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Izo

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Izo
Izo.JPG
Una scena del film
Titolo originale イゾウ
IZŌ
Lingua originale giapponese, inglese
Paese di produzione Giappone
Anno 2004
Durata 128 min
Colore B/N, colore
Audio sonoro
Genere grottesco, azione, orrore, drammatico
Regia Takashi Miike
Soggetto Shigenori Takechi
Sceneggiatura Shigenori Takechi
Fotografia Nobuyuki Fukazawa
Montaggio Yasushi Shimamura
Musiche Kôji Endô
Interpreti e personaggi
Premi
  • 2004: Sitges Catalonian International Film Festival (migliori effetti speciali)
« Come puoi essere così brutale? Sei brutale in quanto essere umano, o forse... sei un essere umano in quanto brutale? »
(Una vittima di Izo)

Izo (イゾウ IZŌ?) è un film del 2004, diretto da Takashi Miike.

È tratto dalla storia vera di Izō Okada, un samurai che nel XIX secolo fu torturato e crocifisso. È stato proiettato al Festival di Venezia 2004, nella sezione "Orizzonti".

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nel XIX secolo, Izō, samurai al servizio di Hanpeida, viene condannato alla crocifissione e ucciso. Come vittima di una maledizione, o della sua stessa rabbia, Izō è costretto a viaggiare nello spazio e nel tempo, uccidendo tutti coloro che hanno la sfortuna di incontrarlo: donne, bambini, anziani, yakuza, e divenendo un demone. Il suo fine ultimo sarà uccidere l'Imperatore del Giappone.

Il film narra la storia di Izō mostrando flashback della sua vita, misti ai viaggi nel tempo della sua reincarnazione, alle canzoni di Kazuki Tomokawa e ad immagini di repertorio riguardanti la seconda guerra mondiale, Adolf Hitler, Benito Mussolini e Stalin.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Alla sua uscita, Izo divise nettamente in due la critica cinematografica: alcuni lo definirono infatti uno dei migliori film di Takashi Miike, altri lo definirono incomprensibile e confusionario.[1]

In Italia fu pubblicizzato come il nuovo Ichi the Killer e il trailer fu basato sulle sequenze più splatter del film. Questo fuorviò gli spettatori, che credevano di assistere ad un horror splatter e si ritrovarono invece spettatori di un horror filosofico.[2]

Alla prima proiezione pubblica, avvenuta al Festival di Venezia, il pubblico lasciò la sala perplesso e in silenzio. Solo Quentin Tarantino si alzò in piedi e applaudì calorosamente.[1]

Collegamenti ad altre pellicole[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Tom Mes, Agitator. The Cinema of Takashi Miike, Londra, Fab Press, 2003.
  2. ^ Dario Tomasi (a cura di), Anime perdute. Il cinema di Takashi Miike, Torino, Il Castoro/Museo Nazionale del Cinema, 2006.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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