Baleniera Essex

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Essex
Essex photo 03 b.jpg
La baleniera Essex
Descrizione generale
US flag 21 stars.svg
Tipo trialbero
Classe baleniera
Proprietà armatori di Nantucket
Identificazione 1799
Ordinata 1799
Costruttori ?
Cantiere Nantucket
Impostata 1799
Varata Nantucket, Stati Uniti, 1799
Completata 1799
Entrata in servizio 1800
Destino finale Naufragata nell'Oceano Pacifico
Caratteristiche generali
Lunghezza 25 m
Larghezza 4 o 5 m
Altezza 15 m
Pescaggio 5 m
Velocità 12 nodi
Numero di cabine ?
Equipaggio 25 marinai
Passeggeri nessuno

[senza fonte]

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La Essex fu una baleniera che nel 1820 rimase coinvolta in una storia che pare abbia ispirato, almeno nella prima parte, Herman Melville per il suo celebre romanzo Moby Dick.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Impostata forse a Nantucket nel 1799, partì ai primi di luglio nel secondo decennio del 1800 da Nantucket agli ordini del comandante George Pollard. Qualche mese dopo fece scalo su delle isole a Ovest dalla coste africane e dopo aver preso una tempesta nell'Oceano Atlantico e aver faticosamente doppiato Capo Horn con quella che si considerava allora una pesca quasi insignificante, George Pollard, il comandante della baleniera Essex di Nantucket, decise di spingersi al largo dell'Oceano Pacifico verso rotte inesplorate. L'inverno era alle porte e gli 800 barili di grasso di balena nella stiva della baleniera erano considerati troppo pochi.

La vedetta, finalmente, annunciò la vista di alcuni capodogli. Il comandante non aspettava altro: fece calare tre lance che si gettarono subito all'inseguimento del branco di balene entrate, in quel periodo, nella loro stagione degli amori. Un maschio enorme, preso subito di mira dagli uomini della Essex, capovolse una delle lance. Due uomini si salvarono, presi a bordo dalle altre imbarcazioni. In un momento di stasi il capodoglio si scagliò contro la stessa Essex. La nave, duramente colpita, non affondò subito e gli uomini sulle lance e sul ponte ebbero un momento d'indecisione che si rivelò fatale. L'enorme balena riemerse, colpendo di nuovo la nave già danneggiata dal precedente impatto. Quando la baleniera iniziò ad affondare, gli uomini rimasti sul ponte armarono le pompe, ma invano.

La Essex non colò a picco e ciò permise agli uomini dell'equipaggio di recuperare le gallette necessarie a 30 giorni di navigazione e alcune tartarughe che erano a bordo. Rimasero così in venti su tre lance baleniere. I naufraghi approdarono su un atollo, l'isola di Henderson, abitato da uccelli marini e con una vena di acqua. Decisero di ripartire, lasciando sul piccolo atollo tre naufraghi (i cui nomi erano Thomas Chappel, Seth Weeks e William Wright) in attesa di soccorsi. I tre saranno soccorsi più di un anno dopo, il 9 aprile 1821.

Nel Pacifico, oceano considerato calmo ma letale nelle vaste aree dove è di fatto impossibile ottenere cibo dal mare, le lance andarono alla deriva e gli uomini cominciarono a morire di sete e fame. Una delle lance con a bordo il secondo e 5 marinai scomparve in una notte di tempesta. Senza viveri, i marinai sulle altre lance si spinsero al cannibalismo dei compagni morti, ma presto anche questa fonte di cibo si esaurì. Della terraferma non vi era nessuna traccia, ed erano passati già 78 giorni dal naufragio.

A questo punto i marinai si persuasero che fosse rimasta loro un'unica risorsa: uccidere un compagno, estratto a sorte, e mangiarne il corpo. Tale pratica venne messa in atto pur con grandi rimorsi da parte di tutti, finché finalmente - a 650 km dalle coste del Cile - una nave salvò due sopravvissuti (il primo ufficiale Owen Chase ed un marinaio) e, dopo una settimana, un'altra nave avvistò la seconda lancia con a bordo il comandante Pollard ed un marinaio, i quali erano ridotti allo stremo.

