Salvatore Lo Bianco

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Salvatore Lo Bianco, nel novembre del 1889, al tavolo di lavoro nel laboratorio per la conservazione degli animali marini della Stazione zoologica di Napoli
Ricostruzione della postazione di lavoro di Lo Bianco al DaDoM, Museo Darwin-Dohnr, inaugurato a Napoli il 9 dicembre 2021 per i primi 150 anni dalla fondazione della Stazione zoologica Anton Dohnr (immagine tratta da Buoniconti, 2022 e riprodotta per gentile concessione dell'autore, Rosario Balestrieri)
Anton Dohrn e Salvatore Lo Bianco (a destra) a Napoli

Salvatore Lo Bianco (Napoli, 10 giugno 1860Napoli, 10 aprile 1910) è stato un naturalista e zoologo italiano e tra i primi cultori di biologia marina. Entrato quattordicenne come inserviente alla Stazione zoologica di Napoli, ne divenne dopo pochi anni responsabile del reparto conservazione, dove sviluppò metodi innovativi, acquisendo fama internazionale.[1] Autodidatta, arrivò ad avere una tale conoscenza della fauna marina mediterranea che, per i suoi contributi scientifici, fu insignito della laurea honoris causa in Scienze naturali dalla R. Università di Napoli e fu ammesso come socio corrispondente all'Accademia Nazionale dei Lincei, oltre che in diverse altre società scientifiche italiane e straniere.[2][3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Salvatore Lo Bianco, figlio di Antonio e di Anna Calò, entrambi palermitani, nacque a bordo di un trabaccolo durante il trasferimento per mare dei suoi genitori dalla Sicilia e Napoli, dove fu registrato all'anagrafe il 10 giugno 1860.[3]

L'infanzia nel borgo di Mergellina e l'arrivo a Napoli di Anton Dohrn[modifica | modifica wikitesto]

Cresciuto a Napoli nel borgo marinaro di Mergellina, che era all'epoca un villaggio di pescatori lungo l'antica linea di costa partenopea, il giovane Lo Bianco, «che allora tutti chiamavano Turillo»,[4] concluse il suo percorso scolastico alla scuola tecnica «con un ben povero bagaglio di conoscenze».[4]

Il primo fabbricato della Stazione zoologica di Napoli, corrispondente al blocco centrale dell’attuale edificio. Edificato a partire dal marzo del 1872, lungo l’antica linea di costa, nel borgo di Mergellina nel quartiere Chiaia, fu completato nel settembre del 1873 (immagine tratta da Procino, s.d.)

Intanto nel 1870 a Mergellina, nel palazzo Torlonia dove il padre di Salvatore prestava servizio come portinaio, erano venuti ad abitare lo zoologo tedesco Anton Dohrn, reduce dall'esperienza messinese, e il diplomatico di origini russo-polacche Egor Ivanovič Baranovskij, di cui Dohrn avrebbe sposato nel 1874 la figlia, Marija Egorovna Baranovskaja.[3]

L'arrivo di Dohrn a Napoli e la susseguente fondazione della Stazione zoologica nel 1872 segnarono una svolta della vita del giovane Lo Bianco, che era destinato altrimenti ad essere avviato ad un qualche modesto mestiere.

Infatti, nel 1874, Anton Dohrn, cedendo alle insistenze del padre del ragazzo, accolse il giovane appena quattordicenne tra il personale del suo istituto «promettendogli un piccolo salario e adibendolo al servizio dei naturalisti, che venivano a lavorare nella Stazione zoologica».[5][6]

E alla Stazione zoologica emerse, nel giovane Turillo, un suo innato talento, che mai altrimenti avrebbe potuto esprimersi. Una naturale predisposizione nello scoprire nuovi metodi di conservazione degli animali marini, unita a «un'insaziabile avidità di sapere»,[7] portarono Lo Bianco ad affermarsi in ambito scientifico e, al di là di ogni immaginazione,[8] ad essere riconosciuto, agli inizi del XX secolo, come «la più competente autorità del nostro paese in materia di biologia marina».[9]

Da ultimo servitorello a responsabile del reparto per la conservazione degli animali marini[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente il giovane Lo Bianco fu addetto alla pulizia dello stanze e dei tavoli di lavoro dei ricercatori e, disimpegnate queste incombenze, a prestare servizio come inserviente nel reparto della conservazione.[5]

Era questo un laboratorio dove due giovani scienziati tedeschi, lo zoologo Richard Schmidtlein e il chimico August Müller, si occupavano della conservazione degli animali marini, fissati e preparati a secco, in soluzione o in forma di vetrini.[4]

La stanza di uno studioso ospite della Stazione zoologica di Napoli, nel 1917. A sinistra, il tavolo da lavoro con i microscopi e il microtomo, il reagentario, il termostato e vari altri strumenti. A destra, le vasche a circolazione d'acqua di mare per l’allevamento degli organismi studiati, così da poterne seguire lo sviluppo. Sugli scaffali, i libri e i contenitori cilindrici con i preparati in soluzione, eseguiti nel reparto della conservazione (immagine tratta da Pierantoni, 1917, p. 359, fig. 10)

Quotidianamente il materiale biologico, frutto della pesca scientifica bentonica e planctonica, veniva ripartito tra quello da destinare all'Acquario, quello da affidare ai laboratori come materiale di studio per i ricercatori ospiti della Stazione e, infine, quello da preparare nel reparto della conservazione per essere venduto ai musei zoologici, alle Università e agli studiosi in Italia e all'estero.[10] Questa attività era importante perché contribuiva a garantire l'autonomia finanziaria della Stazione zoologica, che era all'epoca un'istituzione privata.[11]

A quei tempi l'arte della conservazione degli animali marini era appena agli inizi e, specialmente per gli Invertebrati, si preferivano nelle collezioni zoologiche i modelli in vetro o in cera o in gelatina, data l'impossibilità di ottenere dei preparati biologici naturali di questi organismi, conservabili allora solo in alcool ma con perdita dei colori e del turgore corporeo.[12]

Alla Stazione zoologica notevoli progressi erano stati fatti da August Müller, che aveva sperimentato nuove tecniche di conservazione «che il Turillo seguiva con grande attenzione, adoperandosi poi a ripetere per conto suo le manipolazioni».[5]

Sotto la guida di August Müller, Salvatore Lo Bianco apprese così bene l'arte della conservazione che, quando il suo maestro morì prematuramente nel 1881, fu chiamato da Anton Dohrn a succedergli nella direzione del reparto della conservazione «e questa poté, com'è noto in tutto il mondo zoologico, raggiungere una perfezione fino ad allora ignota».[5]

Le nuove tecniche di conservazione e la fama internazionale[modifica | modifica wikitesto]

