Herzog & de Meuron
| Herzog & de Meuron Basel Ltd. | |
|---|---|
| Stato | |
| Fondazione | 1978 |
| Fondata da |
|
| Sede principale | Basilea |
| Settore | Architettura |
| Sito web | www.herzogdemeuron.com/ |
Herzog & de Meuron è uno studio di architettura fondato a Basilea nel 1978 dagli architetti svizzeri Jacques Herzog (Basilea, 19 aprile 1950) e Pierre de Meuron (Basilea, 8 maggio 1950), vincitori del Premio Pritzker nel 2001.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]I due architetti si laurearono nel 1975 presso il Politecnico federale di Zurigo e l'Università Harvard. Le prime opere sono ispirate al minimalismo dell'artista Donald Judd. Tema centrale in tutti i loro progetti è quello dell'involucro esterno degli edifici. La loro fama si deve soprattutto alla conversione della stazione elettrica di Bankside a Londra nella Tate Modern. Nel 2001 i due vincono il Premio Pritzker.
Nel 2002 progettano la Allianz Arena con un parcheggio sotterraneo molto vasto, il più grande d'Europa, la copertura delle facciate è in materiale riciclabile. Lo studio originale si trova a Basilea, oggi meta di viaggi di architettura dato la densità di edifici, tra cui il Centro di riabilitazione (2002), il Zentralstellwerk - centro per lo smistamento del traffico ferroviario (1999), lo Schaulager - centro per lo stoccaggio dell'arte (2003), lo Sportanlage Pfaffenholz - stadio (1992-93). Progetta per l'associazione Slow Food, il loro padiglione ospitato nella Piazza della Biodiversità di Expo Milano 2015.
Dopo il 2015, la carriera di Jacques Herzog e Pierre de Meuron, già consolidata da un riconoscimento internazionale e da un impressionante portfolio di opere iconiche, ha continuato a evolversi con un approccio sempre più sfaccettato e ambizioso. Hanno mantenuto la loro distintiva attenzione alla materialità e al contesto, ma hanno applicato la loro filosofia a progetti di scala e complessità crescenti, spesso in contesti urbani densi e diversificati.[1]
Un aspetto saliente di questo periodo è la realizzazione di grandi opere culturali e civili che ridefiniscono il paesaggio urbano. Progetti come il M+ Museum a Hong Kong, completato nel 2020, ne sono un esempio lampante, dimostrando la loro capacità di creare poli culturali che sono al contempo complessi funzionalmente e potenti simbolicamente. Continua anche la loro ricerca su progetti di edilizia residenziale e per uffici, come si vede in torri residenziali e complessi per campus, dove la sperimentazione sui materiali e la configurazione spaziale sono sempre al centro.[2]
Hanno proseguito l'esplorazione di trasformazioni e adattamenti di edifici esistenti, spesso con un focus sulla sostenibilità e sul dialogo tra l'antico e il nuovo. Questo include interventi su strutture industriali storiche o la riqualificazione di piazze e aree urbane, mostrando un'attenzione alla seconda vita degli edifici e alla reintegrazione nel tessuto cittadino. La loro filosofia si è ulteriormente orientata verso la creazione di edifici che siano intrinsecamente legati al loro luogo, considerando la cultura e la storia specifiche di ogni sito. In questo periodo, Herzog & de Meuron hanno continuato a integrare tecnologie avanzate e soluzioni innovative nei loro progetti, spingendo i confini del design e della costruzione. Questo si manifesta non solo nelle prestazioni energetiche degli edifici, ma anche nell'uso intelligente di materiali e nella creazione di facciate dinamiche che interagiscono con l'ambiente circostante. La loro pratica si è allargata a diverse tipologie, dalla cultura alla sanità, dal commercio alla ricerca, mantenendo un impegno costante verso l'eccellenza progettuale.[3]
L'uso del calcestruzzo: evoluzione
[modifica | modifica wikitesto]Il calcestruzzo, per i due architetti, non è mai stato un materiale da nascondere o mascherare; al contrario, è stato costantemente esaltato nelle sue qualità intrinseche, dimostrando come possa essere contemporaneamente grezzo e raffinato, massiccio e capace di una sorprendente leggerezza visiva, opaco ma anche riflettente alla luce. Gli architetti gli attribuiscono il ruolo di protagonista silenzioso ma potente, una tela bianca o una tessitura complessa che, a seconda dell'intento progettuale, può amplificare la percezione dello spazio o raccontare una storia materica. L'interazione con la luce è fondamentale: le superfici in calcestruzzo assorbono o riflettono la luce in modi diversi, creando giochi di ombre che evidenziano la profondità e la tridimensionalità.
