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Ernesto Murolo

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Ernesto Murolo

Ernesto Murolo (Napoli, 4 aprile 1876Napoli, 30 ottobre 1939) è stato un paroliere, drammaturgo, poeta e giornalista italiano.

Noto per il fortunato sodalizio con il compositore Ernesto Tagliaferri, grazie al quale nacquero alcune delle più famose canzoni napoletane, è stato insieme a Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio ed E. A. Mario, uno degli artefici della cosiddetta epoca d'oro della canzone napoletana. Fu il padre del cantautore Roberto Murolo.

Figlio d'arte

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Eduardo Scarpetta

Ernesto Murolo nacque a Napoli, ufficialmente di padre ignoto e di Maria Palumbo, sebbene voci dell'epoca asserissero che in realtà il noto poeta fosse figlio naturale dell'attore e commediografo Eduardo Scarpetta.[1]

Nel 2025, la Fondazione Murolo che ha istituito il museo MU Casa Murolo nella storica residenza di famiglia sita al Vomero in via Cimarosa 25, dopo accurate ricerche presso gli archivi anagrafici del comune di Napoli, è riuscita a risalire all'atto di nascita del poeta, in cui il 4 aprile del 1876 veniva dichiarato come Ernesto Palumbo di padre ignoto e di Maria Palumbo,[2] nubile, di anni diciannove e di professione sarta, smentendo quindi le voci, all'epoca insistenti, che il Murolo fosse nato dall'unione di Scarpetta con Anna De Filippo, sorellastra di sua moglie Rosa, da cui in effetti Scarpetta avrà due figli, Eduardo in arte Passarelli nato nel 1903 e Pasquale De Filippo nato nel 1908, diversi anni dopo la nascita di Ernesto Murolo.

Il 16 marzo 1876, poco prima della nascita di Murolo, Scarpetta si era unito in matrimonio con Angela Rosa De Filippo, che il 9 giugno avrebbe dato alla luce Domenico Scarpetta, primo figlio legittimo di Scarpetta ma di cui si diceva non fosse il padre biologico: Rosa in realtà pare fosse già incinta di Re Vittorio Emanuele II di Savoia; Scarpetta sposò la diciottenne Rosa e riconobbe il figlio del sovrano che pare gli riconobbe l'ingente somma di venticinquemila lire, oltre un appannaggio mensile per Domenico, somma con la quale ristrutturò e prese in gestione il Teatro San Carlino ormai orfano del suo maestro Antonio Petito. Nel 1877 ebbe da Rosa quello che risulterà essere l'unico figlio avuto dalla loro unione, Vincenzo Scarpetta; in tutto questo intreccio di relazioni amorose, Ernesto Murolo risulterebbe quindi essere il primogenito della ricca prole che Scarpetta ebbe poi in seguito.

Fu proprio lo stretto riserbo del poeta e dei suoi discendenti, che non rilasciarono mai dichiarazioni pubbliche riguardo le sue origini, che alimentarono le voci e i pettegolezzi del mondo culturale napoletano e che nel bene e nel male caratterizzarono non poco la vita di Ernesto Murolo.

Nel 1892 la Palumbo si unì in matrimonio con Vincenzo Murolo che a sua volta legittimò Ernesto in età adolescenziale, e poté cosi mutare cognome e togliere quello scomodo NN dai suoi documenti.[3]

A Maria Palumbo era toccata la stessa sorte che anni dopo sarebbe toccata a Luisa De Filippo, sarta di scena della Compagnia Scarpetta, madre dei tre fratelli De Filippo (Eduardo, Peppino e Titina De Filippo) nonché nipote di Rosa, moglie di Scarpetta: i tre De Filippo furono definiti dalle voci malevoli dell'epoca i figli del bottone; il noto interprete del don Felice Sciosciammocca si dice che per calmare i suoi bollenti spiriti avesse l'abitudine di staccarsi un bottone dal costume di scena e chiedere di far venire la sarta in camerino per farselo ricucire, anche la Palumbo in gioventù svolse la stessa mansione nella compagnia del Pulcinella di Antonio Petito al Teatro San Carlino, dove Scarpetta era primo attor giovane.[4]