«Dimostrando grande assiduità, molto talento e un vero entusiasmo per la scienza[3] Lo Bianco perfezionò le tecniche di conservazione apprese da Müller e ne inventò di nuove, come nel caso degli Cnidari o dei Sifonofori, delicatissimi Idrozoi sino ad allora impossibili da conservare.[5]

Privo di una conoscenza strutturata della chimica, ma solo «provando e riprovando»,[13] Lo Bianco riuscì a fissare le forme viventi nel loro stato di piena espansione, mantenendone anche i colori originali, col risultato che l'aspetto generale dei preparati corrispondeva a quello degli organismi osservati dal vivo nel loro habitat naturale, in condizioni ottimali per lo studio o per l'esposizione nei musei.[14]

Gli zoologi che, in occasione della Seconda Assemblea ordinaria e Convegno dell'Unione Zoologica Italiana a Napoli, parteciparono il 12 aprile 1901 alla pesca pelagica e alle dragate sulla secca di Benda Palummo a bordo del Johannes Müller, vaporino della Stazione zoologica. Salvatore Lo Bianco è a destra nella foto, seduto sul bordo dell'imbarcazione, con in testa un cappello bianco (fotografia di Carlo Crocco Egineta)[15]

La fama di Lo Bianco, dovuta alla sua «capacità di raccogliere, trattare e conservare anche gli esemplari marini più fragili»,[16] si diffuse rapidamente[17] e intere collezioni di animali marini, conservati in liquido, furono acquistate da istituzioni scientifiche in tutto il mondo.[11] «Il lavoro di Lo Bianco procurò alla Stazione zoologica di Napoli una fama mondiale, connessa alla qualità unica dei suoi preparati».[18]

«Per molto tempo» scrisse Lo Bianco «ho dovuto avere una certa riserva nel comunicare i risultati a cui man mano arrivavo».[19] Era per disposizioni ricevute da Dohrn «che non voleva che l'arte di Lo Bianco venisse troppo divulgata».[20]

Quando, finalmente, fu autorizzato a condividere le sue particolari conoscenze empiriche,[21] Lo Bianco lo fece sia pubblicandole integralmente su vari giornali scientifici italiani e stranieri,[22] sia istruendo un «piccolo manipolo di giovani volenterosi»[7] che, sotto la sua direzione, impararono ad applicare i suoi metodi e, soprattutto, assicurarono nel tempo la continuazione dell'attività del laboratorio.[23]

Lo Bianco non fu solo un tecnico esperto nella conservazione: «egli seppe anche essere efficacissimo maestro e abile ricercatore».[24]

La direzione dell'acquario, l'attività di formatore e le campagne oceanografiche di Krupp[modifica | modifica wikitesto]

Lo Bianco svolse altre attività, oltre quelle di reperimento e di conservazione del materiale biologico da affidare ai laboratori. Si occupò infatti anche della gestione scientifica dell'Acquarium che, proprio durante la sua direzione, «riscosse l'ammirazione di visitatori sempre più numerosi e acquistò fama mondiale».[24]

La vasca con gli anellidi tubicoli e gli anemoni di mare dell’Acquario della Stazione zoologica di Napoli nel 1901

Quando poi Dohrn, siglando particolari accordi con il Ministero della Marina italiano e coi governi di diversi Stati europei, riuscì a ottenere che alcune navi militari svolgessero anche un'attività di esplorazione biologica dei mari, Lo Bianco fu incaricato nel 1882 della formazione scientifica del personale con le istruzioni sui metodi di pesca e di conservazione dei reperti zoologici.[25]

Infine, nei primi due anni del Novecento, Lo Bianco svolse un altro incarico, scaturito da un'altra singolarissima circostanza che vide protagonista ancora una volta un cittadino tedesco, Friedrich Alfred Krupp.

Erede «suo malgrado»[26] della dinastia di Essen, famosa per la produzione di acciaio e per le fabbriche di armi e munizioni, Fritz , come era chiamato familiarmente Krupp, era anche un filantropo e amava trascorrere i mesi invernali e buona parte dei suoi momenti di riposo a Capri. Qui aveva acquistata, tra l'altro, un'ampia proprietà che trasformò in un parco, da dove fece poi partire una stradina ripida e tortuosa, che da allora porta il suo nome, per poter raggiungere direttamente il Puritan, uno dei suoi panfili ormeggiato alla Marina Piccola.

Lo yacht a vapore Puritan di F. A. Krupp fotografato a Capri, davanti Marina Piccola, nell’estate del 1902 (fotografia di Carlo Crocco Egineta)

Appassionato cultore di scienze naturali, «ebbe vaghezza»[27] di dedicarsi alla conoscenza degli animali marini e chiese consiglio all'amico Dohrn, che gli propose di affiancargli come esperto Lo Bianco e Lo Bianco riuscì, a tutto vantaggio della biologia marina, a «rendere fruttifero questo inconsueto capriccio d'un milionario».[27]

Sotto la sua direzione scientifica e con la «ricchezza illimitata» e il naviglio di Krupp, «equipaggiato con tutte le attrezzature che la più raffinata tecnologia potesse suggerire»,[28] furono portate a termine due campagne oceanografiche alla scoperta della fauna abissale mediterranea, che non era allora per niente conosciuta. La prima campagna si svolse nel 1901 nei dintorni di Capri, con il piccolo yacht Maja; la seconda, e anche ultima per la morte improvvisa di Krupp,[29] nel 1902 con il Puritan anche in diverse altre zone del Mediterraneo.[30]

I risultati delle due campagne, che superarono di molto le aspettative, furono oggetto di due lunghe relazioni da parte di Lo Bianco, che ne curò anche le edizioni in tedesco.[31]

Nomine, onorificenze e altri riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1889 Lo Bianco fu insignito del titolo di Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia[32] e nel 1897 di Uffiziale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, quando era già Cavaliere dello stesso ordine. Inoltre fu nominato Cavaliere dell'Ordine di Sant'Anna, dell'Ordine della Corona di Prussia e dell'Ordine di Isabella la Cattolica e fu insignito della Croce al Merito navale di Spagna.[24]

L'Acanthocotyle lobianchi Monticelli, 1888 (Phylum Platyhelminthes, classe Monogenea), nuova specie di verme ectoparassita istituita da F. S. Monticelli nel 1888 e dedicata a S. Lo Bianco

Lo Bianco fece anche parte di numerose società e istituzioni scientifiche italiane e straniere. Fu socio correspondiente extranjero della Real Sociedad Española de historia natural di Madrid,[33] socio corrispondente dell'Accademia Gioenia di Catania[34] e dell'Accademia Nazionale dei Lincei, nella Classe di Scienze fisiche, matematiche e naturali.[35] A Napoli fu socio ordinario residente della Società dei Naturalisti[36] e del R. Istituto d'Incoraggiamento[37] e fu anche membro della Società imperiale di Vienna.[3]

