale delle pecore, il capostorno o vertigine, causata dallo sviluppo a livello del sistema nervoso centrale del Coenurus cerebralis, forma larvale cistica della Taenia multiceps.[53]

Gli elminti furono oggetto di numerose pubblicazioni anche negli anni successivi. Nel 1866 scrisse una lunga monografia sulla Spiroptera obtusa Rud.[54] nella quale, a una premessa con l'elenco degli ospiti, la sinonimia e i principali caratteri zoologici del nematode, fece seguire una dettagliata descrizione dell'anatomo-morfologia e dell'istologia tanto del maschio che della femminina che in questa specie sono caratterizzati da uno spiccato dimorfismo sessuale. Discusse poi dei risultati dei suoi esperimenti sulle migrazioni evolutive del parassita che confermavano quanto precedentemente evidenziato da Leuckart sullo sviluppo migratorio del parassita da una specie del genere Mus alla larva del Tenebrio molitor e viceversa.[55]

Nel 1869 descrisse una nuova specie di Taenia, rinvenuta nel tenue di una Loxia curvirostra, per la quale propose il nome di T. clavata, per la forma particolare della testa.[56]

Successivamente, dopo uno scritto divulgativo sui vermi parassiti,[57] trascrizione di una lettura al Museo di fisica e storia naturale di Firenze, e dopo una nota di considerazioni e proposte di igiene e profilassi contro le parassitosi causate da trichine e da cisticerchi, contenente una raccomandazione all'Accademia dei Georgofili «a farsi promotrice di una popolare istruzione a riguardo delle malattie provenienti da questi e da altri parassiti dell'uomo»,[58] Marchi pubblicò diversi lavori frutto di sue ricerche originali. Descrisse anche due nuove specie: il Distoma tursionis Marchi, 1873,[59] un trematode rinvenuto nel tenue del Delphinus tursio[60] e la forma larvale di un cestode, un cisticercoide ritrovato nella parete intestinale di un geko, l'Ascalobotes mauritanicus.[61]

Le ricerche su altri gruppi animali[modifica | modifica wikitesto]

Apparenze microscopiche dei peli prelevati nella parte mediana della regione addominale del Vesperugo pipistrellus Schreber, 1774, sinonimo di Pipistrellus pipistrellus Schreber, 1774 (immagine tratta da Marchi, 1872c, Tav. 11, fig. 30),

Parallelamente agli studi sul baco da seta e sui vermi parassiti, Marchi portò avanti osservazioni e ricerche su altri gruppi o specie animali. Rientrano in questo settore i lavori morfo-istologici sull'epitelio vibratile e sulle cellule ciliari che egli condusse durante il soggiorno di studi a Bonn. Furono oggetto delle sue ricerche l'Anodonta cygnea, due specie di Helix, l'H. hortenis e l'H. pomatia e due specie di Limax, la L. rufa e la L. atra.[62]

Si occupò anche di vertebrati studiando l'epitelio dei ventricoli delle rane e delle pecore[62] nonché la morfologia dei peli di alcuni insettivori[63] e delle molte specie di chirotteri[64] che ebbe modo di esaminare nelle collezioni zoologiche del Naturhistorisches Museum di Vienna. Comparando forme e dimensioni tra vari generi e varie specie, mostrò come la morfologia di queste produzioni epidermoidee potesse essere di valido ausilio nella classificazione di questi mammiferi.

Allo stesso ambito appartengono poi le ricerche microscopiche sulle lane delle pecore che Marchi svolse ritenendole utili anche ai fini pratici «per giudicare l'uso di una varietà per certe industrie in preferenza ad altra congenere».[65]

Marchi condusse ulteriori ricerche sulle due specie di Limax, di cui si era servito per gli studi sull'epitelio ciliare. Nel 1867 infatti pubblicò un lavoro sull'anatomo-morfologia degli organi secretori di muco dei gasteropodi,[66] dimostrando che questi organi erano costituiti da glandule unicellulari di varie dimensioni immerse in un tessuto epiteliale.

