Francesco Gioli

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Francesco Gioli (San Frediano a Settimo, 29 giugno 1846Firenze, 4 febbraio 1922) è stato un pittore italiano della corrente artistica dei Macchiaioli. Fratello di Luigi Gioli, fu amico di Giovanni Fattori e di Silvestro Lega, spesso in visita alla sua villa di Fauglia. Negli ultimi anni della sua vita fu conosciuto dal giovanissimo pittore Anchise Picchi (1911-2007), divenuto amico del fratello Luigi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Gioli
Le boscaiole di San Rossore, 1887
Bilance a Bocca D'Arno

Francesco è il primo figlio di una famiglia benestante. Inizialmente studia pittura all'Accademia di Pisa con Annibale Mariani, successivamente si sposta all'Accademia di Belle Arti di Firenze, dove segue i corsi di Antonio Ciseri ed Enrico Pollastrini. Come prevedeva la regola e l'Arte ufficiale dell'epoca, i suoi esordi avvengono con soggetti storici, svolgendo contemporaneamente tematiche di genere.

Nel 1868 fa la sua prima esposizione alla Società d'Incoraggiamento di Firenze con Carlo Emanuele I di Savoia e l'Ambasciatore di Spagna; questo dipinto l'anno successivo gli procurerà un premio che non lo soddisferà, in quanto comprese che veniva premiata “”un'Arte vecchia fatta da un giovane”, come ebbe modo di dire lui stesso qualche anno dopo. Sempre derivate dal filone storico e di genere ci furono in quel periodo altre due opere: Alfieri che visita Goldoni e Goldoni che visita Gian Giacomo Rousseau.

All'inizio degli anni settanta, accostandosi agli innovatori dell'esperienza di “macchia” e particolarmente: Giovanni Fattori e Telemaco Signorini, individua in modo chiaro la sua strada e si rivolge all'osservazione e allo studio appassionato della natura. Ospite di Diego Martelli nella sua tenuta di Castiglioncello, verrà spronato e consigliato a continuare. Insieme ad Adolfo Bellimbau ed Eugenio Cecconi, in questo periodo, dipinge dal vero nella campagna pisana, intense tavolette di chiara impostazione “macchiaiola”.

Nel 1870 è presente alla Mostra Italiana di Parma, della cui giuria fanno parte Cristiano Banti, Signorini e Cecioni, ottenendo la medaglia di bronzo con il quadro L'Angelus Domini della mattina; nel 1872 presenta Alla Messa, alla Seconda Esposizione Nazionale di Milano; nel 1875 al Salone di Parigi, espone Nei Campi e Un incontro, oggi conservato alla Galleria d’Arte Moderna di Firenze che ottiene un grande successo.

In occasione di questa ultima esposizione, l'Artista si trattiene per circa un mese a Parigi, in compagnia di Fattori, Egisto Ferroni e Niccolò Cannicci anch'essi partecipi con loro opere. Il gruppo viene attratto, non tanto dall'Impressionismo, quanto piuttosto dalla Scuola di Barbizon, allacciando rapporti con molti esponenti di questo gruppo e contemporaneamente rafforzando da parte di Gioli, la convinzione che la sua strada, è la pittura dal vero. Questo viaggio segnerà la svolta definitiva nella produzione di Francesco Gioli, che tralascerà sempre di più le tematiche di interni di gusto borghese/internazionale, orientandosi quasi esclusivamente verso soggetti paesaggistici, scene agresti venate da un sobrio naturalismo e di qualche saldo studio di figura.

Insieme alla moglie Matilde, figlia del patriota Ferdinando Bartolommei, ospita spesso Giovanni Fattori nella sua villa di Fauglia, luogo di incontri di artisti e intellettuali, nella stessa villa ai primi anni settanta, inizia anche il rapporto con Martelli affascinato dalla cultura della signora Gioli. In questo clima lo stesso Silvestro Lega nel 1878, ritornerà a dipingere dopo le tristi vicende familiari; è datato 1879 il superbo ritratto che l'artista esegue all'amico Francesco.

In questo periodo, Gioli risulta quindi, in stretto contatto con l'avanguardia artistica cui offre un valido contributo. È molto amico di Federico Zandomeneghi, che nel 1874, mentre si accinge a lasciare definitivamente l'Italia alla volta di Parigi, gli scrive un'affettuosa lettera d'addio; nel 1877 l'artista veneziano, in un manoscritto scritto a Parigi, citerà Francesco Gioli fra i migliori pittori toscani.

Nel 1878, Martelli da Parigi, comunica il suo desiderio di avere dall'amico Gioli alcune opere, insieme a quelle di Cannicci, Signorini, Cecconi, Bruzzi ed altri da affiancare a quelle di Fattori, per comporre una piccola raccolta internazionale di impressionisti.

Gioli riprende ad esporre a Firenze nel 1877, dove espone In aprile e Il ritorno delle Mamme. Nello stesso anno partecipa con Fattori, Ferroni, Testi e Bruzzi, all'Esposizione Nazionale di Napoli, con Il ritorno delle Mamme, Il Monte di Pietà, In primavera, Campagna pisana: opere che esprimono un contenuto sociale, nella ripresa di tematiche di gusto internazionale.

