Classe Trento

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Classe Trento
Incrociatore Trento in navigazione.jpg
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Flag of Argentina.svg
Tipo incrociatore pesante
Numero unità 5
Proprietà Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
Flag of Argentina.svg Armada de la República Argentina
Entrata in servizio 1928-1933
Caratteristiche generali
Dislocamento Trento e Trieste: 13 110 t (tipico), 13 145 (pieno carico)
Bolzano: 13 243 t (standard), 13 885 t (pieno carico)
Lunghezza 196,6 m
Larghezza 20,6 m
Pescaggio 6,7 m
Propulsione 12 caldaie (10 Bolzano);4 turbine Parsons; 4 eliche
150 000 cv
Velocità 35 nodi  (63 km/h)
Autonomia Trento e Trieste: 4 160 mn a 16 nodi (7.704 km a 30 km/h)
Bolzano: 4 460 mn a 16 nodi (8 260 km a 30 km/h)
Equipaggio Trento e Trieste: 723
Bolzano: 725
Armamento
Armamento alla costruzione:

dopo modifica:

  • 8 da 37/54 al posto dei 100/47 mm poppieri
  • 8 mitragliere Breda Mod. 31 da 13,2 mm al posto di 4 mitragliere da 40/39
Corazzatura Trento e Trieste:
  • orizzontale: 50 mm
  • verticale: 60 mm
  • torri: 100 mm
  • torre comando: 100 mm (torre comando)

Bolzano:

  • orizzontale: 50 mm
  • verticale: 70 mm
  • torri: 80 mm
  • torre comando: 100 mm (torre comando)
Mezzi aerei 3 idrovolanti Piaggio P6, 1 catapulta

dati tratti da[1]

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La classe Trento fu una classe di incrociatori pesanti della Regia Marina, costruiti alla fine degli anni venti. Le tre navi di questa classe sacrificarono la corazzatura in favore della velocità e furono relativamente poco corazzate per navi delle loro dimensioni. Venne successivamente deciso che erano svantaggiate da questa condizione e il loro progetto si evolse nella maggiormente corazzata classe Zara dell'inizio degli anni trenta.

Genesi[modifica | modifica wikitesto]

Fra il novembre 1921 e il febbraio 1922 si tenne, a Washington, negli Stati Uniti, la conferenza per la limitazione degli armamenti navali. Alla conferenza parteciparono i rappresentanti delle nazioni uscite vincitrici dalla I guerra mondiale: Francia, Giappone, Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti. Nel corso della conferenza vennero stabiliti una serie di principi di relatività, in termini di tonnellaggio di navi da battaglia, fra le marine delle potenze partecipanti oltre ad alcune regole e limitazioni riguardanti le singole categorie di naviglio. In particolare, per gli incrociatori, vennero stabilite alcune caratteristiche fondamentali riguardanti il dislocamento, che non doveva superare le 10.000 tonnellate standard (10.160 tonnellate metriche), e il calibro dei cannoni, che non doveva superare i 203 mm (8 pollici). Gli incrociatori realizzati in base a queste regole divennero poi noti come incrociatori “tipo trattato” in base appunto al trattato firmato dalle potenze partecipanti alla conferenza.

In Italia, terminate le unità impostate in base ai programmi avviati durante la guerra, si iniziò a pensare alla realizzazione delle navi che avrebbero dovuto costituire il primo nucleo di una marina rinnovata nelle sue componenti principali. Venne così deciso di costruire due incrociatori sulla base delle caratteristiche definite a Washington. Le navi vennero studiate e progettate dal comitato progetto navi diretto allora dal Tenente Generale del genio navale Filippo Bonfiglietti. Come in analoghe costruzioni straniere del medesimo periodo venne posta l'enfasi sulla velocità a scapito della protezione. Le due unità, battezzate Trento e Trieste, vennero ordinate rispettivamente al Cantiere Orlando - Livorno e allo Stabilimento Tecnico Triestino - Trieste. Le navi vennero impostate sugli scali dei due cantieri nel corso del 1925. Successivamente venne impostato, presso il cantiere Ansaldo di Genova Sestri, il Bolzano considerata come terza unità della classe Trento ma che, per l'insieme delle caratteristiche, si può considerare una classe a parte.

Si trattava delle prime navi maggiori realizzate dopo una stasi di circa dieci anni e per questo vennero adottate e sperimentate nuove soluzioni tecniche che poi sarebbero diventate la norma per le unità realizzate fra la fine degli anni Venti e la fine degli anni Trenta. I Trento fecero quindi da prototipo soprattutto per quel che riguarda l'armamento principale e secondario, gli apparati per la direzione del tiro, le installazioni aviatorie e alcune caratteristiche dello scafo..[2]

Vennero costruite, sia pur con delle modifiche, anche due unità di questa classe per l'Argentina[3], che entrate in servizio nel 1931 vennero battezzate Almirante Brown e Veintecinco de Mayo. Le differenze riguardavano sia lo scafo, che nelle due unità argentine era leggermente più corto e più stretto, che per l'armamento che vedeva nelle unità argentine i cannoni da 190/52 mm al posto di quelli da 203 mm, mentre un'altra differenza era nella sovrastruttura che vedeva la presenza sulle unità argentine di un unico fumaiolo a differenza dei due fumaioli delle unità italiane[4].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Gli incrociatori classe Trento furono le prime navi specificatamente progettate per adeguarsi alle condizioni del Trattato navale di Londra, che limitava la dislocazione degli incrociatori a 10 000 t ed a cannoni del calibro massimo di 8" (203 mm), una limitazione che rendeva difficile includere potenza di fuoco, velocità e protezione in un singolo progetto. Un particolare problema affrontato dai progettisti italiani fu che le loro navi non sarebbero state capaci di proteggere le lunghe linee costiere italiane e le distanti basi navali, per cui un'alta velocità era un requisito essenziale. Scegliendo di sacrificare la corazzatura e la capacità dei serbatoi carburante, pur essendo le unità armate con cannoni da 203 mm, hanno potuto mantenere la velocità desiderata.

