Factory Girl

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Factory Girl
Titolo originaleFactory Girl
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneUSA
Anno2006
Durata99 min
Rapporto1,85:1
Generedrammatico, biografico
RegiaGeorge Hickenlooper
SoggettoCaptain Mauzner, Aaron Richard Golub
SceneggiaturaCaptain Mauzner, Simon Monjack
Distribuzione (Italia)Moviemax
FotografiaMichael Grady
MontaggioDana E. Glauberman, Michael Levine
MusicheEd Shearmur
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Factory Girl è un film del 2006 diretto da George Hickenlooper. Il regista ha scandagliato un ricco materiale di archivio per raccontare l'ascesa e il declino di una donna simbolo della contro-cultura americana, Edie Sedgwick.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film racconta la vita di Edie Sedgwick, icona pop degli anni sessanta, dal successo dopo l'incontro con Andy Warhol fino al declino e alla morte avvenuta nel 1971. Giunta a New York intorno alla metà degli anni '60, Edie viene risucchiata dalla fabbrica creativa di Warhol senza riuscire a trovare un giusto equilibrio tra il mondo effimero di Warhol e quello impegnato di Bob Dylan.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

La pellicola ha suscitato non poche polemiche, in primis da parte dei cantautori Lou Reed e Bob Dylan. Mentre Reed ha espresso pareri poco lusinghieri sulla sceneggiatura, Dylan si è infuriato a causa del ruolo di Hayden Christensen (che ricorda molto lo stesso cantautore), poiché secondo Dylan nel film sembra sia la causa del suicidio di Edie, benché vedendo la pellicola sembri invece che Dylan voglia salvare a tutti i costi Edie da Warhol.[1]

In virtù del fatto che Dylan tentò di far eliminare ogni riferimento alla sua persona, il film ha avuto numerosi problemi di produzione: realizzato nel 2006, è uscito nelle sale italiane nel novembre del 2007.[senza fonte]

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Nel film appaiono, in piccoli ruoli, anche Colleen Camp, Cary Elwes e Mary-Kate Olsen.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Factory Girl, la musa di Andy Warhol fa arrabbiare Bob Dylan, repubblica.it, 26 dicembre 2006. URL consultato il 31 luglio 2016.

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