Conte Lando

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Corrado Wirtinger di Landau, detto il Conte Lando (in tedesco Konrad Wirtinger von Landau; ... – 22 aprile 1363), è stato un condottiero e capitano di ventura tedesco.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Originario di Burg Landau, antico borgo nei pressi della cittadina sveva di Ertingen, figlio primogenito del conte Eberardo III e di Guta von Gundelfingen, con il titolo di conte Corrado III, era appartenente alla casata dei Grüningen-Landau, che faceva parte dei conti di Württemberg.

Il condottiero[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1338 arrivò in Italia, ed entrò al servizio dei signori di Venezia per combattere contro l'esercito di Verona guidato da Mastino II della Scala. Nel 1339, entrò a far parte della Compagnia di San Giorgio di Lodrisio Visconti. Con questa compagnia, partecipò alla battaglia contro il ducato di Milano retto da Azzone Visconti, dal quale verranno sconfitti nella battaglia di Parabiago.

Nel 1346 servì di nuovo Venezia per intraprendere una battaglia contro Milano, e pur unendosi alle milizie di Francesco da Carrara, venne comunque sconfitto dall'esercito del ducato lombardo.

Nel 1347 fu al servizio dei marchesi di Saluzzo per contrastare l'attacco di Milano e del marchesato del Monferrato, ma fu costretto a cedere al nemico. Nel 1348 si unì alla Grande Compagnia di Guarnieri d'Urslingen, per partecipare alla spedizione nel regno di Napoli contro Giovanna I d'Angiò, su ordine di re Luigi I d'Ungheria per vendicare l'uccisione del fratello Andrea, proprio per mano della moglie Giovanna. Combatté contro gli angioini. Nel 1350 ricevette un grosso compenso dal re di Napoli Luigi di Taranto, per avergli consegnato alcune località come Capua e Aversa, tolte al dominio pontificio; lo stesso anno, portatosi in Romagna, appoggiò Francesco II Ordelaffi, signore di Forlì contro le truppe pontificie.

Seguì poi l'Urslingen per partecipare alle battaglie nell'Italia centrale. Nel 1351, dopo un periodo di miseria passato dopo lo scioglimento dell'esercito pontificio che non riuscì più a pagare, fu per tre mesi al servizio di Mastino II della Scala, e poi dei Visconti.

Nello stesso anno si separò da Guarnieri d'Urslingen (che fece ritorno definitivo in Germania), e si unì con Fra' Moriale in Puglia. In seguito fu al servizio di Perugia contro Pietro da Pietramala detto Pier Saccone Tarlati, signore di Arezzo.

Capitano della Grande Compagnia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate del 1353, al servizio dei perugini, andò in soccorso del cardinale Albornoz, per il quale affronta il prefetto Giovanni di Vico. Subito dopo, però, con Fra' Moriale, fu al servizio del signore di Fermo Gentile da Mogliano, contro Malatesta Guastafamiglia signore di Rimini e di Ascoli Piceno, per contrastare l'invasione delle sue truppe. Il nemico venne sconfitto e il comune marchigiano fu liberato.

Nel 1354, morto Guarnieri d'Urslingen, Fra' Moriale rifondò la Grande Compagnia, e il conte Lando ne entrò a farne parte. Con la nuova compagnia di ventura, condusse con Fra' Moriale una battaglia prima contro i Malatesta, devastando la marca di Ancona, poi contro Pisa, Siena e Firenze e contro Milano. Nella guerra contro il ducato lombardo, si coalizzò assieme ad altri stati italiani nella Lega antiviscontea. Nel frattempo assunse il comando della Grande Compagnia poiché Fra' Moriale venne catturato e ucciso a Roma.

Condusse diverse battaglie, seguite poi da numerose distruzioni e saccheggi, compiuti prima nel riminese, poi nel bolognese e infine nel modenese. Successivamente toccò anche la zona di Cremona, dove date l'ennesime devastazioni delle sue truppe, fu licenziato dalla Lega su pressione dell'imperatore Carlo IV del Lussemburgo. In seguito si diresse in Romagna, poiché venne assoldato da due nobili tedeschi contro Bernardino I da Polenta, signore di Ravenna. Nel 1355, saccheggiò quindi il ravennate, ma si fermò dopo aver ricevuto denaro dal Polenta, e abbandonò il territorio.

Con 4.000 cavalieri al seguito, si mise al servizio di Luigi di Durazzo, e si diresse verso Napoli con l'intento di vendicarsi del re Luigi di Taranto, dal quale attendeva un compenso in denaro non ancora ricevuto, accordato quando la Grande Compagnia era guidata dal duca Guarnieri. Arrivò in Campania, e l'imperatore gli ordinò di lasciare il regno di Napoli, ma il Conte Lando non volle fermarsi e continuò con le sue abituali devastazioni fino ad arrivare a Napoli. Vista la situazione, Luigi di Taranto decise di consegnargli il denaro che gli spettava, lo mise al suo servizio e gli ordinò di scontrarsi con l'Altamura in Puglia.

