Hasta (città romana)

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Storia di Asti.

Hasta è il nome con cui è comunemente indicata la città di Asti nel periodo romano. La nascita e lo sviluppo dell'insediamento romano in Asti è contemporaneo a quello delle vicine Pollentia e Forum Fulvii, accampamenti militari fondati tra il 123 a.C. e 125 a.C. in seguito all'espansione romana di Tiberio e Gaio Gracco.

Il processo di “romanizzazione” durò dal 200 a.C. fino al 122 a.C., portando Asti ed il suo territorio a costituire un municipium romano. Esso precedette quello dell'area albese ed anticipò sensibilmente la costruzione di Augusta Taurinorum.[1]

Il nome Hasta[modifica | modifica wikitesto]

"Dove Pompeo piantò sua nobil asta" (dall'Epithalamia di Giovanni Bodoni, 1775).
Arco di Pompeo Strabone,
particolare dal dipinto "Cristo e gli Apostoli sulla riva del Borbore"(cerchia di Bartolomeo Caravoglia, 1670).

«Oggi ha sei lustri, appiè del colle ameno
Che al Tanaro tardissimo sovrasta,
Dove Pompeo piantò sua nobil asta,
L'aure prima beveva del dì sereno.»

(V. Alfieri,Rime, Sonetto XXXII, 1805)

Gli storici che citarono la città trattando dell'Italia settentrionale utilizzarano sempre l'appellativo di Hasta o Asta, latinizzando il precedente toponimo ligure di Ast. Essi furono:

Anche la tavola peutingeriana cita due volte la città con il toponimo di Asta.

Per quello che riguarda la denominazione di Hasta Pompeia, questa è una denominazione che venne utilizzata più tardamente nel XVII secolo, frutto di alcune tesi mistificatorie del frate cistercense Filippo Malabayla che cercò con alcune notizie infondate di nobilitare le origini della città.[2]

La leggenda vuole che Gneo Pompeo Magno di passaggio nella regione, marciando con le sue legioni per andare a combattere in Spagna contro Sertorio piantò la sua “nobile asta” in questo luogo per indicare il sito di costruzione della città, avallando la voce latina Hasta che indica la proprietà comune dei cittadini romani, ma l'ipotesi non trova alcun riscontro oggettivo.[3]

È improbabile che il nome derivi dall'indoeuropeo owi-s, pecora (ad indicare il luogo della pastorizia) come sostenuto dal canonico Giacomo Dacquino[4]; le origini del toponimo vanno piuttosto ricercate in ambiente ligure o proto-italico, visto che la "Tabula Peutingeriana" riporta, oltre all'attuale Asti, una Hasta nella Liguria di Ponente ed un'altra sulle coste toscane non lontano da Talamone.

Il Grassi nella sua "Storia della città di Asti" ipotizzò che l'appellativo di Pompeia derivasse forse dalla colonizzazione della città ad opera di Gneo Pompeo Strabone padre del Magno e rinforzò la tesi con la presenza dell'arco romano costruito nella zona sud-occidentale della città ed ancora presente nella raffigurazione pittorica della città nel XVI secolo.[5].

Da colonia a civitas[modifica | modifica wikitesto]

La Regio IX Liguria Augustea

Gli scritti antichi individuano Asti come oppidum della tribù ligure degli Statielli.

È difficile stabilire quando le tribù liguri vennero sottomesse dai romani, sicuramente l'interesse per questi luoghi ebbe inizio già nel II secolo a.C.[6]

I romani, dopo le vittorie a Caristo nel 174 a.C. e nei territori limitrofi tra il 134 a.C. e il 123 a.C. del console M. Popilio Lenate, in un primo tempo controllarono la città esternamente tramite una "dedizione politica" ("peregrinitas") e solo dopo l'inizio del I secolo a.C., trasformarono le antiche istituzioni liguri dei "conciliabula" e "fora" in "coloniae" con il diritto di latinitas (Lex Pompeia, 89 a.C. ).

