Gutturnio

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Disciplinare DOC

Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna Emilia-Romagna

Gutturnio
Decreto del 21 luglio 2010
Gazzetta Ufficiale n. 181 del 5 agosto 2010
Prevede le seguenti menzioni:
Frizzante
Riserva
Superiore
Fonte: Disciplinare di produzione[1]
Gutturnio classico dell'azienda vitivinicola PUSTERLA

Il Gutturnio è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Piacenza.[1] Nel 1967 è stato tra i primi dieci vini italiani e il primo vino piacentino a ricevere la denominazione d'origine controllata.

Zona di produzione[modifica | modifica wikitesto]

La zona è suddivisa in quattro comprensori all'interno dei comuni di Ziano Piacentino, Pianello Val Tidone, Borgonovo Val Tidone, Castel San Giovanni, Nibbiano, Agazzano, Piozzano, Gazzola, Vigolzone, Rivergaro, Ponte dell'Olio, Castell'Arquato, Carpaneto Piacentino, San Giorgio Piacentino, Gropparello, Alseno, Lugagnano Val d'Arda e Vernasca.

Disciplinare[modifica | modifica wikitesto]

Il disciplinare è stato approvato con DM 21.07.2010, pubblicato su Gazzetta Ufficiale n. 181 del 05 agosto 2010

  • Modificato con DM 07.02.2011, pubblicato su G.U. 47 del 26 febbraio 2011
  • Modificato con DM 30.11.2011, pubblicato su G.U. 295 del 20 dicembre 2011
  • Modificato con DM 07.03.2014 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Durante scavi archeologici svolti nel 1862 a Castione Marchesi e ad Alseno nella terramara Montata dell'Orto furono ritrovati viti fossili e vinaccioli attribuiti al periodo fra il XX e il VII sec. a.C. Con l’età del ferro gli abitanti delle terramare vicine al Po emigrarono verso le colline, fondando Veleja e impiantando le prime viti. Tra il V e il IV secolo a.C. i Celti scesero in pianura padana portando le loro conoscenze vitivinicole, tra cui i sistemi di potatura [2] e la botte di legno[3]. L'etrusco Saserna, ricco agricoltore del II sec. a.C., raccontava che alla sua tavola si beveva il Kilkevetra, un vino dell’Appennino piacentino; numerosi sono i reperti di epoca etrusco-romana, tra cui cocci di vasi vinari affiorati in Val Trebbia e in Val Nure, una patera trovata sulle colline di Bicchignano e un vaso metallico, decorato a sbalzo con tralci di vite e grappoli d’uva, dissepolto a Veleja nel 1760.[1]

Nell'orazione In Pisonem Cicerone accusò il suo avversario di bere calici troppo grandi di vino di Piacenza; Licino Sestulo dichiarò che il vino schietto di Piacenza aiutava a rasserenare lo spirito.

«vinum merum placentium laetificat»

Il reperto enoico più importante in terra piacentina è il Gutturium, un boccale d'argento di circa due litri, riccamente lavorato, rinvenuto il 23 maggio 1878 sulla sponda del Po nei pressi di Croce Santo Spirito[4], conservato nei Musei Capitolini, il Gutturnium[5] Questo antesignano del tastevin veniva riempito di vino e a fine cena i commensali bevevano a turno da esso.[1]

Anche i monaci di San Colombano del Feudo monastico di Bobbio contribuirono a istruire le popolazioni alla coltivazione della vite.[6] Documenti e disegni datati dal 789 al 1310 informavano su misure e contenitori del vino piacentino, che veniva persino esportato in Francia.

Andrea Bacci in De Naturali Vinarum Historia definì i vini piacentini come «vina valida, synceriora ac multae laudis»; nel XVIII secolo Felice Gazzola li fece assaggiare a Carlo III di Spagna, che li lodò, e cardinale Giulio Alberoni ne inviava regolarmente fiaschi a Filippo V di Spagna. [1]

In tempi più recenti un "vino rosso piacentino di pregio" ottenne un premio speciale all'Esposizione internazionale di Torino del 1911; nel 1914 la prima stesura di un elenco di vini pregiati del Ministero dell’Agricoltura segnalava l'antenato del Gutturnio e altrettanto avvenne con Decreto Ministeriale del 1941. Infine, nel 1987 l'Office International de la Vigne et du Vin ha insignito Piacenza del titolo di “Città Internazionale della Vite e del Vino”.[1]

Il nome "Gutturnio" venne proposto nel 1938 dall'enologo Mario Prati e apparve per la prima volta nel 1939 su un'etichetta dell’azienda Manara di Vicomarino, frazione di Ziano Piacentino; il primo disciplinare di produzione risale al 1967 (settimo vino italiano ad ottenere la DOC)[7].

