Lampo (cacciatorpediniere 1932)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Lampo
RN lampo.jpg
Un’immagine del cacciatorpediniere Lampo
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipocacciatorpediniere
ClasseFolgore
ProprietàFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
CostruttoriBacini & Scali Napoletani, Napoli
Impostazione30 gennaio 1930
Varo26 luglio 1931
Entrata in servizio13 agosto 1932
Destino finaleaffondato da attacco aereo il 30 aprile 1943
Caratteristiche generali
Dislocamentostandard 1540 t
pieno carico 2100 t
Lunghezza96,23 m
Larghezza9,28 m
Pescaggio4,5 m
Propulsione3 caldaie
2 gruppi di turbine a vapore su 2 assi
potenza 44.000 hp
Velocità38,8 (in realtà 30) nodi
Autonomia3693 mn a ? nodi
Equipaggio6 ufficiali, 159 sottufficiali e marinai
Armamento
Armamento
Note
dati riferiti al 1940

dati presi da [1], [2], [3] e [4]

voci di cacciatorpediniere presenti su Wikipedia

Il Lampo è stato un cacciatorpediniere della Regia Marina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Una volta in servizio fu assegnato alla VIII Squadriglia Cacciatorpediniere, insieme ai gemelli Folgore, Fulmine e Baleno[1].

Nell'autunno 1936 prese parte alla guerra di Spagna[1][2].

Il 23 novembre 1938 fu accidentalmente speronato dall'incrociatore pesante Pola nel corso di un'esercitazione: entrambe le navi ebbero gravi danni ed il Lampo perse la prua, con alcune vittime a bordo[2]. I lavori di riparazione si protrassero sino al 22 maggio 1939[1].

Alle 14.10 del 7 luglio 1940 partì da Taranto insieme ai gemelli, alle corazzate Giulio Cesare e Conte di Cavour ed alla VII Squadriglia Cacciatorpediniere (Freccia, Dardo, Saetta, Strale) in appoggio ad un convoglio per la Libia (composto dai trasporti truppe Esperia e Calitea, motonavi Marco Foscarini, Francesco Barbaro e Vettor Pisani, scortati dalle torpediniere Orsa, Procione, Orione, Pegaso, Abba e Pilo)[3].

Questa formazione si andò poi ad unire alla I e II Squadra Navale, partecipando alla battaglia di Punta Stilo del 9 luglio[4][5].

All'inizio del 1941 subì alcuni lavori di modifica, che comportarono lo sbarco di tutte le mitragliere preesistenti e la loro sostituzione con 6 mitragliere da 20 mm[2].

Il 5 marzo salpò da Napoli scortando, insieme ai cacciatorpediniere Folgore, Da Noli, Vivaldi e Malocello, i trasporti tedeschi Ankara, Reichenfels, Marburg e Kybfels; dopo una tappa a Palermo l'8, l'indomani il convoglio proseguì per la Libia[6].

Il 12 marzo salpò da Tripoli per scortare, insieme al gemello Fulmine, i mercantili Arcturus e Wachtfels di ritorno a Napoli; il convoglio giunse a destinazione il 14[6].

Il 27 marzo faceva parte della scorta di un convoglio che fu attaccato dal sommergibile britannico Utmost: il piroscafo tedesco Heraklea venne affondato, un altro, il Ruhr, fu colpito ma rimase a galla[5].

Nella sera del 13 aprile, lasciò Napoli al comando del capitano di corvetta E. Marano per scortare a Tripoli, unitamente ai cacciatorpediniere Lampo e Tarigo, il convoglio «Tarigo», composto dai piroscafi Arta, Adana, Aegina, Iserlohn e Sabaudia, con un carico di munizioni, carburante, veicoli, carri armati, truppe ed equipaggiamenti per l'Afrika Korps[7][8][9]. Nella notte tra il 14 ed il 15 il convoglio fu disperso dal maltempo; ricomposto, fu poi avvistato da ricognitori britannici[7][8]. Alle 2.20 del 16 aprile, mentre si trovava in prossimità delle secche di Kerkennah (costa tunisina) il convoglio fu attaccato a sorpresa dai cacciatorpediniere HMS Jervis, HMS Janus, HMS Nubian e HMS Mohawk: nel violento scontro che ne seguì affondarono il Tarigo, il Sabaudia, l’Aegina e l’Iserlohn, nonché il britannico Mohawk (silurato dal Tarigo); l’Arta, l’Adana ed il Baleno, ridotti a relitti galleggianti, finirono incagliati sulle secche[7][8][9]. All'inizio del combattimento il Lampo, che procedeva di lato al convoglio, fu la prima nave a venire cannoneggiata dalle navi britanniche: fece in tempo a sparare solo tre salve ed a lanciare infruttuosamente alcuni siluri, poi fu più volte centrato con effetti devastanti: il fumaiolo fu squarciato da un proiettile, un altro distrusse il complesso poppiero da 120, altri centrarono le caldaie e aprirono falle nello scafo, facendo strage dell'equipaggio[1][7][8][9][5][2]. Divorato dalle fiamme, il Lampo andò ad incagliarsi, verso le cinque, a 6,5 miglia per 228° dalla boa n. 3 delle secche di Kerkennah; i depositi munizioni furono allagati per evitarne l'esplosione e la nave, posatasi sul fondale (il ponte di coperta emergeva comunque dall'acqua, sebbene di poco) fu abbandonata dai superstiti[1][9]: 64 su un equipaggio di 205 uomini.

Il 4 luglio la nave soccorso Epomeo si portò accanto al relitto del cacciatorpediniere e recuperò i numerosi corpi rimasti a bordo, dando loro sepoltura in mare[1].