Vennero costruite tre navi di questa classe, le cui unità hanno nomi di città liberate dal dominio austriaco alla fine della prima guerra mondiale:


Scafo e sovrastrutture[modifica | modifica wikitesto]

Con una lunghezza fuori tutto di 196 metri i Trento erano le navi più lunghe sino ad allora realizzate dalla marina italiana venendo poi superate, alla fine degli anni Trenta, dalle corazzate della classe Littorio e, nel primo decennio del XXI secolo, dalla portaerei Cavour. La larghezza fuori ossatura era di 20,6 metri. Per quel che riguarda l'opera viva le tre unità erano praticamente identiche con le stesse linee d'acqua. Per la prima volta su delle navi da guerra italiane venne adottato il bulbo. Nell'opera morta invece c'erano sensibili variazioni fra le prime due unità ed il Bolzano. Lo scafo per Trento e Trieste era di tipo flush deck con un cavallino negativo che iniziava praticamente da poppa ed andava sino a prua. Il Bolzano pur avendo le stesse linee d'acqua e le stesse dimensioni adottava una più tradizionale struttura con castello di prora che si prolungava per i due quinti della lunghezza; analogamente agli Zara il castello, nella parte terminale, aveva due sgusci per permettere il tiro verso prora ai cannoni da 100 mm sistemati sul ponte di coperta.

Le unità erano dotate di due fumaioli abbastanza tozzi, quello prodiero, nella quale scaricavano le otto caldaie di prua era di sezione maggiore di quello di poppa che raccoglieva i fumi di sole quattro caldaie. Per il Bolzano dove la sistemazione dell'impianto evaporatore era diversa i fumaioli avevano sezione analoga ma il fumaiolo prodiero era inglobato nel torrione secondo una soluzione mutuata dal Pola. Fra la primavera e l'estate del 1940, a cavallo dell'entrata in guerra dell'Italia, i fumaioli delle prime due unità vennero dotati di due vistose cappe che alteravano sensibilmente e in meglio la linea delle navi.

Protezione[modifica | modifica wikitesto]

Propulsione[modifica | modifica wikitesto]

L'apparato motore variava da unità ad unità. Per Trento e Trieste vennero previste dodici caldaie raggruppate quattro a quattro in tre locali separati. Partendo da proravia la disposizione era quindi: primo locale caldaie, secondo locale caldaie, primo locale motrici, terzo locale caldaie e infine secondo locale motrici. Per il Bolzano le caldaie vennero ridotte a dieci ma collocate a due a due per ogni compartimento per cui si ebbe, sempre partendo da proravia, la seguente disposizione: primo locale caldaie, secondo locale caldaie, terzo locale caldaie, primo locale motrici, quarto locale caldaie, quinto locale caldaie e infine il secondo locale motrici. Nel complesso la disposizione del Bolzano era meno vulnerabile poiché la messa fuori uso di un compartimento caldaie avrebbe privato l'unità di solo il venti per cento della potenza contro il trentatré delle altre due unità. Le motrici azionavano quattro eliche, quelle di prora le eliche degli assi esterni, quelle poppiere le eliche degli assi interni, tutte le eliche avevano il senso di rotazione all'esterno.

Armamento[modifica | modifica wikitesto]

Sistemi di tiro[modifica | modifica wikitesto]

Le unità[modifica | modifica wikitesto]

Naval jack of Italy (ca. 1900-1946).svg Regia Marina - Classe Trento Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Nave Cantiere Impostazione Varo Entrata in servizio Destino finale
Trento OTO - Livorno 8 febbraio 1925 4 ottobre 1927 3 aprile 1929 Affondato il 15 giugno 1942
Trieste STT - Trieste 22 giugno 1925 24 ottobre 1926 21 dicembre 1928 Affondato il 10 aprile 1943
Bolzano Ansaldo - Genova 11 giugno 1930 31 agosto 1932 19 agosto 1933 Affondato il 22 giugno 1944
Naval Jack of Argentina.svg Armada de la República Argentina - Classe Trento Flag of Argentina.svg
Nave Cantiere Impostazione Varo Entrata in servizio Destino finale
Almirante Brown 1929 1931 demolita nel 1960
Veinticinco de Mayo 1929 1931 demolita nel 1960

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Classe Trento sul sito marina.difesa.it.
  2. ^ E. Bagnasco, E Cernuschi, op. cit. pag. 31.
  3. ^ Anna Howard Shaw Center » Boston University
  4. ^ Cruceros

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Elio Andò, Franco Bargoni, Franco Gay, Incrociatori pesanti classe Trento, parte prima, Roma, Edizioni Bizzarri, 1975;
  • Erminio Bagnasco, Enrico Cernuschi, Le navi da guerra italiane 1940-1945, Parma, Ermanno Albertelli Editore, III edizione 2009;
  • Giuseppe Fioravanzo, L'organizzazione della Marina durante il conflitto. Tomo I. Efficienza all'apertura delle ostilità, Roma, U.S.M.M:, 1975;
  • Aldo Fraccaroli, Il combattimento navale di Gaudo, Storia Militare N° 88, gennaio 2001, pp. 4–14;

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]