Vai al contenuto

Piccole donne (miniserie televisiva 1955)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Piccole donne
Lea Padovani, Emma Danieli, Vira Silenti e Maresa Gallo
PaeseItalia
Anno1955
Formatominiserie TV
Generedrammatico, sentimentale
Puntate5
Lingua originalelingua italiana
Dati tecniciB/N
Crediti
RegiaAnton Giulio Majano
Soggettodal romanzo omonimo di Louisa May Alcott
SceneggiaturaAnna Luisa Meneghini e Anton Giulio Majano
Interpreti e personaggi
MusicheRiz Ortolani
Casa di produzioneRai
Prima visione
Dal12 novembre 1955
Al10 dicembre 1955
Rete televisivaProgramma Nazionale

Piccole donne è uno sceneggiato televisivo trasmesso in cinque puntate dalla Rai nel 1955 sull'allora programma nazionale (oggi Rai 1). La prima puntata andò in onda il 12 novembre e l'ultima il 10 dicembre. Inizialmente previsto in 4 puntate, divennero 5 «a furor di popolo»[1][2].

Si tratta della seconda fiction televisiva irradiata dall'ente radiotelevisivo di stato che aveva iniziato le trasmissioni regolari proprio nell'anno precedente (la prima fu Il dottor Antonio).

Tratto dal romanzo omonimo di Louisa May Alcott - Piccole donne, appunto - lo sceneggiato fu adattato per il piccolo schermo con sceneggiatura di Anna Luisa Meneghini e Anton Giulio Majano che curò anche la regia televisiva.

Durante la guerra civile americana, le quattro sorelle March — Meg, Jo, Beth e Amy — vivono a Concord (Massachusetts) con la madre (Marmee), mentre il padre è al fronte come cappellano. La famiglia versa in condizioni di povertà dignitosa dopo aver perso il proprio patrimonio. Le sorelle stringono amicizia con il giovane vicino di casa Theodore "Laurie" Laurence, nipote del ricco e solitario signor Laurence. Nel corso dell'anno, le ragazze affrontano diverse sfide personali: Meg, la maggiore, combatte la sua vanità; Jo, spirito ribelle e aspirante scrittrice, cerca l'indipendenza; Beth, timida e altruista, si dedica alla musica; Amy, la più piccola, coltiva il proprio talento artistico superando l'egocentrismo. La vita quotidiana è segnata da piccoli sacrifici, rappresentazioni teatrali domestiche e dalla crescita morale dei personaggi. Alla fine dell'anno, le feste natalizie vedono il ritorno a casa del padre, ferito ma guarito, e l'annuncio del fidanzamento di Meg con John Brooke, l'istitutore di Laurie.

Tre anni dopo, Meg sposa John Brooke e affronta le prime difficoltà della vita matrimoniale e della genitorialità. Jo, intenzionata a diventare una scrittrice professionista, rifiuta la proposta di matrimonio di Laurie, considerandolo come un fratello e temendo che un'unione tra loro sarebbe disastrosa a causa dei caratteri incompatibili. Per allontanarsi da Laurie, Jo si trasferisce a New York, dove lavora come governante e conosce il professor Bhaer, un colto immigrato tedesco che la sprona a migliorare il proprio stile di scrittura, abbandonando i racconti sensazionalistici. Nel frattempo, Amy parte per un viaggio in Europa insieme alla zia March per studiare arte. Qui incontra Laurie, che sta conducendo una vita dissipata per dimenticare Jo; i due si avvicinano, Amy lo sprona a riprendere in mano la propria vita e alla fine i due si innamorano e decidono di sposarsi. In Massachusetts, la salute di Beth, già compromessa in passato dalla scarlattina, peggiora definitivamente. Dopo una lunga agonia, Beth muore circondata dall'affetto della famiglia. Jo, tornata a casa per assistere la sorella, eredita dalla zia March la villa di Plumfield. Dopo aver rincontrato il professor Bhaer, Jo decide di sposarlo e trasforma la villa in una scuola residenziale per ragazzi. L'intera famiglia March si raduna nel giardino di Plumfield, in cui le sorelle, ormai adulte, riflettono sulla loro felicità presente nonostante le perdite subite.

L'Enciclopedia della televisione[3] sottolinea, alla voce concernente lo sceneggiato Piccole donne, il successo di pubblico che la fiction fece registrare nonostante i dubbi e le diffidenze della Rai preoccupata dalle recenti (all'epoca) versioni cinematografiche che dal lavoro della Alcott erano state derivate. In particolare, si ricorda come la produzione fu costretta, in virtù di questo successo, ad allestire una quinta puntata aggiuntiva a base flashback.

Sul piano della tecnica registica (va ricordato che la televisione in Italia era attiva da neanche due anni), il talento di Majano è volto a creare ex novo una sintassi propriamente televisiva.

  1. Anton Giulio Majano, Corriere della Sera, 23 settembre 1990, p. 10
  2. Oreste De Fornari, Teleromanza. Mezzo secolo di sceneggiati & fiction, Edizioni Falsopiano, Alessandria, 2011, p. 39
  3. Grasso A. (a cura di), Enciclopedia della televisione, Garzanti, 2008

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
  Portale Televisione: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di televisione