Orazio De Ferrari

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Il ratto delle Sabine - Genova, Collezione Zerbone

Orazio De Ferrari (Voltri, 22 agosto 1606Genova, settembre 1657) è stato un pittore italiano fra i maggiori esponenti del barocco genovese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Voltri da genitori di umile estrazione, e qui divenne allievo del pittore voltrese Giovanni Andrea Ansaldo, fra i principali esponenti del manierismo genovese[1]. Nonostante il suo cognome, che deriva probabilmente dall'attività di fabbro del nonno, non è imparentato con la famiglia del celebre Gregorio De Ferrari. Le sue prime opere eseguite attorno al 1630 nella bottega dell'Ansaldo, di cui sposò la nipote, sono il Martirio di san Sebastiano e la Madonna con Bambino, s. Gerolamo e s. Simone Stok per le chiese del suo paese natale, e le Nozze mistiche di s. Caterina per San Marco al Molo a Genova, ove si nota già come il pittore guardi al colorismo di Rubens[2].

Nelle opere successive al 1640 (Madonna e il Bambino, s. Pietro, s. Giovanni Evangelista e altri santi della parrocchiale di Loano, Ultima Cena nel refettorio del convento di Nostra Signora del Monte a Genova, Cenacolo della sacrestia di S. Siro) si nota il progressivo superamento del manierismo a favore di una struttura più chiara[3] e di un maggiore naturalismo.

La presenza, nella sua opera, di un acceso naturalismo derivato dal genovese Assereto come anche dalla presenza a Genova di Vouet e di Orazio Gentileschi, contestualmente ad un colorismo ispirato a Rubens e Van Dyck, ha portato il celebre critico Roberto Longhi alla famosa definizione per il De Ferrari di "barocco naturalistico"[4].

Le opere più rappresentative di questo periodo sono la Decollazione del Battista dell'Istituto degli orfani a Genova, la Lavanda dei piedi in San Francesco da Paola, S. Agostino che lava i piedi a Cristo dell'Accademia Ligustica, e le opere per l'oratorio di San Giacomo della Marina, la Vergine del Pilar appare a s. Giacomo e S. Giacomo consacra s. Pietro martire vescovo di Praga firmato e datato "Horat. s. Fer. s. F/1647". La sua produzione di questi anni si concentra infatti nella realizzazione di pale d'altare per edifici religiosi genovesi e liguri, accanto a sporadici casi di soggetti profani per collezionisti privati quali la celebre Favola di Latona, dipinta nel 1638 per il conte di Monterrey, Viceré di Napoli, e il Ratto delle Sabine della collezione Zerbone, a proposito del quale Piero Donati parla di "capacità di coniugare splendore materico e rigorosa coerenza spaziale che connoterà sensibilmente la pittura di Orazio, conferendole un'intima originalità"[5]

Tra il 1651 e il 1652 fu chiamato nel Principato di Monaco dal principe Onorato II per realizzare una serie di affreschi nel Palazzo Grimaldi, quattordici lunette con le Storie di Ercole, e la Storia di Alessandro Magno, con i Segni dello zodiaco nella sala del trono. Il successo di questi ed altri lavori gli varranno la nomina a cavaliere dell’ordine di S. Michele da parte del principe nel 1652, titolo che riporterà spesso accanto alla sua firma, ad esempio sul Presepe dell’Albergo dei Poveri e sul Transito di San Giuseppe di Sestri Levante. Tutti perduti sono invece purtroppo i numerosi affreschi realizzati nelle chiese di Genova.

Morì di peste con tutta la famiglia nel settembre del 1657 a Genova, mentre stava dipingendo il ciclo di tele del Santo Volto in San Bartolomeo degli Armeni. Nello stesso anno morì anche a poco più di vent'anni il figlio Giovanni Andrea, già precoce talentuoso pittore, secondo il Soprani, autore a dodici anni del ritratto di Agostino Paoletti della Biblioteca Aprosiana di Ventimiglia (da non confondersi con il più anziano e celebre Giovanni Andrea De Ferrari)[6].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Affreschi[modifica | modifica wikitesto]

  • Storie di Ercole, Storia di Alessandro Magno, Segni dello zodiaco affreschi in Palazzo Grimaldi a Monaco
  • Affreschi nel coro della chiesa di S. Vito, distrutta
  • Affreschi della chiesa di S. Andrea, distrutta
  • Affreschi della cappella Lercari alla Consolazione, distrutta
  • Affreschi e tele nella cappella di S. Andrea Avellino in S. Siro
  • Affreschi nel coro della Chiesa di S. Vittore, distrutta

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Carlo Giuseppe Ratti, Delle vite de' pittori, scultori ed architetti genovesi, Genova, 1769, p. 287
  2. ^ Alessandra Frabetti, Orazio De Ferrari, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 33, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1987
  3. ^ G. V. Castelnovi, in La pittura a Genova e in Liguria dal Seicento al primo Novecento, Genova 1971, pp. 130-35
  4. ^ R. Longhi, Progetti di lavoro: "Genova Pittrice",in Paragone, XXX (1979)
  5. ^ La favola di Latona di Orazio De Ferrari. Il ritorno di un capolavoro, a cura di Anna Orlando, Sagep Editori
  6. ^ R. Soprani, Le vite de' pittori, scoltori et architetti genovesi..., Genova 1674, p. 221
  7. ^ a b c Copia archiviata, su museidigenova.it. URL consultato il 6 ottobre 2013 (archiviato dall'url originale il 6 ottobre 2013). Museidigenova.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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