Georges Kiejman

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Georges Kiejman

Georges Kiejman (Parigi, 12 agosto 1932) è un avvocato e politico francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nasce da una modesta famiglia di artigiani israeliti originari della Polonia. Il padre, deportato insieme a una sorella durante l'occupazione nazista di Parigi, perde la vita nei campi di sterminio. Si laurea in giurisprudenza all'università della Sorbona di Parigi e si specializza successivamente in diritto pubblico. Avvocato dal 1953, si dedica prevalentemente al campo penale e al diritto d'autore, e annovera tra i suoi clienti Pierre Goldman, Roland Barthes, Jean Genet, Eugene Ionesco, François Truffaut, Jacques Rivette, Costantin Costa-Gavras, Jean-Luc Godard, Roman Polanski, Nicolas Sarkozy in occasione del suo divorzio dalla seconda moglie Cécilia, Jacques Chirac nel processo per le assunzioni fittizie al Comune di Parigi, i genitori di Marie Trintignant parte civile nel processo per l'omicidio di quest'ultima, i genitori dello studente Malik Oussekin ucciso dalla polizia il 6 dicembre 1986, la famiglia di Mohamed Oufkir, e Liliane Bettencourt nella causa intentata dalla figlia Françoise Bettencourt-Meyer. È stato anche il legale della Nouvelle Revue Française, dei Cahiers du cinéma, di Charlie Hebdo.

Curiosità e vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Rispettato da colleghi e magistrati, Georges Kiejman è un uomo elegante, colto e si esprime in un francese forbitissimo[1]. Per un breve periodo è stato il compagno di Françoise Giroud[2]. È stato sposato in seconde nozze con l'attrice Marie-France Pisier. È attualmente sposato con la giornalista televisiva Laure Debreuil, al secolo Laure de Broglie, esponente di una illustre famiglia dell'aristocrazia francese.

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1962 è uno degli uomini più vicini a Pierre Mendès France, cui seguirà l'itinerario politico nel Partito socialista unificato (PSU). Alle elezioni presidenziali del 1974 e del 1981 sostiene la candidatura del socialista François Mitterrand, cui resterà intimo amico fino alla fine[3]. Dal 1983 al 1985 è consigliere di amministrazione della fondazione Saint-Simon e dal 1985 al 2004 della fondazione France Libertés promossa da Danielle Mitterrand. Dal 1985 al 1990 è vice presidente della Società dei lettori del quotidiano Le Monde, nel 2006 è consigliere di amministratore del quotidiano Libération. Dal 1985 è consigliere dell'istituto Pierre Mendès France.

Nell'estate del 1990 presenta al Conseil Supérieur de l'Audiovisuel (CSA) la sua candidatura per la presidenza unica di Antenne 2-France 3, ma non è eletto.[4]

Il 2 ottobre 1990, in occasione del terzo rimpasto del governo di Michel Rocard, è nominato ministro delegato alla Giustizia, con l'incarico di seguire le riforme del codice penale e dei codici di rito civile, societario e penale. Nel successivo governo di Edith Cresson (15 maggio 1991 - 2 aprile 1991) è ministro delegato alla Comunicazione, e nel governo di Pierre Bérégovoy (2 aprile 1992 - 29 marzo 1993) è ministro delegato agli Esteri, con la responsabilità dei francesi all'estero.

Attività cinematografica e televisiva[modifica | modifica wikitesto]

È stato l'ideatore di un programma televisivo, Vive le cinéma, soppresso nel 1973 a causa del clima repressivo allora in atto presso l'ORTF[5]. Come attore, ha recitato in diversi film, ad esempio L'harmonie familiale (2013) e Belle du Seigneur (2012).

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ « Maître - Georges Kiejman, avocat »[collegamento interrotto]
  2. ^ Chrstine Ockrent, Françoise Giroud, une ambition française, Fayard 2003, da pag. 142 a 148
  3. ^ Stéphane Trano : Mitterrand, une histoire d'amitié, L'Archipel 2006, da pag. 273 a 276
  4. ^ Alla votazione del 10 agosto 1990 è battuto per cinque voti contro quattro da Philippe Guilhaume, espressione del centrodestra allora all'opposizione (Marie-Eve Chamard - Philippe Kieffer : La télé, dix ans d'histoires secrètes, Flammarion 1992, pag. 448).
  5. ^ « Me Georges Kiejman : la fierté de l'attaque », Jean-Marc Théolleyre. Le Monde, 4 ottobre 1990

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN228713956 · ISNI (EN0000 0003 6449 9771 · BNF (FRcb14062677p (data) · WorldCat Identities (ENviaf-228713956
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