Il rimorso per il cannibalismo e il tragico sorteggio avrebbe segnato il resto della vita degli uomini sopravvissuti. Il comandante, alla ripresa del mare, naufragò nuovamente su un banco di scogli e si ritirò a Nantucket senza più navigare. Il primo ufficiale Owen dopo alcuni anni prese il comando di altre navi e navigò per parecchie campagne di caccia alle balene, ma in vecchiaia fu dichiarato insano di mente. I marinai superstiti non navigarono più.[1]

Narrative of the Whale-Ship Essex - racconto del primo ufficiale Owen Chase[2][modifica | modifica wikitesto]

Il 12 agosto 1819 la baleniera Essex, della quale Chase è primo ufficiale, salpa da Nantucket verso l'oceano Pacifico. Come lui stesso racconta nei propri appunti di viaggio, il 30 agosto la Essex raggiunge l'isola di Flores, nelle Azzorre, dove sosta col suo equipaggio per due giorni, al fine di fare rifornimento di cibo. Da qua, la baleniera fa rotta verso Nord-Est, raggiungendo in 16 giorni l'Isle of May (Capo Verde). Da qui, attraversato capo Horn, la nave si dirige prima verso l'isola di St. Mary lungo la costa cilena, passando per Massafuera, facendo poi rotta per le isole Galapagos. Dopo una prima sosta di 7 giorni sull'isola di Hook e un'ultima sosta di 6 giorni presso Charles Island, il 23 ottobre la Essex e il suo equipaggio salpano a caccia di balene.

Il 16 novembre, Chase e compagni si imbattono in un branco di balene: lui con altri 5 occupano una delle lance deputate alla caccia. Durante la battuta, l'imbarcazione di Chase subisce dei danni causati dal colpo di coda di un cetaceo; fortunatamente nessun uomo dell'equipaggio riporta ferite.

Il 20 novembre, intorno alle 8 del mattino, viene avvistato un nuovo banco di balene e Chase e il resto dell'equipaggio si precipitano alla caccia. In quest'occasione Chase arpiona una balena che nel tormentato dimenarsi colpisce la lancia causandone l'apertura di una falla. Dopo attimi concitati, Chase taglia la cima che lega la barca (tramite l'arpione) alla balena; l'acqua comincia a riversarsi nell'imbarcazione, così l'equipaggio cerca di tamponare la falla gettando e pressando delle giacche sul buco.

Mentre Chase e compagni si dirigono verso la Essex per provvedere alla riparazione dell'imbarcazione, il capitano e il secondo ufficiale con le rispettive imbarcazioni ed equipaggi proseguono nella caccia. Una volta giunti alla baleniera, la lancia viene sollevata e Chase esamina la falla apertasi: stabilito di poterla riparare, l'equipaggio si adopera. Mentre il primo ufficiale è intento ad inchiodare e riparare, si accorge di un grosso capodoglio di circa 85 piedi di larghezza, col muso rivolto in direzione della baleniera e che si trova a circa 100 metri dalla prua. Dopo due o tre spruzzi, scopare e in meno di due o tre secondi riappare muovendosi in direzione della baleniera alla velocità di circa 3 nodi.

Al principio, l'atteggiamento del capodoglio non desta nessun sospetto o allarme nel primo ufficiale. Tuttavia, proprio quando Chase dà ordine di muoversi cercando di evitare la grossa balena, questa parte, letteralmente, a caricare la nave colpendola col muso appena prima della prua. La nave si muove improvvisamente e violentemente come avesse urtato delle rocce. La balena continua poi a muoversi nei pressi della nave grattandone la chiglia. L'urto col cetaceo provoca l'apertura di una falla nella baleniera la cui prua comincia lentamente ad inabissarsi, quindi Chase ordina la messa in funzione delle pompe. La balena tuttavia rivolge un nuovo attacco alla Essex provocandone danni irreparabili; a questo punto l'animale scopare. E' lo stesso Chase nei sui scritti a descrivere l'accaduto come un vero e proprio attacco che il cetaceo avrebbe sferrato verso la nave.

A questo punto l'equipaggio, poi raggiunto dalle due lance rimaste impegnate nelle operazioni di caccia, comincia a racimolare quanto più materiale utile è possibile recuperare dal relitto che lentamente va inabissandosi. Il 22 novembre, stando alle osservazioni effettuate, l'equipaggio conclude di essere alla latitudine di 0° 13' Nord e a longitudine 120° 00' Ovest, di aver oltrepassato la linea equatoriale probabilmente durante la notte, 19 miglia alla deriva.

Dopo aver ultimato le osservazioni nautiche, il capitano Pollard convoca un concilio con Chase e il secondo ufficiale Matthew P. Joy per decidere il da farsi: l'equipaggio è composto da un totale di 20 uomini, distribuiti in tre imbarcazioni. La terra più vicina si pensa essere Marquesas Island, tuttavia dopo una serie di valutazioni, è presa la decisione di dirigersi verso sud nella speranza di raggiungere le coste di Cile o Perù e alle 12.30 circa l'equipaggio della ormai inabissata Essex lascia il relitto.