Ernesto visse quindi una vita agiata nella ricca famiglia Murolo, che alla morte di Vincenzo intentò una causa civile contro di lui; i figli legittimi nati dal matrimonio con sua madre erano infatti a conoscenza del fatto che in realtà Ernesto fosse figlio di Scarpetta e tentarono di estrometterlo dal ricco asse ereditario, ma la lunga causa si concluse con la vittoria del poeta: a quell'epoca non esisteva la prova del DNA ed Ernesto Murolo, essendo stato legittimato da Vincenzo, che sarà a tutti gli effetti il suo padre putativo, per la legge risultava essere un legittimo erede e quindi poteva esercitare il diritto di accedere all'eredità come tutti i suoi familiari.[5]

Probabilmente anche per la sua condizione di figlio illegittimo Ernesto non fu mai tenero nei confronti del suo padre naturale, tanto da diventare, insieme a Roberto Bracco, Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo e Libero Bovio, uno dei maggiori detrattori del teatro Scarpettiano;[6] fu infatti uno dei più noti esponenti del Teatro d'arte, un genere drammatico che con molte difficoltà cercava di affermarsi in quegli anni, con uno stile che si poneva in netta contrapposizione con il teatro comico di don Felice Sciosciammocca, che divertiva il pubblico tanto dal registrare sempre il tutto esaurito anche quando Eduardo Scarpetta passò il testimone a suo figlio Vincenzo. Nell'autobiografia Cinquant'anni di palcoscenico, Scarpetta, pur vezzeggiandolo, rivelò con sarcasmo il suo disappunto nei confronti di Murolo e di quell'ambiente così ostile nei suoi confronti.

«Sorse poi, finalmente l'uomo chiamato da Dio a salvare il Teatro d'arte contro il quale, a detta dei signori critici, io mi accanivo sempre di più. E l'uomo fu - indovinate chi? Ernestuccio Murolo! Il quale, nell'ottobre del 1916, inaugurò al Mercadante un corso di rappresentazioni con quella tal compagnia, destinata ad insegnare a tutte le altre il vero modo di recitare. Il Mercadante si aprì, ma il pubblico cominciò subito a disertare....»
Ernesto Murolo (a destra) con Libero Bovio

Ernesto Murolo si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza ma interruppe presto gli studi per dedicarsi alla carriera poetica e giornalistica, collaborando alla redazione de Il Pungolo e del periodico Monsignor Perrelli, nel quale iniziò a pubblicare i propri versi firmandosi spesso con lo pseudonimo di Ruber, cioè rosso, dal colore dei suoi capelli.

I primi successi

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Nello stesso periodo ottenne i primi successi scrivendo con Edoardo Nicolardi Jett'o bbeleno (1901) ed O scuitato (1902) e presentando a Piedigrotta la canzone Pusilleco addiruso con musica di Salvatore Gambardella (1904).

Nel 1906 scrisse A furastiera con Libero Bovio e Addio a Napule con Ernesto De Curtis.

Dopo la morte del padre e litigi con i parenti, diventò molto ricco e decise di abbandonare il mestiere di giornalista per dedicarsi a quello di "libero poeta".

Nella Napoli del primo Novecento, piena di café-concert, ebbe successo anche con le donne, sposando la giovane Lia Cavalli, figlia di un pittore toscano, con la quale ebbe sette figli, dei quali il penultimo fu il celebre Roberto, che dedicò la carriera alla riscoperta della canzone napoletana.

Nel giro di pochi anni, tra una famiglia numerosa e una vita allegra, Murolo dilapidò quasi tutto il suo patrimonio, ma in quegli stessi anni collaborò con musicisti napoletani di chiara fama, scrivendo i testi di alcune tra le più belle canzoni, come Tarantelluccia (1907), Te sì scurdata 'e Napule (1912), A primma 'nnammurata (1917), Mandulinata a Napule (1921), Nun me scetà (Serenata Napulitana) (1923) Ammore Canta (1930) ed Adduormete cu mme (1932).

