Jacobaea incana

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Senecione biancheggiante
Senecio carniolicus a5.jpg
Jacobaea incana subsp. carniolica
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Senecioneae
Genere Jacobaea
Specie J. incana
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Senecioneae
Sottotribù Senecioninae
Nomenclatura binomiale
Jacobaea incana
(L.) Veldkamp, 2006
Sinonimi

Bas.: Senecio incanus
L. (1753)

Nomi comuni

Senecione canuto

Il Senecione biancheggiante (nome scientifico Jacobaea incana (L.) Veldkamp, 2006) è una pianta erbacea, perenne a fiori gialli, appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico (Jacobaea) potrebbe derivare da due fonti possibili: (1) da San Giacomo (o Jacobus); oppure (2) in riferimento all'isola di S. Jago (Capo Verde).[1] Il nome specifico (incana = canuto o grigiastro) fa invece riferimento alle foglie bianco-tomentose.[2]
Il binomio scientifico attualmente accettato (Jacobaea incana) è stato proposto inizialmente da Carl von Linné e perfezionato in seguito dal botanico Jan Frederik Veldkamp (1941 -) nella pubblicazione ”Compositae Newslett. 44: 7.2006” del 2006.[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il portamento

(La seguente descrizione è relativa alla specie Jacobaea incana s.l.; per i dettagli delle varie sottospecie vedere più avanti.)
L'altezza di queste piante varia da 4 a 6 cm (massimo 12 cm). La forma biologica è emicriptofita scaposa (H scap), ossia sono piante perenni, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve, dotate di un asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. Queste piante possiedono al loro interno delle sostanze chimiche quali i lattoni sesquiterpenici e alcaloidi pirrolizidinici[4] Tutta la pianta è inoltre bianco-tomentosa a indumento sottile.

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea consiste in un breve rizoma legnoso.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è ascendente; la superficie si presenta da grigiastro-pelosa a quasi glabra. I fusti sono ramosi in alto.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie

Le foglie sono pennato-lobate più lunghe che larghe con nervature pure pennate. La superficie delle foglie è bianco-tomentosa. Quella basali sono spatolate e variamente incise. Quelle cauline sono più strette: lineari-spatolate con 2 – 3 denti acuti per lato. Dimensione delle foglie basali: larghezza 1 cm; lunghezza 4 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Infiorescenza

L'infiorescenza è formata da diversi capolini in formazione di densi corimbi che normalmente sovrastano l'apparato fogliare. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae : un peduncolo sorregge un involucro campanulato composto da più squame pelose disposte su un unico rango e tutte uguali fra loro, che fanno da protezione al ricettacolo più o meno piano e nudo (senza pagliette)[5] sul quale s'inseriscono due tipi di fiori: quelli esterni ligulati gialli (da 15 a 20) e quelli interni tubulosi di colore giallo aranciato. Diametro dei capolini: 10 – 15 mm.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono zigomorfi e tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Sono inoltre ermafroditi, più precisamente i fiori del raggio (quelli ligulati) sono femminili; mentre quelli del disco centrale (tubulosi) sono bisessuali.

* K 0, C (5), A (5), G 2 (infero)[6]
  • Calice: i sepali sono ridotti ad una coroncina di squame.
  • Corolla: la parte inferiore dei petali è saldata insieme e forma un tubo; in particolare quelli del disco centrale (tubulosi) hanno delle fauci dilatate a cinque lobi, mentre nei fiori periferici (ligulati) il tubo termina con un prolungamento nastriforme terminante più o meno con cinque dentelli. Dimensione delle ligule: larghezza 3 – 5 mm; lunghezza 5 – 9 mm. Dimensione dei fiori tubulosi: larghezza 3 mm: lunghezza 9 mm.
  • Androceo: gli stami sono 5 con dei filamenti liberi; le antere invece sono saldate fra di loro e formano un manicotto che circonda lo stilo.
  • Gineceo: lo stilo è unico con uno stimma profondamente bifido. Le branche stilari sono sub-cilindriche, troncate e con un ciuffo di peli alla sommità.[5] Le ramificazione (dello stilo) consistono in linee stigmatiche marginali (i recettori del polline).[4] L'ovario è infero e uniloculare formato da due carpelli concrescenti e contenente un solo ovulo.
  • Fioritura: da giugno a luglio.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

I frutti sono degli acheni cilindrici. Sono inoltre provvisti di un pappo biancastro.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

  • Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Endemico – Alpico.
  • Distribuzione: è una pianta rara e si trova sia nelle Alpi che in una stazione nell'Appennino settentrionale (è presente anche nei Carpazi).
  • Habitat: l'habitat tipico di queste piante sono i pascoli alpini, i pendii ventosi e rupi su silice o substrati acidi.
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare da 1800 fino a 2600 m s.l.m. (sul Furggen sono stati trovati degli esemplari vicini alla vetta - 3492 m s.l.m.[7]); frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: subalpino e alpino e in parte nivale.

