Linaria alpina

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Linajola alpina
Alpine Toadflax - Linaria alpina - panoramio - Björn S. (5).jpg
Linaria alpina
Classificazione APG IV
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Mesangiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Eudicotiledoni centrali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi I
Ordine Lamiales
Famiglia Plantaginaceae
Sottofamiglia Antirrhinoideae
Tribù Antirrhineae
Genere Linaria
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Scrophulariales
Famiglia Scrophulariaceae
Tribù Antirrhineae
Genere Linaria
Specie L. alpina
Nomenclatura binomiale
Linaria alpina
(L.) Mill., 1768
Nomi comuni

Linaria alpina

La linajola alpina (nome scientifico Linaria alpina (L.) Mill., 1768) è una pianta appartenente alla famiglia delle Plantaginaceae.[1]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico (Linaria) deriva da un nome latino per il lino (linone) e si riferisce alla somiglianza delle foglie di alcune specie di questo genere a quelle della specie Linum usitatissimum.[2][3] L'epiteto specifico (alpina) indica che la pianta è di origine alpina o in tutti i casi delle regioni montane o montuose con habitat simili alle quote alpine.[4][5]

Il nome scientifico della specie è stato definito inizialmente da Linneo (1707 – 1778), con la denominazione basionomica Antirrhinum alpinum, perfezionato successivamente nella denominazione attuale dal botanico scozzese Philip Miller (Chelsea, 1691 – Chelsea, 18 dicembre 1771) nella pubblicazione "Gardeners Dictionary, Edition 8. London ed. 8. n. 4." del 1768.[6]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il portamento
Le foglie
Infiorescenza
I fiori

Queste piante arrivano ad una altezza di 2 – 8 cm (massimo 15 cm). La forma biologica è emicriptofita scaposa (H scap), ossia in generale sono piante erbacee, a ciclo biologico perenne, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e sono dotate di un asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. Per queste piante sono state individuate anche altre forme biologiche: terofita scaposa (T scap), ossia sono piante che superano la stagione avversa sotto forma di seme; oppure geofita rizomatosa (G rhiz), piante con gemme che si trovano in organi sotterranei come bulbi, tuberi e rizomi, fusti sotterranei dai quali, ogni anno, si dipartono radici e fusti aerei. Tutta la pianta è glabra e grigio-cerulea.[7][8][9][10][11][12]

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono tendenzialmente fittonanti.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

La parte aerea del fusto è sdraiata (strisciante) o ascendente. La consistenza è gracile e fragile. A volte è presente un fusto ipogeo (tipo rizoma).

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie, subsessili, lungo il fusto sono disposte in modo opposto in forme verticillate e densamente embricate (formano delle pseudo rosette all'apice dei rami sterili). Quelle superiori spesso sono disposte in modo alterno. La lamina, intera, ha delle forme lineari-subspatolate. Le foglie sono grigio-cerulee. Dimensione delle foglie: larghezza 2 – 3 mm; lunghezza 5 – 7 mm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Le infiorescenze sono formate da fiori raccolti in brevi (1 cm) ma densi racemi. I fiori sono peduncolati e sono accrescenti (alla fruttificazione i peduncoli sono diritti). Lunghezza del peduncolo: 2 – 4 mm. Lunghezza del peduncolo alla fruttificazione: 6 – 12 mm.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

X o * K (4-5), [C (4) o (2+3), A 2+2 o 2], G (2), capsula.[8]
  • Il calice, tuboloso-campanulato, più o meno attinomorfo e gamosepalo, è formato da cinque profonde lacinie (o lobi) subuguali. Dimensione del calice: 3 – 5 mm.
  • La corolla, gamopetala e tubolare è del tipo bilabiato, ed è completamente chiusa da un rigonfiamento del labbro superiore (corolla personata). Inoltre uno sperone (o un sacco) è presente all'altezza delle fauci della gola della corolla in posizione abassiale. In particolare il labbro posteriore (superiore) è formato da due petali ed è eretto, l'anteriore da tre petali riflessi. Il colore della corolla è violetto cupo con due chiazze arancione sul labbro inferiore (raramente può essere biancastra). Dimensione della corolla: 15 – 20 mm. Lunghezza dello sperone: 6 – 7 mm.
  • L'androceo è formato da 4 stami didinami tutti fertili. I filamenti sono adnati alla base della corolla e sono inclusi o poco sporgenti. Le antere sono formate da due teche distinte e divaricate e formano una struttura simile ad un anello. La deiscenza è longitudinale attraverso due fessure. I granuli pollinici sono tricolpoporati. Il nettare si trova nello sperone e può essere raggiunto solamente dagli insetti che riescono a entrare nelle fauci chiuse dal rigonfiamento del labbro superiore.
  • Il gineceo è bicarpellare (sincarpico - formato dall'unione di due carpelli connati). L'ovario è supero con placentazione assile e forma da ovoidi a subglobose. Gli ovuli per loculo sono numerosi, hanno un solo tegumento e sono tenuinucellati (con la nocella, stadio primordiale dell'ovulo, ridotta a poche cellule).[13] Lo stilo ha uno stigma da capitato a fortemente bilobo.
  • Fioritura: da (giugno) luglio a settembre.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è una capsula lunga quasi il doppio del calice. I semi, numerosi, hanno delle forme discoidi con un'ala membranosa (semi alati). Al momento della maturazione i semi fuoriescono da due fori (opercoli) che si aprono nella parte superiore del frutto (capsula porocida). Dimensione della capsula: 3 – 5 mm.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[15] – Distribuzione alpina[12])
  • Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Orofita - Sud Europeo.
  • Distribuzione: in Italia è una specie comune ma localizzata solamente sulle Alpi (dove è presente in tutte le aree) e nell'Appennino centrale. È presente anche sui versanti settentrionali delle Alpi, mentre sugli altri rilievi europei collegati alle Alpi si trova nei Pirenei e nei Carpazi.[12]
  • Habitat: l'habitat tipico per questa pianta sono i ghiaioni, i macereti, le pietraie e i ruderi. Il substrato preferito è calcareo ma anche siliceo con pH basico-neutro, bassi valori nutrizionali del terreno che deve essere umido.[12]
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare da 2.000 fino a 2.800 m s.l.m. (massimo 3.500 m s.l.m.; mentre nei Friuli, presso Sagrado lungo l'Isonzo, queste piante possono vegetare fino al piano); frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: alpino e nivale e, parzialmente quello subalpino, montano e collinare.

