Lotus Esprit

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Lotus Esprit
Lotus Esprit.JPG
Descrizione generale
Costruttore Regno Unito  Lotus Cars
Tipo principale Coupé
Produzione dal 1976 al 2004
Sostituisce la Lotus Europa
Sostituita da Lotus Evora
Esemplari prodotti 10.675
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 4.191 mm
Larghezza 1.854 mm
Altezza 1.118 mm
Passo 2.438 mm
Massa 1.220 kg
Altro
Stile Giorgetto Giugiaro
Stessa famiglia De Lorean DMC-12
Auto simili Porsche 911
Ferrari 308
Lotus Esprit Heck.JPG

La Lotus Esprit è una coupé prodotta dalla Lotus Cars dal 1975 al 2004.

La genesi[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del modello risalgono alla show-car su base Lotus Europa nel 1972 disegnata da Giorgetto Giugiaro.

Il 1° prototipo in vetroresina (materiale mai usato da Giugiaro) siglato M70 venne curato a Torino da alcuni tecnici inglesi tra cui Oliver Winterbottom (progettista della Elite), Mike Kimberley (in futuro capo ingegnere e direttore della casa) e Colin Chapman stesso.

Un modello in scala venne spedito alla galleria del vento del MIRA (Motor Industry Research Association) per le modifiche aerodinamiche necessarie.

Il 2° prototipo fu completato nel 1973 ed era dotato di un motore 2 litri 16V interamente in lega d'alluminio. Il motore disponeva di 140Cv, era già usato dalla Jensen-Healey ed il primo progettato interamente all'interno della casa di Hetel da Tony Rudd (ex BRM). Per essere montato sulla Esprit fu affinato e migliorato nella lubrificazione e nella riduzione delle emissioni.

Il cambio era quello dalla Citroen SM a collegato alla sua leva grazie ad un'asta per la selezione e un cavo per il movimento. Questo componente si dimostrò complesso e "infrangeva ogni legge d'ingegneria" secondo gli uomini della marca, tuttavia funzionò.

Tutta la Lotus s'impegnò perché la vettura fosse pronta per il Natale 1974. Colin Spooner si dedicò al telaio e alla carrozzeria, il fratello Brian al cambio, Tony Rudd al telaio e alle sospensioni supervisionando anche tutto il progetto affinché la vettura fosse pronta per questa data e Colin Chapman la potesse guidare dopo i test invernali del 1975.

La S1 e la S2[modifica | modifica wikitesto]

Quando fu presentata la Esprit S1 al Salone dell'automobile di Parigi nell'ottobre 1975 una testata specializzata inglese scrisse che "fu presentata la più eccitante e stimolante vettura sportiva inglese dai tempi della Jaguar E-Type."

Una Lotus Esprit S2 John Player Special

La versione definitiva aveva una carrozzeria a guscio in vetroresina supportata da un telaio a trave centrale traliccio posteriore. La conformazione della carrozzeria consentiva alla Esprit di toccare i 210 km/h. Il motore era un 4 cilindri in linea di 1975 cm³ bialbero a 16V capace di 157CV a 6850 giri/min. e 19 kgm di coppia a 4800 giri/min alimentato da 2 carburatori doppio corpo Dell'Orto montato in posizione posteriore-centrale. Il cambio era a 5 marce e la trazione posteriore. L'avantreno riprendeva lo schema delle sospensioni della Opel Ascona a doppi bracci oscillanti. Al posteriore i bracci oscillanti inferiori erano gli stessi semiassi uniti ad un braccio di spinta scatolato. Dei 4 dischi freno, i posteriori erano inboard. All'interno la plancia raggruppava tutti gli strumenti, il volante era in plastica a 2 razze e l'aerazione dell'abitacolo insufficiente così come la visibilità posteriore. Nonostante tutto la vettura fu subito un successo.

Nella seconda serie del 1978 chiamata S2 fu ottimizzato il funzionamento del motore riducendo i consumi. Furono inoltre sostituiti i cerchi Wolprace con degli Speedline, la strumentazione imprecisa Veglia con quella Smith, installati i fari posteriori della Rover SD1, venne aggiunto uno spoiler e migliorata la qualità costruttiva generale. Nel 1978 venne lanciata la versione speciale per celebrare la vittoria del campionato mondiale di F1, caratterizzata dalla livrea nera con adesivi e scritte "World Champion" dorate lungo le fiancate; in stile John Player Special, storico sponsor della Lotus F1.