Nel periodo di Giulio Cesare (49 a.C.), la città ottenne il diritto di cittadinanza e fu iscritta nelle circoscrizioni elettorali. In seguito venne compresa nella IX Regio augustea.

La città romana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Mura di Asti.
Insediamento ligure ed espansione romana.
C = Oppidum ligure, D = decumano massimo, 1 = Castello dei Valloni, 2 = necropoli, 4 = Porta urbica

     Perimetro della città romana

     A Domus romana

     B Foro

     C Foro

     D Terme

     E Anfiteatro

     F Fornaci

      Cinta muraria XIII secolo

      Cinta muraria XIV secolo


C=Castelvecchio,
V=Vallone,
1=Porta S.Lorenzo,
2=Porta Furja,
3=Porta Torre,
4=Porta S.Giuliano,
5=Porta S.Martino,
6=Porta del Mercato,
7=Porta S.Paolo,
8=Porta Arcus o di Santa Maria Nuova,
9=Porta S.Gaudenzio,
10=Porta S.Michele

Gli scavi archeologici del XX secolo, hanno permesso di delineare abbastanza fedelmente l'assetto della città e la collocazione dei principali edifici romani del periodo.

L'urbanizzazione romana venne attuata a valle dell'oppidum ligure che al contrario era arroccato sull'altura a nord della nuova città (dove in seguito verrà costruito il "Castel vecchio").

Il perimetro cittadino, è stato identificato come un quadrato di 700 m X 700 m con otto isolati per lato, attraversato longitudinalmente dal decumano massimo, individuabile ancora oggi con l'odierno corso Alfieri. Più difficile l'identificazione del cardo massimo, che presumibilmente coincideva con l'asse viario costituito dalle attuali vie Roero e Milliavacca. La superficie dell'abitato è pari a quella di Augusta Taurinorum e superiore alla maggior parte delle altre città romane presenti nell'attuale Piemonte.

Esistono ancora importanti reperti che testimoniano la cinta muraria romana:

  • Ad ovest il decumano era delimitato dalla Torre Rossa, una struttura a 16 lati considerata parte dell'antica porta occidentale della città molto simile alla Porta Palatina di Augusta Taurinorum
  • Ad est rimane un tratto di mura in corrispondenza dell'abside della Collegiata di San Secondo a 5,50 m di profondità dal piano di calpestio attuale
  • Tratti di cinta sono anche presenti nei pressi della cripta di Sant'Anastasio e vi sono resti di pavimentazione romana

Esistono inoltre nel perimetro altre vestigia di sicura attribuzione romana.

  • Ad ovest, nella zona attigua al castello dei Varroni nel Rione Cattedrale, sono venuti alla luce alcuni ambienti di una domus romana
  • Nella zona sud-orientale della città sono presenti resti dell'impianto termale (calidarium) su un'area di circa 4000 m2
  • Ad est, in corrispondenza della zona di piazza Alfieri, sono stati scoperti resti di alcune fornaci con la presenza di vasellame e manufatti in terracotta
  • Nella zona nord-orientale della città nel Rione San Silvestro, nell'immediate vicinanze della zona rialzata della città, è venuta alla luce parte di un anfiteatro romano con un perimetro ellissoidale di 78 m X 104 m
  • al centro del perimetro durante gli scavi per la cripta di Sant'Anastasio, a poche centinaia di metri dalla cattedrale, sono venute alla luce parte di pavimentazione e la presenza di materiali pregiati ha fatto pensare che la zona con ogni probabilità corrispondesse all foro della città nel periodo augusteo.
  • Altri resti di "domus romane" sono venuti alla luce negli ultimi anni: ad est della domus di via Varrone, sempre in corrispondenza di corso Alfieri, nei locali sotterranei del Palazzo della Rovere di Via Giobert (a pochi metri dal sito archeologico di Sant'Anastasio), è stato scoperto un locale con decorazione pavimentale in tessere marmoree, molto simili a quelle dei Varroni, ma quasi completamente asportate.
    Ancora più ad est, nella zona di via Carducci, presso la torre del Vescovado, sono state rinvenute alcune tessere musive ed una formella marmorea triangolare che lasciano supporre l'antica presenza di un'abitazione romana.
  • Due necropoli ad est ed a ovest della città rispettivamente nei pressi della chiesa di Santa Caterina e nel Borgo San Pietro, che rivelarono resti umani, suppellettili bronzei, di ferro, di vetro e di osso come per esempio unguentari, coppe, bicchieri, ampolle e lucerne.[7]