La sopravvivenza di Chase e compagni è messa a dura prova: tempeste, vendo sferzante, sole cocente, fame e sete, ecc, sono alcune delle terribili condizioni alle quali si trovano esposti alla deriva nell'oceano. La mattina del 20 dicembre tuttavia le tre lance incappano in un'isola, identificata come Ducie's Island, situata ad una latitudine di 24°40' Sud e longitudine 124°40' Ovest. Si tratta di una piccola isola con risorse limitate, quindi dopo sei giorni viene presa la decisione di rimettersi in viaggio attraverso l'oceano. Tre membri dell'equipaggio, evidentemente provati dagli stenti e dalle condizioni dell'oceano, chiedono tuttavia di poter restare sull'isola. Si tratta di William Wright e Seth Weeks di Bernstable (Massachusetts) e Thomas Chapple di Plymouth (Inghilterra).

Il 12 gennaio a seguito di una violenta tempesta, la lancia di Chase viene separata dalle altre due. A questo punto Chase e compagni sono stremati nel corpo e nell'anima dell'incredibile sciagura dalla quale sono stati colpiti.

Man mano che i giorni passano (si è ormai sul finire di gennaio), alcuni uomini si spengono e i loro corpi vengono affidati al mare, finchè gli stenti diventano tali da suggerire ai restanti uomini di nutrirsi coi resti dell'ultimo compagno defunto.

Chase narra con estremo dolore e raccapriccio di quanto accaduto, descrivendo una situazione al limite dell'immaginabile e umanamente insopportabile.

Solo intorno all'11 di febbraio Chase e compagni superstiti vengono raccolti dalla nave del capitano William Crozier, di Londra, alla latitudine di 33°45' Sud e longitudine di 81°03' Ovest.

Chase narra che il capitano Pollard e i sopravvissuti della sua lancia sono stati tratti in salvo dalla baleniera Dauphin capitanata da Zimri Coffin di Nantucket.

La terza lancia, separatasi da quella del capitano intorno al 28 febbraio, non fu ritrovata.

L'11 giugno Chase torna a Nantucket a bordo della baleniera Eagle, capitanata da William H. Coffin.

L'equipaggio della Essex[2][modifica | modifica wikitesto]

Di seguito, l'elenco dell'equipaggio della Essex e indicazione della lancia di appartenenza:

Cap. James Pollard - prima lancia, sopravvissuto

Obed Hendricks - prima lancia, poi passato alla terza

Brazilla Ray - prima lancia, defunto

Owen Coffin - prima lancia, ucciso

Samuel Reed - prima lancia, defunto

Charles Ramsdale - prima lancia, sopravvissuto

Seth Weeks - prima lancia, rimasto sull'isola

Primo ufficiale Owen Chase - seconda lancia, sopravvissuto

Benjamin Lawrence - seconda lancia, sopravvissuto

Thomas Nicholson - seconda lancia, sopravvissuto

Isaac Cole - seconda lancia, defunto

Richard Peterson - seconda lancia, defunto

William Wright - seconda lancia, rimasto sull'isola

Secondo ufficiale Matthew P. Joy - terza lancia, defunto

Thomas Chapple - terza lancia, rimasto sull'isola

Joseph West - terza lancia, disperso

Lawson Thomas - terza lancia, defunto

Charles Shorter - terza lancia, defunto

Isaiah Shepherd - terza lancia, defunto

William Bond - terza lancia, disperso

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Il fatto viene raccontato nel film del 2015 In the Heart of the Sea, diretto da Ron Howard.

Anche la puntata del 7 novembre 2015 di Ulisse - Il piacere della scoperta è incentrata su questo fatto storico e la relazione col romanzo di Melville.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nathaniel Philbrick, In the Heart of the Sea: The tragedy of the whaleship Essex.
  2. ^ a b Owen Chase, Narrative of the Whale-Ship Essex of Nantucket, in Ria Press Edition, 2006, http://riapress.com/riapress/92x5t3bookpdfs/narrative%20of%20whaleship%20essex.pdf?-session=StoreSession:47BE26FA18d5331335pJJL9AA139.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Frank Schätzing, Il mondo d'acqua. Alla scoperta della vita attraverso il mare, Nord, 2007
  • Nathaniel Philbrick, Nel cuore dell'oceano - La vera storia della baleniera Essex, Garzanti, 2004
  • Herman Melville, Moby Dick

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]