Nel 1895, su proposta di Salvatore Trinchese, la R. Università di Napoli gli conferì, per meriti scientifici, la laurea honoris causa in Scienze naturali.[3]

Lo Bianco fece parte per dieci anni della Commissione consultiva della Pesca del Ministero d'Agricoltura, Industria e Commercio[38] e della Commissione compartimentale della pesca marittima in Napoli.[39]

In segno di stima quand'era in vita, e per renderne poi omaggio alla memoria, furono molti gli zoologi italiani e stranieri che vollero dedicargli nuove famiglie,[40] nuovi generi[41] e nuove specie,[42] anche in segno di gratitudine per aver ricevuto, proprio da Lo Bianco, il materiale di studio per le loro ricerche e i nuovi organismi che Lo Bianco aveva scoperto, ma che gli impegni di lavoro non gli avevano lasciato il tempo necessario per poterli studiare.[43]

Attività scientifica[modifica | modifica wikitesto]

Salvatore Lo Bianco fu autore di numerose ricerche originali in diversi settori della biologia marina.

Gli esordi in biologia marina e le prime pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Frutto dei molti anni di metodiche osservazioni fu il suo primo lavoro. Una lunga memoria sulla biologia in generale degli animali marini del golfo di Napoli e, in particolare, sulle loro epoche riproduttive.[44] La memoria avrebbe avuto due edizioni aggiornate negli anni successivi.[45]

Larve polipoidi di N. punctata con bocca e tentacoli sporgenti dagli osculi dello spongocele della spugna ospite

Nel giugno del 1890, assieme a Paul Mayer, ebbe l'opportunità di occuparsi della Nausithoë punctata Kölliker, 1853, avendone ritrovate molte piccole efire nello spongocele di una grande spugna, pescata alla secca di Chiaia. Le efire nascevano per strobilazione dalle larve polipoidi (scifistoma), che erano ospiti commensali contenuti in gran numero all'interno dello spongocele, con bocca e tentacoli sporgenti dagli osculi. Seguendo lo sviluppo delle efire, Lo Bianco e Mayer confermarono l'ipotesi di Il'ja Il'ič Mečnikov secondo cui N. punctata non era altro che il primo stadio medusoide dello scifozoo denominato allora Spongicola fistularis Schulze, 1877 (=Stephanoscyphus mirabilis Allman, 1874) e, successivamente, accettata appunto come N. punctata.[46]

Intanto Dohrn si era finalmente deciso ad affidare a Lo Bianco il compito di illustrare i metodi empirici da lui escogitati per la preparazione e la conservazione degli animali marini.[21] E Lo Bianco pubblicò una sobria monografia specialistica, che fu accolta con unanime favore e non solo da coloro che si occupavano di conservazione.

Nella monografia, poi tradotta in diverse altre lingue,[22] vi erano i consigli sulle accortezze da osservare nella delicatissima fase della soppressione degli esemplari, le informazioni sugli anestetici, sugli utensili e i sui reattivi per la preparazione preliminare, la fissazione e la conservazione definitiva e, infine, il formulario delle soluzioni e i metodi specifici da applicare, a seconda della categoria sistematica a cui apparteneva l'animale da preparare.[16]

I contributi in elmintologia e carcinologia[modifica | modifica wikitesto]

Di tre anni più tardi è una memoria di Lo Bianco con il primo censimento sistematico degli Anellidi tubicoli del golfo di Napoli.[47]

Bispira mariae Lo Bianco, 1893 (Phylum Annelida, classe Polychaeta). La nuova specie di anellide tubicolo istituita da Lo Bianco nel 1893. Disegno di C. Merculiano, inciso e litografato da A. Serino (immagine tratta da Lo Bianco, 1893a, tav. I, fig. 2)

In questo lavoro Lo Bianco descrisse l'anatomo-morfologia di 106 specie diverse appartenenti a questo phylum di elminti metamerici. Riportò inoltre una serie di informazioni biologiche, generalmente trascurate dagli Autori precedenti, quali il colore dell'animale vivente, la costituzione e la presenza del tubo in alcune famiglie, l'epoca della riproduzione e la loro ubicazione nonché la distribuzione geografica nel Golfo. Fece poi rilevare quello che la fauna locale aveva di comune con il Mediterraneo e con altri mari, risolse le sinonimie delle specie descritte e istituì e figurò tre nuove specie.[48]

La memoria venne premiato nel concorso indetto dall'Accademia delle Scienze fisiche e matematiche della Società Reale di Napoli, quale migliore monografia degli Anellidi tubicoli del Golfo di Napoli.[49]

Nei primi anni del Novecento, Lo Bianco svolse ricerche anche sui Crostacei e, in collaborazione con Francesco Saverio Monticelli, pubblicò diversi lavori sulle serie di sviluppo complete di diversi generi di Peneidi del golfo di Napoli.[50] Quella fra i due studiosi, fu una «geniale associazione di due menti altissime»,[51] in cui Lo Bianco si occupava principalmente della ricerca e del riconoscimento delle larve planctoniche e degli stadi intermedi fino alle forme adulte e della descrizione della loro biologia, e Monticelli ne illustrava l'anatomo-morfologia e ne definiva la collocazione sistematica.[51]

Le relazioni sulle pesche pelagiche con F. A. Krupp[modifica | modifica wikitesto]

A quei primi anni del Novecento risalgono anche le due relazioni sulle pesche pelagiche abissali, prevalentemente planctoniche ma anche bentoniche, dirette da F.A. Krupp, prima col Maja e poi col Puritan.[31]

Richardina fredericii Lo Bianco, 1903 (Subphylum Crustacea, classe Malacostraca). Femmina della nuova specie di crostaceo decapode istituita da Lo Bianco nel 1903. Sotto l'addome sono visibili tre grandi uova attaccate ai pleopodi (immagine tratta da Lo Bianco, 1903a, tav. 7, fig. 7)
Anchistia kornii Lo Bianco, 1903 accettata come Periclimenes kornii (Lo Bianco, 1903) (Subphylum Crustacea, classe Malacostraca). La nuova specie di crostaceo decapode istituita da Lo Bianco nel 1903 (immagine tratta da Lo Bianco, 1903a, tav. 7, fig. 13)

Lo Bianco introdusse entrambe le relazioni con alcune informazioni di carattere generale sulle navi e una più dettagliata descrizione delle attrezzature di pesca.[31]

Di seguito riportò delle schede, una per ciascuna retata, con la lista delle specie pelagiche raccolte e determinate, nonché con le notizie riguardanti la rete usata, il tempo, la lunghezza del cavo filato e salpato, la località di pesca e la direzione della retata.[31]