L'adesione al fascismo

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Fascista, nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti, redatto da Giovanni Gentile.

Grazie all'unione artistica con Ernesto Tagliaferri, durata per oltre 16 anni, venne portato alla ribalta della scena artistica napoletana forse nel periodo del maggiore fulgore.

Nel 1935 produsse a teatro Gente Nostra, un testo scritto con Libero Bovio e partì per una tournée in Puglia, ma, ammalatosi a Foggia, dovette tornare a Napoli dove morì nella sua casa di via Cimarosa al Vomero il 30 ottobre 1939. Venne sepolto nel cimitero di Poggioreale a Napoli.

  • Jett''o bbeleno! — insieme a Nicolardi — (1901)
  • 'O scuitato — insieme a Nicolardi — (1902)
  • Pusilleco addiruso (1904)
  • 'A cammisa (1905)
  • 'A furastiera — insieme a Bovio — (1906)
  • Pusilleco Pusì (1906)
  • 'E ddoie risposte (1907)
  • Tarantelluccia (1907)
  • Core 'e mamma (1909)
  • Gira lu munno (1909)
  • L'ammore ncampagna (1909)
  • Matenata (1909)
  • Quanno cantava 'ammore (1909)
  • Suspiranno (1909)
  • Ah, l'ammore che ffa fà! (1911)
  • Te si' scurdate 'e Napule (1912)
  • Quanta vote si' bella! (1914)
  • Tammurriata all'antica (1914)
  • Amàmmoce in silenzio (1916)
  • Pusilleco dorme! (1916)
  • Napule aspetta (1917)
  • Nuttata napulitana (1917)
  • 'O surdato 'e mala vita (1917)
  • Popolo pò! (1917)
  • 'E ffeste 'e Napule (1918)
  • 'O piano 'e guerra (1918)
  • Quanno canta Pusilleco (1918)
  • Sta luna 'o vvo' (1918)
  • Tre primmavera fa (1918)
  • Campagnata napulitana (1919)
  • Napule! (1919)
  • Napule ca se ne va! (1920)
  • Pusilleco (1920)
  • Mandulinata a Napule (1921)
  • Int'a n'ora Dio lavora (1923)
  • Serenata napulitana (1923)
  • Qui fu Napoli (1924)
  • 'E furastiere a Napule (1925)
  • Piscatore 'e Pusilleco (1925)
  • Napule e Surriento (1926)
  • Tarantella internazionale (1926)
  • 'A canzone 'e Santa Lucia (1927)
  • Mbracci'a mme! (1927)
  • 'A canzone d''e stelle (1928)
  • Addio, mare 'e Pusilleco (1928)
  • Quanno ammore vo' filà (1929)
  • 'A canzone d''a felicità (1930)
  • Ammore canta (1930)
  • Nun me scetà (1930)
  • Adduormete insieme a me (1931)
  • Paraviso e fuoco eterno (1931)
  • 'O cunto 'e Mariarosa (1932)
  • E a Napule ce stà... (1933)
  • 'O balcone 'e Napule (1934)
  • L'ammore è tutto 'o munno (1935).
  1. Antonio Civetta, EDUARDO SCARPETTA E LA SUA FAMIGLIA ALLARGATA, su Cose di Napoli, 10 settembre 2016. URL consultato il 30 agosto 2025.
  2. Mario Coppeto presidente fondazione Murolo: una mostra sulla dinastia Muroloradiocapri.com
  3. Scarpetta una dinastia tra teatro e musicaNapulitanata.com
  4. figli del bottone Fanpage.it
  5. storici: Ernesto Murolo cosedinapoli.com
  6. Teatro d'arte, su simmenapulepaisa.it (archiviato dall'url originale il 30 ottobre 2016).

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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