Lacrima (vitigno)

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Lacrima
Lacrima3.jpg
Grappoli maturi e foglie autunnali di uva Lacrima
Dettagli
Paese di origineItalia Italia
Colorebacca nera
Italia Italia
Regioni di coltivazioneMarche
Umbria
Puglia
DOCLacrima di Morro d'Alba
Colli Maceratesi
IGTAllerona
Bettona
Cannara
Marche
Murgia
Narni
Puglia
Salento
Spello
Tarantino
Umbria
Valle d'Itria
http://catalogoviti.politicheagricole.it/result.php?codice=111

Lacrima è un vitigno marchigiano a bacca nera, coltivato esclusivamente in alcune aree collinari della Provincia di Ancona (Regione Marche) nella zona di Morro d'Alba e comuni limitrofi. Da esso si ricava il vino DOC "Lacrima di Morro d’Alba".

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

In letteratura possiamo trovare come sinonimo assai poco utilizzato il termine "Lacryma Nera", mentre al nome proprio di questa cultivar può venire anteposto sia un articolo determinativo maschile ("il" Lacrima) che uno femminile ("la" Lacrima) ed entrambe le versioni risultano corrette.

Caratteristiche ampelografiche[modifica | modifica wikitesto]

Il grappolo (colore blu intenso) è di media grandezza, e così pure l'acino, che ha forma allungata. La buccia è piuttosto spessa e ricca di estrattivi ma assai fragile, microfratturandosi diffusamente durante gli ultimi stadi di maturazione (specie se caratterizzati da precipitazioni abbondanti) e determinando così la fuoriuscita di piccole goccioline di succo (lacrime). Il contenuto in tannini di quest'uva è piuttosto basso, motivo per cui il vino ottenuto da essa viene consumato preferibilmente giovane. Il Lacrima è un vitigno semi-aromatico di elevata vigoria, con produttività buona e costante; è tuttavia piuttosto sensibile sia ad attacchi di parassiti vegetali (funghi, oidio e botrite) e animali (ragnetto rosso), sia a malattie virali e fitoplasmatiche. La delicatezza di questa varietà ne ha determinato in passato l'abbandono e la sostituzione con altre cultivar più resistenti e produttive, spesso però di minor qualità. Predilige i terreni collinari argillosi e sabbiosi, ricchi di minerali, molto permeabili e profondi. Nelle zone di diffusione (colline anconetane) il suolo risulta per la maggior parte a pH subalcalino (circa 7.5) e con scarsa dotazione di sostanza organica. Per un corretto sviluppo di questa pianta sono inoltre necessarie buona insolazione e buona ventilazione del sito di crescita, per evitare il più possibile ristagni di aria umida. La vendemmia viene effettuata a fine settembre/ottobre, momento in cui i grappoli blu intenso spiccano tra il fogliame autunnale ormai rosso. Il mosto di Lacrima veniva storicamente utilizzato per tagliare altri vini rossi (aromatizzandoli e migliorandoli), mentre oggi è vinificato in purezza. Recenti ricerche genetiche hanno evidenziato un legame ancestrale con l'Aleatico, un vitigno semi-aromatico delle regioni del centro e sud Italia.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Questo vitigno autoctono marchigiano è di origine antichissima: la tradizione vuole infatti che già nel 1167 Federico Barbarossa abbia bevuto del vino prodotto proprio con quest'uva quando dimorava nel castello di Morro d'Alba durante l'Assedio di Ancona. In passato la Lacrima era assai più diffusa sul territorio italiano, ritrovandosi frequentemente in tutto il centro-sud adriatico (dalla Romagna, Umbria e Toscana fino a Puglia e Campania), mentre oggi, a causa degli espianti sostitutivi attuati fino ai primi anni '80, è rinvenibile solamente a Morro d'Alba e comuni limitrofi. L'origine del nome deriverebbe dal fatto che l'acino, quando è maturo, si spacca e trasuda goccioline di succo che sembrano lacrime. Secondo altri invece il vocabolo sarebbe da collegare alla forma allungata del chicco, oppure ad una lontana parentela con l'uva Lacrima spagnola. Un tempo la coltivazione di questo vitigno veniva tradizionalmente effettuata "maritandolo" ad un tutore vivo, ossia legandolo ad un albero (come l'olmo o l'acero) oppure ad un palo di legno. Oggi viene allevato prevalentemente a Guyot seguendo le direttive contenute nel Disciplinare di produzione del vino DOC "Lacrima di Morro d'Alba". Questa cultivar ha rischiato seriamente l'estinzione e solo dal 1985 ne è cominciato il recupero e la valorizzazione con sistemi di coltura più moderni sotto la tutela della denominazione (istituita appositamente proprio in quell'anno): fu infatti unicamente grazie ad alcuni viticoltori della Provincia di Ancona che la Lacrima scampò alla scomparsa definitiva, venendo recuperata e salvata in extremis su meno di 10 ha di vigneto residuo rimasto nella zona di Morro d'Alba. Oggi, per ettari e quantità d'uva, questa varietà è la terza produzione rossa delle Marche e le superfici messe a coltura sono attualmente in aumento (dai 7 ha nel 1985 agli attuali 258 ha del 2014).

Il vino[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lacrima di Morro d'Alba.

Le uve del vitigno Lacrima vengono utilizzate per produrre la DOC marchigiana "Lacrima di Morro d'Alba", eventualmente in unione con mosti di altre uve tipiche della regione che devono però concorrere in misura non superiore al 15%. Se ne ricava un vino rosso di discreta struttura e di buona morbidezza, dal profumo aromatico di frutti di bosco e talora di rosa.

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