Sinagoghe in Europa

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Sinagoga Vecchia-Nuova di Praga (1270)
Sinagoga di Cordova, Spagna (1315)
Sinagoga grande di Vilnius, Lituania (1633), oggi scomparsa
Sinagoga di Slonim, Bielorussia (1642)
Sinagoga grande di Iași, Romania (1671)
Sinagoga Bevis Marks di Londra, Inghilterra (1701)
Sinagoga di Wolpa, Bielorussia (inizi XVIII sec.)
Stadttempel di Vienna, Austria (1826)
Sinagoga di Göteborg, Svezia (1855)
Sinagoga di Bistrița, Romania (1856)
Leopoldstädter Tempel, Vienna (1858), oggi scomparsa
Sinagoga grande di Budapest, Ungheria (1859)
Sinagoga nuova di Berlino, Germania (1866)
Sinagoga grande di Zagabria, Croazia (1867), oggi scomparsa
Sinagoga grande di Pécs, Ungheria (1869)
Sinagoga grande corale di Riga, Lettonia (1871), ora scomparsa
Sinagoga nuova di Breslavia (1872), oggi scomparsa
Sinagoga grande di Varsavia, Polonia (1878), oggi scomparsa
Sinagoga Fabric di Timișoara, Romania (1889)
Sinagoga Brodsky di Kiev, Ucraina (1898)
Sinagoga caraita di Kiev, Ucraina (1902)
Sinagoga di Subotica, Serbia (1902)
Sinagoga Nożyk di Varsavia, Polonia(1902)
Sinagoga di Malmö, Svezia (1903)
Sinagoga di Novi Sad, Serbia (1909)

In Europa, esistono numerose sinagoghe a testimonianza di una presenza ebraica che risale all'epoca romana.

Storia della sinagoga in Europa[modifica | modifica wikitesto]

Le prime sinagoghe in Europa risalgono all'epoca romana. Avevano carattere monumentale e servivano come luogo di culto e centro comunitario per le numerose e fiorenti comunità ebraiche presenti sotto l'Impero romano. L'esempio più notevole preservatosi è quello della sinagoga di Ostia Antica, uno degli esempi migliori di sinagoga ellenistico-romana in Europa.

Con l'affermarsi del cristianesimo come religione ufficiale dell'Impero romano, entrarono in vigore anche tutta una serie di leggi restrittive a regolare la presenza degli ebrei nei paesi cristiani, ma la religione ebraica rimase l'unica minoranza religiosa tollerata e sinagoghe continuarono ad essere costruite al servizio delle locali comunità. Restano in Europa pochi esempi ancora integri di sinagoghe medievali, tra cui la sinagoga di Praga. Nei paesi sotto il dominio spagnolo, gli edifici di alcune sinagoghe sono sopravvissuti solo perché trasformate in chiese in seguito ai decreti di espulsione nel XV secolo.

La situazione peggiorò a partire nel XVI secolo. Con l'istituzione dei ghetti, venne anche l'obbligo di locazione della sinagoghe all'interno del ghetto stesso ed il divieto assoluto di alcun segno distintivo all'esterno. Le antiche sinagoghe che vennero a trovarsi nei centri minori o al di fuori del perimetro dei ghetti dovettero essere abbandonate. Nelle sinagoghe di ghetto nulla doveva tradire la loro presenza dall'esterno; per contrasto, gli interni erano riccamente decorati secondo gli stili architettonici in voga all'epoca (barocco, rococò, e infine neoclassico). Nell'area degli antichi ghetti rimangono alcune delle più belle e antiche sinagoghe d'Europa (Venezia, Vienna, ecc.).

