Colli Piacentini Gutturnio

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Colli Piacentini
Dettagli
Stato Italia Italia
Resa (uva/ettaro) 120 q
Resa massima dell'uva 70,0%
Titolo alcolometrico
naturale dell'uva
11,5%
Titolo alcolometrico
minimo del vino
12,0%
Estratto secco
netto minimo
20,0‰
Riconoscimento
Tipo DOC
Istituito con
decreto del
18/07/1984  
Gazzetta Ufficiale del 22/12/1984,
n 351
Vitigni con cui è consentito produrlo
[senza fonte]

Il Colli Piacentini Gutturnio è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Piacenza ottenuto da vitigni: Barbera e Croatina,

È il capostipite dei vini rossi piacentini. Nel 1967 il Gutturnio è stato tra i primi dieci vini italiani (e il primo vino piacentino) a ricevere la denominazione d'origine controllata (DOC).

Esistono vari tipi di Gutturnio:

Caratteristiche organolettiche[modifica | modifica wikitesto]

  • colore: rosso rubino brillante di varia intensità.
  • odore: vinoso e caratteristico.
  • sapore: secco o abboccato, fresco, giovane, tranquillo o vivace

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il Gutturnio nasce in epoca romana da una "ricetta" inventata da Lucio Calpurnio Pisone, suocero di Giulio Cesare, la cui madre aveva origini piacentine.

Questo legame viene svelato anche da Cicerone che, con la volontà di accusarlo per alcune scelte politiche errate, all'interno dell'orazione "In Pisonem", lo ridicolizza sottolineando il suo eccessivo apprezzamento per questo vino.

Il nome Gutturnio deriva da gutturnium, una grande coppa d'argento di circa due litri[1]. Un esemplare venne rinvenuto il 23 maggio 1878 sulla sponda piacentina del Po, nei pressi di Croce Santo Spirito[2]. Il nome "Gutturnio" venne proposto nel 1938 dall'enologo Mario Prati e apparì per la prima volta nel 1939 su un'etichetta dell’azienda Manara di Vicomarino (Ziano). Il disciplinare di produzione risale al 1967 (settimo vino italiano ad ottenere la DOC)[3].

Il gutturnium veniva utilizzato al termine della cena. Riempito di vino, veniva passato di mano in mano tra i commensali per bervi a turno come simbolo di fraternità e amicizia.

Nel 1987 viene istituito dal Consorzio di Tutela dei vini doc Colli Piacentini il premio Gutturnium, attribuito ad importanti personalità che si sono distinte per meriti nel campo enologico o professionali.[4]

Da un passato più recente deriva invece la tradizione che prevede che il Gutturnio non venga bevuto in bicchiere ma all'interno di ciotole bianche di ceramica.

Localmente la croatina è detta anche "bonarda" sebbene non abbia nulla a che fare con il vitigno piemontese bonarda. Invece, il sinonimo locale della croatina ha a che fare con il vicino vino DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese con base ampelografica simile al Gutturnio.

Abbinamenti consigliati[modifica | modifica wikitesto]

La versione frizzante si abbina ai taglieri di salumi piacentini D.O.P. (salame, coppa e pancetta) e formaggi, pistä 'd grass (lardo battuto a coltello con aglio e prezzemolo), primi piatti della cucina piacentina come i classici Pisarei e fasö (gnocchetti di acqua, farina e pan grattato fatti a rigorosamente mano conditi con un sugo di fagioli borlotti). Le versioni ferme sposano arrosti e bolliti, brasati e carni alla griglia. Eccellente l'abbinamento con la coppa piacentina arrosto.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Provincia, stagione, volume in ettolitri

  • Piacenza (1990/91) 43073,0
  • Piacenza (1991/92) 47073,0
  • Piacenza (1992/93) 40688,0
  • Piacenza (1993/94) 46816,15
  • Piacenza (1994/95) 52137,09
  • Piacenza (1995/96) 43543,0
  • Piacenza (1996/97) 56316,0

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Fogliani e Giovanni Battista Vecchia, Monografia vitivinicola della Provincia di Piacenza, Piacenza, 1967
  2. ^ Annamaria Carini, Il cosiddetto Gutturnium e l'argentum potorium dei Romani, in Bollettino Storico Piacentino, 1° Gennaio-Giugno 2016.
  3. ^ Il Gutturnio - Storia e caratteristiche, su Lusenti Vini. URL consultato il 29 marzo 2016.
  4. ^ Gutturnio, poderecasale.com.
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