Gennaro De Stefano

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Gennaro De Stefano (Portici, 24 maggio 1951Roma, 1º maggio 2008) è stato un giornalista e scrittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Portici (NA) il 24 maggio 1951, non ancora adolescente si trasferì con la famiglia ad Avezzano, in Abruzzo, dove visse stabilmente. Il nonno e il padre, imprenditori edili, furono tra i protagonisti della ricostruzione della città marsicana dopo il terremoto del 1915. In particolare negli anni quaranta quando l'impresa di famiglia edificò in corcorso la nuova cattedrale e negli anni sessanta con la costruzione di uffici pubblici e ville private in stile tardo Liberty[1].

Diplomato al liceo classico "Alessandro Torlonia" iniziò a coltivare la passione per il giornalismo attraverso l'attività di freelance[1].

Ha lavorato per il quotidiano L'Unità dal 1975 al 1980, poi per altre riviste come Gente e Oggi collaborando tra gli altri con Pino Aprile e Paolo Occhipinti[2][3].

È stato autore di molti scoop sui principali casi italiani di cronaca nera dal memoriale di Pietro Pacciani al mostro di Foligno, dalla cattura di Bernardo Provenzano fino al delitto di Cogne, cui aveva dedicato un libro intervista con Annamaria Franzoni, condannata per infanticidio, intitolato La verità[2][4].

Nel 1992, mentre si stava occupando per il settimanale Visto del delitto di Balsorano[5] fu protagonista di un clamoroso caso di malagiustizia[6]. Convinto dell'innocenza del principale imputato Michele Perruzza, che nei suoi articoli difese mettendo in luce le pecche investigative, venne incastrato per ritorsione da un poliziotto, funzionario del commissariato di Avezzano, che fece nascondere un involucro contenente circa 23 grammi di cocaina sotto il cruscotto della sua macchina, attraverso la collaborazione illecita di due pregiudicati locali. De Stefano, vista l'ingente quantità di droga rinvenuta, il 31 agosto 1992 fu condotto in carcere dove restò per 57 giorni[3]. I dubbi sull'operazione e alcune incongruenze emersero sin da subito[7].

Solo dopo circa un anno la verità processuale lo scagionò per non aver commesso il fatto, condannando il poliziotto a sei anni e otto mesi di reclusione per abuso, calunnia, falso e spaccio di sostanze stupefacenti. Il funzionario venne arrestato il 14 settembre 1993; successivamente fu radiato dalle forze della Polizia di Stato[8][9].

Nel 1998 gli fu assegnato il Premiolino, uno fra i più antichi e importanti premi giornalistici italiani[10].

Dopo essere stato iscritto per un lungo periodo come giornalista pubblicista nell'Ordine dei giornalisti dell'Abruzzo diventò professionista nel 2004.

Aliberti Editore pubblicò nel 2008 l'opera intitolata Un giornalista scomodo. L'autobiografia di uno dei più grandi cronisti dei nostri tempi, completata da Gennaro De Stefano nel mese di marzo dello stesso anno, poco prima della sua morte.

Ammalato da tempo, morì a Roma il 1º maggio del 2008[4].

Alcuni anni dopo Rai 3 ha trasmesso il documentario a lui dedicato intitolato I mostri di Balsorano[11][12].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Il delitto di Balsorano
  • Il caso Schmetterling. Il delitto del videotel
  • La verità
  • Un giornalista scomodo. L'autobiografia di uno dei più grandi cronisti dei nostri tempi
  • L'Uomo di Cogne (opera postuma)

Testate per cui ha lavorato[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Enzo Coletta, Fratelli d'Italia: Gennaro De Stefano, un cronista scomodo!, Antenna 2.
  2. ^ a b Antonio Murzio, In memoria di Gennaro De Stefano, giornalista scomodo, Gli Stati Generali, 1º maggio 2017. URL consultato il 17 aprile 2019.
  3. ^ a b Il delitto di Balsorano. Una vicenda giudiziaria dove la giustizia si dimostra semplicistica e arruffona, PDF, misteriditalia.it
  4. ^ a b Morto il giornalista Gennaro De Stefano, Prima Da Noi, 2 maggio 2008. URL consultato il 17 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 17 aprile 2019).
  5. ^ Francesco Grignetti, Delitto di Balsorano, la Corte d'appello conferma la sentenza di primo grado…, in La Stampa, 30 gennaio 1992.
  6. ^ Franca Leosini, Ombre sul giallo: Chi ha ucciso Cristina?, Rai 3, 24 giugno 2012. URL consultato il 17 aprile 2019.
  7. ^ Eliseo Palmieri, Non esistono impronte, in Il Tempo, 7 settembre 1992.
  8. ^ Aquila, arrestato un ispettore di Polizia…, La Repubblica, 15 settembre 1993. URL consultato il 18 aprile 2019.
  9. ^ Pietro Stramba-Badiale, Avezzano, arrestato poliziotto che incastrò un giornalista, in l'Unità, 15 settembre 1993.
  10. ^ a b Premiolino - Edizione 1998, Premiolino. URL consultato il 17 aprile 2019.
  11. ^ Giangiacomo De Stefano e Lara Rongoni, La Storia siamo noi: I mostri di Balsorano, Rai 3, 24 giugno 2013.
  12. ^ Produzione - La Storia siamo noi, Rai. URL consultato il 17 aprile 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gennaro De Stefano, Il delitto di Balsorano, Roma, Scala, 1991, SBN IT\ICCU\CFI\0223784.
  • Gennaro De Stefano, Un giornalista scomodo. L'autobiografia di uno dei più grandi cronisti dei nostri tempi, Reggio Emilia, Aliberti, 2008, SBN IT\ICCU\RAV\1658884.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN90240813 · ISNI (EN0000 0000 7885 3610 · SBN IT\ICCU\LO1V\322484 · LCCN (ENn96022472 · GND (DE136209998 · WorldCat Identities (ENlccn-n96022472
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