Pola (incrociatore)

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Pola
Pola (incrociatore) - foto ufficiale.jpg
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipo incrociatore pesante
Classe Zara
Proprietà Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
Costruttori OTO
Cantiere Cantiere navale fratelli Orlando, Livorno
Impostata 17 marzo 1930
Varata 5 febbraio 1931
Completata 21 dicembre 1932
Destino finale affondato nella battaglia di Capo Matapan il 29 marzo 1941
Caratteristiche generali
Dislocamento 13.531 t (standard), 13.145 (pieno carico)
Lunghezza 182,8 mt m
Larghezza 20,6 mt m
Pescaggio 7,2 mt m
Propulsione 8 caldaie;2 turbine ; 2 eliche
95.000 CV
Velocità 32 nodi  (63 km/h)
Autonomia 5.230 miglia a 16 nodi
Equipaggio 841
Armamento
Artiglieria alla costruzione:
Corazzatura 70 mm (orizzontale), 150 mm (verticale), 100 mm (torri), 100mm (torre comando)
Mezzi aerei 2 idrovolanti Piaggio P6bis, poi sostituiti da Macchi M.41, CANT 25AR, CMASA M.F.6 ed alla fine (1938) IMAM Ro.43; una catapulta a prua

dati tratti da [1]

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Il Pola fu un incrociatore pesante della Regia Marina, appartenente alla classe Zara, costruito nei cantieri OTO di Livorno ed entrato in servizio nel 1932. Fu affondato durante la seconda guerra mondiale, nella battaglia di Capo Matapan (29 marzo 1941).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un'intensa attività in tempo di pace - nel febbraio 1939 fu speronato da un cacciatorpediniere nel Golfo di Taranto[2] -, il Pola all'inizio del secondo conflitto mondiale era inquadrato nella IIª Squadra quale sede del comando di Squadra con insegna dell'Ammiraglio Riccardo Paladini. Durante il conflitto effettuò in totale dodici missioni di guerra.

Partecipò allo scontro di battaglia di Punta Stilo del 9 luglio 1940 in qualità di nave ammiraglia della II Squadra.

Il 31 agosto dello stesso anno fece parte, questa volta inquadrato nella I Divisione incrociatori con i gemelli Zara, Fiume e Gorizia, della squadra italiana uscita in mare per contrastare l'operazione britannica "Hats"; questa uscita portò però ad un nulla di fatto, in quanto non si prese contatto con la flotta inglese.

Il 26 novembre, nuovamente in qualità di ammiraglia della II Squadra (comandanta in quel momento dall'ammiraglio Angelo Iachino), prese parte alla battaglia di Capo Teulada.

La sera del 14 dicembre 1940, mentre era all'ormeggio nel porto di Napoli, fu colpito da due bombe d'aereo, con 22 morti e uno squarcio nello scafo[3].

Riparato e assegnato alla I Divisione, prese parte, alla crociera di guerra nel Mediterraneo orientale di fine marzo 1941, che avrebbe dovuto portare ad attaccare i traffici inglesi nella zona e culminò con lo scontro di Gaudo e con la battaglia di Capo Matapan.

Indirettamente il Pola causò la cosiddetta "piccola Caporetto della Regia Marina",[4]. Difatti, dopo il siluramento della nave ammiraglia Vittorio Veneto, le altre unità si radunarono tutt'attorno all'unità colpita per difenderla da altri attacchi aerei. Fu in uno di questi attacchi che un aerosilurante Fairey Albacore colpì il Pola con un siluro, mettendo fuori uso apparato motore ed impianto elettrico (e, di conseguenza, anche l'armamento principale) e lasciandolo immobilizzato in mezzo al mare.

Con una controversa decisione l'ammiraglio Angelo Iachino ordinò al resto della I Divisione (Zara e Fiume) e alla IX Squadriglia Cacciatorpediniere (Alfieri, Oriani, Gioberti, Carducci) di soccorrere il Pola quando, si disse in seguito, sarebbero stati sufficienti per l'assistenza e rimorchio due cacciatorpediniere (come anche l'ammiraglio Carlo Cattaneo, comandante della I Divisione, aveva suggerito). La manovra di soccorso portò le unità soccorritrici italiane a breve distanza dalle corazzate britanniche dell'ammiraglio Cunningham che, non viste, aprirono il fuoco affondando Zara, Fiume, Alfieri e Carducci.

Il Pola, rimasto immobile nello scontro perché impossibilitato a fare fuoco (la mancanza di corrente elettrica, causata dal siluramento, impediva di usare le artiglierie) fu poi raggiunto dai cacciatorpediniere Jervis e Nubian, che ne recuperarono l'equipaggio e successivamente lo silurarono. Il Pola, scosso da una violenta esplosione, affondò alle 4.03 del 29 marzo, ultima nave italiana ad andare perduta nello scontro. Buona parte dell'equipaggio fu tratto in salvo da Gaetano Tavoni che poi per l'immane sforzo morì di infarto e il suo corpo mai ritrovato.

Fu riportato, all'epoca, che i marinai britannici saliti a bordo del Pola vi trovarono parte dell'equipaggio in stato di ubriachezza. Ciò è spiegabile con il fatto che, all'atto dell'aerosiluramento, molti marinai si erano gettati in mare credendo la nave prossima all'affondamento; risaliti poi fradici a bordo, non si trovò modo di riscaldarli se non con gli alcolici a bordo[5].

In percentuale, le perdite del Pola furono di molto inferiori a quelle delle altre unità, ciò è dovuto al fatto che la nave non fu cannoneggiata dalle corazzate inglesi, ma affondata in un secondo tempo, dopo l'abbandono da parte dell'equipaggio. Fu comunque un numero di vittime elevato: perirono 328 uomini su 1041 imbarcati[6]. Tutti i superstiti, incluso il comandante c.v. Manlio De Pisa, furono fatti prigionieri[6].

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina fra vittoria e sconfitta 1940-1943

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pola - Incrociatore pesante su marina.difesa.it. URL consultato il 29 giugno 2014.
  2. ^ Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, p. 70
  3. ^ Marco Gioannini, Giulio Massobrio, Bombardate l'Italia. Storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945, pp. 129-130
  4. ^ Gianni Rocca, Fucilate gli Ammiragli, Mondadori 1986.
  5. ^ Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina italiana fra vittoria e sconfitta 1940-1943, p. 590
  6. ^ a b Vittime