Più avanti inserì l'elenco generale degli animali raccolti, ordinati sistematicamente, con la descrizione delle singole specie, molte delle quali mai pescate nel Mediterraneo o mai trovate nel golfo di Napoli e, alcune, nuove in assoluto per la scienza.[52]

In conclusione espresse alcune considerazioni sulla distribuzione, sia batimetrica che corografica, del plancton del golfo di Napoli dando l'elenco delle forme tipiche che vi si ritrovano.[53]

Nella seconda relazione riferì anche dei risultati delle pesche bentoniche con una scheda per ciascuna retata, l'elenco generale del benthos raccolto con la slitta di fondo[54] e alcune considerazioni sulla fauna profonda.[55]

L'ultimo decennio e la morte prematura[modifica | modifica wikitesto]

Nel frattempo, contando sul ricchissimo materiale accumulato in anni di raccolte e di osservazioni, Lo Bianco aveva concepito l'idea di descrivere e figurare le forme post-larvali delle specie più comuni di pesci ossei del golfo di Napoli. La morte prematura gli impedì di portare a termine il progetto, del quale riuscì a pubblicare solo alcune note con pochissima parte dei risultati da lui ottenuti.[9]

Esemplare di Mullus barbatus Linnaeus, 1758, (triglia di fango) con ben evidenti i bargigli tattili
Esemplare di Trachipterus taenia (Bloch & Schneider, 1801), poi Trachipterus trachypterus (Gmelin, 1789) (pesce nastro)

In una prima nota, presentata all'Accademia dei Lincei nel 1907, analizzò dal punto vista embriologico e fisiologico il cambiamento cli funzione di un organo delle specie del genere Mullus Linnaeus, 1758.[56]

Dimostrò che i barbigli tattili attaccati all'osso ioideo sotto la mascella inferiore di queste specie, derivavano dal primo paio di raggi branchiostegali che, già presenti nelle prime forme post-larvali, si trasformavano così da organo di sostegno in organo di senso.[57]

In una nota successiva del settembre del 1907, Lo Bianco descrisse tre uova di Trachipterus taenia (Bloch & Schneider, 1801), contenenti altrettanti embrioni in differenti fasi di sviluppo, ed una giovane larva appartenente alla stessa specie.[58]

Discusse inoltre e confutò le conclusioni di Carlo Emery, che aveva ascritto al genere Trachipterus Goüan, 1770 due giovani larve da lui descritte, dimostrando che appartenevano invece alla serie evolutiva di un Pleuronectiformes e propriamente, del genere Ammopleurops Günther, 1862.[59]

Sviluppo post-larvale e giovanile del Mullus barbatus Linnaeus, 1758 (triglia di fango). La serie inizia con la raffigurazione di una larva lunga 4,5 mm col corpo ancora circondato dalla pinna primordiale (fig. 1) e termina con la raffigurazione di un esemplare giovane lungo 45 mm e aventi tutti i caratteri e la colorazione specifica degli adulti (fig. 13). Disegni di V. Serino (immagine tratta da Lo Bianco, 1908b, tav. II, fig. 1-13)

Nella terza nota, del novembre del 1907, si occupò ancora del genere Mullus trattando della serie di sviluppo del M. barbatus Linnaeus, 1758, la comune triglia di fango.[60]

Lo Bianco cominciò col riportare le notizie descrittive sulle uova e sulle larve sgusciate, già riferite dai Autori precedenti perché facili da osservare anche in acquario, per poi esplorare molto dettagliatamente l'anatomo-morfologia e la biologia degli stadi larvali pelagici fino alla migrazione verso la costa dei giovani Mullus.[60]

Come scoprì e documentò Lo Bianco, questo passaggio dalla fase pelagica transitoria alla fase di fondo era segnato, tra l'altro, da un graduale cambiamento di colorazione della livrea dovuto all'adattamento, a scopo mimetico, dell'animale alle progressive variazioni di colore dell'acqua di mare man mano che migrava verso la costa. In conclusione Lo Bianco riferì informazioni sulla morfologia, la livrea, le abitudini e la biologia dei giovani Mullus che vivono sul fondo.[60]

Contemporaneamente Lo Bianco si occupò anche di problemi legati alla pesca marittima e all'acquacoltura,[61] anche come membro della Commissione consultiva della Pesca, dove fu autore di diverse relazioni tecniche.[62]

Le pubblicazioni postume[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte di Lo Bianco moltissimo materiale fu ritrovato tra le sue carte. Si trattava in piccola parte di contributi già destinati alla pubblicazione mentre, tutto il resto, era costituito da serie complete di esemplari in liquido e da riproduzioni a colori di stadi larvali e post-larvali di teleostei eseguite, sotto la sua direzione scientifica, da Comingio Merculiano e Vincenzo Serino, disegnatori della Stazione zoologica.[63]

Nel giugno del 1911, i due contributi già pronti per la stampa furono pubblicati integralmente, e a suo nome.

Il primo di essi era una argomentata dissertazione sull'influenza delle condizioni fisico‐chimiche dell'ambiente marino sugli organismi viventi, con particolare riguardo alle relazioni fra le condizioni biologiche dei vari organismi e la loro riproduzione.[64]

Il secondo era un ulteriore contributo al suo incompiuto progetto di descrizione e figurazione del ciclo evolutivo dei più comuni pesci ossei del golfo di Napoli. In particolare la nota riportava la descrizione di alcuni stadi post-larvali piuttosto avanzati appartenenti a quattro diverse specie rare di Gadidiae Rafinesque, 1810 del golfo di Napoli.[65]

Il materiale invece che Lo Bianco aveva raccolto e seriato per servire di base allo descrizione della storia naturale dei pesci ossei, fu oggetto di studio e sistemazione da parte di vari specialisti di biologia marina a partire dal 1927. I risultati furono poi pubblicati in una imponente monografia edita in tre parti a partire dal 1931[66] «con grande vantaggio della biologia marina, sia dal punto cli vista scientifico che da quello delle sue applicazioni alla industria della pesca».[9]

Contributi scientifici[modifica | modifica wikitesto]

Lavori di tecnica della conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Lavori di biologia marina[modifica | modifica wikitesto]

Relazioni sulle pesche pelagiche di F. A. Krupp[modifica | modifica wikitesto]

Lavori sulla pesca, l'acquacultura e relazioni per la Commissione consultiva della pesca[modifica | modifica wikitesto]