Nel 1878 espone a Firenze due dipinti con soggetto la riviera di Genova, quindi, sempre lo stesso anno, è a Parigi all'Esposizione Universale dove presenta Passa il viatico, considerato il suo capolavoro (Firenze, Collezione Privata), questo dipinto ottiene un premio e gli elogi di Edgar Degas. Negli anni seguenti è quasi sempre presente all'esposizione fiorentina, contemporaneamente partecipa alle più importanti mostre nazionali e internazionali: nel 1880, alla Nazionale di Torino con Nonno cieco e Passa il viatico; nel 1881, alla Nazionale di Milano con Il guado, Mietitura, All'acqua-animali; nel 1883, all'Esposizione di Roma con Lavori in Campagna, Mater dolorosa, Lo Spaccapietre, Tipi toscani, La processione del Corpus Domini e Passa la processione, quest'ultimo ora conservato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma; nel 1884, all'Esposizione Generale di Torino; quindi alla Internazionale di Londra, dove ottiene la medaglia d'argento con l'opera Ai campi in giugno, capolavoro di luce e resa atmosferica. Nel 1886, alla Prima Esposizione di Livorno, che segna l'affermarsi della giovane generazione toscana, è presente con La spigolatrice, Grano maturo, Prime foglie, Fontana della piazza del Duomo di Pisa; quindi lo troviamo a Venezia, sia nel 1887 (Boscaiole di San Rossore, vasta e potente composizione che ha richiesto vari studi e bozzetti), sia nel 1895, alla Prima Biennale.

Nel 1888 Gioli diventa professore all'Accademia di Belle Arti di Bologna; l'anno successivo a quella di Firenze. Grazie all'agiatezza ottenuta, avrà l'opportunità di viaggiare, diventando tra gli artisti, il più informato sulle novità artistiche europee.

Negli anni novanta, con il diffondersi del Divisionismo in Europa, l'Artista rischiara la tavolozza alla ricerca di una maggiore luminosità, arricchendola di azzurri e rosati, adottando nuovi modi stilistici più abbreviati e sommari, di sapore impressionista, ma di più labile tenuta stilistica. La naturalezza delle sue prime composizioni, cede ora il posto a sentimenti nostalgici venati di sottile intellettualità, in sintonia con la più aggiornata cultura europea, anche in affinità con le tematiche delle Secessioni. Nel 1901 partecipa all'Esposizione di Monaco; nel 1909 alla Mostra di Venezia espone una serie di pastelli di impronta divisionista; nel 1910 a quella Bruxelles; nel 1913 è la volta di Buenos Aires; nel 1915 a San Francisco e Melbourne. Espone di frequente alla Biennale di Venezia, dove nel 1914, gli viene organizzata una Mostra Individuale con 52 opere che coprono l'intero arco della sua produzione.

Muore a Firenze il 4 febbraio 1922 Il suo percorso copre cinquant'anni di arte toscana, esprimendone pienamente i valori, segnò con il suo talento una tendenza alla internazionalizzazione della pittura toscana di quegli anni.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • 1872 Martini, p. 58
  • 1873 Yorick, p. 207
  • 1877 Boito, p. 400
  • 1880 Filippi, pp. 102, 104, 106-107
  • 1889 Signorini, pp.6-8
  • 1896 Matini, pp. 298-299
  • 1897 De Fonseca, p. 73
  • 1899 Fleres-Molmenti-Ojetti-Menasci, p. 356
  • 1902 Franchi, pp.30, 152-155
  • 1905 Cecioni, pp. 190-191, 199, 356, 440
  • 1906 De Gubernatis, p.230
  • 1909 Callari, pp. 239, 343-344
  • 1914 La Galérie Pisani de Florence, pp. 28, 52, 54, 56, 58, 63, 66
  • 1915 Bessone-Aurelj, p. 290
  • 1922 Francesco Gioli e la sua Opera
  • 1925 Gatti, p. 95
  • 1928 Mostra delle Opere di Francesco Gioli
  • 1929 Llevelyn Lloyd, pp. 15-16, 24
  • 1930 Corna, vol. II, p. 493
  • 1934-1945-1962-1970-1974 Comanducci
  • 1949 Firenze, Chiostro Novo, Mostra di Francesco e Luigi Gioli
  • 1956 Lavagnino, pp. 817, 819, 838, 870-871; figg. 876, 904-905
  • 1963 De Grada, p. 22, figg. 75-76
  • 1965 Dini, pp. 11, 101, 164, tav. 43
  • 1969 Bacci, pp. 87, 101, 103-104-105-106-107, 113, 115, 117-118
  • 1973 Daddi, pp. 36, 38, 41, 49-50
  • 1976 Bénézit, tomo 5, p. 11
  • 1976 I Macchiaioli, pp. 30, 35-36, 40, 48
  • 1978 Vitali, pp. 36, 39-42, 44-45, 46-48, 62, 81, 84, 87, 176-177, 243-244, 261-363, 265-269, 280
  • 1984 Monti, pp. 22, 119, 121-122
  • Gabinetto scientifico letterario G. P. Vieusseux, I Macchiaioli di Renato Fucini. Catalogo della Mostra tenuta a Firenze a Palazzo Strozzi dal 9 novembre all'8 dicembre 1985, a cura di Elisabetta Matucci e Paola Barbadori Lande, testi critici di Raffaele Monti e Geno Pampaloni, Firenze, Pananti, 1985, pp. 11, 15, 17, 19, 88-93, 160, 177, ISBN non esistente.
  • 1988 Dini, pp. 15, 37, tavv. XXXVIII, 42-43
  • 1990 I Macchiaioli e la Scuola di Castiglioncello, pp. 176, 326
  • 1992 Thieme-Becker, vol. XIV, p. 72
  • 1994 A. Baboni, La pittura Toscana dopo la Macchia, pp. 8-9, 13-14, 19-20, 21, 24, 27, 96, 106- 107, 118, 126, 129-139, 140, 150, 158, 195, 228, 236, 239
  • Giovanna Uzzani, GIOLI, Francesco, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 55, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2001. URL consultato il 5 aprile 2015.

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