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale[8]):

Formazione: delle comunità delle praterie rase dei piani subalpino e alpino con dominanza di emicriptofite
Classe: Juncetea trifidi
Ordine: Caricetalia curvulae
Alleanza: Caricion curvulae

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

Cladogramma della sezione Jacobaea

La famiglia di appartenenza della Jacobaea incana (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[9] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[10]). Il genere Jacobaea Mill. contiene poche specie (non più di una trentina) distribuite in tutto il mondo ma con habitat in preferenza situati in zone temperate.
Il genere Jacobaea è di recente costituzione (2006)[11]. In realtà questo gruppo di piante era già stato individuato nel 1754 dal botanico scozzese Philip Miller (1691 – 1771), ma in seguito le sue specie confluirono nel più grande genere Senecio (formando una sezione autonoma: Jacobaea). Recenti studi filogenetici (sui plastidi e sul DNA nucleare[11]) hanno dimostrato tuttavia che questa sezione forma un clade ben supportato legato solo lontanamente alle altre specie del genere Senecio, giustificando così pienamente la “riabilitazione” del “vecchio” genere Jacobaea. Per merito del lavoro citato sono state individuate 27 specie da assegnare al nuovo genere. Le ricerche sono ancora in atto, è quindi possibile che altre specie del genere Senecio si trovino in una posizione migliore nel nuovo genere Jacobaea. Inoltre la recente formazione di questo genere non ha permesso alle varie checklist botaniche di essere prontamente aggiornate, creando così una certa confusione nella tassonomia di questo gruppo.
La specie di questa voce (J. incana) secondo alcuni studi fatti all'inizio di questo nuovo millennio[12] venne assegnata alla sopracitata sezione Jacobaea (Mill.) Dumort. (e quindi al genere Jacobaea), caratterizzata da foglie divise (e non), squame dell'involucro erette dopo la caduta degli acheni e piante generalmente perenni.[5] In particolare le analisi di tipo filogenetico mostrano che il sotto-clade formato dalle specie J. incana insieme ad altre specie come J. adonidifolia, J. abrotanifolia e J. minuta è il più basale nel gruppo Jacobaea[13] (vedi il cladogramma parziale tratto dallo studio citato quando ancora Jacobaea era una sezione del genere Senecio).
Inoltre, facendo riferimento alle specie spontanee italiane, Sandro Pignatti[7] osserva una stretta affinità di questa specie con altre due: Jacobaea uniflora e Jacabaea persoonii (Senecio halleri Dandy e Senecio personii De Not. nella ”Flora d'Italia”). Ipotizza inoltre che queste tre specie potrebbero derivare, alla fine del Terziario, per adattamento all'habitat alpino, dal gruppo Gruppo di Jacobaea maritima (Gruppo di Senecio cineraria nella ”Flora d'Italia”) tipicamente mediterraneo. (Vedi anche il paragrafo “Specie simili”)
Il numero cromosomico di J. incana è: 2n = 40.[14]

Variabilità[modifica | modifica wikitesto]

In Italia sono individuate tre varietà:[7][8][15][16]

Sottospecie carniolica[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della sottospecie carniolica
(Distribuzione regionale[15] – Distribuzione alpina[8])
  • Nome scientifico: Jacobaea incana subsp. carniolica (Willd.) B. Nord. & Greuter .
  • Basionimo: Senecio carniolicus Willd. (1803)
  • Nomi comuni:
  • Senecio della Carnia
  • (DE) Krainer Greiskraut
  • (FR) Séneçon de Carniole

Sottospecie incana[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della sottospecie incana
(Distribuzione regionale[15] – Distribuzione alpina[8])
  • Nome scientifico: Jacobaea incana subsp. incana.
  • Nomi comuni:
  • Senecio biancheggiante
  • (DE) Graues Greiskraut
  • (FR) Séneçon blanchâtre
  • (EN) Hoary Groundsel


Le popolazioni, di questa sottospecie, delle Alpi marittime hanno alcune caratteristiche particolari come la parte apicale delle squame dell'involucro macchiate di scuro, lo stilo corto e l'appendice basale delle antere ben sviluppata.