  • (In collaborazione con Giustiniano S. Bullo, Davide Carazzi e Decio Vinciguerra), Relazione sulle possibilità di acquacoltura nello Stagnone di Marsala, redatta in seguito a studi sul posto nel mese di gennaio 1898, Marsala, Tip. Luigi Giliberti, 1899, pp. 1-43.
  • Divieto della rete "Lampara", in Annali di Agricoltura, n. 234, Roma, Tip. Naz. G. Bertero & C., 1904, pp. 91-95.
  • Periodo del divieto di pescare le aragoste. Adunanza del 15 dicembre 1904, in Annali di Agricoltura, n. 239, Roma, Tip. Naz. G. Bertero & C., 1905, pp. 5-14.
  • Pesca dei "bianchetti" delle "paase" e "paasette" nei compartimenti marittimi di Genova e di Savona, in Annali di Agricoltura, n. 241, Roma, Tip. Naz. G. Bertero & C., 1906, pp. 47-61.
  • Grande pesca di Sauri avvenuta nel Golfo di Napoli e sue adiacenze durante i mesi da Maggio ad Agosto 1908, in Rivista Mensile di Pesca e Idrobiologia, X, Pavia, 1908, pp. 213-217.
  • La pesca della “Fragaglia” nel golfo di Napoli. durante gli anni: 1906–1909, in Rivista Mensile di Pesca e Idrobiologia, XI, Pavia, 1909, pp. 1–44.
  • Ulteriori studi sulla “Fragaglia” nel golfo di Napoli, in Rivista Mensile di Pesca e Idrobiologia, XII, Pavia, 1910. 1
  • Pesca del novellame detto "fragaglia" nel Golfo di Napoli durante gli anni 1906-1907, in Annali di Agricoltura, Roma, Tip. Naz. G. Bertero & C., 1910, pp. 123-166.
  • Risultati delle indagini sul pesce novello nel Tirreno. Adunanza del 9 dicembre 1909, in Annali di Agricoltura, Roma, Tip. Naz. G. Bertero & C., 1911, pp. 200-236.

Lavori pubblicati postumi[69][modifica | modifica wikitesto]

Monografie elaborate col materiale raccolto e seriato da Salvatore Lo Bianco[modifica | modifica wikitesto]

