Oltrecastello

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Oltrecastello
frazione
Oltrecastello – Veduta
Veduta di Oltrecastello dal Dosso Sant'Agata
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
ProvinciaTrentino CoA.svg Trento
ComuneTrento-Stemma.svg Trento
Territorio
Coordinate46°04′22″N 11°09′44″E / 46.072778°N 11.162222°E46.072778; 11.162222 (Oltrecastello)Coordinate: 46°04′22″N 11°09′44″E / 46.072778°N 11.162222°E46.072778; 11.162222 (Oltrecastello)
Altitudine480 m s.l.m.
Abitanti
Altre informazioni
Cod. postale38123 Trento
Prefisso0461
Fuso orarioUTC+1
Nome abitanti"Oltrecastelani"
Patronosan Pantaleone
Giorno festivo26 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Oltrecastello
Oltrecastello

Oltrecastello è una frazione di Trento; si trova a circa 3,5 chilometri dal capoluogo ai piedi del Doss Sant'Agata.

Assieme a Celva, Cimirlo, Gabbiolo, Mesiano e Povo, è parte della circoscrizione amministrativa numero 7 del comune di Trento.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Foto storica
La fontana

Oltrecastello (481 m slm) è un villaggio di terrazzo morenico, che si insinua nella sella tra il Dosso di Sant'Agata e il Monte Celva, per affacciarsi sulla valle del Fersina. Si tratta di un insediamento agricolo-padronale di origini tardo-medievali, legato alla colonizzazione agricola della collina ad est di Trento avvenuta a partire dal 1200. Storicamente vocato all'attività agricola, con specializzazione nella coltura della vite (e, più recentemente, anche del melo), Oltrecastello presenta un nucleo antico articolato sostanzialmente in due aggregati, la cui matrice morfologica deriva dall'incontro tra elemento naturale (la sede di terrazzo morenico) e insediamento puntuale di complesso rustico-signorile di origine tardo medievale e rinascimentale. L'insediamento di antica origine è costituito prevalentemente da unità edilizie addossate su corti aventi tipologia rurale, con presenza di edifici di particolare pregio storico artistico (Villa Pompeati, Palazzetto Predelli, Villa Fogarolli). Lo stesso territorio è ricco di elementi di arredo di impronta rustico-signorile. Originariamente, l'abitato è andato formandosi all'incrocio tra la viabilità di antica origine, sviluppatasi con andamento anulare attorno alle pendici del dosso Sant'Agata, e la rete di percorsi che porta al valico del Cimirlo (730 m). Vi era una piazza, originariamente, solo nel nucleo più a valle (ove si affaccia la barocca Cappella San Carlo Borromeo di Villa Pompeati), mentre la parte più a monte, priva di piazze, è accerchiata dal tracciato viario, con androni di attraversamento e corti comuni di penetrazione. L'attuale piazza, di origine recente, si attesta agli anni Sessanta del secolo scorso, quando venne costruita una nuova strada di collegamento tra Povo e Oltrecastello (l'attuale via della Resistenza). Di seguito, il borgo è stato oggetto del processo di "suburbanizzazione" che ha dato luogo alla costruzione di numerose "addizioni urbane" che, in pochissimi anni, hanno fatto raddoppiare la popolazione residente.

Un nido di nobili[modifica | modifica wikitesto]

Oltrecastello era un "nido di nobili" che, a somiglianza delle "chartreuses" della regione girondina francese, seppur in ben altro ambiente, vi costruirono case di campagna, che erano insieme residenza stagionale e azienda agricola: oltre ai conti Pompeati, nel Settecento vi possedevano case signorili i Melchiori, i Turcati, i Barbacovi, i Sizzo, i Bortolazzi, gli Alberti-Poja, i Rizzi. D'estate le residenze si affollavano, d'autunno entravano in esercizio i roccoli. Oltrecastello era luogo di roccoli, torricelle, dette "oselére" situate in luogo eminente e circondate da opportuni boschetti.[2]

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Sulla sommità del colle di Sant'Agata è storicamente dimostrata l'insistenza di un castelliere fortificato, la cui presenza averebbe dato origine, appunto, al toponimo "oltre il castello". L'abitato, infatti, è denominato nel 1426 Post Castro de Paho,[3] mentre nella visita pastorale del 1581 è menzionato come Ultra Castello Pahi.[4]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Pantaleone

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Pantaleone[modifica | modifica wikitesto]

