Henderson (isola)

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Henderson
Geografia fisica
LocalizzazioneOceano Pacifico
Coordinate24°22′01″S 128°18′57″W / 24.366944°S 128.315833°W-24.366944; -128.315833Coordinate: 24°22′01″S 128°18′57″W / 24.366944°S 128.315833°W-24.366944; -128.315833
ArcipelagoIsole Pitcairn
Superficie36 km²
Altitudine massima33 m s.l.m.
Geografia politica
StatoRegno Unito Regno Unito
Territorio britannico d'oltremareIsole Pitcairn Isole Pitcairn
Demografia
Abitanti0 (2009)
Densità0 ab./km²
Cartografia
Pitcairn Islands-CIA WFB Map.png
Mappa di localizzazione: Oceano Pacifico
Henderson
Henderson
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UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Isola di Henderson
(EN) Henderson Island
Henderson.JPG
TipoNaturali
Criterio(vii) (x)
PericoloNon in pericolo
Riconosciuto dal1988
Scheda UNESCO(EN) Scheda
(FR) Scheda

Henderson (conosciuta anche come San Giovanni Battista/San Juan Bautista e Elisabetta/Elizabeth) è un'isola corallina disabitata situata nell'Oceano Pacifico meridonale, fa parte dell'arcipelago delle isole Pitcairn che politicamente sono uno dei territori d'oltremare britannici.

Dal 1988 fa parte dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, a causa degli uccelli presenti e delle incontaminate riserve di fosfato.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Misura 9,6 km di lunghezza e 5,1 di larghezza, copre un'area di 37,3 chilometri quadri (circa otto volte Pitcairn) e si trova 193 chilometri a nord-est delle isole Pitcairn. Si ritiene che l'isola sia emersa a causa dell'attività di tre vulcani sottomarini: Adams, Young e Bounty, che si trovano a nord-est di Pitcairn. L'isola è caratterizzata da pianeggianti terreni permeabili, e non possiede fonti di acqua dolce. La barriera corallina è alta 15 metri (la maggior parte dei quali sommersi) ed esistono tre spiagge sul lato settentrionale.

La scogliera, alta circa 15 m, si sviluppa attorno a quasi tutta l'isola. L'altipiano interno si estende a circa 30 m di altezza, con un'elevazione massima di 33 metri, e una zona centrale depressa che costituisce l'antica laguna.

Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda la flora l'isola presenta un rilevante numero di specie endemiche. Vi sono 71 specie registrate di piante 10 delle quali sono endemiche e 10 introdotte, una ventina sono i muschi e una trentina le specie di licheni[1].

La flora è costituita principalmente da cespugli ed arbusti di pisonia alti circa un metro, e da macchie di miro, il cui legno è utilizzato dagli abitanti di Pitcairn per lavori d'intaglio.

L'avifauna comprende specie marine e specie terrestri, per un totale di 55 specie. Le quattro specie terrestri sono endemiche e sono: (Schiribilla dell'Isola Henderson, Colomba frugivora dell'Isola di Henderson, Lorichetto di Stephen e Cannaiola di Pitcairn). L'isola è l'unico luogo di nidificazione noto del petrello di Henderson (Pterodroma atrata)[1].

Vi sono altre 15 specie non endemiche di uccelli marini. Tra gli altri animali endemici che popolano l'isola vi sono quattro chiocciole di terra (sulle 16 presenti) ed una farfalla (unica specie presente). È abitata inoltre dai ratti polinesiani, sebbene negli ultimi anni siano state effettuate delle operazioni per eliminarli o ridurne il numero.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante Henderson sia virtualmente inabitabile, le prove archeologiche dimostrano che venne abitata da una piccola colonia polinesiana tra il XII ed il XV secolo, prima di scomparire. Le ragioni della scomparsa sono tuttora sconosciute, ma probabilmente sono collegate alla sparizione delle altre colonie polinesiane dalle isole Pitcairn, da cui gli hendersoniani dipendevano per molti fattori (ed a loro volta gli abitanti di Pitcairn sarebbero spariti per il declino della vicina Mangareva; in base a questo, Henderson si rivelerebbe come l'ultimo anello di una piccola catena di colonie). Gli studiosi ritengono inoltre che l'isola potesse essere già stata abitata tra il 900 ed il 350 a.C.