Nel 1987 viene istituito dal Consorzio di Tutela dei vini DOC Colli Piacentini il premio Gutturnium, attribuito ad importanti personalità che si sono distinte per meriti nel campo enologico o professionali[6].

Menzioni[modifica | modifica wikitesto]

La denominazione Gotturnio deve obbligatoriamente essere seguita da una delle seguenti menzioni: frizzante, riserva, superiore. Le menzioni superiore e riserva sono riservate al vino prodotto in una zona delimitata. Obbligatorio apporre sull'etichetta l'indicazione dell'annata di produzione delle uve.[1]

Frizzante[modifica | modifica wikitesto]

uvaggio Barbera: 55%-70%, Croatina: 30%-45%
colore rosso rubino brillante di varia intensità
odore vinoso, caratteristico
sapore fresco, giovane
titolo alcolometrico minimo 12,0 % vol.
acidità totale minima 5,0 g/l.
estratto secco minimo 22,0 g/l
resa massima di uva per ettaro 120 q.
resa massima di uva in vino 70 %
residuo zuccherino massimo 17 gr/lt.

Abbinamenti consigliati[modifica | modifica wikitesto]

Taglieri di salumi con Salame piacentino, Coppa piacentina e Pancetta piacentina; formaggi, pistä 'd grass (lardo battuto a coltello con aglio e prezzemolo), primi piatti della cucina piacentina come i classici Pisarei e faśö (gnocchetti di acqua, farina e pan grattato sugo di fagioli borlotti).

Superiore[modifica | modifica wikitesto]

È possibile aggiungere la menzione classico purché le uve siano coltivate in una delle tre zone delimitate all'interno dei comuni di Ziano Piacentino, Borgonovo Val Tidone, Castel San Giovanni, Nibbiano, Vigolzone, Castell’Arquato, Carpaneto Piacentino, Lugagnano Val d’Arda e Gropparello.

uvaggio Barbera: 55%-70%, Croatina: 30%-45%
colore rosso rubino intenso
odore caratteristico
sapore secco, tranquillo, fine, di corpo
titolo alcolometrico minimo 12.50 % vol.
acidità totale minima 5,0 g/l.
estratto secco minimo 24,0 g/l
resa massima di uva per ettaro 100 q.
resa massima di uva in vino 70 %

Abbinamenti consigliati[modifica | modifica wikitesto]

Sposa arrosti e bolliti, brasati e carni alla griglia. Eccellente l'abbinamento con la coppa piacentina arrosto.[1]

Riserva[modifica | modifica wikitesto]

È possibile aggiungere la menzione classico purché le uve siano coltivate in una delle tre zone delimitate all'interno dei comuni di Ziano Piacentino, Borgonovo Val Tidone, Castel San Giovanni, Nibbiano, Vigolzone, Castell’Arquato, Carpaneto Piacentino, Lugagnano Val d’Arda e Gropparello.

uvaggio Barbera: 55%-70%, Croatina: 30%-45%
colore rosso rubino intenso su fondo granata
odore gradevole
sapore secco, tranquillo, armonico, di corpo
titolo alcolometrico minimo 13,0 % vol.
acidità totale minima 5,0 g/l.
estratto secco minimo 24,0 g/l
resa massima di uva per ettaro 100 q.
resa massima di uva in vino 70 %
invecchiamento minimo 24 mesi, di cui 6 in recipienti di legno.

Abbinamenti consigliati[modifica | modifica wikitesto]

Sposa arrosti e bolliti, brasati e carni alla griglia. Eccellente l'abbinamento con la coppa piacentina arrosto.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Disciplinare di produzione del vino a denominazione di origine controllata “Gutturnio”, su catalogoviti.politicheagricole.it. URL consultato il 26 luglio 2021.
  2. ^ Federico Fiandro, La storia del vino in Canavese pag. 9, Grafica Santhiatese, 2003
  3. ^ Strabone, 5, 1, 12)
  4. ^ Annamaria Carini, Il cosiddetto Gutturnium e l'argentum potorium dei Romani, in Bollettino Storico Piacentino, 1º Gennaio-Giugno 2016.
  5. ^ G. Fogliani e Giovanni Battista Vecchia, Monografia vitivinicola della Provincia di Piacenza, Piacenza, 1967
  6. ^ a b Guida al vino Gutturnio, su poderecasale.com.
  7. ^ Il Gutturnio - Storia e caratteristiche, su Lusenti Vini. URL consultato il 29 marzo 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

https://www.poderecasale.com/gutturnio/

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