È la chiesa che ha custodito la religiosità della comunità nel corso dei secoli. È collocata lungo l'antica strada che saliva da Povo e da Ponte Alto, all'altezza della "Villa di Sopra". Si tratta dell'ampliamento di un originario capitello, risalente al Quattrocento, ampliato in momenti successivi e dotato, durante l'Ottocento, di una piccola sacrestia e di un campanile. La chiesetta, dedicata a san Pantaleone, ha quali altri patroni i santi Fabiano e Sebastiano. In verità la piccola chiesa cambiò spesso nome nel corso dei secoli: da San Rocco (1579) a San Pantaleone (1708), a San Sebastiano 1769), ai Santi Sebastiano e Fabiano (1784) e infine nuovamente a San Pantaleone fino ai giorni nostri. È quasi certo che la chiesa sorse in epoca tardo-medievale come succursale della chiesa parrocchiale di Povo, allo scopo di creare un punto di preghiera facilmente accessibile agli abitanti, e per ovviare alla cesura visiva determinata dal dosso di Sant'Agata tra la chiesa pievana e Oltrecastello. È menzionata già nel 1579, ed è caratteristica, perché un suo lato è comune ad un'altra casa. All'origine dell'edificio c'era molto probabilmente una sacra edicola (capitel), collocata nell'incrocio fra le due strade principali del paese: quella che portava a Povo e quella che conduceva a Trento. La facciata è costituita da un portale in pietra affiancato da due finestrelle quadrate, secondo lo stile più volte seguito nella costruzione delle chiesette nella comunità di Povo, ed è sovrastato da una finestra a lunetta. La pianta è di forma rettangolare, ottenuta all'allineamento di due quadrati sopra i quali insistono due volte a crociera ribassate, e divisi da due lesene laterali.[5]

Chiesa di San Carlo Borromeo[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di una cappella privata, appartenente al complesso della Villa Pompeati. La chiesetta viene comunemente chiamata di S. Carlo Borromeo, ma la pala che essa contiene farebbe più correttamente pensare che voleva essere dedicata alla Madonna del Carmine. È inserita all'interno della proprietà dei conti Pompeati, ma è prospiciente ad una piazzetta, così che era facilmente utilizzata dai fedeli di Oltrecastello di sotto. Il portale reca lo stemma Pompeati, è in stile barocco e risale al XVIII secolo.[5]

Chiesa del Cuore immacolato di Maria[modifica | modifica wikitesto]

L’attuale chiesa di Oltrecastello è costituita da un edificio dalle linee moderne, eretto a metà degli anni Sessanta su iniziativa degli abitanti del paese, raccolti in un comitato istituito all’uopo. La necessità del nuovo edificio sacro non rispondeva solamente a ragioni di natura socio-demografica, dovute all’aumento dei residenti nel Secondo dopoguerra, ma era direttamente legata alla configurazione urbanistica del borgo: la nuova strada di collegamento diretto con Povo (ovvero l’attuale via della Resistenza), ultimata proprio in quegli anni, aveva mutato radicalmente l’ingresso del paese (che tradizionalmente avveniva dall’attuale via Vittorio Marchesoni), collocando di fatto la storica chiesa di Oltrecastello in un “retro” urbanistico. Di qui la decisione di dare al paese una nuova porta, per tramite dell’edificazione di una chiesa. L’occasione fu la donazione, da parte di una residente nel paese, Giuseppina Lucin, di una porzione di terreno, proprio in corrispondenza del nuovo ingresso a Oltrecastello. Attraverso una successiva raccolta fondi che coinvolse, con entusiasmo, tutti gli abitanti del paese, divenne concreta l’idea della nuova architettura, del cui progetto si occupò l’ingegnere Ezio Mattivi. Nell’estate del 1965, il 22 agosto, proprio il giorno in cui si festeggiava, allora, il Cuore immacolato di Maria (di qui l’intitolazione della chiesa, su proposta del parroco don Mario Moschen), vennero avviati i lavori di preparazione delle fondazioni, che portarono, nell’autunno dello stesso anno, alla posa della prima pietra alla presenza del Vescovo di Trento Alessandro Maria Gottardi. Nel 1967 la chiesa venne consacrata, accogliendo il primo curato, don Celestino Tomasi. Seguirono don Adolfo Scaramuzza e, per ben diciassette anni, don Renato Scoz. Dal punto di vista architettonico l’edificio si configura come un gioco compositivo costruito attorno alla figura geometrica del trapezio. La pianta della chiesa, orientata come da tradizione, lungo l’asse ovest-est, è costituita da due trapezi incastrati l’uno nell’altro e “aperti” verso la valle dell’Adige. La sobria facciata è costruita attorno ad un’ampia vetrata colorata collocata sopra il portale d’ingresso, che riprende la forma stilizzata del Cristo che sale al Monte Calvario e che rende cangiante, in particolare durante il tramonto del sole, la luce proiettata nell’ampia aula unica. Semplici anche i materiali usati dal progettista nella costruzione, che caratterizza il basamento e gli ampi inserti delle forature verticali attraverso l’uso della pietra locale. I graffiti che ornano il presbiterio sono un’opera giovanile del pittore Achille Franceschini. Si tratta di un trittico che raffigura il Cristo crocifisso (al centro dell’abside), il Cuore immacolato di Maria (alla sua destra), e un sistema decorativo organizzato attorno al tabernacolo, che riprende temi della simbologia cristiana (il pavone, i pesci, il pane…). Negli anni Novanta del secolo scorso sono state collocate nell’aula due tele del Sei/Settecento, provenienti dalla vicina chiesa di S. Pantaleone, e un Crocefisso ligneo del tardo Settecento, già nell'edicola lungo la strada che scende a settentrione del doss di S. Agata. Più recentemente la chiesa è stata arricchita da una Via crucis.[5]