Nel clima di libertà seguente all'emancipazione degli ebrei d'Europa, fu nuovamente possibile la costruzione di grandi edifici monumentali. Talora antiche sinagoghe di ghetto si dotarono di facciate e ingressi monumentali, più spesso furono costruite ex novo nei nuovi quartieri di residenza degli ebrei. Tra fine Ottocento e primo Novecento comincia ad manifestarsi il problema dell'abbandono di molte sinagoghe dovuto alla spopolamento dei centri minori e alla urbanizzazione degli ebrei. Per contrasto nelle principali città europee sorgono grandiose sinagoghe capaci di ospitare migliaia di fedeli (Vienna, Berlino, Parigi, Varsavia, San Pietroburgo, ecc.). Dal punto di vista architettonico, il problema non è solo di creare edifici funzionali alle nuove esigenze, ma una nuova "forma" che non solo identifichi la sinagoga come edificio religioso ma non sfiguri al confronto con l'architettura cristiana pur distinguendosene. Si spiega così il successo di architetture "esotiche" (neoegizie, e quindi più comunemente neomoresche con elementi neobizantini e Art Nouveau). Non è solo una concessione alla moda dell'orientalismo ma una scelta di uno stile "altro" rispetto a quello comunemente usato nelle chiese cristiane, di cui peraltro si riprende la struttura architettonica complessiva. L'effetto di "estraniamento" e sorpresa generato da uno stile inusuale ed esotico crea immediatamente la percezione di un'identità distinta mentre la familiarità dello schema basilicale produce sensazioni di rispettabiltà, eguaglianza e pari dignità rispetto al modello cristiano.

Le persecuzioni razziali naziste e l'Olocausto hanno avuto un tragico impatto non solo sulla popolazione ebraica (con lo sterminio di circa sei milioni di persone) ma anche sul patrimonio culturale ebraico in Europa. Molte delle più belle sinagoghe della Germania e dell'Austria furono completamente distrutte già nella notte del 9-10 novembre 1938 (la cosiddetta notte dei cristalli) e simile destino fu deliberatamente riservato alla maggior parte delle sinagoghe nei paesi occupati dai nazisti durante la seconda guerra mondiale, specialmente in Polonia, Bielorussia, nei paesi baltici e nei Balcani. A ciò si devono aggiungere i danni di guerra e i saccheggiamenti di cui soffrirono (sia pure in misura diversa) quasi tutti gli edifici sinagogali d'Europa.

Nell'immediato dopoguerra il declino demografico della popolazione ebraica europea causato dall'Olocausto, sommato all'indifferenza delle autorità civili (se non all'aperta ostilità dei governi comunisti) per la preservazione del patrimonio culturale ebraico ha portato all'abbandono (e finanche alla scomparsa) di molti edifici sinagogali che pure erano sopravvissuti alle distruzioni belliche.

È solo con gli anni Novanta che si ha una deciso cambiamento di rotta nelle politiche europee circa la tutela e preservazione degli edifici sinagogali. Sembra essersi interrotta la pratica dello smantellamento degli edifici abbandonati (che ha portato al trasferimento in Israele o negli Stati Uniti degli arredi e decorazioni di intere sinagoghe). Con una maggiore sensibilità da parte delle autorità, prevale oggi la tendenza al restauro ed uso per fini comunitari o culturali e turistici delle sinagoghe esistenti. Una significa presenza ebraica si è andata ricostituendo in alcuni dei maggiori centri europei, dove per la prima volta si assiste alla progettazione e costruzione di nuovi edifici sinagogali, specie in Germania.

Tipologie delle sinagoghe d'Europa[modifica | modifica wikitesto]

Sinagoghe attive, o comunque integre[modifica | modifica wikitesto]

Decimata dall'Olocausto la presenza ebraica in Europa è virtualmente scomparsa in alcune aree (Polonia, Bielorussia, Romania, Croazia, ecc.) ma si è mantenuta o lentamente ricostituita in altre. La popolazione ebraica è oggi rilevante specialmente in Francia, nel Regno Unito, Russia, Germania, Ungheria, Belgio, e Italia, ma con minoranze significative in tutti i paesi europei. A ciò corrisponde una fitta rete di sinagoghe intese a soddisfare le esigenze religiose e culturali delle comunità esistenti. Nella maggior parte dei casi ad essere usati sono edifici storici, in altri casi nuove sinagoghe sono state costruite in luogo di quelle distrutte. Nei paesi ex-comunisti molti antichi edifici sinagogali sono stati restitutiti alla proprietà delle comunità ebraiche locali, restaurati e riaperti al culto, La comunità ebraica mantiene attive anche molte sinagoghe in centri minori, specie laddove esse abbiano importanza storica e artistica. È cresciuto anche il numero delle sinagoghe non più attive ma comunque mantenute integre e restaurate come musei nazionali, statali o comunali.

