Energia nucleare in Giappone

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A giugno 2011, sono presenti in questa nazione 18 centrali elettronucleari in funzione che dispongono complessivamente di 51 reattori operativi, uno in costruzione e 7 dismessi.

Vi sono anche altre due centrali elettronucleari chiuse con un reattore ciascuna, Fugen Atr a Tsuruga e JPDR a Oharai (vicino a Mito).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La generazione elettronucleare commerciale inizia in Giappone nel 1969, con il reattore 1 della centrale Tsuruga (produzione 0,03 TWh). L'anno dopo, 1970, vengono inseriti in rete anche i reattori Fukushima Daiichi-1, Mihama-1 e Tokai-1 per un totale di 3,29 TWh. Anno dopo anno, si aggiungono nuovi reattori, la produzione sale gradatamente, e nel 1980, troviamo 23 reattori in funzione per una produzione di 79,11 TWh, che incide per il 14,5% su una generazione elettrica totale di 546,76 TWh. Dieci anni dopo, nel 1990, I reattori operativi sono 41 per una produzione di 187,19 TWh, che danno il 23,0% sulla generazione totale di 813,35 TWh.

L'apogeo della generazione nucleare viene raggiunta nel 1997 con 51 reattori operativi superando 300 TWh di generazione e la quota del 30% sulla generazione elettrica totale. Questo livello di contribuzione viene mantenuto per 6 anni, fino al 2002, con un primato di 307,59 TWh prodotti nel 2001 da 53 reattori. A fine 2001 il reattore Hamaoka-1 viene fermato per ispezioni, a causa di una riscontrata rottura di uno dei sistemi di sicurezza e non tornerà più in servizio, fino alla decisione del 2009 di decomissionarlo. Anche l'altro reattore anziano di quella centrale, Hamaoka-2, viene fermato per ispezioni, ma poi torna in servizio, con una produzione marginale nel 2002.

Scandalo TEPCo del 2002[modifica | modifica wikitesto]

Nel aprile 2001 Jun'ichirō Koizumi ottiene la carica di primo ministro ed a fine agosto 2002, il suo governo espone una pervicace tendenza della TEPCo, l'aziende elettrica che serve la regione intorno alla capitale, a falsificare i dati sulla sicurezza. Sono stati ammessi la falsificazione dei dati relativi alle operazioni di manutenzione di 13 reattori dei 17 gestiti dalla azienda (due siti di Fukushima ed un sito di Kashiwazaki-Kariwa), perpetrate già dagli anni '80 e '90.[1] Come conseguenza dello scandalo, il 30 settembre 2002, il Presidente, Nobuya Minami e quattro alti dirigenti della società, rassegnano le dimissioni. Inoltre tutti i diciassette reattori della TEPCo sono fermati per una verifica straordinaria, un fermo che prosegue per tutto il 2003 per i reattori Fukushima Daiichi n.1 e n.4, Fukushima Daini n.2, 3 e 4, Kashiwazaki Kariwa n.1, 2 e 3; mentre Fukushima Daiichi n.2 e 5, Fukushima Daini n.1, Kashiwazaki Kariwa n.4 e 5 operano per solo per metà 2003 o meno. Quindi, anche se nel 2003 Hamaoka-2 ritorna in pieno servizio, la conseguenza è che nel 2003, la produzione nucleare crolla a 220,88 TWh, pesando solo per il 22,5% della produzione elettrica globale di 982,15 TWh.

L'anno successivo, i reattori della TEPCo tornano in servizio, più o meno regolare, a parte Fukushima Daiichi n.1 ed un nuovo fermo per il n.6. Restando fermo Hamaoka 1 ed entrando Fugen ATR nella fase di decommissionamento, la produzione nucleare recupera a 273,81 TWh per una quota del 27,1% sulla generazione totale di 1010,47 TWh del 2004. Con alcune oscillazioni, questo livello di grandezza viene mantenuto fino al 2010, dove la quota nucleare scende leggermente al 25,8% a causa della crescita della produzione totale, arrivata a 1085,52 TWh.

Nel marzo 2011 abbiamo il catastrofico terremoto del Tōhoku, ed oltre a causa dei danni subiti da molti reattori, tra cui una perdita totale per i 3 reattori più vecchi della centrale nucleare Fukushima Daiichi, la produzione nucleare subisce un drammatico taglio per la decisione del governo di Naoto Kan di fermare tutti i reattori ancora in servizio, in occasione del loro primo fermo per manutenzione. Quindi, la produzione a fine 2011 risulta ridotta drasticamente a 156,18 TWh, rappresentato principalmente dalla produzione nucleare dei primi 3 mesi dell'anno. Questo taglia al 14,5% il contributo nucleare del 2011 alla produzione elettrica totale giapponese di 1075,39 TWh, contributo che poi crolla sostanzialmente a zero nel 2012 (1,7% da 17,23 TWh), 2013 (1,4% da 13,95 TWh) e 2014 (zero). Nel 2015 abbiamo i primi riavvi (Sendai-1 e Sendai-2) che conseguono in un apporto del 0,6% da 4,35 TWh di energia nucleare a saldo di fine anno.[2].

Storico produzione elettrica da energia nucleare in Giappone. La linea rossa rappresenta la produzione elettrica totale a partire dal 1980

Eventi a seguito del terremoto del Tōhoku del 2011[modifica | modifica wikitesto]

I reattori 1 2 e 3 incidentati (da sinistra a destra) il 16 marzo
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Terremoto e maremoto del Tōhoku del 2011 e Disastro di Fukushima Dai-ichi.