Chiesa di S. Agata e S. Lucia[modifica | modifica wikitesto]

Sul punto morfologicamente più alto del Doss di Sant’Agata, in una posizione strategica rispetto al contesto geografico circostante (un balcone naturale sulla Valle dell’Adige), sorge la chiesetta dedicata a Sant’Agata e Santa Lucia, una delle più antiche pievi presenti sul territorio di Povo. Si tratta di un manufatto architettonico estremamente semplice: un’aula unica, articolata in una doppia volta a crociera, che termina in un piccolo presbiterio coperto da una doppia volta a botte. Nonostante il grave stato di abbandono in cui versa l’architettura, è possibile riconoscere la presenza di un altare maggiore, dedicato alla martire catanese, e un altare minore dove un tempo era presente un pala dipinta da Giovanni Battista Pompeati nel 1835 e raffigurante le due sante. La facciata riprende le caratteristiche compositive delle piccola cappelle sparse sulla collina di Trento: un portale d’accesso in pietra lavorata, affiancato da due finestre di uguale foggia e sovrastato da una finestra a lunetta. Chiude il disegno del prospetto principale un piccolo campanile a vela che sottolinea la simmetria della copertura a doppia falda. La storia di questa piccola architettura è legata a quella del castello che un tempo dominava la sommità del Doss di Sant’Agata: un fortilizio le cui origini e le cui caratteristiche non sono mai state indagate con la dovuta serietà storiografica, e di cui esistono pochi documenti e alcune ipotesi ricostruttive. Il castello – un vero e proprio maniero con una doppia cinta muraria, secondo alcuni studiosi, oppure un semplice fortilizio per truppe militari, secondo altri – venne edificato tra l’anno Mille e il Duecento, sul sedime di una rocca preistorica risalente all’Età del Bronzo, per proteggere il neonato Principato vescovile di Trento. Fu possesso dei conti Paho e teatro – secondo incerte fonti storiche che si mescolano alle leggende – di numerosi assalti da parte delle popolazioni locali in rivolta nei confronti dei «signori». A partire dal XVI secolo, le tracce dell’esistenza del castelliere spariscono dai documenti ufficiali, ma la memoria della sua esistenza rimane viva nei toponimi (uno su tutti “Oltrecastello”, ovvero tutta l’area collocata “al di là del castello”) e nelle inequivocabili presenze architettoniche ancora oggi esistenti sulla sommità del colle. In questa visione, la chiesa di Sant’Agata e Santa Lucia si presenta come una sorta di «reliquia» dell’antico maniero, sorta dalla riconfigurazione di una sua parte – probabilmente il mastio – o edificata ex-novo a seguito della demolizione del fortilizio, grazie al riutilizzo delle pietre che costituivano l’antica struttura fortificata. L’utilizzo della piccola chiesa non venne mai abbandonato nel corso dei secoli e conobbe un certo successo durante il Setto-Ottocento, quando il Doss di Sant’Agata era meta di escursioni da parte della nobiltà cittadina in villeggiatura estiva sulla collina di Trento. Sull’architrave del portale d’ingresso, è possibile leggere ancora l’invocazione latina «De tua profectione ut in aeternum protegas an» (Dal tuo rifugio mi allontano, invocando la tua protezione).