Sinagoghe abbandonate o convertite ad altro uso[modifica | modifica wikitesto]

In seguito ai frequenti flussi migratori (spesso forzati) degli ebrei in Europa, molte sinagoghe furono abbandonate. Alcune delle più antiche si sono preservate perché trasformate in chiese in seguito ai decreti di espulsione che del XVI secolo interessarono i territori sotto il dominio spagnolo; di altre si conserva spesso memoria solo nella toponomastica locale. Altre sinagoghe caddero in disuso per la costruzione dei nuovi edifici di culto in seguito all'emancipazione o per il declino demografico che ha interessato numerose piccole comunità ebraiche dei centri minori per motivi economici alla fine dell'Ottocento e quindi in maniera più accentuata con la Seconda guerra mondiale e le perdite umane e materiali dell'Olocausto. Molte di queste sinagoghe, una volta cadute in disuso, sono state abbandonate, i loro arredi trasferiti in altre città o negli Stati Uniti o in Israele. Spesso per incuria o indifferenza l'edificio stesso è stato demolito o destinato ad altro uso, non sempre consono alla loro funzione originaria. Nei paesi a regime comunista è avvenuto spesso che edifici sinagogali siano stati confiscati e degradati come fabbriche o magazzini, e quindi in seguito al collasso economico degli anni Novanta, completamente abbandonate in condizioni di gravissimo degrado. In anni recenti tuttavia diverse sinagoghe sono state restaurate e riaperte al pubblico come musei o centri culturali anche in luoghi dove esse non servano più ad un uso liturgico continuato.

Sinagoghe distrutte[modifica | modifica wikitesto]

Molte importante sinagoghe in Europa sono state deliberatamente distrutte in occasione di espulsioni, pogrom o atti di persecuzione antiebraica. Nella notte del 9-10 novembre 1938 (la cosiddetta notte dei cristalli) decine e decine di sinagoghe furono date alle fiamme dalle milizie naziste in Germania ed Austria, in quello che rimane il colpo più grave inferto al patrimonio aritstico e culturale ebraica d'Europa. L'opera di distruzione sistematica delle sinagoghe proseguì con effetti devastanti nei paesi occupati militarmente dall'esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra molte sinagoghe danneggiate o abbandonate furono distrutte per far posto a nuove costruzioni, per incuria e indifferenza nei paesi dell'Europa occidentale o come conseguenza di politiche antireligiose nei paesi comunisti. Solo con gli anni Novanta si è avviata a livello europeo una nuova sensibilità alla preservazione del patrimonio culturale ebraico europeo. Dopo il collasso dei regimi comunisti, la situazione è notevolmente migliorata nei paesi ora nell'orbita della Comunità Europea, ma anche in Russia, mentre permangono situazioni critiche, specie in Bielorussia, dove sono avvenuti anche recentemente episodi di demolizione di vecchi edifici sinagogali.

Elenco delle principali sinagoghe d'Europa[modifica | modifica wikitesto]

L'elenco (parziale) include, stato per stato, le principali sinagoghe d'Europa: quelle esistenti ma anche quelle abbandonate o demolite, delle quali si abbia traccia o notizia, con l'indicazione del loro stato attuale: (a) si dice integra una sinagoga completa di decorazioni e arredi; (b) si dice dismessa una sinagoga della quale si sia preservata la struttura architettonica ma che sia priva dei suoi arredi e serva oggi ad altra funzione; (c) si dice smantellata una sinagoga di cui si sia preservato l'edificio o la facciata, ma la cui sala sia stata irrimediabilmente compromessa nella sua struttura originaria; (d) si dice "scomparsa" (perché abbandonata o distrutta) una sinagoga della quale si sia persa ogni traccia architettonica; (e) si parla infine di resti archeologici laddove la presenza di una antica sinagoga sia stata rinvenuti attraverso campagne di scavo.