Il commercio e l'industria[modifica | modifica wikitesto]

Base di colonna romana

Con lo sviluppo e l'espansione romana, si svilupparono in Asti alcune attività artigiane e commerciali.

Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, mette l'accento proprio su questa peculiarità di Asti come grande centro manifatturiero, specialmente per il vasellame e gli oggetti in vetro, molto richiesti sul mercato, tali da sviluppare una vera e propria industria artigianale.

Sono state rinvenute lapidi e iscrizioni riferite alle seguenti attività:

  • Corporazione dei commercianti di legnami (Collegium dendrophorum), titolare anche di una propria scuola
  • Corporazione dei fabbri e dei lavoratori dei metalli
  • Corporazione di conciatori, tessitori e lavoratori della lana (fullones)
  • Corporazione dei vasai.

Inoltre, molte lapidi pervenute durante le sessioni di scavi, riportano una già fiorente coltivazione della vite e del commercio del vino.

Il culto religioso[modifica | modifica wikitesto]

Il mosaico romano dal disegno dell'Incisa

Secondo il Muratori, ad Asti erano onorate le divinità di Giove, Diana, Giunone Annea, Giunone Clivana e Nettuno.[8]

È probabile che i templi dedicati a Giunone fossero nei pressi dell'attuale cattedrale, infatti nell'area sono state rinvenute durante gli scavi della cattedrale alcune iscrizioni che citano tale divinità.[9]

Inoltre nel XIX secolo il canonico Stefano Giuseppe Incisa, descrisse il rinvenimento di un mosaico di tessere policrome su un supporto in terracotta con al centro raffigurata una scena teatrale tipica negli "emblemata".

La descrizione fatta dal religioso, correlata da un suo disegno del mosaico al momento della scoperta, ha fatto supporre agli studiosi che l'opera risalga alla fine del I secolo.[10]

Incisa conclude la sua descrizione dicendo che il reperto venne inviato al Museo di Torino, e da quel momento se ne persero le tracce.

In realtà oggi tutto lascia pensare che l'opera ritenuta d'epoca romana appartenesse al vasto pavimento musivo del secolo XII riscoperto negli anni '80 e riportato in luce nell'abside della cattedrale.

Per il Tempio dedicato a Diana, per molti secoli, si è creduto che il battistero di San Pietro derivasse da questo antico tempio vista la sua forma circolare[11], ma la tesi non è avvalorata da alcun fondamento.

Le "Gentes" astigiane[modifica | modifica wikitesto]

Frammento di colonna romana del Foro di Asti
Asti, lapide funeraria, (Museo di San Anastasio)

Il Muratori afferma che i cittadini della colonia astigiana votavano con la tribù Pollia[12], una delle trentacinque tribù nelle quali era divisa la repubblica romana. Alla tribù Pollia appartenevano anche Pollenzo, Industria, Ivrea, Bodincomago, Parma, Reggio Emilia, Modena.