Fra il 1356 ed il 1359, durante la Crociata contro i Forlivesi, diede soccorso, a più riprese, al signore di Forlì Francesco II Ordelaffi, detto il Grande, in guerra contro la Chiesa, partecipando a vari scontri e, come si può immaginare, trovandosi colpito da scomunica insieme con la sua Compagnia.

Rientrò nella Lega antiviscontea e conquistarono diversi territori lombardi arrivando sino al Ticino, dove nella battaglia di Casorate, il conte Lando venne catturato e fatto prigioniero insieme ai suoi uomini, in uno scontro con le truppe di Lodrisio Visconti e Francesco d'Este. Il Landau, riuscì comunque a liberarsi corrompendo due soldati tedeschi che lo avevano catturato, e si rifugiò prima a Pavia e poi a Novara.

Nel 1357, mise a sacco diversi borghi di Novara, e conquistò il castello con Azzo da Correggio. Poi si unì ad Ugolino Gonzaga, colpendo il pavese, il vercellese e il Canavese. Fu nuovamente al servizio dell'Ordelaffi contro i pontifici. Costoro lo scomunicarono insieme a tutta la Grande Compagnia. In tale battaglia, inflisse diverse perdite al nemico costringendolo alla ritirata. Orgoglioso per la vittoria ottenuta, mandò un araldo all'Albornoz e lo sfidò a battaglia.

Rientrò nella Lega antiviscontea e, all'inizio del 1358 penetrò nel bergamasco recando ovunque morte e distruzione, fino ad arrivare a Mantova, dove Lodrisio Visconti fu costretto alla pace con gli avversari. Fu poi nuovamente a Forlì per combattere con gli Ordelaffi contro i pontifici. Mentre attraversarono la Romagna, nella Valle del Lamone, il Conte Lando e le sue truppe subirono un agguato dagli abitanti locali, in risposta alle troppe violenze (tra cui molti stupri di donne) a loro perpetrate, ma il capitano svevo pur sottovalutando gli avversari, si ritrovò con le proprie milizie decimate e venne catturato e fatto prigioniero.

Nel 1359, in accordo con i pontifici, lasciò Forlì, e guerreggiò nelle Marche, dove insieme ad Anichino di Bongardo, devastò il territorio di Fabriano fino ad arrivare a Camerino e Fermo, dove venne sconfitto. In seguito a nuovi accordi stipulati con la Chiesa, abbandonò quei territori. Puntò su Napoli, ma venne fermato nell'aquilano, e per questo si spostò in Umbria per attaccare la Toscana. Le truppe di Firenze, guidate da Pandolfo Malatesta, vennero fornite di altri uomini, dal Visconti, da Francesco da Carrara, dal marchese di Ferrara, da Luigi d'Angiò e dall'Albornoz, mentre il Landau ebbe l'appoggio di Perugia, Siena e Pisa. Venne sconfitto dopo una lunga battaglia, la compagnia subì numerose perdite di uomini e di materiali e fuggì dalla cattura dei fiorentini.

La fine del Conte Lando[modifica | modifica wikitesto]

Fu assoldato dal marchese Giovanni II di Monferrato contro Bernabò e Galeazzo Visconti. Condusse una serie di battaglie contro i viscontei, dai quali venne sconfitto, tradendo poi il Monferrato e passando proprio al servizio di Bernabò Visconti. Nel 1360 ritornò in Germania, ma un anno dopo venne assoldato dal Visconti per combattere contro il Monferrato e lo Stato della Chiesa.

Dopo una lunga serie di battaglie, a Ghemme (provincia di Novara), presso il ponte sulla roggia Canturina, avvenne lo scontro fatale con la Compagnia Bianca capitanata da Alberto Sterz. Le prime fasi della battaglia furono favorevoli al Lando tanto da costringere alla fuga gli avversari che ripiegarono sulle postazioni fortificate di Romagnano Sesia. E proprio da uno dei castelli sesiani (quello di Santa Fede) lo Sterz ricevette quei rinforzi che gli permisero di riprendere lo scontro con rinnovato vigore. Il Conte Lando fu ferito da un colpo di lancia al braccio destro e fatto prigioniero, e in seguito a ciò, morì per le ferite riportate il 22 aprile 1363.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jacques Le Goff, L'uomo medievale, Bari, Laterza, 1999. ISBN 88-420-4197-1.
  • Michael Mallet, Signori e mercenari. La guerra nell'Italia del Rinascimento, Bologna, Il Mulino, 1983. ISBN 88-15-00294-4.
  • Claudio Rendina, I capitani di ventura, Roma, Newton, 1999. ISBN 88-8289-056-2.
  • Ercole Ricotti, Storia delle compagnie di ventura in Italia, Athena, 1929.
  • Giancarlo Andenna, Andar per castelli. Da Novara tutto intorno, Torino, Milvia, 1982

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]