Marchi fu anche un convinto sostenitore dell’ipotesi evolutiva di Charles Darwin e volle contribuire alla sua divulgazione, traducendo dall'inglese il voluminoso testo di Thomas Henry Huxley, Man's Place in Nature and Other Anthropological Essays [67]

A partire dalla seconda metà degli anni settanta dell'Ottocento i contributi di ricerca di Marchi diminuirono progressivamente come pure andò parallelamente riducendosi la sua produzione bibliografica. L'ultimo lavoro fu una comunicazione verbale su un caso di parassiti da larve di Homalomya prostrata del 1879, riportata nei Resoconti delle adunanze della Società Entomologica Italiana.[68]

Contributi scientifici[modifica | modifica wikitesto]

Sul baco da seta e le sue malattie[modifica | modifica wikitesto]

Sugli elminti[modifica | modifica wikitesto]

Su altri argomenti di zoologia e su altre specie animali[modifica | modifica wikitesto]

Su argomenti vari[modifica | modifica wikitesto]

Manuali didattici e opere divulgative[modifica | modifica wikitesto]

Traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

Manoscritti[modifica | modifica wikitesto]

  • Nota statistica di un allevamento di bachi da seta fatto nel museo di Firenze nell'anno 1864, 19 giugno 1864, pp. 1-8.[74]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nell'agosto del 1865 Marchi, allora dissettore alla cattedra di zoologia del R. Museo di fisica e storia naturale di Firenze, si trovava in Germania per un soggiorno di studio (cfr. Concessione di un congedo al dissettore di anatomia comparata del Museo, per un soggiorno di studio in Germania, durante tutto l'anno accademico 1865-1866, Firenze, Archivio R. Museo di fisica e storia naturale, 6 giugno - 7 luglio 1865).
  2. ^ a b Cfr. Archivio di Stato di Firenze, 1833, Numero di ordine progressivo 3145.
  3. ^ Cfr. Bolla, 1924 e De Gubernatis, 1879.
  4. ^ a b c Cfr. De Gubernatis, 1879, p. 683.
  5. ^ a b Cfr. Bolla, 1924, p. XXXIX.
  6. ^ Nominato con il R. Decreto del 15 febbraio 1861 (Cfr. Atti ufficiali, in La famiglia e la scuola, III, n. 5, Firenze, Tip. Galileiana di M. Cellini & C., 15 marzo 1861, p. 238). Per l'esattezza Marchi svolgeva già questo incarico, anche se in via provvisoria, dal 9 marzo 1860 (cfr. Approvazione del Ministero della pubblica istruzione alla nomina in via provvisoria di Pietro Marchi a dissettore del Museo, Firenze, Archivio R. Museo di fisica e storia naturale, 9 marzo 1860).
  7. ^ Cfr. Comunicazione della Segreteria fiorentina della pubblica istruzione in merito all'incarico affidato a Pietro Marchi, dissettore dei vertebrati nel Museo, di svolgere anche le funzioni di dissettore degli invertebrati, Firenze, Archivio R. Museo di fisica e storia naturale, 27 febbraio 1863.
  8. ^ Cfr. R. Istituto di studj Superiori Pratici e di Perfezionamento, in Annuario della Istruzione Pubblica del Regno d'Italia pel 1864-1865, Milano, Stamperia Reale, 1864, p. 190.
  9. ^ Cfr. Archivio R. Museo di fisica e storia naturale, 1865.
  10. ^ Cfr. Adunanza 8 dicembre 1867, in Boll. Atti Cons. Sup. Pubbl. Istruz., n. 1, Firenze, Successori Le Monnier, 1868, p. 36.
  11. ^ Cfr. Comunicazione, da parte di Pietro Marchi, dell'argomento del corso libero che terrà nel Museo: Elmintologia dell'uomo e degli animali domestici, Firenze, Archivio R. Museo di fisica e storia naturale, 12 novembre 1868.