Il terremoto del Tōhoku del 2011 ha innescato una serie di incidenti ad alcune centrali nucleari del Giappone e impianti del ciclo del combustibile che hanno portato anche ad esplosioni, parziali fusioni delle barre di combustibile, fuga di materiale radioattivo e contaminazione di aree circostanti l'impianto di Fukushima Dai-ichi (Fukushima I). Sono state coinvolte dagli eventi naturali anche le centrali di Fukushima Dai-ni, Onagawa, Tokai ed il Centro di riprocessamento di Rokkasho con conseguenze minori o nulle sulla sicurezza o l'ambiente.

Sospensione del programma nucleare e stress test[modifica | modifica wikitesto]

Il successivo 6 maggio il premier giapponese Naoto Kan ha chiesto la chiusura temporanea della centrale nucleare di Hamaoka, a sud di Tokio, in quanto giudicata ad alto rischio sismico. Questa misura avrà lo scopo di provvedere ad aumentare le misure preventive per un evento sismico e conseguente possibile tsunami.[3] A metà maggio 2011, viste anche le continue notizie negative sul fronte della soluzione del disastro, ha deciso di abbandonare i piani per 14 nuovi reattori.[4]

A fine febbraio 2012 erano in funzione solo 3 dei 51 reattori giapponesi (Tomari 3 e Kashiwazaki-Kariwa 6), tutti gli altri reattori sono o incidentati o sono stati spenti per le normali procedure di manutenzione e ricarica del combustibile, ed in attesa del completamento degli stress test (completati solo dai reattori Ohi 3 e 4), non sono stati riavviati per la mancanza dei permessi specifici.[5]

Ripercussioni economiche ed energetiche[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 maggio è stato poi spento per le periodiche manutenzioni e la ricarica del combustibile l'ultimo reattore funzionante, quello di Tomari 3, rendendo quindi la nazione per la prima volta dopo 42 anni senza alcun reattore produttivo[6], oltre a questo, senza i suoi impianti, il Giappone si trova a dover utilizzare altre fonti energetiche per sopperire ai suoi bisogni. Secondo i dati del Japanese Atomic Industry Forum, il paese dovrà affrontare una carenza di elettricità del 12% nell'estate 2012, nel frattempo sono state necessarie ulteriori importazioni di combustibili fossili che stanno costando annualmente circa 40 miliardi $, o 333 $ per persona, mentre le sue emissioni di anidride carbonica sono aumentate a circa il 14% rispetto ai livelli del 1990.[7]

Il post-fukushima[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2013 50 reattori nucleari sono stati riavviati e sono tornati in funzione, mentre altri due sono in costruzione[8]. È inoltre in programma la costruzione di nove ulteriori reattori[9]. Al 2014 in Giappone ci sono 48 reattori elettronucleari funzionanti, 11 reattori in spegnimento permanente e uno in spegnimento a lungo termine[8].

Programma nucleare militare[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Programma nucleare militare giapponese.

Il programma nucleare militare giapponese, noto come Genzai Bakudan, si sviluppò in due differenti progetti: uno sotto l'egida della Marina imperiale giapponese e l'altro sotto l'egida dell'Esercito imperiale giapponese ma entrambi non arrivarono a compimento prima della sconfitta del Giappone nella seconda guerra mondiale.

Programma nucleare futuro[modifica | modifica wikitesto]

Ciclo del combustibile[modifica | modifica wikitesto]

Arricchimento[modifica | modifica wikitesto]

Produzione del combustibile[modifica | modifica wikitesto]

Riprocessamento[modifica | modifica wikitesto]

Reattori di ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Gestione dei rifiuti e depositi geologici[modifica | modifica wikitesto]

Produzione di uranio[modifica | modifica wikitesto]

Centrali elettronucleari[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Centrali elettronucleari in Giappone.

Tutti i dati della tabella sono aggiornati a settembre 2013

Reattori operativi[8]
Totale: 50 reattori per complessivi 44.215 MW
Reattori in costruzione[8]
Totale: 2 reattori per complessivi 2.650 MW
Reattori pianificati ed in fase di proposta[9]
Totale programmati: 9 reattori per complessivi 12.947 MW
Totale proposti: 3 reattori per 4.145 MW complessivi
Reattori in arresto a lungo termine[8]
Totale: 1 reattori per complessivi 246 MW
Reattori dismessi[8]
Totale: 9 reattori per complessivi 4.337 MW
NOTE:
  • La normativa in vigore prevede la possibilità di sostituzione e/o aumento del parco reattori al termine del ciclo vitale degli impianti ancora in funzione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giappone, scandalo sulle centrali nucleari, su www.corriere.it, RCS MediaGroup, 30 agosto 2002. URL consultato il 28 gennaio 2017 (archiviato il 19 marzo 2011).[Nella notizia ci sono alcuni errori eclatanti:
    -l'energia nucleare in Giappone non copriva più di un terzo del fabbisogno energetico del Giappone, ma un po' meno di un terzo del solo consumo elettrico, e quindi circa un sesto del citato fabbisogno energetico;
    - nei reattori giapponesi del tempo non avveniva fusione nucleare.]
  2. ^ (EN) IAEA - PRIS database - Nuclear Power Plant Information - Nuclear Share in Electricity Generation.
  3. ^ (EN) Hamaoka asked to shut down
  4. ^ Technology Review published by MIT - A Worldwide Nuclear Slowdown Continues - 18/5/2011
  5. ^ (EN) Last Kansai reactor goes off line
  6. ^ Giappone senza nucleare: si spegne l'ultimo reattore ancora attivo
  7. ^ (EN) Last Japanese reactor in outage
  8. ^ a b c d e f AIEA: Nuclear Power Reactors in Japan
  9. ^ a b (EN) WNA - Nuclear Power in Japan

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]