Sottospecie insubrica[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della sottospecie insubrica
(Distribuzione regionale[15] – Distribuzione alpina[8])
  • Nome scientifico: Jacobaea incana subsp. insubrica (Chenevard) B. Nord. & Greuter .
  • Basionimo: Senecio carniolicus var. insubricus Chenevard
  • Nomi comuni:
  • Senecio insubrico
  • (DE) Insubrisches Greiskraut
  • (FR) Séneçon d'Insubrie
  • Habitus: tutta la pianta è bianco-tomentosa.
  • Altezza della pianta: 4 – 10 cm.
  • Foglie: le foglie sono divise con segmenti allargati a loro volta dentati o lobati; lo spazio tra segmento e segmento è minimo (a volte si ricoprono a vicenda); la lamina della foglia si restringe bruscamente verso il picciolo.
  • Involucro: in questa specie sono presenti delle squame esterne.
  • Frutti: gli acheni sono completamente pelosi.
  • Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Endemico – Alpico.
  • Distribuzione: soprattutto nelle Alpi Retiche e cantone Grigioni (Svizzera).
  • Habitat: ghiaioni, pietraie, zone ruderali, praterie rase subalpine-alpine. Il substrato preferito è calcareo ma anche siliceo con pH basico-neutro, medi valori nutrizionali del terreno che deve essere umido.

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

Con la specie Jacobaea uniflora la pianta di questa voce forma il seguente ibrido interspecifico:

  • Senecio × laggeri Schultz-Bip. ex Focke (1881)

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Jacobaea carniolica (Willd.) Schrank (1813): sinonimo della subsp. carnolica
  • Jacobaea carniolica subsp. insubrica (Chenevard) Pelser (2006): sinonimo della subsp. insubrica
  • Senecio corymbosus Dalla-Torre (1882), non Wallich
  • Senecio carniolicus Willd. (1803): sinonimo della subsp. carnolica
  • Senecio carniolicus var. insubricus Chenevard: sinonimo della subsp. insubrica
  • Senecio incanus subsp. carniolicus (Willd.) Br.-Bl. (1913): sinonimo della subsp. carnolica
  • Senecio incanus subsp. incanus: sinonimo della subsp. incana
  • Senecio incanus subsp. insubricus (Chenevard) Br.-Bl. (1913): sinonimo della subsp. insubrica
  • Senecio incanus L. (1753) var. parviflorus (All.) Rouy (1903)
  • Senecio leucophyllus DC. (1813) subsp. incanus (L.) Bonnier & Layens (1894)
  • Senecio parviflorus All. (1785)

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

I “senecioni” (almeno quelli della flora spontanea italiana) non sono molto dissimili uno dall'altro. Il Senecione biancheggiante si distingue in quanto il colore delle foglie è molto caratteristico: bianco-grigiastro. Ma anche altri “senecioni” hanno le foglie di questo tipo; qui ne descriviamo alcuni che vivono nelle Alpi:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Botanical names, calflora.net. URL consultato il 19 luglio 2011.
  2. ^ Botanical names, calflora.net. URL consultato il 1º luglio 2011.
  3. ^ The International Plant Names Index, ipni.org. URL consultato il 25 luglio 2011.
  4. ^ a b Judd 2007, pag. 523
  5. ^ a b c Motta 1960, Vol. 3 – pag 694
  6. ^ Tavole di Botanica sistematica, dipbot.unict.it. URL consultato il 22 aprile 2009.
  7. ^ a b c Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 127
  8. ^ a b c d e f g Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 534
  9. ^ Judd 2007, pag. 520
  10. ^ Strasburger 2007, pag. 858
  11. ^ a b Pelser et al. 2006, pag. 1-2
  12. ^ Pelser et al. 2002, pag. 933
  13. ^ Pelser et al. 2002, pag. 931
  14. ^ Tropicos Database, tropicos.org. URL consultato il 2 luglio 2011.
  15. ^ a b c d Checklist of the Italian Vascular Flora, p. 164
  16. ^ EURO MED – PlantBase, ww2.bgbm.org. URL consultato il 25 luglio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]