Diego Martelli

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Diego Martelli

Diego Martelli (Firenze, 29 ottobre 1839Firenze, 20 novembre 1896) è stato un critico d'arte italiano.

Diego Martelli a Castiglioncello, Giovanni Fattori

Fu uno tra i primi sostenitori in Italia del realismo francese, inoltre sostenne e unì i Macchiaioli ospitandoli nella sua tenuta di Castiglioncello.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fino al 1865 abitò saltuariamente presso una villa di Capannoli, nella Valdera avuta in eredità, insieme alla fattoria, dallo zio Andrea Bernardi, patrizio pisano. La fattoria e la villa furono vendute a Rutilio Orlandini in seguito ad un dissesto finanziario, con grande dispiacere della madre.

Nel 1861 aveva ereditato un ampio terreno presso Castiglioncello su di una collina che si affaccia su di una scogliera, e qui decise di abitare insieme all'amico Giuseppe Abbati.

Cominciò ad invitare diversi amici frequentatori del Caffè Michelangiolo a Firenze, dove i macchiaioli erano soliti riunirsi. Diego iniziò così a divenire il riferimento culturale del movimento, con il suo sostegno ed i suoi consigli teorici, tanto da fondare attorno alla sua personalità la cosiddetta Scuola di Castiglioncello. All'epoca Castiglioncello era un minuscolo borgo di pescatori e contadini, come testimoniato nei numerosi quadri del movimento.

Con Adriano Cecioni e Telemaco Signorini fondò nel 1867 il "Gazzettino delle arti del disegno" e nel 1873 il "Giornale artistico", periodici di diffusione artistica di idee.

Sul finire del secolo la sua tenuta di Castiglioncello passò al barone Patrone, che demolì le strutture preesistenti per costruirvi la propria dimora, oggi nota col nome di Castello Pasquini.

Martelli farà diversi viaggi a Parigi dove entrerà in contatto con l'ambiente culturale della città, e in special modo con quello degli impressionisti di cui diverrà un sostenitore. Nel 1879 visitò l'esposizione degli impressionisti, e a Giovanni Fattori riferì: «Fra i nostri espositori di qui i più in punta sono Monet, Caillebotte e Pissarro

« In definitiva, quella di Diego Martelli è stata una vita dedicata all'arte. Non col pennello o scalpello in mano, ma dal punto di vista di chi sentiva giustificata la sua posizione di: consigliere, esperto, critico, studioso, con la forte curiosità di conoscere e capire persone e opere. Non a caso ha frequentato, capito, aiutato, sostenuto anche moralmente e ospitato tanti di quegli artisti che hanno rimodellato (rinnovandola), buona parte dell'arte Ottocentesca, non solo in Toscana. Un mecenatismo lungimirante, che su un piano diverso del critico rispetto a quello del mercante, lo avvicina come intendimenti e caparbietà d'intenti a Paul Durand-Ruel, grande sostenitore degli Impressionisti francesi, che lo stesso Martelli stimava profondamente.[1] »

Archivio[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca Marucelliana possiede un Fondo Martelli, pervenuto nel 1897 per legato, che è ordinato ed inventariato. Comprende 573 volumi, 55 manoscritti e circa 5000 lettere di argomento letterario, artistico e politico, ordinate cronologicamente. Fra i manoscritti, che sono tutti ordinati per autori e titoli, sono comprese le cosiddette "Memorie foscoliane", comprensive della biblioteca fiorentina di Ugo Foscolo e scritti su opere di Foscolo.[2] [3] Ulteriore documentazione su Diego Martelli è conservata a Roma, al "Nuovo Archivio dei Macchiaioli" - Istituto di studi storici per la conoscenza dell'arte toscana del XIX secolo, fondato nel 1992, per gestire la documentazione raccolta da Dario Durbé, che è stato un esperto dei Macchiaioli e dell'arte toscana dell'800.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ tratto da Lorenzo Pacini.
  2. ^ Vedi: di E. Capannelli e E. Insabato (a cura di), Guida agli Archivi delle personalità della cultura in Toscana tra '800 e '900. L'area fiorentina, Firenze, Olschki, 1996, p. 367. e vedi anche: Consiglio Interbibliotecario Toscano (CITO), Guida ai fondi speciali delle biblioteche toscane, Firenze, DBA, 1996, p. 54. A cura di S. Di Majo.
  3. ^ Diego Martelli, su SIUSA Sistema informativo degli archivi di Stato. URL consultato il 18 marzo 2018.
  4. ^ Nuovo Archivio dei Macchiaioli, su SIUSA Sistema informativo degli archivi di Stato. URL consultato il 18 marzo 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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