  12. ^ Cfr. Annuario Istituto di Studi Superiori.
  13. ^ In effetti l'atto di fondazione dell'istituzione si può far risalire al 14 gennaio 1850 quando il Granduca Leopoldo II stabiliva, con un doppio editto, che la Classe di Arti e Manifatture, una delle tre Classi in cui era stata suddivisa l'Accademia di Belle Arti nel 1813, fosse separata dall’Accademia stessa e che Filippo Corridi ne assumesse la direzione. Nel 1853, con l'istituzione delle sei cattedre d'insegnamento tecnico e con le nuove dotazioni di supporto all'insegnamento, la Classe di Arti e Manifattura divenne l'I. R. Istituto Tecnico Toscano, inaugurato solennemente nel febbraio 1857 alla presenza di Leopoldo II (cfr. L’Istituto Tecnico Toscano, su Fondazione Scienza e Tecnica e Lotti, 2017, p. 61).
  14. ^ Cfr. Ferdinando Abbri, Paolo Brenni, Aldo Colonetti, Mara Miniati e Paolo Galluzzi (introduzione), Le meraviglie dell'ingegno. Strumenti scientifici dai medici ai Lorena, a cura di Francesco Gravina, Firenze, Ponte alle Grazie, p. 93.
  15. ^ Il R. Istituto Galileo Galilei sarebbe poi passato nel 1888 alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione e si sarebbe trasferito nel 1891, dalla vecchia sede nell’antico convento delle Cavalieresse di Malta in Via San Gallo, alla sua nuova sede di Via Giuseppe Giusti, denominata allora Via del Mandorlo (cfr. Brenni, 2009, pp. 6-7).
  16. ^ Marchi avrebbe anche insegnato nel R. Collegio della SS. Annunziata al Poggio imperiale di Firenze prima, nel 1870, come maestro esterno incaricato di Storia naturale e, poi dal 1873, come titolare di cattedra per lo stesso insegnamento (cfr. Educatorii femminili, in Annuario della Istruzione Pubblica del Regno d'Italia pel 1870-71, Firenze, Tip. Claudiana di F. Bassi, 1871, p. 290 e Educatorii femminili, in Annuario della Istruzione Pubblica del Regno d'Italia pel 1873-74, Firenze, Regia Tipografia, 1874, p. 392). Sempre in quegli anni, altre istituzioni scolastiche lo ebbero come insegnante esterno: il R. Conservatorio di S. Maria degli Angeli detto degli Angiolini dal 1892 al 1900 e il R. Conservatorio delle signore Montalve alla Quiete dal 1892 al 1899 (cfr. Conservatori della Toscana, in Annuario della Pubblica Istruzione del 1892, Roma, Stab. Tip. di E. Sinimberghi, 1892, p. 252 e p. 253).
  17. ^ a b Cfr. Lotti, 2017, p. 61.
  18. ^ Cfr. Lotti, 2017, p. 62. Tra le donazioni più significative di reperti botanici, ci furono i due erbari del marchese Joseph Antoir, contenenti gli exsiccata raccolti da Giuseppe Raddi in Brasile e i tre erbari donati dal conte Girolamo de’ Bardi tra cui quello seicentesco del medico urbinate Crescentino Ubaldi contenenti oltre ottocento esemplari classificati secondo il sistema di Pitton de Tourneforte. In ambito entomologico, l'acquisizione più significativa fu la collezione di Lepidotteri e Coleotteri del conte Francesco Guicciardini (cfr. Lotti, 2017, p. 64 e Le Collezioni del Gabinetto di Storia Naturale. Erbari, su fstfirenze.it, Fondazione Scienza e Tecnica).
  19. ^ a b Cfr. La Storia del Gabinetto di Storia Naturale, su Fondazione Scienza e Tecnica di Firenze.