La loro evoluzione nell'uso del calcestruzzo si può delineare attraverso diverse fasi. Inizialmente, verso la fine degli anni '80, il calcestruzzo è stato impiegato con un rigore e una purezza quasi minimalistici. Le opere di questo periodo presentano superfici impeccabili, ottenute con casseforme di estrema precisione, e il materiale contribuisce a definire volumi semplici trasmettendo un senso di ordine e calma. L'attenzione era rivolta alla perfezione del getto con il materiale caratterizzato da tonalità chiare e neutre, dove il calcestruzzo era un elemento di contorno, definito silenzioso, che delineava lo spazio con la sua sola presenza impeccabile.
Successivamente, tra gli anni '90 e i primi anni 2000, l'interesse si è spostato verso una più profonda sperimentazione della texture superficiale. Il calcestruzzo ha iniziato a essere manipolato in modi innovativi: si sono integrati aggregati diversi, le superfici sono state trattate con abrasioni o sono state lasciate a vista le impronte delle casseforme in maniera più esplicita e quasi drammatica. Il materiale non era più solamente liscio e neutro, ma acquisiva un aspetto più organico, grezzo o persino decorato attraverso la sua stessa lavorazione. Si è assistito a una crescente ricerca di interazione con altri materiali, con il calcestruzzo che fungeva da base solida su cui altri elementi, come lamiere metalliche o vetri stampati, potevano tessere complesse relazioni materiche.
Nelle opere più recenti e di grande scala, a partire dagli anni 2000, il calcestruzzo assume spesso un carattere monumentale e plastico. Non si limita più a forme lineari, ma viene modellato in volumi complessi, curve sinuose o masse imponenti che definiscono spazi dinamici e ambiziosi. In questa fase, il calcestruzzo mantiene la sua forte presenza a vista, ma si integra armoniosamente con tecnologie avanzate, come schermi LED incorporati nelle facciate o sofisticati sistemi di climatizzazione. La sua intrinseca durabilità e la capacità di creare grandi luci o spettacolari sbalzi lo rendono ideale per le sfide strutturali di progetti di vaste dimensioni, senza mai perdere la sua profonda valenza estetica. L'attenzione di Herzog & de Meuron si estende anche alla sostenibilità del calcestruzzo e alla sua integrazione in sistemi costruttivi ad alte prestazioni.