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico alpino la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[12]

  • Formazione: delle comunità delle fessure, delle rupi e dei ghiaioni
  • Classe: Thlaspietea rotundifolii

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza di questa specie (Plantaginaceae) comprende 113 generi con 1800 specie[8] (oppure secondo altri Autori 114 generi e 2400 specie[9], o anche 117 generi e 1904 specie[16] o 90 generi e 1900 specie[17]) ed è suddivisa in tre sottofamiglie e oltre una dozzina di tribù. Il genere della specie di questa voce appartiene alla sottofamiglia Antirrhinoideae (tribù Antirrhineae) e si compone di oltre 150 specie distribuite dal Nord America, Europa e Asia.[7]

La specie Linaria alpina fino a poco tempo fa era circoscritta nella famiglia Veronicaceae o Scrophulariaceae a seconda dei vari Autori.[7] L'attuale posizione tassonomica è stata realizzata con i nuovi sistemi di classificazione filogenetica (classificazione APG).[17]

Il basionimo per questa specie è: Antirrhinum alpinum L., 1753.[12]

Il numero cromosomico di L. alpina è: 2n = 12.[18]

Filogenesi[modifica | modifica wikitesto]

Tradizionalmente le due dozzine di specie della flora spontanea italiana vengono suddivise in quattro sezioni (Cymbalaria, Elatinoides, Linariastrum e Chaenarrhinum). La specie di questa voce è inclusa nella sezione Linarisatrum caratterizzata da foglie sessili e con lamine penninervie, da fiori raccolti in nudi racemi terminali e da corolle con fauci completamente ostruite da un palato prominente.[11]

Classificazioni più recenti[19][20] assegnano la specie di questa voce alla sect. Supinae. Attualmente in base alle ultime ricerche di tipo filogenetico le specie del genere Linaria sono distribuite in 6 cladi. La specie L. alpina si trova all'interno del sesto clade insieme al quinto clade. Insieme questi due cladi formano un "gruppo fratello" e rappresentano il "core" del genere. Inoltre L. alpina insieme alla specie Linaria arenaria DC. formano un "gruppo fratello" anche se in quest'ultima specie i semi non sono alati ma solamente crestati.[21]

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Per questa specie sono riconosciute le seguenti sottospecie:

  • Linaria alpina subsp. filicaulis (Boiss. ex Leresche & Levier) M.Lainz, 1962[22]
  • Linaria alpina subsp. petraea (Jord.) Rouy, 1908[23] - Distribuzione: Alpi settentrionali.

Nota: la subsp. petraea si distingue per una divisione più accentuata dei due lobi formanti il labbro superiore.

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[1]

  • Antirrhinum alpinum L.
  • Cymbalaria alpina (L.) Raf.
  • Linaria petraea Jord. (sinonimo della sottospecie petraea)
  • Linaria filicaulis Boiss. ex Leresche & Levier (sinonimo della sottospecie filicaulis)

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

La linaria alpina in altre lingue è chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Alpen-Leinkraut
  • (FR) Linaire des Alpes
  • (EN) Alpine Toadflax

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b The Plant List, http://www.theplantlist.org/tpl1.1/record/kew-2497933. URL consultato l'8 aprile 2018.
  2. ^ David Gledhill 2008, pag. 238.
  3. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato l'8 aprile 2018.
  4. ^ David Gledhill 2008, pag. 43.
  5. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato l'8 aprile 2018.
  6. ^ The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato l'8 aprile 2018.
  7. ^ a b c Kadereit 2004, pag. 380.
  8. ^ a b c Judd et al 2007, pag. 493.
  9. ^ a b Strasburger 2007, pag. 852.
  10. ^ Pignatti 1982, Vol. 2 - pag. 546.
  11. ^ a b Motta 1960, Vol. 2 - pag. 699.
  12. ^ a b c d e f Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 208.
  13. ^ Musmarra 1996.
  14. ^ Pignatti 1982, Vol. 2 - pag. 522.
  15. ^ Conti et al. 2005, pag. 123.
  16. ^ Olmstead 2012.
  17. ^ a b Angiosperm Phylogeny Website, su mobot.org. URL consultato il 15 gennaio 2017.
  18. ^ Tropicos Database, su tropicos.org. URL consultato l'8 aprile 2018.
  19. ^ Sutton 1988.
  20. ^ Saez et al. 2009.
  21. ^ Mazuecos et al. 2013.
  22. ^ The Plant List, http://www.theplantlist.org/tpl1.1/record/kew-2898556. URL consultato il 9 aprile 2018.
  23. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 9 aprile 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]