Austria[modifica | modifica wikitesto]

Belgio[modifica | modifica wikitesto]

Bielorussia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sinagoga di Bykhaw (ca. 1620), la sola sinagoga fortificata ancora esistente in Bielorussia, dismessa durante l'occupazione nazista (1941-44) e il periodo sovietico (1944-91), ora abbandonata e in rovina.
  • Sinagoga di Slonim (1642-), dismessa durante l'occupazione nazista (1941-44) e il periodo sovietico (1944-91), abbandonata, in corso di restauro con il contributo del World Monuments Fund
  • Sinagoga di Wolpa (XVIII sec.-1941), scomparsa, distrutta nel 1941 durante l'Olocausto
  • Sinagoga grande corale di Hrodna (1905-), dismessa durante l'occupazione nazista (1941-44) e il periodo sovietico (1944-91), ora nuovamente attiva (1991-), in corso di restauro
  • Sinagoga grande corale di Minsk, dismessa durante l'occupazione nazista (1941-44), quindi trasformata nella sede dello State Yiddish Theatre (fino al 1948), oggi Gorky National Dramatic Theatre.
  • Sinagoga di Kobryn, dismessa durante l'occupazione nazista (1941-44) e il periodo sovietico (1944-91), ora abbandonata e in rovina.
  • Sinagoga di Ruzhany, dismessa durante l'occupazione nazista (1941-44) e il periodo sovietico (1944-91), ora abbandonata e in rovina.
  • Sinagoga di Ashmyany (1912-), dismessa durante l'occupazione nazista (1941-44) e il periodo sovietico (1944-91), ora abbandonata e in rovina.

Bosnia ed Erzegovina[modifica | modifica wikitesto]

Bulgaria[modifica | modifica wikitesto]

Repubblica Ceca[modifica | modifica wikitesto]

Croazia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia degli ebrei in Croazia.

Danimarca[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia degli ebrei in Danimarca.

Estonia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia degli ebrei in Estonia.

Finlandia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia degli ebrei in Finlandia.

Francia[modifica | modifica wikitesto]

Germania[modifica | modifica wikitesto]

Grecia[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia degli ebrei in Italia e Lista delle sinagoghe d'Italia.

Lettonia[modifica | modifica wikitesto]

Lituania[modifica | modifica wikitesto]

Norvegia[modifica | modifica wikitesto]

Paesi Bassi[modifica | modifica wikitesto]

Polonia[modifica | modifica wikitesto]

Portogallo[modifica | modifica wikitesto]

Regno Unito[modifica | modifica wikitesto]

Romania[modifica | modifica wikitesto]

Russia[modifica | modifica wikitesto]

Serbia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia degli ebrei in Serbia.

Slovacchia[modifica | modifica wikitesto]

Slovenia[modifica | modifica wikitesto]

Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Svezia[modifica | modifica wikitesto]

Svizzera[modifica | modifica wikitesto]

Ucraina[modifica | modifica wikitesto]

Ungheria[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia degli ebrei in Ungheria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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  2. ^ Synagogues360 (Vienna)[collegamento interrotto]
  3. ^ Synagogues360 (Antwerp)[collegamento interrotto]
  4. ^ Synagogues360 (Antwerp)[collegamento interrotto]
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  14. ^ Synagogues360 (Colmar)
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  16. ^ Synagogues360 (Leipzig)
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  19. ^ Synagogues360 (Riga)
  20. ^ Synagogues360 (Kaunas)
  21. ^ Synagogues360 (Vilnius)
  22. ^ Synagogues360 (Oslo)
  23. ^ Synagogues360 (Trondheim)
  24. ^ Synagogues360 (Amsterdam)
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  27. ^ Synagogues360 (Wroclaw)
  28. ^ Synagogues360 (Warsaw)
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  34. ^ Synagogues360 (Manchester)
  35. ^ Synagogues360 (Liverpool)
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  38. ^ Synagogues360 (Bistritsa)
  39. ^ Synagogues360 (Timișoara)
  40. ^ Synagogues360 (Goteborg)
  41. ^ Synagogues360 (Stockholm)
  42. ^ Synagogues360 (Malmo)
  43. ^ Synagogues360 (Lengnau)
  44. ^ Synagogues360 (Basel)
  45. ^ Synagogues360 (Budapest)
  46. ^ Synagogues360 (Pecs)
  47. ^ Synagogues360 (Seghedino)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Rachel Wischnitzer. The Architecture of the European Synagogue. Philadephia, PA: Jewish Publication Society of America, 1964.
  • Ben G. Frank. A Travel Guide to Jewish Europe. 2nd ed. Gretna: Pelican Pub. Co., 1996.
  • Bernard Postal and Samuel H. Abramson. The Landmarks of a People: A Guide to Jewish Sites in Europe. New York, NY: Hill and Wang, 1962.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]