L'8 agosto ebbero inizio i lavori per recuperare il Lampo e tre giorni dopo la nave poté essere dinsicagliata e rimorchiata a Palermo dalla nave recuperi Artiglio II[1][2][10]. Trainata poi a Napoli, fu immessa in bacino e sottoposta a lavori di riparazione che si protrassero dal 21 settembre 1941 al 18 maggio 1942[1]. Nell'occasione la nave fu dotata di un impianto binato di mitragliere da 20 mm[2].

Nel settembre 1942 effettuò la scorta di tre convogli: il primo, verso Tobruk, formato dalle motonavi Ankara e Sestriere, il secondo, per Suda, composto dalla sola nave cisterna Proserpina, ed il terzo formato dalle motonavi Unione e Francesco Barbaro; quest'ultima fu silurata dal sommergibile HMS Umbra e, nonostante un tentativo di rimorchio, s'incendiò ed affondò al largo di Navarino[5].

Alla mezzanotte del 12 ottobre salpò da Corfù di scorta, insieme alla torpediniera Partenope, alla moderna motonave Foscolo; le tre unità si aggregarono ad un convoglio (motonave D'Annunzio scortata dai cacciatorpediniere Folgore e Da Recco e dalle torpediniere Ardito e Clio) e giunsero indenni in porto il 14, nonostante continui attacchi aerei che vennero respinti con il fuoco delle armi di bordo[11]. Il Lampo e le altre navi scorta ripartirono in giornata e scortarono poi le motonavi Sestriere e Ruhr in rotta di rientro, senza venire attaccati[11].

Il 28-29 novembre 1942, al comando del capitano di corvetta Cuzzaniti, scortò da Taranto a Palermo, insieme al cacciatorpediniere Da Recco, il piroscafo Anna Maria Gualdi e la nave cisterna Giorgio; il Gualdi dovette rientrare a causa di un guasto in sala macchine, mentre le altre tre unità giunsero indenni a Palermo, nonostante un attacco di aerosiluranti nella notte tra il 28 ed il 29[12].

Alle nove di mattina del 1º dicembre salpò da Palermo per scortare a Tunisi, insieme alla torpediniera Climene, la motocisterna Giorgio, carica di benzina; tale nave, però, fu colpita da aerei, e s'incendiò, ma l'incendio, dopo alcune ore, poté essere circoscritto ed il Lampo portò la nave ad incagliare nei pressi di Trapani, da dove poi la Giorgio fu rimorchiata a Palermo[13][14].

Il giorno seguente fu inviato (insieme ai cacciatorpediniere Da Noli e Pigafetta ed alla torpediniera Partenope) al banco di Skerki per soccorrere i superstiti delle navi affondate nel combattimento che si era tenuto tra il convoglio H e la Forza Q britannica[15].

Il 28 dicembre era di scorta alla motonave tedesca Gran che fu silurata dal sommergibile HMS Ursula; il Lampo non poté che trarre in salvo i naufraghi[5].

Il 17 febbraio 1943 era di scorta alla motonave Col di Lana quando questa fu affondata da aerosiluranti; non poté salvare i naufraghi perché continuamente attaccato (a questo compito provvide poi la nave soccorso Capri)[5].

Il 22 febbraio soccorse i superstiti del piroscafo tedesco Gerd, affondato da aerei nei pressi del Banco di Skerki[5].

Il 30 aprile, alle undici di mattina, salpò da Trapani al comando del capitano di corvetta Loris Albanese, per trasportare a Tunisi 52 tonnellate di munizioni (stivate a prua ed a poppa); attaccato da aerei, fu centrato da varie bombe e s'incendiò, scosso da esplosioni, con decine di vittime a bordo[16][5][9][1][2]. I depositi munizioni furono allagati per evitarne lo scoppio ma, dato che lo sbandamento andava aumentando, fu necessario abbandonare la nave, che fu finita poco dopo da un secondo attacco aereo, inabissandosi alle 19.12 a 6 miglia per 280° da Ras Mustafà sulla costa tunisina[9][16][1].

Scomparvero in mare 60 uomini dei 213 che componevano l'equipaggio della nave[16][5].

Il Lampo aveva effettuato complessivamente 137 missioni di guerra (3 con le forze navali, 10 di caccia antisommergibile, 62 di scorta convogli, 10 addestrative e 52 di trasferimento o di altro tipo), percorrendo 36.651 miglia e trascorrendo 502 giorni ai lavori[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j lampo.
  2. ^ a b c d e f g h Ct classe Dardo Archiviato il 18 giugno 2012 in Internet Archive..
  3. ^ Battle of Britain July 1940.
  4. ^ Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, p. 172 e ss.
  5. ^ a b c d e f g h i Trentoincina.
  6. ^ a b Royal Navy, World War 2, March 1941.
  7. ^ a b c d Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, pp. da 151 a 153.
  8. ^ a b c d Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, pp. da 462 a 464.
  9. ^ a b c d e f Le Operazioni Navali nel Mediterraneo Archiviato il 18 luglio 2003 in Internet Archive..
  10. ^ Enrico Cernuschi, Maurizio Brescia, Erminio Bagnasco, Le navi ospedale italiane, p. 35.
  11. ^ a b Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, p. 531.
  12. ^ Aldo Cocchia, Convogli. Un marinaio in guerra 1940-1942, p. 292.
  13. ^ Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, pp. 544-545.
  14. ^ Aldo Cocchia, Convogli. Un marinaio in guerra 1940-1942, pp. 302-306.
  15. ^ Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, p. 548.
  16. ^ a b c Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, p. 278.
Marina Portale Marina: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Marina