  • Fausta Bertolini, Umberto D'Ancona, Giuseppe Montalenti, Emanuele Padoa, Silvio Ranzi, Luigi Sanzo, Antonio Sparta, Enrico Tortonese e Maffo Vialli, Uova, larve e stadi giovanili di Teleostei. Monografia elaborata con l’uso del materiale raccolto e seriato da Salvatore Lo Bianco, in Fauna e Flora del Golfo di Napoli. XXXVIII, I (15 dicembre 1931), II (21 aprile 1933) e III (1937-1956), Roma (G. Bardi) e Berlin (R. Friedländer), 1931-1956, pp. 1-1064, tav. 1-51.
  • Eggs, larvae and juvenile stages of teleostei; material collected and classified by S. Lo Bianco - (pt. 1-2), Jerusalem (Israel), H. Mills, Israel Program for Scientific Translations, 1969, pp. 417.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. Theodor Heuss, Anton Dohrn in Neapel, Berlin, Atlantis, 1940, p. 156.
  2. ^ Cfr. Polimanti, 1910, p. 309.
  3. ^ a b c d e f Cfr. Groeben, 2005.
  4. ^ a b c Cfr. Raffaele, 1911, p. 102.
  5. ^ a b c d e Cfr. Raffaele, 1911, p. 103.
  6. ^ «Nei più disparati campi della fauna e della flora marina» e tutti «affamati di materiale di studio» (cfr. Polimanti, 1910, p. 311).
  7. ^ a b Cfr. Raffaele, 1911, p. 104.
  8. ^ Cfr. Fattori, 2022.
  9. ^ a b c Cfr. Raffaele, 1911, p. 109.
  10. ^ La prima spedizione avvenne l’11 gennaio del 1877. Su richiesta di Thomas Henry Huxley, furono inviati a Londra, al South Kensington Museum, un esemplare di Chimaera e uno di Heptranchias (cfr. Travaglini. 2020).
  11. ^ a b Cfr. Travaglini, 2020.
  12. ^ Negli anni settanta dell'Ottocento, il problema della conservazione della fauna invertebrata marina, in particolare di quella trasparente, era lontanissimo dall'essere stato risolto, nonostante numerosi fossero stati i chimici e gli zoologi ad averci provato. Le soluzioni conservanti, sino ad allora utilizzate, o disfacevano più o meno completamente gli organismi o li trasformavano facendo loro perdere i caratteri che avevano da viventi, rendendo i preparati in ogni caso inservibili (cfr. Polimanti, 1910, p. 310).
  13. ^ Cfr. Pierantoni, 1917, p. 368.
  14. ^ Cfr. Polimanti, 1910, p. 311. Tra le fondamentali innovazioni di Lo Bianco ci furono le modalità di soppressione degli animali da conservare. Lo Bianco introdusse sia il sistema della narcosi precedente la morte con i fumi del tabacco sia, all'opposto, la morte rapida con il sublimato bollente, così da non lasciare il tempo all'animale di contrarsi (cfr. Pierantoni, 1917, p. 358 e Travaglini, 2020). Anche se all'epoca erano già praticati diversi approcci narcotizzanti, basati sull'uso del cloroformio, dell'etere o della cocaina, quello escogitato da Lo Bianco, l'applicazione di fumi del tabacco in una camera appositamente studiata, si dimostrò il più economico e il più efficace e fu adottato da biologi marini in tutto il mondo. Tra questi i fratelli Oscar e Richard Hertwig, che lo avevano appreso proprio a Napoli da Lo Bianco e lo applicarono durante gli studi sul sistema neuromuscolare delle attinie. Lo studio di questi invertebrati in stato di rilassamento richiede di evitare la contrazione immediata al momento dell'estrazione dall'acqua di mare, e sarebbe stato altrimenti impossibile (cfr. Cancio, 2021).
  15. ^ Immagine tratta da Alessandro Ghigi, L'Unione Zoologica Italiana. L'importanza della zoologia. Il Congresso di Napoli. La gita a Capri. La pesca pelagica, in L'Illustrazione Italiana, XXVIII, n. 22, Milano, Fratelli Treves Editori, 2 giugno 1901, p. 383.
  16. ^ a b Cfr. Cancio, 2021.
  17. ^ Questo è quanto scrisse, ad esempio, Sir William Abbott Herdman, zoologo e oceanografo scozzese, in un articolo sulla Stazione zoologica di Napoli del 1901: «Chevalier Dr. S. Lo Bianco, the genial chief of the collecting and preserving department has a phenomenal knowledge of the marine fauna, and of where, when and how to catch any particular thing and, moreover, of how best to preserve it when caught» (cfr. William Abbott Herdman, The Greatest Biological Station in the World, in The Popular Science Monthley, LIX, New York, J. Mckeen Cattell, The Science Press, september 1901, p. 425).
  18. ^ Cfr. Martin Mittelmeier, Adorno a Napoli. Un capitolo sconosciuto della filosofia europea, traduzione di Flavio Cuniberto, Milano, Feltrinelli, 27 giugno 2019, p. 66, ISBN 978-8807111518.
  19. ^ Cfr. Lo Bianco, 1890a, p. 436.
  20. ^ Cfr. Mittelmeier, 2019, p. 70.
  21. ^ a b Cfr. Anton Dohrn, Vorbemerkung, in Metodi usati nella Stazione Zoologica per la conservazione degli animali marini, Mitth. Zool. Station zu Neapal, vol. IX, n. 3, Leipzig, Wilhelm Engelmann, 1890, pp. 435-436.
  22. ^ a b Lo Bianco, 1890a, 1891a, 1891b, 1891c e 1892a.
  23. ^ Il reparto della conservazione della Stazione zoologica di Napoli sarebbe rimasto in attività fino al 1972. In quell'anno, con la fine della gestione dei Dohrn, il reparto fu dismesso dal commissario straordinario Mario Pantaleo. Preparatori formatisi, direttamente o indirettamente, alla scuola di Lo Bianco e di cui rimane un buon numero di reperti, furono Carlo Santarelli, Giacomo Fiorillo, Mario Santarelli e M. Di Genova (cfr. Travaglini, 2020).
  24. ^ a b c Cfr. Raffaele, 1911, p. 106.
  25. ^ I corsi intensivi, della durata di pochi mesi, furono tenuti per diversi anni da Lo Bianco alla Stazione zoologica e videro impegnati tenenti di vascello e ufficiali medici italiani, tedeschi, spagnoli e russi. Uno dei primi allievi di Lo Bianco fu il tenente di vascello (poi ammiraglio) Gaetano Chierchia che, a bordo della R. corvetta Vettor Pisani al comando del capitano di fregata Giuseppe Palumbo, raccolse durante il terzo viaggio di circumnavigazione dal 1882 al 1883 una ricca collezione di animali marini (cfr. Raffaele, 1911, pp. 106-107). Questi corsi di biologia marina applicata furono poi estesi a studenti e ricercatori in visita alla Stazione zoologica di Napoli. Tra quest'ultimi José Rioja Marín, il futuro direttore della Stazione Marittima di Zoologia Sperimentale e Botanica che sarebbe stata istituita a Santander, in Cantabria, nel 1889 (cfr. Cancio, 2021).
  26. ^ Cfr. Mittelmeier, 2019, p. 66.
  27. ^ a b Cfr. Raffaele, 1911, p. 107.
  28. ^ Cfr. Douglas, 2006, p. 171.
  29. ^ «Una perdita inestimabile per la biologia marina» (cfr. Lo Bianco, 1903a, p. 113) «che veniva a por termine ad una serie di esplorazioni scientifiche, che sarebbero terminate solo quando il fondo del nostro mare fosse stato conosciuto in tutti i suoi segreti» (cfr. Lo Bianco, 1903a, p. 112).
  30. ^ Cfr. Raffaele, 1911, p. 108. Krupp aveva in programma di proseguire nel 1903 le campagne oceanografiche per l'esplorazione sia planctonica che bentonica della zona più profonda del Mediterraneo. Aveva già pianificato l'acquisto di uno yacht ancora più grande del Puritan e aveva dato incarico ai suoi ingegneri di progettare attrezzature di pesca ancora più sofisticate. Ma morì improvvisamente il 22 novembre 1902 (cfr. Douglas, 2006, p. 172 e Lo Bianco, 1903a, p. 112).
  31. ^ a b c d Lo Bianco, 1901c, 1902b, 1903a e 1904a.
  32. ^ Nominato con decreto del 20 giugno 1889 (cfr. Ordine della Corona d'Italia, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, n. 180, Roma, 30 luglio 1889, p. 2569).
  33. ^ Nominato nella sessione del 3 giugno 1891 (cfr. Sesión del 3 de Junio de 1891, in Actas Soc. Esp. Hist. Nat., Madrid, Estab. Tip. de Fortanet, 1891-1892, p. 74).
  34. ^ Socio corrispondente dal 1896 (cfr. Soci corrispondenti, in Atti Acc Gioenia Sc. Nat. in Catania, X (IV), Catania, Tip. C. Galatola, 1897, p. IV).
  35. ^ Dal 15 luglio 1906 (cfr. Elenco generale dei Soci dell'Accademia dal 1870, in Ann. Acc. Naz. Lincei, Roma, 2008, p. 466).
  36. ^ Lo Bianco era stato tra i primi soci del Circolo degli Aspiranti Naturalisti dall'aprile del 1885, a pochi anni dalla fondazione del sodalizio che sarebbe diventato, nel 1887, la Società dei Naturalisti in Napoli (cfr. Giuseppe Zirpolo, Società dei Naturalisti in Napoli dal 1881 al 1931, in Assemblea generale straordinaria del 19 giugno 1932 per ricordare il 50º Anniversario di fondazione della Società. Soc. Nat. in Napoli, XLIV, Napoli, Stab. Tip. N. Jovene, 1932-1933, p. LXX). Fu nominato socio residente del nuovo sodalizio nella tornata del 27 febbraio 1887 (cfr. Ugo Milone, Tornata del 27 febbraio 1887, in Boll. Soc. Nat. in Napoli, I (I), n. 1, Napoli, Stab. Tip. Ferrante, 1887, p. 5).
  37. ^ Nominato con deliberazione del 15 aprile 1909 approvata con decreto del 10 maggio 1909 (cfr. Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, n. 127, Roma, 31 maggio 1909, p. 2668).
  38. ^ Nominato con Decreto Reale del 7 gennaio 1900 (cfr. Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio. Notificazioni, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, Roma, Tip. Delle Mantellate, 17 gennaio 1900, p. 302. L'incarico fu poi confermato per tutti i bienni successivi, interrotto solo dalla morte improvvisa di Lo Bianco,
  39. ^ Cfr. Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio. Divisione Industria. Sezione Pesca, Decreto, in Bollettino Ufficiale Ministero, Roma, 1908, p. 546.
  40. ^ Lobiancoporidae Delage & Herouard, 1897 accettata come Alcyonidiidae Johnston, 1837 (cfr. WoRMS, World Register of Marine Species, su marinespecies.org).
  41. ^ Lobiancoella Mingazzini, 1891 accettata come Lobianchella Mingazzini, 1891 accettata come Gonospora Schneider, 1875; Lobiancoia Trinchese, 1881 accettata come Cyerce Bergh, 1870 e Lobiancopora Pergens, 1889 (cfr. WoRMS, su marinespecies.org).
