Palazzo della Ragione (Bergamo)

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«mole che, e per l'apparato degli ornamenti, e per la sodezza della struttura, non la cedeva a qualunque edifizio della Lombardia»

(Marc'Antonio Michiel 1516)
Palazzo della Ragione (Bergamo)
Cittaalta6bg.jpg
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàBergamo
IndirizzoPiazza Vecchia
Coordinate45°42′13″N 9°39′45″E / 45.703611°N 9.6625°E45.703611; 9.6625Coordinate: 45°42′13″N 9°39′45″E / 45.703611°N 9.6625°E45.703611; 9.6625
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1183-1198

Il Palazzo della Ragione è un edificio storico della città di Bergamo.

Collocazione[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio è posto nella città alta, ovvero nella parte racchiusa tra le mura venete. Posto di fronte al Palazzo Nuovo, oggi sede della Biblioteca Civica Angelo Mai, e accanto al Palazzo del Podestà e alla Torre Civica (Campanone), delimita il lato sud-occidentale di piazza Vecchia, che per secoli è stata il centro politico della città orobica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo della Ragione visto da Piazza del Duomo

Il palazzo venne edificato al termine del XII secolo, tra il 1183 (data in cui fu siglata la pace di Costanza) ed il 1198, epoca in cui cominciarono a svilupparsi le prime realtà comunali all'interno del Sacro Romano Impero. Anche Bergamo non fu da meno, tanto da dotarsi di questo palazzo comunale citato come Palatium Comunis Pergami in documenti del 1198, che di fatto lo rendono il più antico palazzo comunale italiano[1]. L'edificio mantenne il ruolo di centro politico cittadino anche al termine dell'epoca comunale quando, con l'arrivo della Repubblica di Venezia nella prima metà del XV secolo, venne utilizzato quasi esclusivamente come luogo dove si amministrava la giustizia, da qui "Palazzo della Ragione", mentre al margine opposto della Piazza Nuova furono costruiti gli ambienti per le assemblee consiliari cittadine.

L'incendio e la ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo subi un grave incendio nel 1513, e forse più di un incendio. Se il primo è documentato per mano degli spagnoli che in quell'anno avevano occupato la città, quello risultante alcuni anni successivi sembra fosse stato causato da alcuni cittadini, risulta infatti che nel 1519 il comune avesse offerto una ricompensa a chi avesse idendificato gli incendiari[2].Il palazzo però era danneggiato già da tempo, Nel 1503 era stato invitato un costruttore di Crema che provvedesse a restaurarne alcune sue parti[3]. La sua ricostruzione comprova quanto fosse importante per il funzionamento del governo veneto cittadino, la presenza di un palazzo di giustizia che avesse anche un aspetto predominante sui restanti palazzi[4][5]

«Dar principio a guesta bona opera guale nò solamente darà Utilità ma ornamento grande a guesta Citta...(il 30 luglio 1538 fu firmato un contratto tra la Città di Bergamo ed il) maestro Pietro Abbano di Isabelli architetto»

(Archivio della Biblioteca civica Angelo Mai)

La documentazione di questi restauri è sufficiente per meglio comprendere come si sviluppò la realizzazione del nuovo palazzo. Se la facciata principale era rivolta verso platea parva sancti Vincentíi dove era presente anche una scala d'accesso, con i restauri fu spostata realizzando la facciata dominante verso platea nova[6].

Non tutti i lavori risulta furono eseguiti dall'Isabello. Per le finestre risulta fosse incaricato Francesco da Ponte, per la parete a nord Stefano Grataroli e Giorgio Marchesi due artigiani che molti lavori svolsero per l'architetto. I lavori iniziarono verso la parete a nord, con la sostituzione di una finestra e con la lacazione del nuovo leone di San Marco, dato che quello già presente era molto deteriorato[7] I lavori sulla facciata furono pagati nel marzo del 1539, e il 12 aprile venne posto il Leone di San Marco. Successivamente fu restaurata la parete a sud verso la chiesa di san Vincenzo, fu quindi tamponata la porta che dava accesso al palazzo, di cui non c'è più traccia.
I lavori su questo lato ebbero una durata maggiore, se l'incarico dato all'Isabello era Demolir over disfar la fazzada del Pallazzo verso la ghiesa di s.ta Maria, questo indicherebbe che l'architetto dovette disfare la facciata pietra su pietra, così da non rovinare la pavimentazione della piazza: il solo della Piazza non si guasti[8]. Visibile sulla parete la diversità tra i conci vecchi e quelli posti all'estremità del muro.

