Ghiacciaio del Calderone

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Ghiacciaio del Calderone
Calderone.jpg
Il Calderone nel settembre 2011
StatoItalia Italia
RegioneAbruzzo Abruzzo
ProvinciaTeramo Teramo
CatenaAppennini
Coordinate42°28′13″N 13°33′56″E / 42.470278°N 13.565556°E42.470278; 13.565556Coordinate: 42°28′13″N 13°33′56″E / 42.470278°N 13.565556°E42.470278; 13.565556
Tipoghiacciaio montano di circo (pirenaico) - debris covered glacier
Vallevalle Vomano
Altitudine2 700 m s.l.m.
Lunghezza0,3 km
Superficiecirca 0,04 km²
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Ghiacciaio del Calderone
Ghiacciaio del Calderone

«Tutti quelli che non sono stati alla cima dicano che vi è una Fontana in cima. Dico che non vi è Fontana nessuna, ma che vi è bene un gran vallone tra il Monte di Santo Niccola et il Corno Monte, dove sempre vi è la nieve alta quindeci o venti piedi, e più in alcun luocho dove la nieve e ghiaccio sta perpetuamente. E quest'è una quantità d'un grosso miglio di lunghezza, e di larghezza più di mezzo miglio, della qual sempre puoco o assai se ne disfà...»

(Francesco De Marchi, In Cima al Corno Monte, 1573)

Il ghiacciaio del Calderone, attualmente ridotto ad un glacieret (due placche di ghiaccio disgiunte senza movimento gravitativo), si trova in Abruzzo, provincia di Teramo, sul versante settentrionale del Corno Grande all'interno del massiccio del Gran Sasso d'Italia, nell'Appennino centrale (appennino abruzzese). E' posto in una conca esposta direttamente a nord, chiusa e relativamente ombreggiata da due linee di cresta del Corno Grande, ad una quota compresa tra i 2650 e i 2850 metri s.l.m. ed è, con la sua latitudine di 42°28' N, considerato tradizionalmente il ghiacciaio più meridionale d'Europa, non considerando la catena dell'Elbrus (comunemente considerata come facente parte dell'Asia) e non venendo considerati come ghiacciai alcuni apparati[1] recentemente discussi in letteratura.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il ghiacciaio del Calderone si formò durante le grandi glaciazioni del Quaternario, quando occupava tutto il vallone delle Cornacchie nel versante nord-est teramano di Pietracamela/Prati di Tivo, giungendo probabilmente fino al punto dove si trova attualmente il Rifugio S. Nicola (quota 1665 m).

Dopo le grandi ere interglaciali probabilmente è scomparso, per poi ricomparire in forma minore intorno al XV secolo d.C. a causa dell'irrigidimento improvviso del clima. Durante la Piccola era glaciale, e in particolare fra il 1550 e il 1850, il ghiacciaio del Calderone raggiunse la sua massima espansione storica, occupando tutto il circo glaciale delimitato dalla grande morena frontale, in parte risalente al suddetto periodo.

A partire dalla metà dell'Ottocento iniziò a ritirarsi, passando da un'area di 7,5 ettari nel 1916 a una di 4,5 ettari alla fine del secolo scorso. Da misurazioni sistematiche, effettuate fra il 1929 e il 1960 da Dino Tonini per conto del Comitato Glaciologico Italiano, risultò che il ghiacciaio ha perduto, in un quarto di secolo, quasi mezzo milione di metri cubi di volume (420.000 m³).

Complessivamente tra il 1800 circa e il 2000 il ghiacciaio è passato da più di quattro milioni di metri cubi di ghiaccio a meno di 500.000 metri cubi. Il volume si è quindi ridotto di circa il 90% e la superficie del 50%.

Diminuzione volumetrica e areale del ghiacciaio del Calderone:
Anno Area m² Volume m³
1794 104.257 4.332.207
1884 90.886 3.382.166
1916 63.335 3.386.485
1934 59.713 2.461.529
1960 60.030 1.729.934
1990 52.586 360.931
2005 32.900 ---
2006 32.700 ---
2008 35.545 ---

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Conformazione[modifica | modifica wikitesto]

Ghiacciaio del Calderone, parte sommitale, estate 2007
Ghiacciaio del Calderone, parte inferiore, settembre 2011
Fotografia del ghiacciaio del Calderone nel 1916 (Foto O. Marinelli)

Le due placche di ghiaccio residue dell'ex ghiacciaio del Calderone hanno attualmente uno spessore massimo di circa 25 metri (placca inferiore) ed una superficie di circa 4,5 ettari ed è, riprendendo la definizione di Claudio Smiraglia (presidente del Comitato glaciologico italiano) un "glacieret".