  42. ^ Acanthocotyle lobiancoi Monticelli, 1888 (= A. lobianchi Monticelli, 1888); Anseropoda lobiancoi (Ludwig, 1897); Aplysia lobiancoi Mazzarelli, 1890 accettata come Aplysia fasciata Poiret, 1789; Arachnactis lobiancoi Carlgren, 1912 accettata come Isarachnactis lobiancoi (Carlgren, 1912); Callistocythere lobiancoi (Müller, 1894); Cyclasterope lobiancoi (Müller, 1894) accettata come Cycloleberis lobiancoi (Müller, 1894); Cycloleberis lobiancoi (Müller, 1894); Cylindroleberis lobiancoi Müller, 1894 accettata come Cycloleberis lobiancoi (Müller, 1894); Cythere lobiancoi Müller, 1912 accettata come Callistocythere lobiancoi (Müller, 1894); Echinorhynchus lobianchii Monticelli, 1887, accettata come Sphaerirostris picae Rudolphi, 1819; Isarachnactis lobiancoi (Carlgren, 1912); Leptocythere lobiancoi (Mueller, 1912) Klie, 1942; Lobiancoella belenoides Mingazzini, 1891 accettata come Gonospora belenoides (Mingazzini, 1891) Corbel, Desportes & Théodoridès, 1979; Lobiancoia cristallina Trinchese, 1881 accettata come (Cyerce cristallina) Trinchese, 1881; Lobiancopora abyssicola (Gordon, 1986); Lobiancopora hyalina Pergens, 1889; Mergintha lobiancoi Hartlaub, 1914 accettata come Merga violacea (Agassiz & Mayer, 1899); Palmipes lobiancoi Ludwig, 1897 accettata come Anseropoda lobiancoi (Ludwig, 1897); Parerythrops lobiancoi W. Tattersall, 1909; Pontella lobiancoi (Canu, 1888); Pontellina lobiancoi Canu, 1888 accettata come Pontella lobiancoi Canu, 1888; Prodajus lobiancoi Bonnier, 1903; Serpula lobiancoi Rioja, 1917; Stylophthalmus lobiancoi Mazzarelli, 1909 accettata come Myctophum punctatum Rafinesque, 1810; Tintinnidium lobiancoi Daday, 1886 e Tintinnopsis lobiancoi Daday, 1887 (cfr. WoRMS, World Register of Marine Species, su marinespecies.org).
  43. ^ Cfr. Polimanti, 1910, p. 311.
  44. ^ Lo Bianco, 1888.
  45. ^ Questa memoria avrebbe avuto una seconda edizione nel 1899, notevolmente accresciuta con le osservazioni continuate per un altro decennio (Lo Bianco, 1899b). Lo Bianco vi riportò l'epoca di maturità sessuale di circa trecento specie non contemplate nell'edizione precedente, oltre a definire meglio quella delle altre specie già presenti. Inoltre volle premettere, all'elenco alfabetico delle specie, una descrizione degli attrezzi di pesca, dei luoghi di cattura e della natura dei fondali delle area di pesca. Una terza edizione, ulteriormente ampliata e aggiornata, fu pubblicata da Lo Bianco nel 1909. Rispetto alle precedenti, la nuova versione conteneva la descrizione degli stadi post-larvali e giovanili di molti Teleostei e tre nuovi capitoli sulle temperature delle acque del Golfo e dell'Acquario, sulla distribuzione e le vicende del plancton e, l'ultimo, con le ipotesi sulle vicende della vita pelagica delle larve degli animali littorali e di quelli abissali (Lo Bianco, 1909a).
  46. ^ Cfr. Lo Bianco e Mayer, 1890b e WoRMS, World Register of Marine Species, su marinespecies.org).
  47. ^ Lo Bianco, 1893a.
  48. ^ Nella memoria Lo Bianco descrisse le tre nuove specie: Bispira mariae Lo Bianco, 1893; Brada parthenopeia Lo Bianco, 1893 accettata come Bradabyssa parthenopeia (Lo Bianco, 1893); Stylarioides hirsutus Lo Bianco, 1893 accettata come Pherusa monilifera (Delle Chiaje, 1841) accettata come Stylarioides moniliferus Delle Chiaje, 1841 (cfr. WoRMS, World Register of Marine Species, su marinespecies.org).
  49. ^ Nell'adunanza del 11 dicembre 1891, a Lo Bianco fu conferito il premio di lire cinquecento quale vincitore del concorso (cfr. Lo Bianco, 1893a, p. 1).
  50. ^ Monticelli e Lo Bianco, 1900a, 1901a, 1901b e 1902a. Nelle intenzioni dei due Autori, i risultati delle ricerche sui peneidi avrebbero dovuto essere oggetto di una monografia conclusiva, alla quale stavano infatti lavorando. Ma la monografia non vide mai la luce per la morte prematura di Lo Bianco nel 1910 che aveva disposto, nel testamento, la distruzione dei suoi lavori incompiuti (cfr. Pierantoni, 1928, p. VII).
  51. ^ a b Cfr. Pierantoni, 1928, pp. VI-VII.
  52. ^ In particolare nella seconda relazione Lo Bianco descrisse e istituì le nuove specie: Anchistia kornii Lo Bianco, 1903 accettata come Periclimenes kornii (Lo Bianco, 1903); Eryoneicus puritani Lo Bianco, 1903; Plesionika capreensis Lo Bianco, 1903 e Richardina fredericii Lo Bianco, 1903 (cfr. WoRMS, World Register of Marine Species, su marinespecies.org).
  53. ^ Nella prima relazione Lo Bianco introdusse la distinzione tra il plancton superficiale o littorale, corrispondente al neritico cli Haechel, e il plancton di profondità, equivalente a quello oceanico dello stesso Autore. Nella seconda relazione propose una suddivisione in tre zone principali determinate, principalmente, dalla quantità di luce che vi penetra: la zona molto ricca di luce (dalla superficie fino a circa -30 m); la zona dell'ombra (da circa -30 metri a circa - 500 m, limite ultimo di penetrazione della luce) e la zona dell'oscurità (da circa - 500 m fino alle più grandi profondità). Per queste tre zone Lo Bianco propose i nomi, rispettivamente, di: Phaoplankton, Knephoplankton e Skotoplankton, oltre quello di Panteplankton per il plancton che vive indifferentemente dalla superficie fino alla profondità (cfr. Lo Bianco, 1902b, pp. 469-482 e 1903a, pp. 113-119 e pp. 227-239),
  54. ^ Cfr. Lo Bianco, 1903a, p. 110.
  55. ^ Nella seconda memoria, Lo Bianco riportò puntuali informazioni sulla natura del fondale marino, esplorato dal Puritan con la slitta di fondo, e sulla fauna bentonica che lo popolava. Respinse l'ipotesi di William Benjamin Carpenter di un Mediterraneo azoico in profondità, avvalorando la scoperta di una fauna abissale mediterranea fatta da Enrico Giglioli durante la campagna oceanografica del 1881 nel Tirreno a bordo del Washington. Dimostrò inoltre che questa fauna profonda era paragonabile a quella ritrovata nell'Atlantico settentrionale e questo fatto, collegato alle conoscenze sempre crescenti di forme cosmopolite, lo portò a sostenere l'idea che un grandissimo numero di organismi marini dovesse essere comune a tutti i mari, «potendosi adattare alle varie condizioni di esistenza che questi offrono» (cfr. Lo Bianco, 1903a, pp. 272-276).
  56. ^ Lo Bianco, 1907.
  57. ^ Partendo da una serie quasi completa di stadi giovanili pelagici di Mullus, pescati nel golfo di Napoli nell'estate del 1906, Lo Bianco riuscì a ricostruire l'ontogenesi dei bargigli tattili dal loro inizio fino alla forma definitiva. Erano assenti nelle giovani larve di 6-8 mm che però presentavano ben evidenti quattro, e non tre, paia di raggi branchiostegali di cui il primo più corto e rivolto verso la linea mediana del corpo. Per la sua posizione e per l'aspetto, che via via assumeva nelle larve in stadi più avanzati di sviluppo, Lo Bianco dimostrò che questa prima coppia mostrava già tutti i caratteri di veri barbigli e documentò come, nel seguito dello sviluppo avrebbero raggiunto l'apice del muso assumendo la forma definitiva (cfr. Lo Bianco, 1907).
  58. ^ La specie, detta comunemente pesce nastro o squaglia sole, fu indicata da Lo Bianco col nome di Trachypterus taenia Bl., successivamente accettato come Trachipterus trachypterus (Gmelin, 1789) (cfr. WoRMS, World Register of Marine Species, su marinespecies.org).
  59. ^ Cfr. Lo Bianco, 1908a.
  60. ^ a b c Cfr. Lo Bianco, 1908b.
  61. ^ Lo Bianco, 1908c, 1909b, 1910a e 1910b.
  62. ^ Lo Bianco, 1904b, 1905, 1906c, 1910c e 1911c.
  63. ^ Lo Bianco si era dato da vari anni allo studio degli stadi post-larvali dei Teleostei mangerecci che otteneva «raccogliendo dal mare indistintamente tutte le larve che venivano giornalmente pescate, nelle quali il sacco vitellino era in pieno assorbimento». Le forme post-larvali venivano poi allevate in un locale speciale, appositamente predisposto nella Stazione Zoologica, dove venivano seguite nel loro sviluppo e ritratte a colori da esperti disegnatori. Lo Bianco aveva collazionato così le serie di sviluppo complete di molti teleostei, sia sotto forma di preparati in soluzione che di disegni, da utilizzare per studio della storia naturale di questi animali (cfr. Lo Bianco, 1911b, p. 171).
  64. ^ Lo Bianco, 1911a.
  65. ^ La quattro specie erano: Mora mediterranea Risso, 1827 (accettata come Mora moro Risso, 1827), Uraleptus maraldi Risso, 1810 (accettata come Gadella maraldi Risso, 1810), Physiculus dalwigki Kaup, 1858 e Hypsirhynchus hepaticus Facciolà, 1884 (accettata come Rhynchogadus hepaticus Facciolà, 1884) (cfr. Lo Bianco, 1911b).
  66. ^ Bertolini et al.,1931-1956.
  67. ^ Oltre le precedenti traduzioni integrali, la memoria di Lo Bianco 1890a fu oggetto di numerosi comprehensive abstracts: James Playfair McMurrich, Methods for the Preservation of Marine Organisms employed at the Naples Zoologica! Station, in The American Naluralist, XXIV, n. 285, Chicago, American Society of Naturalists by the University of Chicago Pres, 1890, pp. 856-865; James Playfair McMurrich, Methods for the Preservation of Marine Organisms employed at the Naples Zoologica! Station, in J. of the R. Microscopical Society, I, Oxford, Royal Microscopical Society (Great Britain), 1891, pp. 133-140; Joseph Thomas Cunningham, The Preservation of Marine Animals for Zoological Purposes, in The Essex Naturalist, VI, Buckhurst Hill, Essex, Essex Field Club, 1892, pp. 118-129 e Arthur Bolles Lee, Handbook of the Methods of Microscopic Anatomy, in The Microtomist's Vademecum, § 12, 18, 811-813, 835, 838, 841, 845, 849, 851, 854 e 855, London, J. & A. Churchill, 1893.
  68. ^ L'articolo è la traduzione in tedesco di Lo Bianco, 1902b.
  69. ^ Queste note furono stampate dai manoscritti dell'Autore dopo la sua morte (cfr. Lo Bianco, 1911a, p. 130).
  70. ^ Questa memoria fu ritrovata tra le carte e i manoscritti appartenuti a Lo Bianco. Era destinata agli Atti del R. Istituto d'Incoraggiamento, ma non fu inviata per la morte improvvisa dell'Autore (cfr. 1911b, p. 170).