Il 29 gennaio 1606 l'isola di Henderson venne scoperta dal navigatore portoghese Pedro Fernandes de Queirós, che gli diede il nome di San Jõao Baptista. Il 17 giugno 1819 l'isola venne ri-scoperta dal capitano britannico Henderson della Compagnia Inglese delle Indie Orientali, alla guida della Hercules, che gli diede il proprio nome.

L'equipaggio della baleniera Essex vi sostò brevemente, dal 21 al 27 dicembre 1820. Tre membri dell'equipaggio (Thomas Chappel, Seth Weeks e William Wright) vi si fermarono, sopravvivendo fino al loro susseguente salvataggio il 9 aprile 1821, mentre i compagni salparono verso l'America meridionale. Gli uomini della Essex, che credevano di aver trovato l'isola Ducie, ispirarono Herman Melville nel suo romanzo Moby Dick.

Nel 1957 un uomo, l'americano Robert Tomarchin, visse da naufrago sull'isola per circa due mesi, in compagnia di uno scimpanzé domestico Moko, apparentemente a fine pubblicitario. Venne alla fine salvato da abitanti di Pitcairn.[2]

Nei primi anni '80 Arthur Ratliff, un uomo d'affari statunitense, espresse interesse per l'acquisto dell'isola, e vi stabilì un piccolo insediamento con un piccolo aeroporto, una fattoria ed una magione. Il Consiglio delle Isole Pitcairn approvò il suo piano edilizio nell'aprile 1981, ma il Foreign and Commonwealth Office britannico pose il veto dopo che un gruppo di ambientalisti locali decise di proteggere il luogo in seguito all'iscrizione tra i patrimoni dell'umanità.[3]

Oggi Henderson viene visitata raramente, se non da abitanti di Pitcairn in cerca del legno da intaglio.

Questione rifiuti[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso degli anni '10 del 2000 l'isola è tristemente entrata nei fatti di cronaca internazionali causa l'inquinamento estremo di rifiuti plastici, causati dalla cosiddetta "isola di plastica" nel Pacifico. Nonostante si tratti di un'isola completamente disabitata ha subito un ingente danno ambientale (si presume non ripristinabile) da attività antropiche. I primi a subire le conseguenze sono le specie di volatili autoctone isolane.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) World Heritage Property Data - Henderson Island, su whc.unesco.org. URL consultato il 18 settembre 2020.
  2. ^ Racconto di una permanenza sull'isola (1957), su winthrop.dk. URL consultato il 20 ottobre 2007 (archiviato dall'url originale il 12 marzo 2012).
  3. ^ La proposta edilizia di un americano viene rifiutata, su winthrop.dk. URL consultato il 20 ottobre 2007 (archiviato dall'url originale il 5 agosto 2012).
  4. ^ L'Isola di Henderson è sommersa dalla plastica, su Agi. URL consultato il 7 giugno 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jared Diamond, Collapse: How Societies Choose to Fail or Succeed (2005), cap. 3.
  • Nathaniel Philbrick, In the Heart of the Sea: The Tragedy of the Whaleship Essex, Penguin Books 2001.
  • Owen Chase, Narrative of the Most Extraordinary and Distressing Shipwreck of the Whale-Ship Essex. (1821) W. B. Gilley. New York.
  • Thoma Nickerson, The Loss of the Ship "Essex" Sunk by a Whale and the Ordeal of the Crew in Open Boats. (1984) Nantucket Historical Society.

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