L'acquisto delle travi del tetto che costituiscono le capriate risale al 1543, in quel tempo l'attività del tribunale fu svolta sotto il porticato del palazzo. Il 22 dicembre 1543 ebbe inizio il lavoro di rifacimento del porticato con la rimozione e la collocazione delle nuove colonne che erano presenti dal XII secolo probabilmente di forma ottagonale, mentre quelle nuovo furono di ordine dorico. Il lavoro durò due anni risulta infatti pagato il 7 orrobre 1545. Difficile comprendere oggi se tutti i restauri siano stati un ammodernamento del palazzo come desiderio della Repubblica Veneta, o un restauro conseguente gli incendi, anche perché risulta che l'attività di tribunale non fu mai sospesa completamente. Il grande salone che Isabello creò al primo piano del palazzo, forse proprio il realizzare un grande unico locale, furono eseguiti tutti i lavori di rifacimento. La pavimentazione del salone fu l'ultimo intervento dell'Isabello, anche se già prima che questo fosse terminato, è presente una richiesta di intervento sullo stabile con il pagamento di ferro per pro ligando muro palatii[9]. Nel 1550 furono commissionati a Lucano da Imola e Gerolamo Colleoni affreschi per il palazzo e il Lucano fu pagato anche per la realizzazione dell'insegna di San Marco. Con la nuova immagine e il nuovo orientamente, il palazzo raggiunse la posizione di massimo dominio cittadino.

Al termine della dominazione della Serenissima, alla quale subentrò nel 1797 la napoleonica Repubblica Cisalpina, il palazzo perse le prerogative di centro politico cittadino. La decadenza istituzionale si accentuò a partire dalla metà del XIX secolo quando né la dominazione austriaca né il neonato Regno d'Italia garantirono alla struttura un ruolo di rilievo. Soltanto a partire dalla seconda metà del XX secolo l'edificio venne coinvolto in un progetto turistico, con l'apertura nella Sala delle Capriate del Museo dell'affresco, rendendolo accessibile e visitabile.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

In origine la fronte principale del palazzo era rivolta verso la basilica di S. Maria Maggiore, ma fu rivolta verso la Piazza Vecchia, allora Piazza Nuova, negli anni 1462 e 1463 quando la Serenissima fece aprire gli arconi al piano terreno verso la piazza e i finestroni gotici, mentre era già ultimata sin dalla tarda estate del 1457 la scalinata che porta all'ingresso tramite un cavalcavia loggiato e che permette di accedere anche all'attiguo Palazzo dei giuristi. Nel 1464 sulla nuova facciata verso la Piazza Nuova fu collocato il primo grande bassorilievo col leone di S. Marco, dorato su fondale azzurro, in un'edicola valutata dal Filarete venuto appositamente da Milano.

Piano terra[modifica | modifica wikitesto]