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Norman Douglas, Dottor Salvatore Lo Bianco, in Looking back. An Autobiographical Excursion [Biglietti da visita. Un viaggio autobiografico], 2ª ed., Milano, Adelphi, dicembre 2006, pp. 170-172, ISBN 88-459-0540-3.
  • Carlo Froglia, Post-Linnean Studies on Decapod Crustaceans in Italy: from Olivi (1792) to Caroli (1950), in Mus. Reg. Sci. Nat. IX Colloquium Crustacea Mediterranea Torino, September 2-6, 2008, Torino, Daniela Pessani, Tina Tirelli e Carlo Froglia Editor, 2011, pp. 225-246.
  • Arnold Lang, Salvatore Lo Bianco, in Neue Zürcher Zeitung, n. 103, Zürich, 15 aprile 1910.
  • Umberto Pierantoni, La Stazione zoologica di Napoli, in La Scienza per tutti, XXIV, n. 23, Milano, Casa Editrice Sonzogno, 23 dicembre 1917, pp. 354-368.
  • Osvaldo Polimanti, In memoriam Salvatore Lo Bianco, in Arch. Farmacologia Sperimentale e Scienze Affini, X, anno IX, fasc. VI, Roma, Stab. Tip. Ditta Carlo Nava, 15 settembre 1910, pp. 309-314.
  • Federico Raffaele, Salvatore Lo Bianco. Commemorazione, in Boll. Soc. Nat. in Napoli, XXIV=IV (II) 1910, Napoli, R. Stab. Tip. Francesco Giannini & F.lli, 1911, pp. 99-112.
  • Necrologie. Salvatore Lo Bianco, in Monit. zool. ital., XXI, n. 4, Firenze, Tip. L. Niccolai, 1910, p. 99.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]