Felice Sciosciammocca

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Eduardo Scarpetta come Sciosciammocca

Sciosciammocca in dialetto napoletano sta ad indicare colui che sta a bocca aperta; letteralmente scioscia vuol dire soffia e 'mmocca equivale a in bocca: quindi respira a bocca aperta.

Si tratta quindi di una persona che si meraviglia di tutto, credulona, di una ingenuità che arriva alla stupidità. Dalla parola dialettale deriva il nome della maschera Felice Sciosciammocca, personaggio del teatro napoletano di Eduardo Scarpetta (1853-1925).

Le origini della maschera[modifica | modifica sorgente]

La maschera di Felice Sciosciammocca fu inventata da Eduardo Scarpetta, che si collocò, nella sua produzione teatrale, sulla scia del teatro dialettale di Antonio Petito (1822-1876), celebre interprete di Pulcinella il quale a sua volta adottò in seguito anche il personaggio di Sciosciammocca.[1]

Il Pulcinella di Petito: da contadino a cittadino[modifica | modifica sorgente]

Il Pulcinella di Petito aveva già subito un'evoluzione: da rappresentante dello scemo del villaggio, vittima designata dei più furbi, aveva acquisito le caratteristiche di uomo di città e nel contempo un carattere arguto e insolente ma, soprattutto, dotato della furbizia istintiva del Pulcinella della Commedia dell'arte.

Da Pulcinella a Sciosciammocca[modifica | modifica sorgente]

Eduardo e Pulcinella

Un'ulteriore evoluzione, dall'archetipo di Pulcinella, può considerarsi la maschera di Felice Sciosciammocca. Più esattamente, dovrebbe parlarsi di mezza maschera poiché, verso la fine del XIX secolo, il teatro napoletano si stava trasformando da teatro borbonico di maschera, a teatro di carattere. Pulcinella, infatti, rappresentava un mondo «facile e furbesco, nient’altro che questo, passione un tempo e frenesia di due plebi quella del trivio e quella della corte»[2] Un personaggio ormai anacronistico «simbolo di una plebe lazzarona e servile alleata con il vecchio potere» [3] che andava sostituito con uno più conforme alla nuova cultura unitaria. Nasce così un personaggio, un caratterista, come diremmo oggi, a tutto tondo, quello di Sciosciammocca, che rappresentava un tipo ben determinato e fisso sia nel costume di scena[4] che nel linguaggio che imitava quello borghese. Sciosciammocca è infatti un «piccolo borghese... studente povero... o figlio di famiglia viziato che non vuole studiare e corre appresso alle donne; ma talora è anche giovane di farmacia, scrivano, scarpaio, maestro di musica e di calligrafia» [5]

Totò nei panni di Felice Sciosciammocca nel film Miseria e nobiltà (1954)

I due personaggi convissero in numerose commedie[6] dove Pulcinella, che ha abbandonato la volgarità del genere teatrale più antico, quello della recita a soggetto, rimane tuttavia l'espressione della cultura plebea napoletana contrapposta a quella medio-borghese di Sciosciammocca. Pulcinella ha conservato del passato la gestualità eccessiva e la platealità delle movenze, Sciosciammocca è più controllato nello sforzo di distinguersi proprio dalla prorompente personalità di Pulcinella.

Da Sciosciammocca a Totò[modifica | modifica sorgente]

Il nome del personaggio fu reso popolare al grande pubblico dalle interpretazioni che il principe Antonio De Curtis, in arte Totò (1898-1967), volle realizzare per il cinema: tre film, tutti a colori: Un turco napoletano (1953), Miseria e nobiltà (1954) e Il medico dei pazzi (1954). In effetti, però, Totò, con la sua maschera, sovrastò interamente il personaggio di Sciosciammocca, di cui rimane semplicemente il nome, sostituito nelle caratteristiche originali dall'arte scenica di Totò.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Petito scrisse per Scarpetta alcune farse che avevano come personaggio protagonista proprio Sciosciammocca. Le più note sono: "Feliciello mariuolo de 'na pizza" e "Felice Sciosciammocca creduto guaglione 'e n'anno".
  2. ^ Giorgio Arcoleo, Un filosofo in maschera, Studi e profili con prefazione di Giuseppe Antonio Borgese, vol. I, Milano, Mondatori 1929 (in Guido Nicastro, Sogni e favole io fingo: gli inganni e i disinganni del teatro tra Settecento e Novecento, Rubbettino Editore, 2004, p.220
  3. ^ G. Nicastro, Op. cit. ibidem
  4. ^ Un vistoso abito a quadretti molto usurato e di una misura più piccola del necessario come anche per il cilindro in bilico sulla testa, un papillon, un sottile bastoncino da passeggio, le scarpe esageratamente grandi. Una tenuta che complessivamente ricorda molto da vicino quella di Charlot. (In E. De Filippo presenta Quattro commedie di E. e V. Scarpetta, Torino, Einaudi, 1974 p.3
  5. ^ Guido Nicastro, Sogni e favole io fingo: gli inganni e i disinganni del teatro tra Settecento e Novecento, Rubbettino Editore, 2004, p.220
  6. ^ Eduardo De Filippo (1900-1984) vestì spesso i panni di Pulcinella, soprattutto all'inizio di carriera quando lavorava con il padre Eduardo Scarpetta. Nel settembre 1958, per inaugurare la stagione del Piccolo Teatro di Milano, mise in scena un felice adattamento della commedia di Pasquale Altavilla Pulcinella in cerca della sua fortuna per Napoli

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Eduardo Scarpetta, Il teatro di Scarpetta, Napoli, Bellini, 1990;
  • Eduardo Scarpetta, Cinquant'anni di palcoscenico: memorie; introduzione di Renato Carpentieri; prefazione di Benedetto Croce, Roma, Savelli, 1982;
  • Maria Scarpetta, Felice Sciosciammocca mio padre, Napoli, Morano, 1950;
  • Mario Mangini, Eduardo Scarpetta e il suo tempo; prefazione di Eduardo De Filippo, Napoli, Montanino, 1961;
  • Eduardo De Filippo, Quattro commedie di Eduardo e Vincenzo Scarpetta, Torino, Einaudi, 1974;
  • Giovanni Antonucci, Eduardo De Filippo: introduzione e guida allo studio dell'opera eduardiana - storia e antologia della critica, Firenze, 1981;
  • Emma Giammattei, Eduardo De Filippo, Firenze 1983;
  • Andrea Bisicchia, Invito alla lettura di Eduardo De Filippo, Milano, 1982.
  • Antonio Pizzo, "Scarpetta e Sciosciammocca. Nascita di un buffo", Roma, Bulzoni, 2009;

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]