Palazzo Cavalli alle Porte Contarine

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Palazzo Cavalli
Padova Palazzo Cavalli.jpg
La facciata
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Località Padova
Indirizzo via Giotto, 1 - 35121 Padova
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione XV secolo XVI secolo XVII secolo
Uso Museo di Geologia, Paleontologia, Mineralogia - Dipartimento Geoscienze
Realizzazione
Architetto Antonio Felice Ferrari
Proprietario Università degli Studi di Padova

Palazzo Cavalli alle Porte Contarine detto anche Palazzo Cavalli agli Eremitani. L'edificio venne costruito su preesistenze dalla famiglia Foscari tra il Quattrocento ed il Cinquecento in uno delle zone più scenografiche della città, a ridosso del Piovego e delle mura, all'arena romana e alle Porte Contarine; queste ultime caratterizzarono poi il nome del palazzo. La fabbrica venne acquistata in seguito dal Procuratore Marin Cavalli, che la elevò a fastosa residenza restaurando completamente l'edificio rinascimentale preesistente in chiave barocca: le sale al piano terreno vennero decorate ad affresco per mano (probabile) di Michele Primon gettonato decoratore nella seconda metà del XVI secolo. Lo stupefacente scalone venne messo in opera da Antonio Felice Ferrari e da Giacomo Parolini. Il salone superiore a T, venne arricchito da stucchi - raffinato il panneggio sostenuto da cherubini - e poi affrescato da Louis Dorigny nei primi anni del '700. Nel 1723 venne costruito il vicino oratorio dedicato alla Natività della Vergine mentre nel 1760 passò per via ereditaria alla famiglia Bollani. Nell'Ottocento divenne dapprima alloggio militare. Nel 1840 venne acquisito dal Demanio e ridotto a sede doganale. Nell'ultimo decennio dell'800 il palazzo fu ceduto all'Università degli Studi di Padova che divenne, su iniziativa dell'architetto Pio Chicchi, scuola di ingegneria. Dal 1932 ospita le collezioni e l'Istituto di Geologia, Paleontologia e Mineralogia (tra cui le collezione Georg Gasser). È sede del Dipartimento di Geoscienze.

Nel palazzo, il 23 dicembre 1585, fu uccisa Vittoria Accoramboni con una pugnalata al cuore da alcuni sicari di Ludovico Orsini, che venne poi arrestato e impiccato con corda vermiglia nel cortile del Castelvecchio il mattino del 28 dicembre 1586.