  20. ^ A parte le riproduzione di numerosi modelli in cera che Tortori aveva già prodotto per il Museo di fisica e storia naturale, il materiale acquisito comprendeva diversi modelli originali che Tortori aveva eseguito diretto da Marchi. Tra questi gli ingrandimenti della Plasmopara viticola, responsabile della peronospora, della Phylloxera vastalrix, fitofago della vite, della Puccinia graminis o ruggine del grano e della Trichinella spiralis responsabile della trichinellosi. Questi modelli furono poi riprodotti per i Musei di Parigi e di Vienna, per il nuovo Museo Agrario di Roma, e alcuni per Louis Pasteur (cfr. Martini, 1895, pp. 495-496).
  21. ^ Si tratta di sessantasei tavole a olio, eseguite tra il 1870 e il 1890 sotto la direzione di Marchi. Su un fondo nero e lucido, Tortori riprodusse vari aspetti delle scienze naturali dall'anatomia umana e comparata, alla morfologia e anatomia vegetale, alla geologia e geografia fisica (cfr. Le Collezioni del Gabinetto di Storia Naturale. Le tavole murali di Egisto Tortori, su fstfirenze.it, Fondazione Scienza e Tecnica).
  22. ^ La collezione Blaschka comprendeva centodiciotto esemplari di Invertebrati marini, principalmente Celenterati Scifozoi, Echinodermi e Anellidi, tutti riprodotti con estrema fedeltà anche nelle loro caratteristiche morfologiche più minute. Fu acquistata da Marchi per ovviare all'impossibilità di ottenere dei preparati biologici naturali di questi organismi che erano allora conservabili solo in alcool ma con perdita dei colori e del turgore corporeo. Frutto di molteplici acquisti la raccolta derivava dalla «precisa volontà di Marchi di arricchire il Gabinetto di Storia naturale con una collezione didattica che offrisse un quadro sistematico delle principali specie di invertebrati degli ambienti marini europei, in linea con le conoscenze scientifiche allora più avanzate» (cfr. Laura Faustini e Stefania Lotti, La collezione Blaschka del Museo della Fondazione Scienza e Tecnica di Firenze (PDF), in Museologia Scientifica Memorie, n. 17, Firenze, 2017, pp. 39-42).
  23. ^ La collezione era costituita da oltre duecentocinquanta esemplari di funghi riprodotti in cera da Luigi Calamai, modellatore dell'Officina ceroplastica, diretta allora da Giovanni Battista Amici. Originariamente conservata al Museo di fisica e storia fu acquisita dall’Istituto Tecnico dopo il 1877, grazie all’opera di Marchi, ultimo direttore dell’Officina e poi preside dell'Istituto (cfr. Le Collezioni del Gabinetto di Storia Naturale. Funghi in Cera di Luigi Calamai, su fstfirenze.it, Fondazione Scienza e Tecnica).
  24. ^ La collezione fu acquistata da Marchi nel 1902 presso la Stazione zoologica Anton Dohrn. Comprendeva duecentosettantasei esemplari di animali marini, principalmente invertebrati, raccolti nella seconda metà dell’ottocento nel mare del golfo di Napoli. Furono preparati in alcool da Salvatore Lo Bianco utilizzando le sue originali ed efficacissime tecniche di conservazione (cfr. Le Collezioni del Gabinetto di Storia Naturale. Animali marini, su fstfirenze.it, Fondazione Scienza e Tecnica).