Dalle iscrizione e lapidi rinvenute le famiglie astigiane presenti nel periodo romano erano le seguenti:

Gens Principali esponenti
Albia Spurio, Caius Albius Severus
Arria Publius, Caio (legionario della Legio XIII Gemina ), Bebia, Tito
Cantia Lucius Martianus (giudice della V decuria)
Campia Lucius Mansuetus, Lucius
Cocceia Marcus Felix, Seconda
Cominia Marcus (milite della Legio I Germanica), Lucio
Cornelia Caius (legionario della Legio XIV Gemina)
Didia Quintus Savius, Gaia, Elena
Fulvia Caius, Caius Philologus (magistrato), Caio Sabino
Genucia
Herennia Quintus
Hirpidia Caius Memor (prefetto dei fabbri), giudice della V decuria, tribuno militare della Legio III Augusta, prefetto juredicundo dell'imperatore Traiano
Illia Caius Vitalis
Laiena Lucius (centurione)
Laetilia Publius Hilarus (maestro minervale)
Licinia Marcus Secundus (veterano della Legio XIV Gemina), Sabinilla, Vitoriano
Petronia Caius Primus
Pompeia Lucius (edile, duumviro, tribuno militare), Aulus Hostilius Macer
Septimia Marcus Argus
Septitia Marcus Nepos, milite della III coorte pretoria
Stertinia Caius (decemviro, tribuno plebeo),Marco
Titia Lucius
Tituleia Quintus Aptus, Quintus Atticus, Flora, Appio
Valeria Titus Placidus, Lucio, Lucius Valerio Massimo, Caio, Caio Terzo (milite della Legio IIII Macedonica)
Vettia[13] Marco Secondo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Taricco S., Piccola storia dell'arte astigiana . Quaderno del Platano Ed. Il Platano 1994
  2. ^ Muratori G.F., Asti, Colonia Romana e sue Iscrizioni Latine, Torino 1896, pag 8
  3. ^ Muratori G.F., Asti, Colonia Romana e sue Iscrizioni Latine, Torino 1896, pag 15
  4. ^ Taricco S., Piccola storia dell'arte astigiana .Quaderno del Platano Ed. Il Platano 1994
  5. ^ Grassi S., Storia della città di Asti, Vol. I , Asti 1890, pag. 48
  6. ^ AA.VV., Vita del gruppo di ricerche astigiane, Borgo G. Dalle tribù dei Liguri ad asti colonia romana, gennaio-febbraio 1975. Asti, 1981.
  7. ^ Fantaguzzi G., Sulla necropoli dell'epoca romana fuori porta s.Caterina in Asti. Atti della Società di Architettura e Belle Arti - Torino, vol IV, 1882.
  8. ^ Vergano L., Storia di Asti, Dalle origini alla nascita del Comune, volume 1, Asti 1951, pag 19.
  9. ^ Muratori G.F., Asti, Colonia Romana e sue Iscrizioni Latine, Torino 1896, pag 26
  10. ^ Raviola D., Un antico mosaico romano in Asti. Gruppo Ricerche Astigiane, 1975.
  11. ^ Incisa S.G., Asti nelle sue chiese ed iscrizioni . C.R.A. 1974
  12. ^ Muratori G.F., Asti, Colonia Romana e sue Iscrizioni Latine, Torino 1896, pag 1
  13. ^ La leggenda fa discendere il patrono di Asti San Secondo da questa famiglia

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bianco A., Asti Medievale, Ed CRA 1960
  • Bera G., Asti edifici e palazzi nel medioevo. Gribaudo Editore Se Di Co 2004 ISBN 88-8058-886-9
  • Bordone R., De Canis G.S.Proposta per una lettura della corografia astigiana ,C.R.A 1977
  • Gabiani N., Asti nei principali suoi ricordi storici vol 1, 2,3. Tip.Vinassa 1927-1934
    • Le torri le case-forti ed i palazzi nobili medievali in Asti,A.Forni ed. 1978 (ristampa)
  • Grassi S., Storia della Città di Asti vol I,II. Atesa ed. 1987
  • Incisa S.G., Asti nelle sue chiese ed iscrizioni C. R.A. 1974
  • Peyrot A., Asti e l'Astigiano ,tip.Torinese Ed. 1983
  • Vergano L., Storia di Asti Vol. 1,2,3 Tip.S.Giuseppe Asti, 1953, 1957

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]