La Esprit Turbo[modifica | modifica wikitesto]

Per una versione supersportiva venne pensato inizialmente un v8 per l'ampio spazio nel vano motore. A questa soluzione (adottata poi in seguito) si oppose il responsabile dei motoristi Graham Akin in favore di un motore 4 cilindri sovralimentato, soprattutto per ragioni di costi.

Una Lotus TurboEsprit ESSEX del 1980

Dai vertici della casa si preferì la seconda soluzione, anche vista l'esperienza della casa nell'adozione del turbocompressore. Nel 1980 la "Turbo" venne lanciata inizialmente con livrea ESSEX come la vettura di F1 Lotus 81 e solo nel 1981 come Esprit Turbo "normale".

Rispetto alla versione aspirata la cilindrata aumrntò fino a 2174 cc, la potenza crebbe del 35% (da 157 a 213 CV) e la coppia del 43% (da 19 a 28 Kgm); le sospensioni anteriori furono ridisegnate e le posteriori migliorate. Il telaio fu reso più rigido del 50%.

Una Lotus Esprit S3

Strip adesive, spoiler e cerchi dorati distinguevano la Turbo dalla S2. La Esprit Turbo divenne subito un'auto apprezzata dagli appassionati per le eccezionali doti di maneggevolezza e di scatto, superiori rispetto alle concorrenti dell'epoca prodotte da Ferrari e Porsche, nonostante il motore di cilindrata e frazionamento inferiori.

Nel 1980 venne lanciata la S2,2 aspirata con telaio della S2 e motore portato a 2,2 litri come sulla turbo. Ad inizio 1981 entrò in produzione la S3 finalmente col telaio più rigido e le sospensioni della turbo.

Su tutta la gamma Esprit venne aumentata notevolmente la qualità degli assemblaggi dal 1976 al 1981.

Il telaio e parti di questa vettura vennero inoltre utilizzate dal proprietario della Lotus, Colin Chapman al momento della revisione del progetto De Lorean DMC-12 a cui era stato chiamato.

La Esprit X180 e S4[modifica | modifica wikitesto]

Lotus Turbo Esprit Restyling 1987

Nel 1986 un sostanzioso restyling ad opera di Peter Stevens interessò la coda (completamente ridisegnata, con l'introduzione di due pinne dorsali ed il cofano motore piatto al posto del portellone), i paraurti e gli interni. Due le versioni disponibili: Esprit SE (2174 cm³, 180cv) ed Esprit Turbo SE (2174 cm³, 264cv). La SE fu l'ultima Esprit aspirata disponibile. Uscì anche una versione speciale dedicata a Jim Clark caratterizzata dal colore verde inglese con cerchi e dettagli gialli. Nel 1992 la gamma venne arricchita della Turbo 2.0 (1975 cm³, 243cv), mentre nel 1993 venne introdotta la S4 in versione Turbo 2.2 Sport 300, con motore potenziato di 2,2 litri e 305cv.

La V8[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1996 tutte le versioni a 4 cilindri lasciarono il posto alla Esprit V8 GT, spinta da un nuovo V8 biturbo di 3506 cm³ da 350cv.

Una Lotus Esprit V8 del 1997

Nel 1999 è stata prodotta la versione Esprit Sport 350 in 50 esemplari. Si differenzia dalle versioni precedenti per la presenza di un alettone in fibra di carbonio presente sul cofano motore posteriore. Per rendere la vettura ancora più leggera sono stati montati speciali cerchi in magnesio e il telaio è stato alleggerito, rendendo la 350 meno pesante di 80 kg rispetto alla Esprit base. L'impianto frenante prevede dischi di 320 millimetri con pinze AP Racing di colore blu. Grazie ad essi la vettura passa da 60 a 0 km/h in 3,2 secondi[1].

Il 20 febbraio 2004 venne prodotta l'ultima Esprit portando ad un totale di 10.675 il numero di esemplari costruiti.

Attività sportiva[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1995 la Lotus, dopo aver abbandonato il Campionato Mondiale di Formula 1, decise di concentrare i propri sforzi per la creazione di una Esprit che potesse competere nel BRP Global GT. La carrozzeria venne realizzata in carbonio per contenere il peso complessivo del mezzo e venne montato un propulsore 3.5 Quad-Cam Twin Turbo Chargecooled V8 da 575 cv di potenza gestito da un cambio sequenziale Hewland TGT a sei rapporti. Gli ammortizzatori regolabili era forniti dalla Penske, mentre l'impianto frenante della AP.