  25. ^ L’erbario raccoglie circa quattromila duecento exsiccata appartenenti a mille quattrocento novantadue specie, molte delle quali erborizzate nel corso di un trentennio dalla stessa marchesa Paulucci, cultrice appassionata di botanica. L'erbario fu donato dalla marchesa all'Istituto Tecnico nel 1902, per intercessione dell'amico e preside Marchi (cfr. Le Collezioni del Gabinetto di Storia Naturale. Erbari, su fstfirenze.it, Fondazione Scienza e Tecnica).
  26. ^ Marchi ottenne, a domanda, di essere collocato a riposo «per età avanzata» dal primo ottobre del 1907 (cfr. Disposizioni nel Personale. Personale delle scuole medie. R. Decreto del 2 settembre 1907, in Bollettino ufficiale del Ministero dell'Istruzione Pubblica, II, anno XXXIV, n. 50, Roma, Tip. Operaia Romana Cooperativa, 12 dicembre 1907, p. 3179).
  27. ^ Cfr. Lotti, 2017, p. 62 e p. 65.
  28. ^ Cfr. Onorificenze, promozioni e concorsi, in Annali universali di medicina, CLXXIV=XXVIII (IV), n. 521, Milano, Società per la pubblicazione deli Annali universali, 1860, pp. 468-469.
  29. ^ In effetti Marchi era stato un fervente patriota già in giovanissima età. A soli sedici anni si era iscritto volontario nella Legione Accademica, istituita in Toscana con decreto del Governo provvisorio del 25 marzo 1849, e già allora era «sceso in armi in difesa della Terra Toscana contro l'austriaco invasore». Marchi partecipò anche alla terza guerra d'indipendenza nel 1866 (cfr. Bolla, 1924, p. XL).
  30. ^ Dal 5 giugno 1869 (cfr. Elenco alfabetico dei decorati dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro dal 17 marzo 1861 (proclamazione del regno d'Italia) al 31 dicembre 1869, Torino, Stamperia Reale, 1870, p. 108).
  31. ^ Cfr. R. Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento, in Annuario della Istruzione Pubblica del Regno d'Italia pel 1870-71, Firenze, Tip. Claudiana, 1871, p. 142.
  32. ^ Eletto nel 1869, confermato nel 1873.
  33. ^ a b Cfr. Bolla, 1924, p. XL.
  34. ^ Cfr. Seduta del 25 gennaio 1863, in Atti Soc. It. Sc. Nat., V, Milano, Tip. Giuseppe Bernardoni, 1863, p. 21. Fu inoltre eletto Presidente della Sezione di zoologia e botanica durante la Sesta Riunione straordinaria in Siena del settembre 1872 (cfr. Adunanza generale di apertura, in Atti Soc. It. Sc. Nat., XV, n. 4, Milano, Tip. Giuseppe Bernardoni, 1873, p. 187).
  35. ^ Cfr. Soci corrispondenti, in Annuario Società Filotecnica, Torino, Tip. e Lit. Foa, 1868, p. 25.
  36. ^ Cfr. Prima Adunanza pubblica del dì 26 Gennaio 1868, in Lo Sperimentale, XXI (IV), anno XX, Firenze, Tip. Mariani, 1868, p. 274.
  37. ^ Cfr. Comitato Bacologico Internazionale, in Rivista di Bachicoltura, XV, n. 26, Milano, Tip. L. F. Cogliati, 16 novembre 1883, p. 101.
  38. ^ Cfr. Accademie e Istituti scientifici, in Stato del Personale addetto alla Pubblica Istruzione del Regno d'Italia al 31 Decembre 1877, Roma, Tip. Eredi Botta, 1877, p. 78.
  39. ^ Cfr. Ministero dell'Interno, Istituti di Pubblica Istruzione. Provincia di Firenze, in Calendario Generale del Regno d'Italia pel 1888, XXVI, Roma, Tip. Della Mantellate, 1888, p. 442.
  40. ^ Cfr. Istruzione primaria e popolare, in Bollettino ufficiale del Ministero della Pubblica Istruzione, VI, Roma, settembre 1880, p. 1017 e Nomine, promozioni e disposizioni, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, n. 257, Roma, Tip. Eredi Botta, 3 novembre 1882, p. 4775.
  41. ^ Cfr. Parona, 1911, p. 325 e p. 376.
  42. ^ Marchi, 1863a e 1863b.