La superficie del ghiacciaio è soggetta ad ampia variabilità stagionale e interannuale in funzione delle mutevoli condizioni meteo-climatiche. Tra il 2003 e il 2006 è cresciuto di poco grazie all'aumento delle precipitazioni invernali negli Appennini.

Nel 2007, complice uno scarso innevamento dovuto ad un inverno mite e con scarse precipitazioni, ed un'estate molto calda per lo stazionamento dell'anticiclone africano, il ghiacciaio ha subíto una fortissima riduzione.

Nel 2008, invece, complice un inverno più umido ed un'estate che non ha fatto registrare grossi picchi di caldo, il ghiacciaio si è presentato in una situazione migliore rispetto allo stesso periodo del 2007. Anche le annate 2009, 2010, 2013, 2014 sono state relativamente positive,mentre il 2015 e 2016 hanno visto nuove riduzioni.

Nel 2017 al pari del 2012 e del 2007, a causa di simili condizioni meteo-climatiche, il ghiacciaio ha subito una nuova fortissima riduzione nella sua parte esterna visibile raggiungendo probabilmente il suo minimo storico da inizio rilevamento.

Tuttavia, la dinamica dell'apparato è quella tipica di un ghiacciaio in via di estinzione, fatto questo denotato dalla scissione in due parti e dallo sprofondamento del ghiaccio sotto i detriti i quali, temporaneamente, contribuiscono a conservare il ghiaccio sepolto.

il ghiacciaio ad agosto del 2013

Il Lago Sofia[modifica | modifica wikitesto]

Posto a 2678 metri s.l.m. vi era, un tempo, un lago proglaciale, il Lago Sofia. Esso ha iniziato a ridursi a partire dagli anni settanta durante la costruzione del traforo del Gran Sasso, e la sua estinzione si è completata alla fine degli anni ottanta. Aveva un diametro variabile tra gli 8 metri e i 60 metri e una profondità di circa 3 metri. Era alimentato dall'acqua di fusione del ghiacciaio, che vi confluiva attraverso due o più ruscelli. L'acqua poi si incanalava in un inghiottitoio, che in alcune estati rimaneva ostruito dal ghiaccio. Negli ultimi anni si è verificato un riempimento nella conca dove c'era il laghetto dell'acqua di fusione dei ghiacci, presente soprattutto in primavera.

Importanza del Calderone[modifica | modifica wikitesto]

Il ghiacciaio del Calderone è stato studiato da geologi e glaciologi di tutto il mondo perché rappresenta un caso unico. Infatti è l'unico ghiacciaio di tipo appenninico sopravvissuto e sotto il suo ghiaccio fossile probabilmente si nascondono resti paleontologici.

In più, è molto sensibile alle variazioni climatiche, anche minime. Secondo il geologo Massimo Pecci, il ghiacciaio rischia di scomparire completamente nel 2020.

Accessibilità[modifica | modifica wikitesto]

Il Ghiacciaio è raggiungibile tramite i percorsi di avvicinamento e salita sul Corno Grande attraverso le vie normali al Gran Sasso, ovvero sia dal versante teramano di Prati di Tivo attraverso il Vallone delle Cornacchie e il Rifugio Franchetti, sia dal versante aquilano di Campo Imperatore, raggiungendo in entrambi i casi la Sella dei due Corni posta alla base della conca del ghiacciaio.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 1949 vi è stato girato il film La roccia incantata.
  • Quando la sua estinzione appariva incombente, alcuni alpinisti, locali e non, cercarono di ostruire l'inghiottitoio con ghiaia, vanamente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Grunewald K., Scheithauer J. (2010). Europe's southernmost glaciers: response and adaptation to climate change. Journal of Glaciology, Vol. 56, No. 195, 2010

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dino Tonini. Il ghiacciaio del Calderone del Gran Sasso d'Italia. Bollettino del Comitato Glaciologico Italiano. 1961
  • Enrico Rovelli. Il Ghiacciaio del Calderone: ricostruzione delle oscillazioni recenti mediante l'analisi delle fonti iconografico-storiche e meteo-climatiche. Terra glacialis n. 9. 2006
  • Massimo Pecci. Prevenzione oggi, pagine 21-41, ispesl, maggio 2004.
  • Quotidiano Metro, edizione di Roma del 2/9/2004.
  • Massimo Pecci, Giancarlo De Sisti, Alessandra Marino, Claudio Smiraglia. New radar surveys in monitoring the evolution of the Calderone glacier, Artic, Antartic and Alpine Research. Vol. 32, No.2, University of Colorado, maggio 2000.
  • Massimo Pecci, Claudio Smiraglia, Maurizio D'Orefice, Renato Ventura. Il ghiacciaio del Calderone Condizioni climatiche generali e bilancio di massa 1995-97. Studi geografici e geologici in onore di Severino Belloni, pagina 516, Glauco Brigati, 1999.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]