Giuseppe Raddi

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Giuseppe Raddi (Firenze, 9 luglio 1770Rodi, 6 settembre 1829) è stato un botanico italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Firenze, il 9 luglio 1770, da Stefano e Orsola Pandolfini. Le non floride condizioni economiche della famiglia, lo costrinsero a lavorare come fattorino di una farmacia. Amico d'infanzia di Gaetano Savi, con questi ricevette gli insegnamenti di botanica da Ottaviano Targioni Tozzetti, che si fece loro protettore. Nel 1785, mentre Gaetano era andato ad insegnare a Pisa, Giuseppe fu chiamato a Firenze, all'orto botanico, come assistente di Attilio Zuccagni, rimanendovi sino al 1795, quando lasciò il Giardino dei semplici per diventare custode e consegnatario del Museo di Storia Naturale di Firenze.

All'inizio del XIX secolo, Raddi si perfezionò in botanica e, a partire dal 1806, cominciò a pubblicare i suoi primi contributi, in particolare sulle crittogame e sui funghi raccolti e censiti in Toscana. Poté dedicare più tempo a viaggi e ricerche, infatti, con la chiusura del Museo (1807), che poi venne ripristinato nel 1814 dal granduca Ferdinando III. La sua esperienze e la sua notorietà subiscono un'accelerazione dal 1817 con la spedizione esplorativa in Brasile, realizzata congiuntamente dal Granducato di Toscana e la Francia. Da qui Raddi tornò dopo otto mesi con al seguito circa 450 piante[1], oltre a diversi semi. Il materiale, quasi tutto proveniente dai dintorni di Rio de Janeiro, verrà censito, catalogato e andrà a formare parte degli erbari per cui Raddi è diventato famoso.

Sempre pronto ad esplorare nuove terre, per svolgere le sue ricerche, nel 1827 il botanico partì alla volta dell'Egitto. Il viaggio si rivelò proficuo [2], ma ebbe conseguenze tragiche. Raddi, infatti, fu colto dalla dissenteria e, nel tentativo di ritornare in patria, dovette fermarsi a Rodi. Qui morì il 6 settembre 1829.

Fu socio corrispondente della R. Accademia lucchese, dell'Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, dell'Accademia linneana di Parigi, della Società Medico-Botanica di Londra, nonché socio dell'Accademia dei Georgofili, che a Raddi dedicò un'epigrafe nella Basilica di Santa Croce[3].

La maggior parte delle sue collezioni botaniche sono conservate presso gli erbari delle Università di Pisa, Bologna e Firenze.


Raddi è l'abbreviazione standard utilizzata per le piante descritte da Giuseppe Raddi.
Elenco delle piante assegnate a questo autore dall'IPNI
Consulta la lista delle abbreviazioni degli autori botanici.


Pubblicazioni[modifica | modifica sorgente]

Di seguito si elencano i principali contributi di Raddi. Precisando, tuttavia, che la maggior parte dei suoi articoli sono comparsi in periodici scientifici coevi e, con particolare riguardo alla spedizione brasiliana, contenuti in diverse memorie dal 1819 al 1828, ripubblicate in volume nel 1996 sotto il titolo di Flora brasiliana[4]. Parte degli scritti inediti, invece, sono stati raccolti da Marini-Bettolo (vedi Bibliografia) nel 1981.

  • Jungermanniografia etrusca. Memoria, Società tipografica, Modena 1818.
  • Agrostografia Brasiliensis sive enumeratio plantarum ad familias naturales graminum et ciperiodarum spectantium quas in Brasilia collegit et desripsit, Tip. Ducale, Lucca 1823.
  • Plantarum Brasiliensum Nova Genera et Species Novae, vel minus cognitae, Aloisius Pezzati, Firenze 1825.
  • Enumerazione delle specie di Piper raccolte al Brasile, in «Nuovo Giornale dei Letterati», 1828, n. XL (luglio agosto), parte scientifica, pp. 3-11.
  • Descrizione di una specie di Elettari o Cardamomo del Brasile, in «Nuovo Giornale dei Letterati», 1828, n. XL (luglio agosto), parte scientifica, pp. 12-16.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Alla memora di Giuseppe Raddi, Tip. Chiari, Firenze 1830.
  2. ^ Ne parlano, con articoli simili, sia A. Bertoloni, che scrive un Rapporto negli «Annali di storia naturale», t. IV, 1830, pp. 90-100, sia G. Savi, Rapporto sulla collezione di piante raccolte in Egitto dal naturalista Giuseppe Raddi, nel citato volume Alla memora di Giuseppe Raddi.
  3. ^ L'iscrizione è riportata da F. Moisè, Santa Croce di Firenze. Illustrazione storico-artistica, Firenze 1845, p. 256.
  4. ^ Giuseppe Raddi, Flora brasiliana. Memorie 1819-1828, Ed. in occasione del primo centenario dell'emigrazione agricola italiana (1875-1975), Istituto italo-latino americano, Roma 1976.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alla memoria di Giuseppe Raddi, Tip. Chiari, Firenze 1830.
  • R. Goldenberg, R.M. Baldini. "Melastomataceae Raddianae: A study of G. Raddi's Melastomataceae Types Housed in the Herbaria of Pisa (PI) and Firenze (FI)", in "Taxon", LI (2002), pp. 739-746.
  • L. Amadei, R. Baldini, F. Garbari, S. Maccioni. "Herbarium Horti Pisani: i Tipi delle specie di Giuseppe Raddi (1770-1829)", in "Atti della Societa' Toscana di Scienze Naturali, Serie B, CXII (2005), pp. 167-173.
  • R.M. Baldini, H.M. Longhi Wagner. "Poaceae Raddianae". An updated nomenclatural and taxonomical evolution of G. Raddi's Brazilian Poacaceae, in «Taxon», LV (2006), n° 2, pp. 469-482.
  • H.M. Longhi Wagner, R.M. Baldini. "Synopsis Poacearum in Josephii Raddii Agrostografia brasiliense editarum", in "Kew Bulletin", LXII (2007), pp. 381-405.
  • H.M. Longhi Wagner, R.M. Baldini, A.C. Araujo. "Cyperaceae Raddianae: a nomenclatural and taxonomic study of the Cyperaceae published in G. Raddi's Agrostografia brasiliensis", in "Kew Bulletin", LXV (2010), pp. 449-461.
  • E. Francini Corti, Giuseppe Raddi (1770-1829) Botanico Georgofilo in Santa Croce, in «Rivista di Storia dell'Agricoltura», XXIV (1984), n° 2, pp. 5-22.
  • G.B. Marini-Bettolo (a cura di), Giuseppe Raddi, uno dei 40. Scritti inediti, 1817-1828, Accademia nazionale delle scienze detta dei XL, in occasione del Secondo Centenario (1782-1982), Roma 1981.
  • R.E.G. Pichi Sermolli, M.P. Bizarri, A revision of Raddi's pteridological collection from Brazil (1817-1918), in «Webbia», LX (2005), n° 1, pp. 1-28.
  • F. Tartini-Selvatici, Elogio dell'Accademico Giuseppe Raddi, in «Atti della Regia Accademia economica-agraria dei Georgofili di Firenze», vol. VII, 1830, pp.304-309.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]