Piano terra

Molto simile ad altri palazzi comunali italiani edificati in epoca medievale, possiede un piano terra aperto su tre lati (in origine due) con porticato. Questo è dotato di una loggia ad arcate acute e a tutto sesto, con pilastri portanti perimetrali e colonne cinquecentesche al centro. I pilastri stessi sono ornati da capitelli con elementi decorativi in stile romanico, tra cui animali ed elementi zoomorfi (leoni, uccelli e scimmie) ed antropomorfi. All'interno del porticato si sviluppa una piccola piazzetta che divide Piazza Vecchia, simbolo del potere politico, dalla piazza del Duomo, simbolo del potere religioso in cui si trovano il Duomo, la Cappella Colleoni e la basilica di Santa Maria Maggiore. Sulla parete vi sono bassorilievi, tra i quali merita menzione la Madonna col Bambino in braccio inquadrato in un'architettura di due colonne con trabeazione e cornici sottostanti, opera di Bartolomeo Manni. La pavimentazione presenta anche un orologio solare, opera dell'abate Giovanni Albrici, risalente al termine del XVIII secolo. Restaurato prima nel 1857 dall'ingegnere Francesco Valsecchi[10] e poi nel 1982, indica le coordinate del punto in cui si trova (longitudine 27°29' e latitudine 45°43') e l'altezza sul livello del mare (360,85 m).

Primo piano[modifica | modifica wikitesto]

Scalinata di accesso al primo piano

Al primo piano si accede tramite una scalinata loggiata (1457), che porta anche agli ambienti superiori del palazzo dei Giuristi, sulla quale sono collocate sculture ed epigrafi di origine medievale e rinascimentale, diverse delle quali provenienti dalla ex chiesa di sant'Agostino, tra cui spiccano alcune di Giovanni da Campione(?). Al termine della scalinata si trova un piccolo cavalcavia che introduce al salone dove si amministrava la giustizia, denominato Sala delle Capriate. In questa si trovano sia ampie finestre a trifora architravata che garantiscono una buona luminosità, sia un accesso al balcone, situato al centro della parete che dà su Piazza Vecchia. Queste soluzioni architettoniche vennero introdotte, o conservate, alla metà del XVI secolo quando, in seguito ad un incendio, l'intero edificio fu sottoposto ad un intervento di recupero, realizzato fra il 1538 ed il 1554, sotto la guida del progettista Pietro Isabello. Vi si trovano inoltre dipinti ed affreschi, tra cui quelli del Bramante custoditi in precedenza nell'attiguo Palazzo del Podestà. Originariamente la facciata esterna era ornata dagli stemmi (ora andati perduti) dei podestà e dei rettori di Bergamo, nonché dal leone di San Marco, distrutto con l'avvento dei francesi e ripristinato solo nel 1933, donato dalla municipalità di Venezia.

Il palazzo e la Sala delle Capriate è visitabile con orari che seguono le necessità delle mostre esposte.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Palazzo Vecchio (o della Ragione) guide.travelitalia.com
  2. ^ Rivista, p 10
  3. ^ Rivista, p 8
  4. ^ Rivista, Il contratto ufficiale con l'architetto Isabello fu antedatato di diversi giorni, riportandolo alla data di acquisto dei primi materiali per il cantiere, 26 giugno 1534. Si trattava di travi di castagno,probabilmente destinate alla costruzione delle impalcature, visto che i lavori sul palazzo cominciarono dalla parte superiore dell'edificio
  5. ^ Maria Grazia Ercolino, Palazzo della Ragione, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2004. URL consultato il 9 giugno 2016.
    «All'estate del 1538 risale l'impegno, contratto tra l'I. e la città di Bergamo, per sovrintendere al restauro dell'antico palazzo della Ragione».
  6. ^ rivista, p 11
  7. ^ Quello precedente era un lavoro del 1464 di Francesco da Venezia
  8. ^ Rivista, p 14
  9. ^ Rivista, p 18
  10. ^ Meridiane,Bergamo, Sulla cresta dell'Onda. URL consultato il 9 giugno 2016 (archiviato dall'url originale il 4 agosto 2016).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Robert Russell, Il palazzo della Ragione tra incendi e restauri, Archivio Storico Bergamasco Rassegna semestrale di storia e cultura.
  • Renato Ravanelli, La storia di Bergamo, Bergamo, Grafica & Arte, 1996, ISBN 88-7201-133-7.
  • GianMario Petrò, Dalla Piazza di S. Vincenzo alla Piazza Nuova. I luoghi delle istituzioni tra l'età comunale e l'inizio della dominazione veneziana attraverso le carte, Sestante, 2008, ISBN 978-88-95184-91-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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