Progetti più importanti
[modifica | modifica wikitesto]- 1989-1999 - MKM Museum Küppersmühle, Duisburg
- 1992 - Sammlung Goetz
- 1994-1997 - Torre principale di controllo degli scambi ferroviari; Basilea
- 1995-2000 - Tate Modern; Londra
- 1999 - Dominus; Napa Valley, California
- 2001 - St. Jakob-Park; Basilea
- 2003 - Prada Aoyama; Aoyama, Tokyo
- 2003 - Laban Dance Centre; Deptford Creek, Londra
- 2004 - Fünf Höfe; Germania
- 2004 - Cottbus University Library; Germania
- 2004 - Edifici Fòrum; Barcellona
- 2005 - Walker Art Center (espansione); Minneapolis
- 2005 - Allianz Arena; Monaco di Baviera
- 2005 - De Young Memorial Museum; San Francisco
- 2007 - CaixaForum Madrid; Madrid
- 2008 - Stadio nazionale di Pechino
- 2008 - Tour Triangle; Parigi
- 2008 - Tenerife Espacio de las Artes
- 2008 - St. Jakob-Turm
- 2007-2017 - Elbphilharmonie; Amburgo
- 2009 - VitraHaus
- 2010 - 1111 Lincoln Road
- 2012 - Parrish Art Museum
- 2015 - Padiglione Slow Food; Expo 2015
- 2015 - Miu Miu Boutique; Aoyama, Tokyo
- 2015 - Stadio Matmut-Atlantique; Bordeaux
- 2016 - Feltrinelli Porta Volta[4]
- 2017 - Beirut Terraces
- 2018 - Leroy Street; New York
- 2020 - M+ Museum; Hong Kong
- 2021 - Royal College of Art; Londra
- 2023 - Bélair-Monange; Saint-Émilion
Galleria d'immagini
[modifica | modifica wikitesto]-
Tate Modern (Estensione 1999), Londra
-
Switch House (Tate Modern Gallery), Londra
-
Blavatnik School of Government, Università di Oxford
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ Monografie, su herzogdemeuron.com.
- ^ Monografie, su herzogdemeuron.com.
- ^ Monografie, su herzogdemeuron.com.
- ^ Milano, le piramidi in vetro di Herzog per i 200mila libri della fondazione Feltrinelli: Porta Volta cambia volto, in Repubblica.it, 22 settembre 2016. URL consultato il 2 dicembre 2017.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Herzog & de Meuron, herzogdemeuron.com, https://www.herzogdemeuron.com/. URL consultato il 27 maggio 2025.
- Gerhard Mack, Herzog & de Meuron, herzogdemeuron.com, https://www.herzogdemeuron.com/monographs/the-complete-works-volume-1-3-paperback. URL consultato il 27 maggio 2025.
- Herzog & de Meuron, herzogdemeuron.com, https://www.herzogdemeuron.com/projects/327-porta-volta-fondazione-feltrinelli/. URL consultato il 27 maggio 2025.
- Filippo Nicotra, Herzog & de Meuron - Isp - institut für spitalpharmazie, in "Area" n. 47, nov-dic 1999 [1]
- Alessandro d'Onofrio, Herzog & de Meuron. Anomalie della Norma, Edizioni Kappa, 2003.
- John Palmesino, Herzog & de Meuron. Un giardino murato per il flamenco, in "Domus" n. 867, febbraio 2004 [2][collegamento interrotto]
- Raymund Ryan, Herzog & de Meuron. The Walker Art Center, in "Domus" n. 881, maggio 2005 [3][collegamento interrotto]
- Rowan Moore, Football Mutant Bubble, in "Domus" n. 883, luglio/agosto 2005 [4][collegamento interrotto]
- Deyan Sudjic, Herzog & de Meuron. The de Young Museum, in "Domus" n. 886, nov. 2005 [5][collegamento interrotto]
- Il guscio e il disco, Santa Cruz de Tenerife, Spagna / The Shell and the Disc, Progetti di Santa Cruz de Tenerife, Spagna - Herzog & De Meuron, in "Abitare" n. 489, febbraio 2009 [6]
- el Croquis n.129-130, Herzog & de Meuron 2002-2006 [7]
Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Herzog & de Meuron
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Sito ufficiale, su herzogdemeuron.com.
- (EN) Jacques Herzog and Pierre de Meuron, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 120713454 · ISNI (EN) 0000 0001 2284 5205 · ULAN (EN) 500125483 · LCCN (EN) n90680928 · GND (DE) 2104319-X · BNF (FR) cb14496090h (data) · J9U (EN, HE) 987007438705505171 |
|---|