  43. ^ Cfr. Marchi, 1863a, p. 349 e 1863b, p. 466.
  44. ^ Marchi, 1864a.
  45. ^ Questi corpuscoli, osservati per la prima volta da Carlo Vittadini e descritti da Emilio Cornalia, erano, come fu riconosciuto in seguito, le microspore del protozoo ciliato Nosema bombycis Näegely (Mixozoo Microsporide Nosematide) un endoparassita patogeno specifico incondizionato
  46. ^ Si tratta delle ovviamente uova del baco da seta.
  47. ^ Marchi, 1864b, 1864c, 1864d, 1867f, 1871d e 1873b.
  48. ^ Marchi, 1867d.
  49. ^ Cfr. Marchi, 1866a, p. 148.
  50. ^ Cfr. Parona, 1911, p. 252.
  51. ^ La Taenia solium che ha il suo cisticerco nelle carni suine e la Taenia mediocanellata che ha il suo cisticerco nelle carni dei ruminanti e principalmente nel bove.
  52. ^ Marchi, 1866a.
  53. ^ Marchi, 1865a.
  54. ^ La monografia fu letta e approvata nell'Adunanza del 30 dicembre 1866 della R. Accademia delle Scienze di Torino e sarebbe stata pubblicata nelle Memorie dell'Accademia solo nel 1871 (cfr. Marchi, 1871a).
  55. ^ Questo lavoro di Marchi fu premiato al concorso aperto dall'Accademia delle Scienze di Torino sul tema di Zootomia ed Embriologia quale «migliore monografia illustrante l'anatomia e la storia genetica di un animale inferiore finora imperfettamente conosciuto» (cfr. Jacob Moleschott, Relazione sulla Memoria inviata al concorso sul tema di Zootomia ed Embriologia, proposto dalla Classe di Scienze Fisiche e Matematiche della Reale Accademia delle Scienze di Torino con suo Programma del 20 febbraio 1865., in Atti R. Acc. Sc. di Torino, II, Torino, Stamperia Reale, 1867, pp. 31-40).
  56. ^ Marchi, 1869a.
  57. ^ Marchi, 1867e.
  58. ^ Marchi, 1870a.
  59. ^ Accettato successivamente come Synthesium tursionis (Marchi, 1873) Stunkard & Alvey, 1930 (cfr. WoRMS, su marinespecies.org).   
  60. ^ Marchi, 1872a.
  61. ^ Marchi, 1872b. Successivamente, infettando volontariamente con questo parassita diversi altri animali, Marchi dimostrò che il cisticercoide raggiungeva il suo completo sviluppo in un gufo, lo Strix flammea (Marchi, 1878a). Poi ancora, nel 1894, Vincenzo Diamare riconobbe il cisticercoide quale larva del Dipylidium echynorynchoides (cfr. Parona, 1911, p. 162).
  62. ^ a b Marchi, 1866b e 1867b.
  63. ^ Marchi, 1871b.
  64. ^ Marchi, 1872c.
  65. ^ Cfr. Marchi, 1871b, p. 108.
  66. ^ Marchi, 1867c.
  67. ^ Cfr. Alberti, s.d.
  68. ^ Cfr. Marchi, 1879a.
  69. ^ In estratto: Della dominante Malattia dei Bachi da Seta; dell'esame microscopico delle uova, e del suo più giusto valore, 1ª ed., Firenze, Tip. Galileiana di M. Cellini & C., 1864, pp. 1-22.
  70. ^ In italiano: Osservazioni sull'epitelio ciliato.
  71. ^ In estratto: Sullo epitelio vibratile ricerche del dott. Pietro Marchi, Firenze, Tip. Galileiana di M. Cellini & C., 1866, pp. 1-8.
  72. ^ In estratto: Sugli organi secretori del mucco nei molluschi gasteropodi, Firenze, Tip. Galileiana di M. Cellini & C., 1866, pp. 3-6.
  73. ^ In estratto: Sull’avorio che si adopera nelle arti, Firenze, Tip. Galileiana di M. Cellini & C., 1866, pp. 1-19. tav. I.
  74. ^ I documenti manoscritti sono conservati nell'Archivio Storico dell'Accademia dei Georgofili.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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