Vennero creati tre esemplari affidati ai piloti Jan Lammers, Perry McCarthy, Chris Goodwin e Andy Wallace, i quali non riuscirono però ad imporsi a causa di vari problemi di affidabilità delle vetture. In seguito, uno degli esemplari venne reimpiegato dalla Mike Haines Racing per il campionato FIA GT2 dove ebbe diverso successo.[2]

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Le Lotus Esprit, in generale, sono particolarmente apprezzate per la guida sportiva. Infatti ha un assetto molto ribassato e il motore centrale longitudinale gli permette di avere un baricentro molto basso. Inoltre il telaio monotrave scatolato in acciaio collegato anteriormente da delle sospensioni a ruote indipendenti a triangoli trasversali sovrapposti con molle elicoidali e barra stabilizzatrice; e posteriormente da sospensioni a ruote indipendenti con bracci longitudinali, bielle oblique e molle elicoidali. L'auto è ammortizzata sia davanti che dietro da ammortizzatori idraulici telescopici. La Esprit è frenata da quattro freni a disco autoventilanti, quelli di diametro intermedio erano forniti dalla Brembo. Poi alcune serie delle Esprit, erano dotate di alettone posteriore che garantiva una deportanza necessaria, dato che la trazione era posteriore. In conclusione questa macchina era veramente apprezzata dai piloti per la perfetta tenuta di strada e dalla posizione di guida (che è praticamente sdraiata); anche se bisognava avere una buona dose di esperienza per guidarla[3].

Caratteristiche tecniche - Lotus Esprit Turbo (1985)
Lotus Esprit Turbo (803368136).jpg
Configurazione
Carrozzeria: in vetroresina, coupè 2 porte, Posizione motore: longitudinale posteriore centrale Trazione: posteriore
Dimensioni e pesi
Ingombri (lungh.×largh.×alt. in mm): 4191 × 1854 × ? Diametro minimo sterzata:
Interasse: 2438 mm Carreggiate: anteriore 1537 - posteriore 1554 mm Altezza minima da terra:
Posti totali: 2 Bagagliaio: Serbatoio:
Masse a vuoto: 1220 kg / in ordine di marcia: 1220 kg
Meccanica
Tipo motore: 4 cilindri in linea, raffreddato ad acqua Cilindrata: 2174 cm³
Distribuzione: 2 alberi a camme in testa comandati da cinghia dentata, 4 valvole per cilindro Alimentazione: 2 carburatori doppio corpo Dell'Orto 40 DHLA H, con turbocompressore Garrett AiResearch T3
Prestazioni motore Potenza: 213 Cv a 6000 giri/min. / Coppia: 27 Kgm a 4000 giri/min.
Accensione: elettronica Impianto elettrico: 12V
Frizione: monodisco a secco, con comando idraulico Cambio: meccanico a 5 marce
Telaio
Corpo vettura a trave centrale, con traliccio posteriore
Sterzo a cremagliera
Sospensioni anteriori: a ruote indipendenti, bracci oscillanti superiori, molle elicoidali, ammortizzatori idraulici, barra stabilizzatrice / posteriori: a ruote indipendenti, molle elicoidali, ammortizzatori idraulici
Freni anteriori: a disco / posteriori: a disco inboard
Pneumatici anteriori 195/60 posteriori 235/60
Prestazioni dichiarate
Velocità: 245 Km/h km/h Accelerazione: 0-100 Km/h 5,6 s.
Consumi 14.3 litri/100Km

La Esprit e James Bond[modifica | modifica wikitesto]

La Esprit di James Bond

In 2 film l'agente segreto britannico più famoso del mondo usa una Lotus Esprit come auto personale. Ne La spia che mi amava-(The Spy Who Loved Me, 1977) usa una S1 per una sequenza dove l'auto si getta nel mare della Sardegna. La vettura (chiamata Nellie Bagnata) era infatti in grado di trasformarsi grazie alla sezione Q in sottomarino con periscopio, missili, siluri, mine e dispositivo posteriore di lancio di cemento. In Solo per i tuoi occhi - (For Your Eyes Only, 1981) usa una Lotus Esprit Turbo: nessuna particolarità di rilievo, salvo un antifurto che fa esplodere la vettura in caso di scasso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Scheda su supercars.net
  2. ^ Mike Haines Racing, lotusespritgt1.co.uk. URL consultato il 14 dicembre 2013.
  3. ^ "Ruoteclassiche"

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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