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Villa Fogarolli[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di una dimora nobiliare settecentesca che costituisce un nucleo rustico-signorile di interesse storico-culturale, formato da villa padronale con parco e castelletto neogotico con torricella-belvedere prospicente la valle dell'Orco. È caratterizzata dalla presenza di una filanda, dal 1870 circa.

Villa Pompeati[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di una villa conciliare, che rappresenta un gioiello dell'architettura cinquecentesca della collina est di Trento. Presenta le forme di un palazzo urbano con due ordini di finestre a monofora e bifore centrali, nonché oculi ovoidali al coronamento. L'insieme costituisce un complesso di particolare pregio ed è formato dalla villa, dalla chiesetta di San Carlo, dal parco e dal giardino all'italiana (ora distrutto), e dai rustici annessi. Per la conformazione tipologica, per gli elementi architettonici e decorativi e di organizzazione dell'ambiente circostante, rappresenta una testimonianza di altissimo valore storico e culturale.

Palazzetto Predelli[modifica | modifica wikitesto]

Ora anche noto come Palazzetto Pegoretti, si tratta di un edificio dalle forme barocche e costituisce un notevole esempio di residenza nobiliare del tardo Seicento del nucleo di Oltrecatello. Presenta un fronte principale con un pregevole portale posto in asse alla composizione simmetrica, sottolineata dalle cimase sommitali. Completavano armonicamente la pertinenza a parco, la fontana e il belvedere (oggi compromessi nella loro unità). Tutte le finestre dell'edificio sono rivolte a nord: una conferma dell'uso "estivo" del palazzetto da parte di nobili della città.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte dei paesani di Oltrecastello sono appartenenti alla Chiesa cattolica romana ed appartiene alla Diocesi di Trento.

Il santo patrono[modifica | modifica wikitesto]

Una delle particolarità di Oltrecastello è il culto per un santo molto particolare: San Pantaleone. La venerazione a questo santo prende origini da influenze culturali e religiose venete avvenute a partire dal 1600 (proprio a Venezia è presente la monumentale chiesa di San Pantalon). La chiesa storicamente principale del borgo, è dedicata proprio al santo.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Modi di dire[modifica | modifica wikitesto]

  • "Oltrecastello: piccola villa, grande bordello" (si riferisce, probabilmente, al fatto che Oltreastello era luogo di villeggiatura estiva e di feste per la nobiltà cittadina dal Settecento fino al primo Novecento).

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Per la sua posizione "nascosta" rispetto al centro abitato di riferimento, Povo, gli oltrecastelani sono stati descritti, nell'immaginario collettivo, come personaggi "originali", "rovesci", che amano far le cose al contrario rispetto alla prassi comune (i reversi de Oltrecastèl). Inoltre, per la posizione apparentemente ombrosa e umida del borgo, i suoi abitanti sono stati ironicamente immaginati come personaggi sulla cui schiena "cresce il muscio" (i gha 'l muscio sula schena). In realtà l'abitato è adagiato in un contesto estremamente salubre, e gode dei raggi solari dalle prime luce dell'alba fino all'ultimo tramonto con pochi eguali in tutta la Val d'Adige.
  • La parte settentrionale del territorio di Oltrecastello era occupata da cave di pietra calcarea, ora abbandonate. Oggi il paesaggio è agreste e silvestre. Qualcuno dei graffiti lasciati da generazioni di industri tagliapietra sono stati pietosamente salvati dalla vegetazione selvaggia che ha acquistato il martoriato paesaggio.
  • Gli oltrecastellani, pur facendo parte della comunità di Povo, si sono sempre considerati una comunità a parte. Una autonomia orgogliosa, rivendicata con costanza nel corso dei secoli, ed ancora attuale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Circoscrizione n. 07 - Povo, su comune.trento.it
  2. ^ A. e G. Gorfer, "La collina di Trento", Saturnia, 1986
  3. ^ Ernesto Lorenzi, Dizionario toponomastico tridentino, Forni ed., 1932
  4. ^ A. Costa, 1974
  5. ^ a b c A cura di Antonio Bernabè, "Il Sacro a Povo", Supplemento al nr. 2 del giugno 2012 del periodico “Tutta Povo”.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Trento Portale Trento: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Trento